No volevo la VINJETA

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Dire che Trieste è una città di confine è un po’ come dire che non ci sono più le mezze stagioni, che D’Alema è intelligente e che i gay sono i migliori amici delle donne. Trieste però è più di confine di tante altre città di confine in quanto il confine le gira intorno stile Berlino Ovest. A meno di non voler finire in mare, l’unica strada percorribile che non porta in Slovenia è quella verso Venezia. Prego notare immagine qui in basso.

Quando ho lasciato la mia terra natia, nel 2005, c’erano ancora le frontiere e se per caso si sbagliava strada tornando dalle scampagnate in Carso, era facile accorgersi di stare sconfinando dal poliziotto che chiedeva i documenti. Oggi non è più così. Nel 2007 la Slovenia è entrata nell’area Schengen. Questo ha permesso meravigliosi passi avanti nella fratellanza tra i due popoli europei. La testimonianza di fratellanza che più sta a cuore ai triestini è quella quella di recarsi al primo distributore oltre confine a rifornirsi di benzina, che di là costa tra il 20 e il 30% in meno. Un altro esempio della fine della Guerra Fredda è che se uno si distrae, può facilmente ritrovarsi su un’autostrada slovena senza rendersene conto. La medesima fratellanza non ha impedito invece ai nostri vicini di cambiare il sistema di pagamento dell’autostrada, introducendo un contrassegno detto vinjeta, senza il quale si rischia una multa di almeno 300 euro (ah, sì, la fratellanza tra i popoli ha anche portato la Slovenia nell’euro, così la multa si può pagare senza nemmeno dover passare al cambiavalute, cosa comoda visto che agli stranieri può venir richiesto di pagare una multa in loco pena il sequestro del mezzo). Anch’io amo sentirmi fraternalmente legata alla (benzina della) Slovienia e quando sono a casa mi avventuro per le strade del Carso, in genere con la spia della riserva ben accesa. Siccome per me vale il motto nemo automoblista in patria, specialmente dopo anni di esilio, mi perdo di continuo. Un paio di volte mi sono ritrovata davanti a cartelli con scritto “Slovenia, 250 metri, obbligo di vinjeta”. Un’altra volta sono finita in un autoporto pur di sfuggire allo sconfinamento. Di scampagnate al di là del confine non se ne parla nemmeno, visto il rischio di finire come i celeberrimi Sardoni Barcolani Vivi. Pagare 95 euro annuali di vinjeta non sarebbe da triestini. Non rimane che consolarsi con il pieno scontato e una volta tornati indenni dal confine puntare dritti verso la Madre Patria.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

3 Comments

  1. Gran bell’articolo, complimenti. Spiega alla perfezione alcuni residuati geopolitici tipici delle cosiddette “zone di confine”; nell’America era la cultura del Far West, in Europa muri e vinjete.

  2. E’ qualche anno che frequento queste zone e da pochissimo mi sono trasferito a lavorare proprio a due passi dal valico del Rabuiese. Condivido la passione per le canzoni dei mitici Sardoni Barcolani Vivi, ma francamente non capisco la mezza polemica sulla “vinjeta”.

    Io, pur non essendo affatto “triestin patoco”, non mi sono mai trovato per sbaglio su un’autostrada (tanto meno sul Carso), che in Slovenia è chiaramente indicata dalle frecce color verde, o su una superstrada (anch’essa a pagamento con vinjeta), che sono indicate dalle frecce color blù. Peraltro, anche se succedesse, alla vista del cartello potrei uscire, senza pagare nulla. Se uno non ha la vinjeta basta seguire le frecce gialle e non correrà alcun rischio-multona. E’ vero, però, che spesso in giallo vengono indicati solo i paesini della zona e non le città principali (quali Koper/Capodistria, per stare vicino a Trieste), rendendo non sempre facile trovare la strada giusta.

    In realtà quelli che si lamentano della vinjeta sono quasi sempre i “furbi ‘talian” che non pagano la vinjeta e sperano di passarla liscia. Ma a volte chi sbaglia paga. Giustamente, aggiungerei.

    Trovo la vinjeta comodissima, 95€ all’anno e passa la paura. Magari l’avessimo anche in Italia. Trovo anche bellissimo il bilinguismo totale che c’è a Koper/Capodistria (nonostante la minoranza italiana locale sia numericamente minuscola, assai più numerosi sono gli sloveni triestini), trovo bellissima la cura delle strade ed il decoro urbano che si vedono al di là del confine. Abbiamo tante cose da imparare dai nostri vicini, non solo svizzeri o austriaci…

    • “Frequento queste zone e da pochissimo mi sono trasferito a lavorare proprio a due passi dal valico del Rabuiese ” e si vede. Il rischio di finire su un’autostrada slovena c’è in parecchi punti, per esempio su uno è sulla superstrada e va verso Rabuiese. Poi io non ci sono mai finita appunto perchè sto piuttosto attenta e sono di Trieste. Il sistema di prezzi dei vicini era originalmente così poco equo verso chi non vive in Slovenia e ci passa una volta ogni tanto che l’Unione Europea gliel’ha fatto cambiare! Furbizia sarebbe pretendere di usare le autostrade senza pagare, non certo voler passare per le statali serenamente (cosa che per altro gli sloveni possono fare quando vengono di qua). Tanto più che date le dimensioni della Slovenia, senza autostrade ci si passa benissimo.
      Ahi serva Italia, come direbbe Dante: il bilinguismo lo abbiamo sia noi che loro nei comuni in cui si parlano le due lingue. Sul perchè non ci siano ormai pochi italiani al di là del confine, se vuole le faccio una breve lezione di storia, oppure le basta fare un giro a Basovizza?

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