un blog canaglia

Non tutti i picchetti sono violenti

in società by

Ho letto con interesse e anche con un po” di tenerezza il post di Alessandro che, da navigato militante politico, dà consigli al figlio che si affaccia alla politica sulla pratica non-violenta.

Sono anche assolutamente d”accordo con l”idea che bloccare il traffico vicino Montecitorio fosse sbagliato perché scaricava sui passanti una scelta idiota del Parlamento.

Non sono d”accordo sul picchetto. O, meglio, non sono necessariamente d”accordo sul picchetto, perché questo non è necessariamente una pratica violenta.

Piazzarsi davanti alle entrate di una scuola o una azienda in sciopero per sensibilizzare studenti o lavoratori non è violento purché alla fine non si impedisca alla gente, che lo vuole, di entrare.

Ho partecipato a decine di picchetti a scuola e di fronte a varie università ma non ho mai assistito a violenze o minacce nei confronti di chi non voleva partecipare allo sciopero. Al massimo, vero, ti scasso un po” la minchia spiegandoti perché sono là a picchettare come un demente: qual è la ragione che oggi mi spinge a stare sulla porta per ore.

Ora, so che molti avranno da obiettare: (i) a scuola si fa sciopero solo perché si vuole saltare la lezione; (ii) impormi di ascoltare la tua pippa da picchettatore per poi lasciarmi entrare è comunque una forma di violenza.

A queste obiezioni contro-obietto:

(i) non è necessariamente vero che a scuola si sciopera solo per perdere la lezione: può essere un motivo molto frequente ma non l”unico; ogni tanto in una delle aule del mio liceo pioveva, oppure spuntavano fuori dal tetto pezzi di Eternit, e allora scioperavamo. Era un modo per dare visibilità a un disagio esistente, magari ingenuo, inutile quanto si vuole, ma francamente tra avere l”opportunità di scioperare e perdere un giorno di scuola e avere una aula dove non piovesse o non cadessero lamine di eternit dai soffitti, io avrei preferito di gran lunga la seconda opzione. Non si sciopera solo per perdere la lezione, per quanto vada di moda dirlo, magari con atteggiamento paternalistico e tromboneggiante.

(ii) vero, ti rifilo la mia pippa e ti faccio perdere un po” di tempo ma è davvero violenza? Non è esercizio di libertà di manifestazione del pensiero magari un po” spinto, più fastidioso del solito? Che differenza c”è tra questo esercizio spinto ed altri esercizi spinti che comportano una provocazione per dar fastidio e segnalare un problema attirando maggiore attenzione? È davvero differente un picchettaggio da uno sciopero della fame, ad esempio, in questo senso? Secondo me non tanto.

Aggiungo che, se parliamo di luoghi di lavoro, il picchettaggio pacifico è riconosciuto da moltissime giurisdizioni e da organizzazioni internazionali come un corollario del diritto di sciopero; quasi ovunque è consentito picchettare purché non si utilizzi violenza.

Sui luoghi di lavoro, inoltre, ai punti (i) e (ii) va risposto che:
(i) quando scioperi perdi la retribuzione, il che non è mai una scelta che si fa a cuor leggero: avere la possibilità di dire a tutti perché scioperi – e spesso i picchetti sono l”unico modo per raggiungere tutta la forza lavoro, anche nell”era di Facebook – mi sembra un motivo sufficiente per accettare una minima compressione della mia libertà (accetto che tu mi rifili la tua pippa, spiegandomi perché scioperi, poi – se voglio – entro e magari farò un minimo ritardo: non è sta gran lesione di miei diritti; quando ci sono più diritti in gioco il bilanciamento su base di un principio di proporzionalità è un normale principio di funzionamento dell”ordine giuridico)

(ii) quando ci sono tanti lavoratori precari che hanno timore di scioperare e perdere il posto, cosa che succede nel nostro civile paese, spesso si organizzano picchetti falsi per consentire ai precari di avere la scusa di scioperare. Triste dirlo ma è così, e se state per stracciarvi le vesti dicendo che così è una presa in giro vuol dire che molto probabilmente un lavoro davvero precario non sapete cosa sia.

Solo, questo volevo dire, per il resto Alessandro ha ragione: la violenza è un pessimo modo di argomentare qualsiasi opinione, soprattutto se politica.

Ma non spingiamoci a dire che tutti i picchetti o tutte le manifestazioni non convenzionali del pensiero sono violente, perché non è così. Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top