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Non tutti sono Charlie (per fortuna)

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Diciamolo chiaramente: non c’era niente di più lontano dallo spirito dissacrante, irriverente e provocatorio del settimanale francese Charlie Hebdo che la solidarietà trasversale, piaciona e probabilmente ipocrita di molti di coloro che l’anno scorso si sono fregiati dello slogan “Je suis Charlie”.

Una rivista satirica è fatta per dividere, non per unire. Non deve piacere a una maggioranza – che, per sua stessa natura, è pecorona e disperatamente aggrappata alle vesti logore del potere –, bensì deve indispettire il più alto numero di persone possibile, scandalizzare i benpensanti e infastidire le gerarchie. Un umorismo socio-politico che attira consensi ha fallito nel suo intento: se il re è nudo e tutti sono già d’accordo non c’è proprio niente su cui puntare l’attenzione.

Non posso quindi che dirmi contento che nell’anniversario della strage la redazione di Charlie Hebdo sia rimasta fedele alla sua natura: far incazzare un sacco di gente. La copertina dell’ultimo numero ci mostra il vero responsabile della carneficina dello scorso 7 gennaio, ovvero un Dio dalla faccia truce, armato di kalashnikov e con la veste sporca di sangue. Un ottimo modo per far uscire allo scoperto scribi e farisei: non ha infatti tardato la pioggia di critiche e rimostranze di alti esponenti del mondo cattolico e islamico, inevitabilmente indignati per la profanazione religiosa. La rivista ha fatto ancora una volta il suo mestiere in maniera eccellente, mettendo alla berlina ed esponendo tutti quelli che, in fondo in fondo, della libertà di risata farebbero anche a meno.

Loro non sono Charlie, e non lo sono mai stati.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

3 Comments

  1. E questo dimostra come, delle religioni, dobbiamo liberarci il primo possibile.
    L’Europa, veramente, l’ha gia’ fatto da piu’ di due secoli eppure, rieccoci sotto minaccia.
    Ma l’avremmo mai detto un paio di anni fa che cattolici ed islamici avrebbero finito per assomigliarsi cosi’ tanto ?
    E perche’ no!?
    Dopotutto ,sono religioni sorelle se diamo ascolto a quella leggenda che vuole che sia stato il Dio dei Cristiani ad ispirare a Maometto il Corano. Ovvio che si assomiglino e , se a suo tempo ce ne siamo liberati, ci sara’ pure stato un motivo. Quello stesso motivo che oggi vediamo nell’Islam.

    Ecco perche’ auguro all’Islam il nostro steso percorso e …..che si sbrighino !

  2. Dato che “dio” è una invenzione umana, è più che appropriato che venga rappresentato in base all’immagine di chi l’ha ideato.

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