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Niente selfie con Diprè

in società by

All’arrivo di Andrea Diprè si percepisce una tensione quasi elettrica. Apprendo così che, tra le decine di Award della Festa della Rete riminese, ne è stato previsto uno da destinare al “cattivo più temibile della Rete” ( indovinate un po’ chi se lo è portato a casa). OK, viviamo immersi in un brodo di ossimori in grado di corrodere e corrompere anche i concetti più elementari, ma vi sembra logico premiare qualcuno per la sua cattiveria? Sarebbe un po’ come se alle elementari venisse dato un biscotto in più al bambino che ha mostrato il pisello alla suora, dai. Tra l’altro, secondo il dizionario che sto consultando, la parola “cattivo” viene da “captivus diaboli”, “prigioniero del diavolo”. Un modo di vedere cattolicamente rassicurante, visto che chi commette un’azione malvagia non lo fa per sua scelta, ma teleguidato dal demonio in persona. Cosa che non vale, a mio avviso, per Diprè.

Tutti sappiamo che cosa fa quest’uomo nella vita: il suo lavoro è trasformare in intrattenimento la abietta miseria di soggetti talmente svantaggiati da non riuscire a rendersi conto dello sfruttamento di cui sono oggetto. Lo so, lo so. Ci sarà sicuramente qualche furbacchione ora a farmi notare come in effetti Dipré rappresenti per le sue vittime la sola opportunità di coronare la propria infantile urgenza di affermazione. In questa prospettiva, il ludibrio cui le vittime di Diprè sottopongono (volontariamente?) i propri corpi altro non sarebbe che il giusto contrappasso della corruzione provocata dall’incantesimo della celebrità, effimera, superficiale, e conseguita a costo di un orrendo mercimonio di anime. Sostenere una tesi di questo tipo, a mio avviso, è come dire che una donna sotto Roipnol non può opporsi al sesso e pertanto praticarlo con lei non è stupro.

Ma torniamo al trionfale ingresso del Diprè nel teatro E. Novelli di Rimini: protetto dalle sue guardie del corpo, viene assalito da decine di persone che sgomitano per assicurarsi il discutibile privilegio di una “selfie” che li immortali in compagnia della sua faccia bollita e compiaciuta. Ricordiamo che il pubblico lì convenuto non è costituito da una banda di zoticoni analfabeti, ma di un gruppo di persone mediamente giovani, intelligenti e colte. Il fatto è che ultimamente l’intelligenza pare poca cosa quando non è accompagnata da una buona dose di ironia. Se poi si è (si diventa, o anche si finge di essere) cinici è anche meglio, dato che così si può ironizzare su ogni cosa: scherzare su Cogne equivale a rivalutare gli 883.

Dunque perfino persone istruite e consapevoli subiscono il fascino perverso del miserabile incantatore di serpenti di nome Andrea Diprè. In questo momento, la sua pagina Facebook mostra poco meno di 305.000 “like”, mentre il primo dei video nella sua bacheca di YouTube è stato visto oltre 600.000 volte. Sarebbe interessante avere un’analisi demografica dei fan digitali di Andrea Diprè. Tra di loro vi saranno, ovvio, obnubilati e confusi, che provano autentica simpatia per lui e lo ammirano perché “ce l’ha fatta”, “ha sfondato”; in fondo, trasformarsi da anonimo baciapile trentino a satana di poliestere non è cosa da tutti. Ma anche moltissime persone consapevoli ed istruite, il cui “apprezzamento” per questa forma di sfrontato parassitismo dovrebbe essere interpretata in modo “ironico”, “goliardico”. Come noto, però, un computer lavora su input binari, e una cultura digitalizzata è assai poco sensibile alle sfumature: il “like” dell’hipster nichilista vale quanto quello del troglodita alla tastiera. E, like dopo like, convidisione dopo condivisione, l’erbaccia diventa una pianta velenosa.

In contesto del tutto diverso, pensiamo al collega Malcolm Y: è un troll o un autentico reazionario? Non lo so, quell’uomo è un mistero anche per me, dannazione. Eppure le persone che lo ritengono un provocatore lo amano in quanto tale, mentre altre lo idolatrano perché scrive (e bene) quello che vorrebbero saper scrivere loro. La Rete ha creato anche questo paradosso: chi pensa una cosa e chi è convinto dell’esatto contrario sono accomunate entrambe dal gradimento dello stesso pezzo. Nel frattempo, i più deboli, intellettualmente e culturalmente, fanno quello che riesce loro meglio: odiano. Forse odiano Malcolm perché odiano l’inadeguatezza della propria vita.

