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Now, seriously, Coleman Silk

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Un professore universitario, innervosito dal fatto che due studenti non si sono presentati in classe per tutto il semestre, chiede in aula chi saranno mai questi “due zulú” che non si sono mai degnati di farsi vedere. Mal gliene incoglie: a sorpresa, i due studenti sono neri e lui si ritrova coinvolto in uno scandalo, gli è impossibile razionalizzare l’indignazione altrui, e finisce per perdere il lavoro e la moglie.

Questa è la trama de La Macchia Umana, un romanzo scritto meno di vent’anni fa da Philip Roth.

Ora, io non so come Roth la pensi sull’argomento e non ho idea se condividerebbe il parallelo, ma non credo di essere il solo che ha in testa il nome di Coleman Silk, il protagonista del romanzo, in un numero crescente di episodi degli ultimi anni.

C’è stato il caso del disgraziato che ha avuto la pessima idea di indossare la camicia con le donnine, di cui si è giá parlato qui, gli attacchi inveleniti a Barilla e Stefano Gabbana. Piú recentemente, la federazione americana di wrestling ha rescisso un contratto con Hulk Hogan per delle battute “razziste”. Ma è la storia di Tim Hunt, il “nobel maschilista”, che ricorda in assoluto di piú Coleman Silk. Crocifisso pubblicamente per aver affermato – pur avendo premesso che si trattasse di osservazioni non serie – che donne e uomini dovrebbero far ricerca in ambienti separati, se no “le donne piangono quando vengono criticate, o si innamorano”, Hunt è ancora un nemico pubblico: qualche giorno fa l’Università di Ferrara ha subito pressioni per ritirare l’invito a un convegno temendo l’assalto delle erinni.

Facciamo un passo indietro.

Di cosa parlerebbe Hunt a Ferrara? Di fisica, presumibilmente. Nessuno dei presenti, a parte le non invitate contestatrici, menzionerebbe l’episodio. La scelta piú razionale sembrerebbe quindi essere quella di mantenere l’invito e, semmai, rinforzare la sicurezza. Eppure, spesso non va cosí. Perchè?

Perchè oggi, ed è secondo me una tendenza molto pericolosa, l’ambizione a una esistenza pacifica, o anche solo ad essere valutati nel lavoro solo per quel che si produce, è sovrastata dal rumoroso incedere di chi invece ha in testa un modello totalitario della persona e delle sue opinioni. Il puritanesimo progressista oggi sanziona “privatamente”, cioè coi boicottaggi e la pressione, chi esprime pareri bigotti, ma travolge anche chi non li possiede: un nerd con una camicia, o un professore inglese che, in Korea, fa una affermazione volutamente paradossale. Non esistono, in questa visione, comportamenti che attengono a una sfera professionale e comportamenti “privati”: per conseguenza, non esistono nemmeno opinioni “private”. Nel momento in cui si lascia intendere di avere una opinione difforme, questo equivale giá ad aver dato prova di una disposizione psicologica a mettere in atto il comportamento incriminato: usi “zulú'” per parlare di due studenti neri? è come se li avessi già valutati, trattati, esaminati in modo diverso solo per il colore della pelle.

Inizia quindi a farsi strada l’idea che, se si associa un personaggio ad un marchio, il pubblico debba seguire quel personaggio in uno spettro di attività ben piú ampio di quella “caratterizzante”, e il possessore del marchio è costretto a scaricarlo per prevenire un danno quando questi esce dal recinto dell’accettabilitá sociale. Così è andata per Hulk Hogan. Il ragionamento è il seguente: un calciatore non aggiunge valore solo per le sue giocate, ma anche per il suo impegno a favore dei poveri,  uno stilista ha il diritto di lavorare in pace solo se dice le cose “giuste”  contro i disordini alimentari, uno scienziato deve dirsi preoccupato per lo stato dell’ambiente (e in particolare del riscaldamento globale, ça va sans dire), un manager deve adoperarsi contro la discriminazione dei gay, e cosí via.

Questa tendenza, ovviamente, ha forza solo perchè è un comportamento di gruppo: è la maggioranza , o quantomeno una massa critica, che rende rilevanti queste pretese.

Insomma, la mia preoccupazione è che molte anime candide sottovalutino la piega che questa cosa sta prendendo perchè, sostengono, si tratta di battaglie forse condotte con metodi individualmente un po’ estremi ma quantomeno a favore di cause giuste. Non dubito della buona fede. Faccio peró presente che certi comportamenti oggi tollerati e difesi erano ieri considerati devianti, ed è stata piú la cattolica ipocrisia, il non applicare al caso particolare il ragionamento generale, a salvare la qualità della vita di un travestito del 1950, che non il fervore fideista di chi allora applicava con altrettanto zelo la morale corrente. Un atteggiamento simile, d’altra parte, a quello di chi trent’anni prima costringeva la politica americana a imporre un insensato bando alla vendita di alcolici. Che, indubbiamente, fanno male.

Pensiamo che sanzionare le affermazioni omofobe, oggi, sia un accettabile compromesso rispetto alla libertà di espressione: in fin dei conti, chi esterna certe convinzioni è un retrogrado, un ignorante. Questo lo pensiamo oggi, quando, per coincidenza, le anime candide sono d’accordo con il pensiero della maggioranza. Chissà se, una volta che ne avremo avallato completamente il metodo, non arrivi una maggioranza diversa, ma con idee differenti. O quando faranno un passo in piú, perchè in fondo anche quella degli ayatollah è una forma di politicamente corretto. Chissà quanti si renderanno conto di aver contribuito alla deriva.

