un blog canaglia

No, non puoi mangiare quanta carne vuoi

in società by

Disclaimer: uno dei vantaggi di un blog canaglia è poter pubblicare sulla stessa pagina, a distanza di pochi giorni e di pochi centimetri, una feroce presa per il culo ai vegetariani e la pippa pseudovegana che state per sorbirvi. Rassegnatevi, noi siamo fatti così.

Quand’è che a qualcuno può essere vietato di fare qualcosa?
La domanda, ne convengo, è fin troppo secca: ma la risposta, forse, è meno difficile di quanto si potrebbe pensare.
E’ lecito vietare a qualcuno di fare qualcosa, per come la vedo io, quando quel qualcosa è suscettibile di arrecare un danno agli altri; e quando quel danno è oggettivo, dimostrabile e quantificabile.
Quindi, tanto per fare un paio di esempi facili facili, a me pare ineccepibile il divieto di fumare nei locali pubblici, giacché il fumo passivo nuoce alla salute di terzi incolpevoli in modo scientificamente dimostrato; mentre sarebbe assai discutibile proibire, che so io, agli omosessuali di baciarsi per strada, non soltanto perché il lamentato vulnus alla “sensibilità” di chi assiste allo spettacolo non è misurabile, ma soprattutto perché esso è soggettivo; di tal che, con questo principio e tenendo conto di tutti i possibili e diversi punti di vista (a quello dà fastidio chi ha i baffi spioventi, a quell’altro chi porta i calzini corti e via discorrendo) si finirebbe ben presto per proteggere la “sensibilità” di tutti vietando tutto.
Ciò premesso, veniamo al punto.
C’è chi rivendica, non senza una certa forza dialettica specie se sollecitato al dibattito da un vegetariano, da un vegano o da un onnivoro selettivo come me, il diritto di mangiare carne anche tutti i giorni due volte al giorno, adducendo la non peregrina motivazione che i danni alla salute procurati dall’eccessivo consumo di proteine animali, ancorché scientificamente dimostrati, si producono in capo a lui, mica agli altri: e che, quindi, un provvedimento un modo o nell’altro limitativo della sua facoltà di consumare bistecche a rotta di collo sarebbe degno del più illiberale dei regimi.
Sta di fatto, tuttavia, che per consentire a chiunque di consumare quanta carne vuole l’allevamento tradizionalmente inteso non è affatto sufficiente: di tal che, allo scopo di rispondere all’imperversante domanda di costolette, braciole e spiedini è indispensabile ricorrere a metodi di allevamento industriale, o intensivo che dir si voglia.
Orbene, lasciamo da parte il fatto che simili metodi possano essere giudicati orribili in relazione al trattamento subito dagli animali che ne formano oggetto: e ammettiamo, per amor di discussione, che come nell’esempio dei baci tra gay, dei baffi spioventi e dei calzini corti anche le sofferenze di mucche, polli e maiali possano legittimamente essere giudicate in modo completamente diverso dalle diverse “sensibilità” individuali; non sarebbe giusto, in quest’ottica, che uno soltanto dei punti di vista, ad esempio quello “animalista”, prevalesse su quello degli altri e imponesse loro la propria visione del mondo.
Sta di fatto, però, che gli allevamenti intensivi inquinano. E inquinano parecchio, se è vero (come mi pare sia indubitabilmente vero) che essi, tanto per fare alcuni esempi, sono responsabili dell’effetto serra in misura più o meno equivalente alle emissioni delle automobili; che l’enorme quantità delle deiezioni animali derivanti da tali allevamenti rappresenta un’enorme massa di rifiuti non utilizzabili come fertilizzanti ricchi di sostanze azotate che avvelenano ovunque le falde acquifere; che il sempre crescente impiego dei prodotti chimici necessari a far funzionare in modo efficiente tali allevamenti si traduce nella produzione di scorie tossiche difficilmente smaltibili.
Ebbene, amici: queste sono conseguenze che si producono in capo a tutti, mica soltanto a quelli che mangiano arrosto a quattro palmenti. E allora, probabilmente, tutto ‘sto diritto di ingozzarsi di carne senza colpo ferire andrebbe un attimino discusso. O meglio: andrebbe discussa, e successivamente limitata o addirittura vietata, la possibilità di allevare gli animali in modo intensivo, il che si rifletterebbe inevitabilmente sulla quantità di carne disponibile sul mercato e di conseguenza sulla possibilità della gente di mangiarne quanta ne vuole.
Una decisione del genere, una volta confermate e condivise le ricerche relative all’inquinamento che pure provengono già oggi da fonti decisamente attendibili, sarebbe tutt’altro che illiberale: a meno che non si voglia sostenere che sia illiberale vietare di fumare al ristorante, di vaporizzare l’amianto nelle strade o di sparare al primo che passa perché ci sta sul cazzo.
Insomma: forse sarebbe davvero il caso di discuterne seriamente e di provvedere.
Senza menarla con l’autodeterminazione e la libertà di scelta individuale, però: perché nel caso di specie, dati alla mano, c’entrano poco e niente.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

