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Notizie dal Fronte-FLNRPABMB: argomenti da evitare a tavola

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Ci stanno quelli che, a tavola, massacrano tutti quelli nelle vicininanze a colpi di “buon appetito”, come se non sapessero che il “buon appetito” e’ stato bandito da tempo da tutti i manuali di buona educazione.
Perche’  lo fanno?

E’ una specie di zona di comfort all’interno della quale si sentono certi di portare acqua al proprio mulino? Questi arrivisti sono certamente gli stessi che propongono i brindisi a tutte le occasioni, che sia il compleanno del gatto o l’onomastico del portiere. Sono quelli che mandano gli auguri multipli sul cellulare a te e famiglia usando termini come “sereno” e “gioioso”. Gente che la tua famiglia non l’ha mai incontrata, eppure dovrebbe, per qualche ragione che mi sfugge, sentirsi gratificata da quel messaggio. Questi professionisti del saluto con mano-e-bacio, sono gli stessi che propongono frasi tipo “quello che non strozza ingrassa”,  “tira piu’ un pelo di figa che un carro di buoi” con la stessa enfasi di un Ayatollah in cima al minareto piu’ alto di Kabul.
Il “buon appetito” non e’ una semplice forma di maleducazione, e’ una dichiarazione di intenti.
Se fosse solo una questione di Bon Ton, al pari delle scuregge in pubblico (che peraltro hanno il loro fascino), dell’uso dello stecchino, delle suonerie con la musica di Gigi D’alessio e delle unghie con lo smalto abbinato al copri-iPhone, ecco sarebbe si’ riprovevole, ma per ragioni diverse.
Il vero fatto imperdonabile che si nasconde dietro il “Buon appetito”, e’ il suo uso strumentale: chi lo sta proponendo, non e’ per mera e genuina goffagine, quel misto di provincialismo bonario e sempliciotto che da sempre caratterizza l’italico masticatore. No, quel buon appetito, e quei messaggi multipli la sera del 24 Dicembre, ecco, quel ciarpame viene prodotto per portare a se’ dei vantaggi. Condurre tutti su un terreno di apparentemente rassicurante familiarita’, altri non e’ se un mezzuccio per attribuirsi una leadership non richiesta.
Resto convinto che i maniaci del “buon appetito” siano anche quelli che non perdono occasione per fare del facile umorismo davanti all’aglio. Uno di quei gentiluomini che appena compare un bruschetta all’aglio, si lanciano in intemerate ilarita’ del tipo “mangio l’aglio tanto non devo baciare nessuno”, proponendo la visione dei propri incisivi marroni alla sventurata di turno che ha la sfortuna di trovarsi seduta a quello stesso tavolo. Del tragico impatto dell’aglio sulla conversazione ne esistono anche versioni piu’ sofisticate, e per questo probabilmente finanche peggiori, del tipo “aglio come lubrificante dei rapporti sociali”, come se evocare una probabile alitosi dovesse in qualche modo rendere piacevole la conversazione.
Accanto all’assioma aglio-alitosi, altro elemento di assoluta deplorazione e’ il secondo grande riflesso Pavloviano a tavola, vale a dire burro-colesterolo. Il burro, a solo menzionarlo, evoca scenari apocalittici che comprendono termini come “coronarie”, “arterosclerosi”, “infarto” e “miocardio”, in un uso esoterico di termini paramedici col solo scopo di esorcizzare la paura della morte.
Per chi non lo sapesse, diciamo una volta per tutte che il colesterolo e’ un grasso policiclico aromatico ampiamente presente nei processi biochimici e strutturali del corpo umano. Da una parte infatti e’ un precursore di tutta una serie di molecole, chiamate “ormoni”, di natura steroidea, dall’altra invece funge da struttura di sostegno per la membrana cellulare. Come molecola grassa, il colesterolo e’ abbastanza insolubile in mezzi acquosi: di conseguenza, quando ce n’e’ troppo in circolazione nel sangue, finisce col depositarsi sulle parteti arteriose, dando origine alle famigerate placche aterosclerotiche. Queste placche, tendendo ad ingrossarsi, possono attivare la coagulazione- venendo percepite come lesioni- e da li’ alla formazione di coaguli. Se il coagulo si stacca e va in circolo, si fermera’ solo in corrispondenza di un arteria dal diametro pari al diametro del coagulo. Quando cio’ accade a livelo delle coronarie, abbiamo un bell’infarto del miocardio.

