Tra le (tante) cose che mi danno fastidio nel comportamento prossimo, l’unica che mi fa davvero imbestialire è senz’altro il tentativo di darmi a bere dei ragionamenti che non hanno né capo né coda sul piano logico.
Voglio dire: se provano a derubarmi in modo “tradizionale” (ad esempio fregandomi la bicicletta legata fuori dal portone, magari mentre dormo) ci posso anche passare sopra; ma se qualcuno tenta di portarmela via convincendomi che in realtà dargliela mi conviene, che senza bicicletta vivrò molto meglio e che in definitiva prendendosela mi sta facendo un piacere, allora mi incazzo.
E sapete perché? Perché quel tizio, evidentemente, mi ritiene così ottuso da potermi somministrare senza colpo ferire un ragionamento tanto insensato: e quindi, in ultima analisi, perché mi sta dando dello scemo.
Ebbene, quando quelli come Bagnasco dichiarano urbi et orbi che i matrimoni gay indebolirebbero la famiglia mi ritrovo a provare la stessa, fastidiosissima sensazione: perché è di tutta evidenza che se la famiglia “continua ad essere il presidio del nostro Paese, la rete benefica, morale e materiale, che permette alla gente di non sentirsi abbandonata e sola davanti alle tribolazioni e alle ansie del presente e del futuro“, è altrettanto ovvio che la nascita di nuove famiglie in aggiunta a quelle già esistenti sarebbe un fatto da salutare con gioia, non certo una iattura.
Invece no: i matrimoni gay rappresentano il “cavallo di Troia” che finirà per distruggere l’istituzione familiare; affermazione palesemente infondata, priva di qualsiasi nesso logico, assurda, alla quale tuttavia secondo Bagnasco dovremmo credere, evidentemente perché secondo lui siamo una massa di coglioni che si bevono qualsiasi idiozia senza battere ciglio.
Volete la prova di quanto dico? Ebbene, la prova è proprio là, nella parole con cui l’ineffabile cardinale giustifica la sua sagace teoria: i matrimoni gay “hanno l’unico scopo di confondere la gente”.
Confondere, capite?
Perché “la gente”, a quanto pare, è una massa informe di beoti che su questioni del genere si “confonde”: Marta, amore, volevo tanto portarti all’altare; ma sai com’è, ho sentito che adesso ci si può sposare anche tra maschi, non so, forse a questo punto lo chiedo a Pietro, sono un po’ confuso.
Ergo, secondo Bagnasco e i suoi amichetti noi, cioè “la gente”, non siamo altro che degli scemi: e il bello è che non si limitano a pensarlo, ma ce lo dicono apertamente, senza farsi il minimo scrupolo, come se non fossimo neppure in grado di accorgerci che ce lo stanno dicendo.
Ecco, eminenza, con grande serenità: il fatto che a volte tolleriamo le vostre fregnacce sull’immoralità degli omosessuali come si fa coi capricci dei bambini piccoli, anche perché obiettivamente ci scoccia star lì a ripetere le stesse cose tutti i giorni, non significa che ci si possa dare impunemente degli imbecilli.
Veda di non allargarsi, insomma.
Non si permetta, proprio.

Alessandro Capriccioli
METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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