36 Comments

  1. ..oppure, seguendo il ragionamento (meno carne disponibile = meno consumo), tassare gli allevamenti intensivi in modo tale che non siano piu’ economicamente vantaggiosi/sostenibili per chi li possiede.. ah, e anche, of course, eliminare le sovvenzioni agli allevatori e istituire una tassa in base all’inquinamento prodotto (tot quintalate di sterco prodotte = tot euro) affinchè non sia sempre la comunità a pagare per i profitti degli altri..

  2. considerando che la carne ha una densità energetica superiore ai vegetali, se tutti diventassero vegetariani sarebbe necessario spostare maggiori volumi di cibo a parità di energia consumata…. di quanto aumenterebbe l’inquinamento per l’uso dei combustibili fossili per lo spostamento di soli vegetali?

    • Flaccido: proprio per dirla tutta, il rendimento delle proteine animali in termini di risorse (acqua in primis) necessarie a produrle è infinitamente inferiore a quello dei vegetali. Voglio dire: per allevare un vitello si consuma l’acqua necessaria a sfamare mille persone con la soia. Non so se il discorso delle risorse sia proprio conveniente, per la causa “carnivora”.

      • ok diminuisci il consumo di acqua ma aumenti il consumo di pretrolio
        so bene che le calorie non sono l’unico metro perchè vanno valutati anche i nutrienti ma mi pare che in prima battuta l’argomento sia quanto meno da considerare
        se la carne ha una densità dalle 2 alle 3 volte superiore rispetto ai vegetali, se tutti diventano vegetariani significa raddoppiare/triplicare il traffico dei camion per il trasporto della carne sostituita con vegetali… non mi pare una bazzecola…

    • Che dici, flaccido?
      I legumi hanno la stessa quantitá di calorie della carne a paritá di peso secco. I cereali molte più calorie, la frutta secca molte più calorie. Per non contare ciò che ti ha detto l’autore del post, per fare 1 kg di carne servono 50 kg di vegetali (2000 kcal contro 25000-100000 kcal, sai quanto meno cibo potremmo produrre sfamando lo stesso numero di persone? poi ci sarebbe da dire che le calorie non sono il metro di giudizio giusto, ciò che conta è la quantitá di nutrienti (micro e macro) e la qualitá di essi.

  3. Oppure limitarsi ad una alimentazione corretta, che preveda tutti i nutrienti, in proporzioni bilanciate, semplice no? Ma i talebani (gli assolutisti, i fanatici, chiamateli come volete…) prevedono solo diete monotematiche…

  4. Anche l’agricoltura dei cereali e del caffe e del cioccolato e del riso e di molte altre cose inquinano. Anche gli smartphone e i computer, sia per i loro componenti, la loro fabbricazione, gli scarti e l’energia utilizzata per farli. Secondo questo ragionamento ognuno dovrebbe avere il proprio orticello e non usare neanche gli strumenti del consumo di massa, non solo la carne, ma basta fesserie! Si allevare animali inquina, se possibile riduciamo, ma evitiamo discorsi “oggettivi” che alla fine sono solo “selettivi” per dar credito a uno stile di vita piuttosto che un altro.

