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Notai, shampisti e intellettuali

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La prima scena è questa, dovete immaginarvela. Interno giorno. Sala operatoria di un grande ospedale del nord-Italia. Pareti bianche e verdi, pavimenti di linoleum. Ciabatte traforate. Chirurgo, assistenti di sala e infermieri sono intenti in un delicato intervento di duodenocefalopancreasectomia laparotomica a un paziente anziano e sofferente. La tensione è palpabile, la posta in gioco altissima. Nel momento di massima concentrazione, dal cespuglio di cuffiette sterili intente sul lettino operatorio sbuca la faccia di un uomo barbuto: ha i denti sporchi e la barba folta. Non indossa mascherina, guanti, né protezioni di altro tipo. Con una mano si tormenta i peli del mento lasciando cadere sulle interiora dell’uomo anziano una generosa spolverata di forfora bianca. Poi, sgomitando per farsi spazio, affonda un dito sulla milza del paziente ed esclama: “Come notaio, vorrei suggerire di togliere anche un pezzettino di questa roba qui, mi sembra marcia!”

Seconda scena: Esterno notte. Marte. Più o meno la scena iniziale di The Martian, per chi l’ha visto. Gruppo di astronauti NASA che campionano reperti del suolo marziano, clima rilassato, tipico umorismo da astronauti (che pare non sia così diverso dall’umorismo da preti). A un certo punto, arriva la classica tromba d’aria marziana. Sono terribili, quelle. Peggio delle bombe d’acqua d’autunno in Liguria. Gli astronauti scappano, si rifugiano dentro lo shuttle, allacciano le cinture, stanno per partire. Ma c’è un tale, magro magro, calvo e pieno di anelli, non ha la tuta da astronauta, ma indossa un paio di leggins leopardati e una camicia di pelle di coccodrillo. Guarda il quadro di comando con evidente scetticismo, poi – rivolto al comandante: “Piacere, sono un hair fashion stylist. Non so tu, ma io non premerei quel bottone lì, piuttosto quest’altro. E’ più liscio, più glamour, mi pare più adeguato alla situazione.”

Infine, terza scena. Interno notte. Studio televisivo di un qualunque talk show di un paese immaginario. Gente seduta su sgabelli di cartone, gente che annuisce con convinzione, gente che fa no con la testa con la faccia di uno a cui hanno appena proposto di mangiare la placenta di Giulia Innocenzi. Si discute di una recente proposta avanzata da una corrente minoritaria in seno alla minoranza del gruppo parlamentare a sua volta fuoriuscito dalla minoranza del partito di governo. La proposta è di aumentare le tasse sui capitali. In studio, un professore di economia alla London School of Economics, con la cravatta e la erre moscia, sostiene che si tratta di una proposta stupida e argomenta che una misura di questo tipo comporterebbe un calo della crescita economica e dunque meno benessere per tutti. Dall’altra parte, un secondo economista che ha un blog di successo e la giacca di tweed con le toppe ai gomiti, disegna un grafico alla lavagna per spiegare come, al contrario, una misura del genere aiuterebbe a ridurre le diseguaglianze. Sbadigli tra il pubblico. All’improvviso una donna dentro una tunica rosa, centodue bracciali e un paio di occhiali con la montatura nera spessissima prende la parola e dice: “In quanto esperta della filosofia dei gimnosofisti indiani, io sono a favore di questa proposta perché sono convinta che essa restituirebbe dignità profonda all’umanità derelitta di questo Paese, nonché una progettualità nuova per risolvere le criticità dell’oggi”. Applausi scroscianti, standing ovation del pubblico, qualcuno lancia ortaggi sui due economisti, che sono costretti a scappare dietro le quinte dove vengono malmenati dagli operatori cassintegrati.

Se la scena numero tre vi sembra familiare, forse è perché nella vostra vita avete almeno una volta aperto un quotidiano nazionale o guardato di sfuggita un programma di approfondimento politico. La cosa strana è che sembrano esserci una miriade di situazioni, contesti, problemi delicati rispetto ai quali l’opinione di un non specialista sembrerebbe grottescamente fuori posto. Non ammetteremmo mai un parrucchiere in una missione spaziale, ma non abbiamo problemi a consentire a orde di scrittori, sociologi, psicoterapeuti, filosofi, performance artists, contrabbassisti jazz (ciascuno dei quali senza dubbio molto competente nel proprio campo) di intervenire su argomenti spesso estremamente tecnici dell’attualità economico-politica (la crisi greca, l’emergenza migratoria, le politiche di austerità, la sovranità monetaria, …).

