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Noi, gentili col bisogno di difendere gli ebrei

in religione/società by

Io sono un goy, un gentile, come viene spesso tradotto, cioè un non-ebreo. Non lo sono né di religione, né di discendenza: non ci ho proprio niente a che fare. Avverto però con preoccupazione, ultimamente crescente, un senso del dovere nel ribadire l’ovvio, un’esigenza di difesa della comunità ebraica e della sua cultura. Dopo la shoah, viene da pensare, non ci dovrebbero più essere certe preoccupazioni: qualcosa di così terribile non può che aver, per reazione, eradicato ogni forma d’intolleranza verso gli ebrei. È davvero così? Mi pare sempre più evidente, come se riemergesse da un nascondiglio temporaneo e non da un esilio permanente, un certo antisemitismo strisciante, quasi sussurrato, di una levità terribile e spaventosa.

Gli ebrei, dopotutto, sono una minoranza atipica. I guardiani del progressismo se ne curano poco, perché a loro il principio del buon selvaggio sembra proprio non riuscire applicarsi: sono mediamente benestanti, provengono da famiglie di ceto sociale elevato ed estrazione culturale profonda, ecco, non certo un gruppetto di disperati. Sono un gruppo culturale ben – anzi benissimo integrato: mantengono profonde e salde le proprie tradizioni e abitudini, non rinunciano a nessun costume, ma vivono perfettamente inseriti in un tessuto culturale e religioso che non è il loro. Una comunità fortissima e chiusa (talvolta troppo chiusa?), ma perfettamente a proprio agio, almeno nel contesto italiano. Insomma, prendersela con gli ebrei sembra molto meno grave che prendersela con qualsiasi altro sottogruppo etnico o religioso, perché si fa fatica a immaginarli con l’osso al naso. È proprio in questo non-detto che si nasconde la subdoleria del nuovo antisemitismo, nella sua attenuata gravità: un sentimento che trova una sua giustificazione taciuta nella posizione sociale degli ebrei. Laddove ogni attacco, fosse anche involontario, a una qualsiasi altra minoranza viene ormai stigmatizzato dalle reazioni indignate di stampa e commenti, ecco, più passa il tempo e più si avverte una direzione contraria se si parla di ebrei.

A concorrere, mi direte, c’è la questione israeliana, che è diventata un’altra piccola, striminzita foglia di fico sotto cui nascondere quel sentimento che vi dicevo. Perché tutti i distinguo secondo cui “l’antisionismo non è antisemitismo” lasciano il tempo che trovano davanti a un livore adottato contro Israele da molti, troppi, commentatori e intellò occidentali. Israele è l’unica oasi di democrazia a stampo liberale calata in una geografia che parla la lingua opposta. Tanto basterebbe a difenderla, in linea di principio, se uno crede che, sì, le democrazie da queste parti qualche granello di libertà l’hanno racimolato. Certo, nessuno qui sostiene che sia un coacervo di stinchi di santo oppressi dall’arabo con la sciabola affilata: la questione è complessa e spinosa, con migliaia di dinamiche (anche interne, che non consideriamo mai) a definire la risultante del conflitto. Ma la giustificazione latente dell’antisemitismo generalizzato e trasversale che l’Europa sembra vivere ancora, con ogni giorno un giorno di troppo, quella no.

A Marsiglia Zvi Ammar, il presidente del concistoro israelita della città, ha consigliato di non indossare la kippah per strada, per non provocare reazioni violente, in una città che nell’ultimo anno ha subito una trentina di episodi di aggressioni antisemite. Corsi e ricorsi storici: settant’anni fa era una stella gialla, adesso è un copricapo. Soprattutto oggi, non dimentichiamocelo.

12 Comments

  1. Da ex elettore di Sel, ora felicemente “convertito” al pragmatismo liberale, ti do ragione quando osservi che l’antisionismo è il camuffamento dell’antisemitismo, e aggiungo: è il camuffamento dell’antisemitismo del militante/elettore “di sinistra” (che per definizione non può ammettere di essere razzista, anche se lo è quanto è più degli altri), un antisemitismo molto diffuso nei primi anni dell’Unione Sovietica, che ebbe una breve pausa quando il neonato Israele sembrava essere uno stato comunitarista, per poi riprendere semplicemente in funzione dell’alleanza da URSS e Paesi arabi di governo “socialista” (al Socialismo arabo i comunisti nostrani ancora oggi perdonano di tutto).