La cura migliore per gente come Diprè è privarla di pubblico, ammirato, scandalizzato o neutralmente settorio che sia. Dal mio punto di vista, ogni forma di attenzione, reale o digitale, per una persona che sfrutta i deboli di mente è da evitare. E non lo dico solo perché io aborro le imprese di Dipré – ho già i miei demoni contro cui lottare e alle mie colpe non vorrei aggiungere anche quella di aver contribuito a portare su un palco un uomo che vive del dolore degli altri. Ma perché la Rete diventi un posto più pulito.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

12 Comments

  1. Mi sono documentato su Diprè dopo averlo letto qui per la prima volta. Ho provato fastidio, schifo, poi curiosità poi pena, poi indifferenza.
    Forse ho applicato quella che tu ( mi permetto di darti del tu) indichi come soluzione a questo genere di cose (La cura migliore per gente come Diprè è privarla di pubblico, ammirato, scandalizzato o neutralmente settorio che sia), ma so anche che non è attuabile in larga scala come soluzione. Mai. Il perchè non lo so, ma non funziona, purtroppo.
    Ora sono solo un pò più triste

  2. Condivido quasi tutto l’articolo (il premio per il cattivo più temibile, secondo me, ha una sua dignità, come pure concorrenti più meritevoli di Diprè) e proprio per questo non condividerò l’articolo. Basta pubblicità a Diprè

  3. Ho solo un appunto sulla chiusa finale. La rete non può diventare un posto pulito in quanto il mondo non è un posto pulito.
    Imho, ovviamente

  4. Ti cito:
    “La cura migliore per gente come Diprè è privarla di pubblico, ammirato, scandalizzato o neutralmente settorio che sia. Dal mio punto di vista, ogni forma di attenzione, reale o digitale, per una persona che sfrutta i deboli di mente è da evitare.”
    Beh, scrivendo un pezzo su di lui sicuramente stai ignorando Diprè nel modo sbagliato.
    Detto questo, seguivo Diprè prima che diventasse famoso, o meglio così tanto famoso. Gestiva un canale (o più) sulla rete satellitare, si faceva pagare per mettere in mostra sui suoi spazi artisti mediocri o veri e propri fenomeni da barraccone che, questo è vero, vedevano in lui l’unica speranza di apparire al grande pubblico.
    Ora sta degenerando, forse a causa dell’enorme visibilità a cui è sottoposto ultimamente, ma è solo grazie a lui che ho conosciuto personaggi come Osvaldo Paniccia, Maurizio Spagiari, Giacomo De Michelis e tanti altri. I suoi primi video erano uno spasso per le situazioni tragicomiche che si venivano a creare, ora è solo “uomo” patetico che sfrutta le debolezze altrui.

  5. Bell’articolo, illustra bene alcune dinamiche che alimentano questo genere di fenomeni sociali, e non solo.
    Io mi limito ad apprezzare la lettura interpretativa di queste dinamiche, i giudizi che ne derivano sono per il resto opinabili.

    Mi piace di meno la conclusione, da questa frase in poi:
    “Forse odiano Malcolm perché odiano l’inadeguatezza della propria vita.
    [CUT]”

    A parte la frase sopra citata buttata là più per effetto emotivo che per altro – un po’ una caduta di stile che non mi fa tuttavia cambiare opinione sul resto dell’articolo – a parte questo dicevo, non sono allineato con le considerazioni finali che se ne traggono.

    La cura si otterrebbe privando il pubblico a tali soggetti, leggo.
    Ma non è questo Diprè a dover essere ‘curato’ secondo me, o quantomeno non è certo il solo: come tanti altri personaggi si è adattato alla sua nicchia di mercato e le conseguenze delle sue azioni sono tutto sommato abbastanza irrilevanti, di nicchia appunto.
    Chi deve essere curato, ovvero chi è malato? Sotto quali punti di vista? E chi è che potrebbe farci da medico? Io vedo solo pazienti, generi dei più disparati di homo patiens.

    In ogni caso la volontà di privarlo del pubblico avrebbe come unico risultato l’impressione che gli si voglia tappare la bocca, perchè pericoloso (è pericoloso Diprè?), concedendogli perciò quella stessa attenzione che gli si vorrebbe togliere, come già in molti han fatto presente.

    Io trovo invece che parlare di personaggi simili possa essere utile, valutando caso per caso a seconda del contesto e del destinatario dell’informazione, così come può essere utile parlare di qualsiasi altro argomento scabroso, problematico e controverso che si manifesta in questo ancora oscuro mondo.

    E non sostengo che in tale modo si curerà qualcosa. Non c’è nulla da curare a mio avviso: signori e signore questo è l’essere umano, nè più nè meno, accettiamoci in quanto tali ed investighiamo semmai meglio sul nostro funzionamento, non lasciamo queste essenziali informazioni esclusivamente in mano ai produttori di merce a pagamento.

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