  5. E lo vogliamo mettere l’impatto economico sul sistema sanitario nazionale per curare tumori a seguito di alimentazione a base di carne? Anche questo ampiamente provato? E poi sull’impatto del “tutti veg” non c’e proprio paragone; si stima che ci siano mediamente 24 miliardi di animali da macello nel mondo.

  6. Peccato che, se si vietassero tout court gli allevamenti intensivi, la carne costerebbe uno sbotto e si tornerebbe di volata ai tempi in cui, come raccontava mia nonna, in una famiglia non benestante l’arrosto si mangiava giusto per le feste e con un osso di prosciutto ci si insaporiva dieci minestroni..
    Converrai che l’essere vegetariano per scelta è un conto, diventarlo per forza tutto un altro…
    E poi, seguendo la stessa logica, si dovrebbe contingentare anche la produzione di auto e co., o tutta la roba elettronica, o stabilire per legge che più di X camion ogni X chilometri di strade non possono circolare.. insomma un ginepraio di divieti, regolamenti e normative, tutte sacrosante per carità, che si abbatte l’inquinamento, ma che, oltre ad avere un oggettivo effetto iperclassista, emanano anche un olezzo vagamente liberticida..
    E poi tutto questo legiferare “per il mio bene” mi sta veramente sul cazzo, ma proprio d’istinto.
    Non potrebbe bastare una bella dose massiccia e continuativa di buona e corretta informazione su certi argomenti “sensibili” che attivi quel buonsenso che, se non proprio tutti tutti, almeno in maggioranza abbiamo? Voglio dire, per la raccolta differenziata, dove è stato ed è fatto, ha funzionato egregiamente; perchè non dovrebbe funzionare anche per altro?
    Se diventasse maggioritario anche solo l’evitare attentamente carni agli antibiotici, per dire, cambierebbero anche i sistemi d’allevamento, o no?

  7. ok eliminare gli allevamenti intensivi, se inquinano e arrecano danni alla collettività è giusto farci un pensiero.
    Evitiamo anche di spostare cibo con i camion, che mi sembra un bel paradosso (scambiarsi del cibo nel mondo, quando ognuno potrebbe avere semplicemente il suo). cosa dovrebbero farsene nel mondo del nostro parmigiano o di condire con il nostro aceto balsamico? e cominciamo a vietare il seitan e le alghe kombu, se li vogliamo mangiare andiamo noi in giappone (a piedi, a nuoto o in bici, rigorosamente).
    non mi pare giusto nei confronti degli altri che i milanesi inquinino l’italia per mangiare il tonno siciliano o i romani per avere le mele della val di non.
    quindi a questo punto io proporrei che ognuno debba mangiare quello che è in grado di prodursi nel proprio orto, senza recare danno agli altri.
    in questo direi che i supermercati recano danni agli altri, quindi dovremmo pensare di chiuderli. se uno vive in centro città dovrebbe emigrare in campagna oppure decidere spontaneamente di morire di fame, perché non mi sembra giusto che per far arrivare a lui del cibo, tutti quanti dobbiamo rimetterci.
    tutto questo lo dico per il bene comune.

    • ma per favore dai! milanesi che muoiono di fame!!! ma che stai dicendo…ti ricordo che attaccato a milano c’è il parco sud, è praticamente circondato da terreni agricoli, allevamenti, ecc. 161 comuni agricoli che producono di tutto.

  8. In realtà andrebbero distinti allevamenti di bovini da quelli di altri animali, dato che l’impatto ambientale è profondamente diverso. Inoltre una soluzione per ridurre l’emissione di gas serra dai bovini esiste e si chiama origano.

    Comunque nel giro di qualche decennio è probabile che la carne da allevamento intensivo verrà sostituita da quella prodotta in laboratorio, rimarranno i prodotti di qualità e la produzione di latte e uova.