  2. ma il fatto di Marsigliae simili non è dovuto all’antisionismo/antisemitismo dei centri sociali locali, gli antisemiti realmente pericolosi, cioè quelli che minacciano fisicamente gli ebrei in Europa non sono di sinistra ma sono islamisti, quasi sempre i figli degli immigrati e rifugiati che stiamo accogliendo a braccia aperte ( ok non proprio a braccia aperte)

  3. Caro Francesco, sono un rabbino e ho letto con interesse quel che scrivi sulla nostra comunita’. Ti ringrazio per il messaggio alquanto anti-conformista
    Non credo che la comunita’ ebraica si possa definire “chiusa”, visto che ormai la maggioranza degli ebrei si sposa con persone non ebree e in buona parte delle citta’ italiane e’ in gioco la sopravvivenza delle comunita’ (i figli, di solito, non seguono la religione del genitore ebreo; purtroppo. E per seguire la religione occorre un numero minimo di ebrei). Ma di questo possiamo parlare altre volte.
    Del tuo post mi ha colpito soprattutto il passaggio in cui parli del progressismo. In realta’ un periodo di infatuazione della sinistra per noi ebrei c’e’ stato, direi tra la fondazione dello Stato di Israele (nato anche grazie all’URSS) e la guerra dei sei giorni, che purtroppo ha segnato lo spostamento della sinistra italiana su posizioni terzomondiste. Col senno di oggi, si tratta di una parentesi breve, vent’anni. Purtroppo sono i venti anni in cui si e’ formata la classe politica italiana, inclusi molti dirigenti delle comunita’ ebraiche: ma anche di questo possiamo parlare una altra volta.
    Io credo -ed e’ questa la cosa principale che volevo dire- che ci sia una ragione precisa per la stizza della sinistra verso Israele e verso gli ebrei – e giustamente tu indichi che prendersela con il primo e’ un modo per nascondere la furia contro i secondi. Il fatto e’ che Israele e’ una parte fondamentale della identita’ ebraica. E lo e’ perche’ ogni ebreo sa che puo’ essere vivo, puo’ sopravvivere alla prossima ondata di antisemitismo, se fa i bagagli e si trasferisce la’.
    Questo, per i progressisti italiani, e’ un peccato di lesa maesta’. Non tollerano il sionismo, cioe’ non sopportano che noi ebrei ci siamo liberati da soli, senza attendere la rivoluzione mondiale, senza far parte del fronte dei buoni e degli oppresso contro i cattivi amerikani.
    A presto

    • Buona sera,
      Mi ha colpito molto l’ultima frase del suo commento, perché anche io, ultimamente, ho notato che l’anti americanismo del l’estrema sinistra, come quello del l’estrema destra, sia fondamentalmente basato su stereotipi e luoghi comuni; una sorta di razzismo sempre meno anticonformista, che accomuna (come vittime) israeliani/ebrei, statunitensi e occidentali in genere .
      Oggi qualunque cosa sia associata all’ occidente diventa lo sterco del diavolo.

      Sarà che sono sensibile alla questione, essendo una persona non-eterosessuale, ma ho notato che molti ambienti “anticonformisti” hanno avuto una violenta evoluzione omofobica e transfobica non appena il governo di Putin ebbe approvato le note leggi discriminatorie (che tristezza doverlo ricordare in questo giorno, e per di più parlando della Nazione che liberò Auschwitz ! ); il tutto solo perché Putin è “contro l’America ” , e dunque qualunque cosa faccia o dica deve essere presa acriticamente a modello perché dovrebbe “liberarci” dal giogo delle “lobby gay-giudaico-pluto-massoniche-atlantiste bla bla bla” .

      Il mondo è un posto triste, a 24 anni ho imparato che le aspettative, anche se alte, vanno ridimensionate; e, come gli ebrei hanno fatto per secoli (non per loro scelta) , non bisogna mai escludere il trasferimento in luoghi e comunità migliori.

      La abbraccio,
      G.

    • Grazie per il bel commento. La prospettiva di Israele come mezzo di auto-liberazione del popolo ebraico che non debba passare per la misericordia altrui è molto interessante. Approfondirò.