E tutto questo in nome di concetti sufficientemente vaghi da puzzare di truffa, tipo il sempreverde ‘spirito critico’ o la ‘coscienza storica’. Dico tutto questo non per negare che la professoressa gimnosofistica potrebbe, sul problema in discussione, avere tutta la ragione del mondo. Tuttavia, mancando degli strumenti minimi per analizzare la situazione del caso nella sua complessità, il vero problema è che, se pure ci avesse visto giusto, tutt’al più avrebbe avuto ragione per puro caso!

Un po’ come se il notaio della scena numero uno avesse davvero, con il suo gesto, attirato l’attenzione del chirurgo su un tumore trascurato da tutti i medici prima di lui. Vi pare un buon motivo per richiedere, d’ora in avanti, la presenza fissa di un notaio con la forfora in ogni sala operatoria?

Uomo dalle convinzioni granitiche, nell'arco della stessa giornata oscilla tra la difesa dell'anarco-capitalismo e il vagheggiamento del socialismo reale, per lo più sulla base della propria convenienza. Nemico di tutte le religioni, ispira la sua condotta morale a due imperative categorici: “viva la merda” (R. Ferretti) e “l’amore vince sempre sul'’invidia e sull'odio” (S.B.). Viene da un posto caldo e malsano, ma ora vive in un posto freddo e salubre. Aspira a vivere in un posto caldo e salubre, ma teme che finirà in un posto freddo e malsano.

8 Comments

  1. Hai centrato un problema cruciale di questi tempi sventurati: l’attitudine alla tuttologia, la pratica dell’onniscienza che vorrebbe tutti in grado di dire e di fare tutto di tutto. La specializzazione, le competenze specifiche acquisite dai singoli non contano, come se queste no fossero sufficiente garanzia, anzi, proprio per questo sconfessate e denigrate da chiunque abbia voglia di mettere bocca.

  2. riassunto: bugie, bugie interessate e stronzate tout-court sull’economia se ne possono dire solo se si appartiene alla corporazione.

    • inutile. Quando la tua conoscenza è troppo limitata, non riesci nemmeno a capire che tu di biologia molecolare non sai un cazzo, ed è meglio ascoltare uno competente.
      Se sull’asse X mette la conoscenza e sull’asse Y la sicurezza di sè, la funzione che meglio rappresenta il tutto è 1/x.

  3. Eh. Ehh. Da povero stronzo d’uno storico fallito, la questione che tiri in ballo mi tange abbastanza. E’ abbastanza deprimente e frustrante attraversare i giorni sentendo le peggio cose in merito a tematiche anche vagamente complesse che vengono stuprate dai peggiori branchi di ominidi che non si sono mai nemmeno una volta fermati a prendere atto del fatto che se loro sono qui tra noi c’è un nesso causale abbastanza accreditato presso la Comunità Scientifica, vale a dire: qualcuno in passato, in qualche dove, ha scopato (circa, cit.). Tu, come probabilmente io me medesimo e tutto il resto della baracca, proveniamo da lì. Vale a dire, abbiamo una storia. La prospettiva diacronica per valutare quello che ci circonda è ormai stata completamente abbandonata. Non gliene fotte più niente a nessuno, nessuno sta ad ascoltare uno di quegli sfigatoni pedanti con la faccia sconfitta da fiumi di cosiddetta common knowledge, lo storico non tira, è esaurito, ha perso. Ragione per cui siamo qui riuniti. E’ un vortice, un cane che si morde la coda. L’ignoranza trionfa, l’ominide si esalta e si convince d’essere nel giusto, scopre facebook e, dopo averlo sbattuto un po’, è fatta, propaga il seme nel suo piccolo, il bravo operaio della merda. In questo, c’è molta più democrazia, sì.
    Ma, d’altronde, poi, per consolarmi riavvolgo un attimo il nastro, ripenso a Nixon, Reagan, e i vari vecchi Chruščёv e Brèžnev e mi dico che, se le sorti del mondo sono passati per le loro mani, potemo magnà tranquilli. Giovanardi permettendo.

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