P.S. l’Università di Ferrara ha ritirato l’invito. Avesse voluto rimanere in piedi con dignitá, avrebbe invece potuto pubblicare il testo completo delle dichiarazioni di Tim Hunt. Che diceva, dopo le parole incriminate: “Now, seriously, I’m impressed by the economic development of Korea. And women scientists played, without doubt an important role in it. Science needs women and you should do science despite all the obstacles, and despite monsters like me.

Now, seriously.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

19 Comments

  1. Se uno non si rende conto da solo che questi linciaggi di branco sono agli antipodi del rispetto, della libertà, della civiltà, dubito di potergli fare cambiare idea. Mi consolo pensando che verrà il momento in cui saranno linciati a loro volta dai loro cloni ideologici: mi piace credere a quel detto.. “c’è sempre un puro più puro che ti epura”!

    • Pare che non si possa essere blogger senza sputare sentenze da bar su argomenti che non si conoscono. Esempio perfetto: Luca Mazzone, che mette in fila una serie di affermazioni a caso, appoggiandosi ad alcuni fatti che accenna ma di cui non discute, dilettandosi invece in una serie di esortazioni, prediche e inviti alla revolte.
      Ora, la teoria della montagna di merda suggerisce che non valga la pena di smontare un discorso che non ha un senso: Mazzone considera umiliante e folle che dei personaggi pubblici debbano rendere conto ai mass media e alla loro audience della correttezza e della rispettosità di ogni singola virgola dei loro interventi. Cita ipotetiche “sanzioni” verso affermazioni omofobe senza saperne nulla del tema, e immagina futuri scenari fantapolitici Orwelliani in cui masse di benpensanti deviate impongono a tutti i poveri intellettuali la loro mordacchia mediatica. Senza rendersi assolutamente conto che non sta facendo altro che prendere la parte di quegli opinionisti da salotto, irriverenti e provocatori pur di essere notati, che vogliono sentirsi in diritto di offendere senza doverne scontare le conseguenze. Che dire. Lancio invece una proposta a Libernazione: se tanto mi da’ tanto, che problema avete a farmi scrivere gli articoli di economia al posto di Mazzone? Sono più sexy di lui e ho altrettanta faccia tosta. Pensateci.

      • “…che vogliono sentirsi in diritto di offendere senza doverne scontare le conseguenze.”

        …levami una curiosità personale: tu quanto “sei stato charlie” a suo tempo?
        …pochetto ve’?

      • Rifiutarsi di comprare le mutande da uno che ti considera un cittadino di serie B è mille volte peggio delle leggi razziali.

    • Ha ragione Calvin: tra poco tempo il gender politicamente corretto prenderà il potere con un colpo di stato militare, imporrà delle leggi discriminatorie e infine deporterà gli eterosessuali nei campi di concentramento per gasarli tutti con lo Zyklon B.

    • @Calvin. Ok, Mazzone come al solito spara a cazzo di cane, ma un punto l’ha colto (credo a sua insaputa). Che un politico sia perfettamente responsabile di ogni cosa che gli esce dalla bocca ci sta. Ma io mi sono abbastanza rotto le palle di vedere un vent’enne con la licenza media, ma che sa tirare una punizione da 40 metri e metterla all’incrocio dei pali, che viene additato come esempio e che viene scannerizzato per ogni mezza frase che posta su fb.
      Perchè il rischio è che poi, per effetto contrario, personaggi simili diventino dei tuttologi e pontifichino su tutto lo scibile umano.
      Gwyneth Paltrow è una anti-vaccinista convinta. Ora, mi chiedo quali cazzo di basi di biologia molecolare abbia un’attrice. Ci sono probabilmente degli idioti lì fuori che danno retta a lei e non a un biologo molecolare che dice di vaccinare i propri figli.
      A mio avviso c’è la possibilità che tutto ciò sia accaduto perchè tendiamo a giudicare un personaggio famoso _di qualunque tipo_ per ogni stronzata che gli esce dalla bocca.

      Sai tirare una palla all’incrocio dei pali da 40 metri? Benissimo, non voglio sapere cosa pensi dei flussi migratori o dei diritti dei gay. E se proprio ti esce qualcosa dalla bocca, prima lo ascolto, poi la mia reazione può essere 1)hai detto una cosa sensata: ancora due su altri argomenti e comincerò a considerare che tu abbia un cervello oltre a un ottimo piede destro 2)da oggi qualunque cosa fai con la bocca e non col piede destro verrà ignorata dal sottoscritto.

      • Non sono d’accordo. Se una persona famosa a cui viene dato molto risalto nei media dice qualcosa di stupido e dannoso, bisogna stigmatizzarlo. Non si può ignorarlo.

        • Se Salvini dice che i rom sono esseri sub-umani mi pare il minimo crocifiggerlo. Quello potrebbe pure governare, non è un’opinione da bar sport, voglio sapere esattamente cosa pensa di diritti civili, welfare immigrazione eccetera, visto che un giorno sarò davanti a una cabina elettorale con il suo nome su una scheda. Parliamo, parliamo e parliamo ancora di quel che dice, fosse anche in un’intervista al quotidiano della parrocchia.

          Se un nerd si presenta a una conferenza stampa con una camicia con delle donnine seminude beh…

          http://littlefun.org/uploads/54828ca8e691b23633bc05c5_736.jpg

  2. Rspettariamo le parole di Roth, l’autore di The Human Stain: nell’edizione originale la parola che da’ il via allo scandalo, e rovina la carriera e la vita di Coleman Silk, non e’ zulu’ ma “spooks”, che negli USA e’ un’insulto. Il fatto che da noi – si’, parlo dell’Italia – si pensi che “zulu” possa essere un insulto (piu’ precisamente: la traduzione adeguata di un insulto) prova che la storia dell’Africa, da noi, e’ ignorata.

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