  4. Mi sento davvero a disagio leggendo questo articolo e i relativi commenti. Nonostante apprezzi la pacatezza della discussione, cosa che è davvero difficilissima da trovare ultimamente, trovo che ci siano molte generalizzazioni non sempre motivate, che sono alla base del rapporto difficile che abbiamo, noi tutti, con gli ebrei.
    Innanzitutto, gli ebrei sono un popolo o gli adepti di una religione? Le peculiarità della religione ebraica fanno si che le cose si sovrappongano e confondano, ma non sono uguali. Ad esempio, i nazisti perseguitavano gli ebrei come popolo, i cristiani medievali come religione. io mi sento estremamente solidale con il popolo ebraico, ma non riesco a sentirmi altrettanto solidale con la religione e le sue prescrizioni, da ateo quale sono. Non sopporto i crocefissi, perchè dovrei indossare la Kippah? (o rispettare il Ramadan, per dire). Il rispetto per le vittime di una persecuzione non si dimostra adagiandosi sulle idee di chi è perseguitato, perchè possono essere diverse dalle mie, ma sottolineando le differenze e garantendo la libertà di fondo di tutti gli esseri umani.
    Questa confusione tra religione e popolo è evidentissima in ogni discussione in merito allo stato di Israele. Che è sì l’unica oasi di democrazia in una zona altrimenti dominata da teocrazie e dittature, ma è anche uno stato governato negli ultimi anni da una coalizione di destra reazionaria e (a mio avviso) pericolosamente vicina al razzismo (che questa politica sia giustificabile o meno in questa sede non mi interessa, voglio solo avere la possibilità di parlarne senza scadere in assurde accuse di antisemitismo) . Perchè si dice nell’articolo che questa debba essere una foglia di fico? Qual è allora, se esiste, lo spazio di critica verso lo Stato di Israele? Perchè se critico Orban non divento antimagiaro?
    Secondo, la generalizzazione tra sinistra e destra. E’ vero che, soprattutto in passato, la sinistra ha sostenuto la causa dei (perlopiù finti) socialismi mediorientali contro Israele, ma davvero è la stessa cosa sentire a proposito un esponente di, chessò, Rifondazione (se esiste ancora) o un neonazista o un fondamentalista islamico? Io credo di no, e se davvero voi la ritenete una cosa simile, l’affermazione è da giustificare. Secondo voi a chi pensa Zvi Ammar quando teme attacchi? Ai terribili comunisti francesi? O più probabilmente ai lepenisti e ai mullah?
    Poi tutto questo innamoramento della sinistra per le posizioni di Putin io sinceramente non lo vedo, anzi, mi pare che Lega e neofascisti siano molto più russofili ora che Cossutta e Ingrao in passato ;o)
    Al netto di tutto ciò l’articolo tocca comunque un punto scoperto della società attuale, che è la generale recrudescenza del razzismo in ogni sua forma. L’israeliano accoltellato per strada, l’eritreo ucciso in coda al bus, gli attacchi ai rifugiati in Svezia sono una testimonianza raccapricciante di quello che stiamo diventando. La paura genera razzismo, e gli ebrei, storicamente, sono un bersaglio facile. Per cui sono assolutamente d’accordo, bisogna, è necessario, è fondamentale difendere gli ebrei come e forse più di immigrati, neri, e tutte le altre vittime di razzismo nel mondo. Ma per favore non ditemi che per difenderli è necessario difendere apoditticamente anche Netanyahu e la sua politica.
    PS: al rabbino, io mi sento di sinistra e le posso garantire di non avere nessuna stizza per gli ebrei. Ho critiche verso Israele, questo si. Ma ne ho anche verso Renzi, o verso Obama, o verso la Merkel. E ne ho molte di più verso i cardinali cattolici, e peggio ancora verso i Saud, o verso i talebani, o Daesh, o anche verso gli ebrei (religione in questo caso) Haredim, se è per questo. Perchè, e la prego di credermi, voglio davvero capire, questo farebbe di me un antisemita (perlomeno in latenza)?

