un blog canaglia

No glutine, no party

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E’ bizzarro riscontrare nei vaneggiamenti preteschi quella pignoleria che normalmente tenderei ad attribuire a categorie dedite a tutt’altro che all’inseguimento di fantasmi. Per dire, ce lo vedo, il famoso cuoco abbandonarsi ad una crisi isterica perché chi si occupa della spesa non è riuscito a trovargli proprio quei pomodori, rotondi, sugosi e aspri al punto giusto, gli unici ingredienti in grado di consentirgli di dare vita alla sua celebrata zuppa. Non mi stupisce il Nawashi che insiste nel legare la sua “musa” consenziente solo con un certo tipo di corda di canapa che assicuri la tenuta dei nodi, non irriti troppo la pelle ed abbia esattamente quel particolare odore vegetale. O il chimico di laboratorio consapevole che anche un solo una quantità infinitesimale in più di essenza di bergamotto rispetto a quella che ha aggiunto potrebbe distruggere il vertiginoso equilibrio attorno al quale si dispiega l’esplosiva fragranza che ha in mente.

Secondo il “magistero” della madre Chiesa, un’ostia che non contenga almeno un poco di glutine non può essere considerata il risultato del fenomeno della panificazione. E poiché la storia attorno a cui gira il suo best seller è quella del pane e del vino, che diventano (diventano, eh, non simboleggiano, come sostengono alcuni più pragmatici colleghi protestanti) nientemeno che il corpo ed il sangue di Cristo, un’ostia completamente priva di glutine non è adatta alla celebrazione dell’eucaristia. “Lavorare” con ostie senza glutine, per i nostri cari preti, equivale a presentare al nostro cuoco una confezione di pachino da discount, o portare al maestro della legatura una corda viola da arrampicata, o incasinare l’olfatto del nostro chimico sparandogli il deodorante Axe dritto su per le narici. E pazienza, o dovrei dire “amen”, se vi sono fedeli malati di celiachia: dovranno comunque assumere ostie che contengano almeno un minimo di glutine, altrimenti l’esperimento di magia non funziona.

Ché in fondo, io questa faccenda, per tentare, non tanto di capirla – ché non la capisco – ma di rappresentarmela mentalmente, devo costruirci sopra una piccola narrazione. Mi vedo il Figlio che si lamenta con il padre con voce querula dall’esasperazione: “Dai, papà, se non c’è almeno una ‘nticchia di glutine, io a transustanziarmi proprio non ce la faccio!”. C’è da capirlo, povero Figlio!

Il fatto che la chiesa cattolica, avendo palesemente smarrito ogni senso di realtà e di coerenza, rimanga abbarbicata ad un formalismo tanto stolido quanto vuoto, e me sembra cosa talmente estrema ed incomprensibile da risultare poetica.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

12 Comments

  1. C’è confusione sul significato della parola pane. Il presunto pane del presunto Gesù della presunta ultima cena era un pane azimo, non lievitato: non c’è alcuna necessità di una lievitazione, perché ci sia pane.
    Cmq sul resto non sono poi così contrario: è chiaro che i celiaci ricevano già troppe smancerie dallo Stato, neanche fosse il frumento l’unico cereale coltivato dall’uomo

    • Certo Jinocchio, ricevono proprio troppe smancerie, infatti la celiachia e’ una scelta alimentare, mica una malattia cronica irremissibile. Potrebbero infatti mangiare gallette di riso e vivere bene lo stesso. Peccato che non tutte le gallette vadano bene, sai alcuni le fabbricano in ambienti non protetti dalle farine contenenti glutine. I celiaci ricevono un contributo alle spese maggiori che devono affrontare, comprando prodotti specifici. Tale contributo varia da regione a regione e spesso non e’ proprio comodo da spendere come ad esempio quelle regioni che prevedono lo si possa utilizzare solo in farmacia e solo in tagli esatti (un buono da 50 euro deve essere speso necesariamente nello stesso esercizio) e parliamo di cifre dell’ordine dei 100 euro mensili.

      • comunque il distinguo sulla lievitazione è fondamentale, bisogna riconoscerlo. come per le smancerie verso i gay, altra categoria con scelte di vita altamente egoiste: bisognerebbe partire da un serio discorso sulle dimensioni dei profilattici.

  2. oh rimasti, la comunione si fa anche col vino, chi ha scritto questo articolo ha solo usato un pretesto per mostrare la sua ignoranza abissale!

  3. Beh, stiamo parlando di una setta che si basa sulla credenza che esista una divinità antropomorfa; che un’oscuro predicatore mediorientale sia stato dio stesso; che la madre e persino la nonna di questo predicatore siano state ingravidate da dio; che dopo morti si vada in un luogo di terribile punizione oppure in un luogo di estasi assoluta, quest’ultimo riservato agli adepti della setta, ovviamente; che i bambini morti senza essere stati prima bagnati con acqua magica verranno puniti. In qualunque altra circostanza, diremmo che queste credenze sono state generate da menti malate. Aggiungere a tutto questo che il pasto cerimoniale sia un poco avvelenato per i celiaci mi sembra poca cosa.

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