  9. La FAO ha ammesso pubblicamente di aver esagerato le stime sull’inquinamento causato dagli allevamenti intensivi (per ideologia, è un istituzione dalle tendenze vegetariane). Il WWI non l’ho mai sentito nominare, ma sarà mica lo stesso caso? Indagherò quando avrò nuovamente possesso del PC…

  10. Quello ambientale è un falso problema. L’inquinamento da allevamenti animali è sovrastimato, soprattutto riguardo alla questione dell’anidride carbonica.
    Il vero problema che pone una persona che mangia carne tutti i giorni è che si espone al rischio di malattie che, una volta contratte, vanno a pesare sul sistema sanitario nazionale pagato da tutti.
    Più che vietare gli allevamenti, si dovrebbe massicciamente sensibilizzare l’opinione pubblica al consumo di non più di tre porzioni di carne a settimana, così come l’eliminazione degli onnipresenti zuccheri e tutte le altre abitudini alimentari sbagliate (anche da vegetariani e vegani) che ci conducono dritti dal medico.

    • [Ovviamente un discorso a parte è per gli allevamenti intensivi che non permettono agli animali di vivere un’esistenza degna, ad esempio le galline in gambe. Anche qui, basterebbe sensibilizzare all’acquisto di uova di galline allevate all’aperto.]

  11. Una risposta sensata. Io ci aggiungerei una visita di un giorno al macello. No anzi meglio: seguire 5 minuti al giorno un maiale, una vacca, un pollo. durante tutta la loro vita da reclusi. fino al macello incluso. Poi tornino qui tutti questi coraggiosi, baldanzosi e con i coglioni rotti carnivori e ci istruiscano su cosa e’ davvero la dignità calpestata, la viltà, il completo disprezzo per la sofferenza altrui. Ci insegnino cosa e’ e dove si trova un bel pezzo dell’ inferno che dilaga su questo pianeta. Voglio vedere se magari gli passerebbe la voglia di scherzare e canzonare chi ha fatto scelte che li rende moralmente dei giganti rispetto a loro. Non ci giriamo in torno le cose stanno cosi’.

    • se esistesse un’entità superiore, un sorta di Dio dei maiali, approverebbe l’allevamento intensivo e il macello. Perchè il ciclo di vita e riproduttivo dei detti maiali sarebbe superiore sotto l’uomo rispetto al maiale allo stato brado.
      Considerato che la vita di un maiale orbita intorno alla propagazione dei propri geni, stiamo facendo loro un vero e proprio favore, dal punto di vista darwinianio diciamo.
      In caso contrario, mi spieghi perchè un leone maschio appena conquistato un branco per prima cosa uccide tutti i piccoli del maschio precedente.

  12. Il problema dell’inquinamento è simile per allevamenti intensivi e coltivazioni intensive, o più nello specifico inquina tanto un onnivoro quanto un vegetariano a parità di calorie (e nutrienti). In realtà dovremmo limitare la produzione di cibo alla capacità del pianeta di smaltire (biodegradare) i sottoprodotti inquinanti…quindi il problema è la produzione intensiva e nient’altro. Purtroppo evitando tali pratiche dovremmo accettare l’inevitabilità dell’aumento del costo del cibo e quindi una minore disponibilità per tutti, le conseguenze le potete immaginare…a proposito di chi pensa di risolvere i problemi del mondo mangiando il radicchio penso che sia apprezzabile il buon intento ma nella realtà ad ogni scelta buona sono legati anche dei cattivi risvolti.

  13. Non capisco tutto questo accanimento contro chi ha abitudini alimentari diverse.
    Avete rotto il cazzo pure voi, tanto quanto i vegani che difendono le esche dai pescatori.
    E a prescindere, bisognerebbe farne soprattutto un discorso di salute: noi NON siamo carnivori e lo dimostra il nostro corpo. Non abbiamo artigli, denti affilati, non mastichiamo lateralmente, non abbiamo l’intestino corto.
    Provate per un mese a togliere le proteine animali: è indubbio il fatto che starete meglio fisicamente. Logico poi che se vuoi fare il salutista non è che se non mangi le uova ti puoi abbuffare di zucchero o alcol. Insomma, io ho cambiato completamente regime da un paio di mesi e sto da Dio. Provare per credere. Ciao.

      • La storia che non siamo carnivori è un grossolano errore di biologia. Magari studiare cos’è l’evoluzione, prima di sparare certe sentenze, sarebbe più opportuno.
        [Sempre considerando il fatto che sì, si può vivere serenamente anche senza la proteine della carne, che comunque non andrebbe ai amangiata in eccesso.]

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