    • Caro Olmo,
      ci sono molte religioni che sono peculiari di un popolo. Gli armeni, per fare un esempio. O i drusi. E che dire poi della religione del giappone? E la differenza tra queste religioni e quelle universaliste, come l’islam o il cristianesimo, e’ che hanno di solito due tipi di obblighi. Alcuni rivolti a tutti gli esseri umani, di solito abbastanza razionali: non uccidere, non rubare ecc. Ed altre rivolte solo agli aderenti, come per esempio per noi ebrei mettere la kippah, cosa che nessuno ti chiedera’ di fare se non sei ebreo (a meno che non ti trovi in un luogo di culto ebraico, e neanche in tutti)
      E ci sono molti Paesi con una religione prevalente, spesso scritta nelle leggi (l’Inghilterra ha una Chiesa di Stato, e cosi’ pure tutte le socialdemocrazie nordiche). E sono tutte democrazie. Anzi, in Inghilterra, c’e’ una cultura atea rigogliosa, e non viene affatto ostacolata dalla presenza di una religione di Stato, con tanto di vescovi alla Camera dei Lord. Prendersela solo con gli ebrei, o con Israele, ed additarli come se fossero una eccezione, non mi sembra molto corretto.
      Purtroppo e’ quello che continuamente succede con molti militanti di sinistra, che sono disposti a riconoscere i diritti degli armeni e non quelli degli ebrei, ad essere maggioranza almeno in un Paese, con tutti i benefici che comporta essere una cultura di maggioranza
      Detto questo, ogni critica ad Israele e’ legittima e non e’ certo antisemita. Ma se lo scopo della critica e’ levare al popolo ebraico il diritto di essere maggioranza in quello Stato -e cioe’ il diritto alla autodeterminazione- allora e’ una critica disonesta. Se lo scopo della critica e’ indebolire Israele, allora e’ una critica disonesta. Se e’ una critica che non presenta alternative, e’ una critica disonesta eccome
      Quanto al governo di Israele. La cosiddetta destra reazionaria e’ quella che si e’ battuta contro le privatizzazioni, che ha fatto la pace con l’Egitto, che ha (notizie di due giorni fa) aperto il Muro Occidentale a diverse forme di culto ebraico (prima era solo ultra-ortodossa), che sta facendo crescere il livello di occupazione nella popolazione araba. Le cose sono assai piu’ complicate di come vengono dipinte dai media

      • Grazie mille. Che bello quando si riesce a parlare pacatamente pur avendo opinioni diverse!
        Lungi da me prendermela con gli Ebrei perchè costituiscono una eccezione, se è sembrato così me ne scuso. Quello che intendevo è che in molte discussioni online e dal vivo, è molto difficile separare le due cose. Non perchè lo sia di suo, ma perchè dove la religione si interseca con la politica (e succede spesso anche in Italia, dove c’è de facto una religione di stato) è facile scivolare in argomenti e fallacie retoriche pericolose. la stessa cosa non succede con Drusi ed Armeni, perchè semplicemente le occasioni di dibattito sono infinitamente minori.
        Secondo me il motivo per cui la sinistra ha più a cuore la minoranza armena, o curda, rispetto al riconoscimento dei diritti degli ebrei è semplicemente che gli ebrei, per loro fortuna, una casa e molti diritti negati ad altri ce l’hanno. Nessuno contesta questo, nè penso nessuno che sia di sinistra davvero possa contestare il diritto di Israele ad esistere e fare ciò che vuole in politica, essendo una democrazia.
        Davvero, sforzandomi, non riesco a pensare a critiche che vengano da ambienti democratici che mirino a togliere legittimità allo Stato di Israele. Da neonazisti si. Da teocrazie mussulmane si (compreso Hamas, per dire). Da pazzoidi su Facebook, anche (ma sono gli stessi delle scie chimiche, per dire il livello) Ma ogni volta che leggo un dibattito su Israele e sul suo rapporto con la Palestina, sembra che lo scontro sia una reductio ad hitlerum (Israele usa gli stessi metodi dei Nazisti!) contro una reductio ad hitlerum opposta (chi contesta il diritto di Israele ad usare la forza in Palestina è antisemita!). Un dialogo tra sordi, legge di Godwin al quadrato!
        Poi possiamo parlare per ore di Netanyahu e del fatto che sia un bene od un male per Israele, ma questo è un altro discorso. A me piacerebbe che se ne possa parlare sì con passione, ma senza implicazioni “di razza”, come si parla di Renzi, di Berlusconi o di (quasi) qualsiasi altro personaggio politico al mondo. Ma questo, fuori di qui, non succede quasi mai. Grazie anche per questo.
        PS: il discorso della kippah viene da un articolo che ho letto qualche giorno fa mi pare sul corriere, dove un opinionista (non ricordo chi e me ne scuso) suggeriva che tutti ci mettessimo la kippah in segno di rispetto per gli ebrei e la discriminazione nei loro confronti. Questo intendo quando parlo di confusione e del fatto che comunque non la metto perchè per me non avrebbe senso, dato che non porto crocifissi e mia moglie non ha il velo. Riconosco che senza questa spiegazione il riferimento era poco chiaro.