Ecco fatto, per tutti coloro che da anni parlano di colesterolo senza realmente sapere di cosa stanno parlando, consiglio di imparare a memoria queste dieci righe e di farla finita di rovinare tutti i pranzi di Natale, Pasqua e Ferragosto con concetti come LDL, HDL e colesterolo totale, che se volevano fare i cardiologi dovevano studiare di piu’ alle medie.  Per tutti gli altri c’e’ il Torvast. O la Rucola.
Non ho certezze sul fatto che quelli che amano parlare dei rischi di alitosi a tavola, siano gli stessi che introducono sempre, ad un certo momento dello svolgimento di pasti particolarmente lunghi, l’argomento “stitichezza”. La merda e’ senz’altro uno degli argomenti di conversazione piu’ interessanti, ma ecco, a tavola non se ne dovrebbe fare menzione (tranne in questo caso). Cionostante, e’ indiscutibile che lo stitico seduto accanto a voi trova sempre una controparte pronta a vantarsi della propria regolarita’ chiamando in causa crusca consumata al mattino, attivita’ fisica, prugne secche e l’abbinamento caffe’ -sigaretta.

Sia detto una volta per tutte che, per quanto nobilitante possa sembrare  parlare delle propria frequenza peristaltica, alla fin fine, non e’ cosi’ interessante.

Quindi, dal FLNRPABMB diciamo no all’uso strumentale del “buon appetito”, ai riflessi Pavloviani aglio-alitosi e burro-colesterolo e strenua resistenza contro gli stitici monopolizzatori di conversazioni a tavola.

Presidente fondatore, nonchè socio unico, del FLNRPABMB-Il Fronte di Liberazione Nazionale dalla Rucola-Pachino-Aceto Balsamico-Mozzarella di Bufala, amo invitare alla mia tavola bevitori di sangue, collezionisti di sogni infranti e consumatori di aria fritta. Guardo con egual sospetto vegetariani, amanti della carne ben cotta e assassini seriali. Da sempre mangio per piacere e mai per necessità.

7 Comments

  1. Il Natale, il cenone, la gioiosità forzata, la messa di mezzanotte dove vedi tutti i finti cattolici che per 364 gg l’anno se ne stanno ben lontani dalla chiesa, il cotechino con le lenticchie, il buon appetito, i regali a parenti sconosciuti, le visite di cortesia, le canzoncine al glucosio natalizie, i santi stefano e martiri vari, i pupi a tavola dove si finisce inevitabilmente a parlare di merda liquida o solida mentre tu ti ostini a ingoiare l’ennesima portata, il mangiare stile affamato del biafra, il panettone con il mascarpone, il capitone, le strenne e le luci, i regali inutili e quelli reciclati, il senso di opulenza forzato, i buoni propositi che terminano sull’uscio di casa, i sorrisi artificiali alla Joker, ecco….tutto questo

    HA DECISAMENTE ROTTO IL CAZZO

    uhm…forse il cotechino con le lenticchie no…quello non ha ancora rotto.

    • D’accordo praticamente su tutto.

      Quello che mi intriga di piu’ e’ la discussione sulla consistenza della merda: chi inizia, il diarroico o lo stitico? Perche’ bisogna parlarne, di queste cose.

  2. Teoria alternativa: quello che dice “buon appetito” è quello che si trattiene a stento dall’affondare la faccia nel piatto e divorare tutto con la foga di un pacman, ma vede gli altri esitare e non vuole fare il cafone iniziando prima degli altri. Per risolvere l’impasse, decide che la mossa migliore è fare il cafone augurando “buon appetito” iniziando prima degli altri.
    Il gesto è sicuramente egoista e strumentale, in quanto mosso dalla becera necessità di soddisfare la propria cruda voracità animale, e tuttavia è anche allo stesso tempo altruista e generoso, perchè sdogana tutti gli altri dal soddisfare la propria cruda voracità animale senza apparire troppo bramosi o maleducati.
    Il buonappetitatore è pertanto simile al martire: i suoi sodali ammirano il suo sacrificio, ma nessuno vorrebbe essere al suo posto.

    E a proposito di martiri, il giorno che vorrai condurre seriamente una battaglia contro l’argomento merda a tavola, tu indica il bersaglio, mi farò saltare in aria con gioia per questa nobile causa.

    • Si’, infatti.
      Questa tipologia di “buonappetitore”, come da tua definizione, rientra per me in quell’insieme di genuina goffaggine- sempliciotta e provinciale- che trova a tavola il suo compimento davanti a una serie di ovvieta’. Sono gli stessi che preferiscono il vino del contadino “spremuta d’uva”, che mangiano solo piatti regionali, o piatti cucinati dalla mamma e che in generale non fanno grossi danni.

      In ogni caso lascerei fuori da questa categoria i martiri, che sono tutt’altro.

  3. Fra coloro che augurano il buon appetito ci sono anche persone che, avendo subìto per anni il cascame subculturale del bon ton, hanno deciso di fottersene di tutto ciò che sia stato stabilito dalle varie “simil Lina Sotis” con le loro parrocchiette di estimatori.
    Ritenendo (con sensate motivazioni) che definire altre persone “provinciali” per questo motivo denoti un notevole provincialismo in chi muove questi rilievi, hanno deciso di continuare ad augurare “buon appetito” qualora desiderassero farlo.

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