        • Molto bella l’immagine di “legge di Godwin al quadrato”. Comunque non bisogna negare che un antisemitismo di sinistra esiste. Ha una lunga storia, che inizia con certe pagine di Voltaire, passa per Stalin e la sua persecuzione del “cosmopolitismo sionista” ed arriva a parti del movimento no-global, che considerano gli ebrei un simbolo del capitalismo e del colonialismo e parteggiano sempre e a prescindere per i nemici di Israele, anche quando sono -come tu dici- teocrazie fondamentaliste. Come tutti i pregiudizi e’ spesso inconscio: io personalmente lo ho riscontrato di piu’ tra i catto-comunisti che tra gli atei.
          Naturalmente questo non vuol dire che tutta la sinistra sia antisemita, ma non e’ antisemita nemmeno tutta la destra (chi puo’ onestamente sostenere che il PLI sia stato un Partito antisemita?), ed e’ quindi ridicolo aspettarsi che tutti gli ebrei votino a sinistra, perche’ a destra sono tutti nazisti (ripeto: anche Indro Montanelli? anche i partigiani monarchici?). Eppure dalla sinistra veniva esattamente questo ragionamento, particolarmente negli anni di Berlusconi. Io poi sono fuori dall’Italia per cui non so se questo genere di argomentazioni si sentano ancora. Ma non avevano nulla di piacevole. E verso gli ebrei che non si schieravano con il fronte anti-Berlusconiano l’insulto piu’ comune era: lo fate solo per difendere Israele.
          Ora, questo e’ un insulto antipatico, e per molte ragioni.
          Prima di tutto perche’ Israele e’ sotto attacco. Da sempre, con punte a volte piu’ alte: vogliamo ricordare che nel 1982 qualcuno della CGIL ha deposto una bara sulle scale della sinagoga di Roma? E che poche settimane dopo dei terroristi arabi hanno ucciso un bambino ebreo? Che cioe’ quella bara e’ stato un avviso? (“se continuate a appoggiare Israele vi puo’ andare male”) E che ancora gli autori del simpatico regalo sono sconosciuti? Cioe’ il famoso servizio d’ordine della CGIL non li ha visti? E quindi se io ritengo che Israele sia sotto attacco, mi sento in pericolo anche come ebreo; e non mi si puo’ imporre di distaccarmi da Israele. Lo imponeva Stalin, e si chiama appunto antisemitismo.
          Ed e’ proprio questo sotto-tono stalinista, che rende antipatico l’insulto di cui sopra. Come se gli ebrei italiani dovessero provare di essere piu’ leali all’Italia che ad Israele. Ed e’ una scelta cretina, perche’ ai protestanti italiani non viene chiesto se sono piu’ leali all’Inghilterra o all’Italia. Peraltro durante le manifestazioni contro la guerra in Irak (dove di soldati inglesi ce ne erano) le chiese anglicane in Italia non venivano danneggiate, ma si vandalizzavano le sinagoghe.

          • Mah, a me pare che questo “antisemitismo di sinistra” sia una definizione forzata. Non bisogna dimenticare che a fondare il concetto stesso di comunismo/socialismo e molti rappresentanti storici del movimento furono ebrei. Marx, Trotskij, Rosa Luxemburg, Anna Kuliscioff, solo per dirne alcuni.
            Poi è chiaro che Stalin ha fatto le sue porcate, ed è chiaro che ci sono frange degli ex no global che credono che tutti i mali del mondo vengano dalla famiglia Rotschild, ma questi credono anche alle scie chimiche, non si possono prendere costoro come rappresentanti della sinistra (e tantomeno Stalin, oggi).
            E’ interessante il tuo punto su ebrei e il loro rapporto con la destra. Quello che mi ricordo io è che si contestava (anche io in effetti) agli ebrei non tanto di stare a destra con Berlusconi, quanto di stare nello stesso partito di personaggi come Ciarrapico, che ha sempre fatto un vanto del suo essere antisemita. Con una destra moderna, liberale, come quella del PLI e dell’ultimo Montanelli, nessuno si sarebbe mai sognato di dire alcunchè. Ma poi perchè scusami, il fatto di difendere Israele lo vedi come insulto? E’ un’accusa, magari, ma è un’accusa politica, nel senso che si accusa d stare con Israele sempre e comunque, come si accusavano i compagni edl PCI che stavano con l’URSS sempre e comunque anche dopo l’invasione della Cecoslovacchia. Qual è la differenza che porti a definire quest’accusa come antisemitismo? Del resto ci sono migliaia di ebrei ed israeliani che sono contro le politiche attuali, loro di sicuro antisemiti non sono.
            Sul caso della bara: è vero, è stato un gesto terribile, e onestamente non me ne ricordavo (ero piccolo all’epoca). Ma guardando sugli archivi online si scopre che la stessa bara era stata agitata ad un congresso della CGIL pochi giorni prima, che Luciano Lama aveva subito sentito Toaff e avevano ribadito, da vecchi partigiani, il loro accordo. E perchè, se davvero la bara era un avviso, come dici tu, al momento dell’attentato pochi giorni dopo non c’era nemmeno un poliziotto? Se ne può arguire che anche il prefetto o il questore fossero coinvolti? Eppure l’evento in cui è stato ucciso il povero Stefano era molto in vista… La realtà, l’hai detto anche tu, è molto più complessa di quello che ci serve, e chiunque di noi tende a prenderne solo gli aspetti che più si accordano con il suo modo di vederla.
            Non vorrei che tu pensassi che io stia sminuendo il problema. L’antisemitismo c’è, esiste e prospera in molti ambienti della destra, della subcultura urbana (quante volte si sente usare la parola “rabbino” in senso dispregiativo per qualcuno attaccato ai soldi?) e per forza di cose anche in parti della sinistra. Ma, secondo me, gridare all’antisemita come fanno esponenti politici del calibro di Fiamma Nirenstein ad ogni piè sospinto va a detrimento della causa, è come gridare “al lupo”. Disinnesca il problema e lo favorisce, secondo me. Se tutto è antisemita, nulla lo è.
            L’antisemitismo va individuato e combattuto, non va usato come uno scudo per difendere opinioni che con la razza o la religione c’entrano poco. E bisogna dire chiaramente che il problema c’è, evidenziarlo, isolare gli antisemiti veri. Solo così la subcultura strisciante si sconfigge. Che Israele sia costantemente sotto attacco è, perdonami la semplificazione, un problema di politica estera. Che gli ebrei lo siano, no, è un problema di tutti.

          • Vado per punti, poi pero’ gradirei finire qui perche’ non mi va di monopolizzare lo spazio commenti; e anche perche’ mi accorgo che cominciamo a ripeterci, segno che forse dovremmo prendere atto che non andremo mai d’accordo, e poi finisce li’.

            > Mah, a me pare che questo “antisemitismo di sinistra” sia una definizione forzata.

            Come ti ho gia’ detto, in certe pagine di Voltaire gli ebrei appaiono come il simbolo della superstizione medievale. La Rivoluzione Francese concedeva diritti individuali agli ebrei ma “niente come nazione” ovvero si negava che gli ebrei avessero diritti nazionali, ed a quello si riallaccia Stalin quando mette in galera i sionisti. Negare che esista un popolo ebraico, e che questo popolo abbia il diritto alla autodeterminazione, e’ la caratteristica degli antisemitismi di sinistra.

            > Non bisogna dimenticare che a fondare il concetto stesso di comunismo/socialismo e molti rappresentanti storici del movimento furono ebrei. Marx, Trotskij, Rosa Luxemburg, Anna Kuliscioff, solo per dirne alcuni.

            Anche a fondare il cristianesimo furono degli ebrei. Poi e’ venuta l’Inquisizione. Marx ha scritto pagine antisemite, Rosa Luxemburg diceva che era indifferente alla persecuzione degli ebrei. Essere nato ebreo non significa granche’.

            >Ma poi perchè scusami, il fatto di difendere Israele lo vedi come insulto? E’ un’accusa,

            perche’ Israele e’ la nostra assicurazione contro l’antisemitismo. Se Israele e’ debole, noi ebrei siamo tutti piu’ deboli. Se Israele non ci fosse, non avremmo un posto in cui rifugiarci alla prossima ondata di pogrom.

            > Sul caso della bara: è vero, è stato un gesto terribile, e onestamente non me ne ricordavo (ero piccolo all’epoca). Ma guardando sugli archivi online si scopre che la stessa bara era stata agitata ad un congresso della CGIL pochi giorni prima, che Luciano Lama aveva subito sentito Toaff e avevano ribadito, da vecchi partigiani, il loro accordo.

            Non riesco a capire perche’ questa telefonata rende meno odioso il messaggio della bara.

            > gridare all’antisemita come fanno esponenti politici del calibro di Fiamma Nirenstein ad ogni piè sospinto va a detrimento della causa, è come gridare “al lupo”.

            > La Nirenstein grida da anni, e nessuno sminuisce il problema. Anzi, al limite si e’ creata maggiore attenzione. Forse non e’ vero che, a furia di gridare “al lupo” il lupo acquisisce impunita’.

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