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La questione della Net Neutrality spiegata con il famoso esempio dell’autostrada

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Alla faccia del topo Fievel, finalmente Netflix sbarca in Italia. Grande festa per tutti coloro che ora possono smettere di vedere i film e le serie su PopcornTime sul digitale terrestre. A parte il fatto che ora sarei curioso di sapere quanti veramente faranno il salto, in realtà quello di cui voglio parlare è l’altra notizia importante (forse anzi ancora più importante) per tutti coloro che passano un sacco di tempo davanti all’internet: la scorsa settimana una sentenza federale ha confermato le nuove regole della FCC (l’autorità statunitense per le comunicazioni) sulla Net Neutrality.

E a noi che ce ne frega? Ad alcuni ben poco, a me (e immagino potenzialmente ad un paio di altri) abbastanza. Per 3 motivi:

  1. Perché la Net Neutrality è un tema rilevante per il modo in cui si svilupperà Internet nei prossimi anni. In particolare per la possibilità di vedere film e serie televisive, magari in originale (sapevate che oltre un terzo del traffico totale sulla rete è generato da Netflix e ben più della metà da streaming video in genere?), usare applicazioni p2p come eMule o uTorrent e magari anche app di comunicazione come Skype o Facetime
  2. Perché è una buona scusa per parlare di concorrenza e del sistema americano delle lobby
  3. Perché è una buona scusa per parlare dell’influenza dei mass media su alcune decisioni e in particolare di come un certo tipo di infotainment possa in alcuni casi fare la differenza (ma poi la faccenda si fa lunga, quindi vi toccherà leggerla su quest’altro post)

Forse vale la pena fare uno spiegone preliminare su cosa sia questa Net Neutrality e sulla sua storia.

ED ECCO A VOI QUELLO CHE SARÀ RICORDATO COME L’ESEMPIO DELL’AUTOSTRADA

Immaginate di dover andare da Roma a Firenze in automobile. Ovviamente chiunque prenderebbe la A1 e in 3 ore o giù di lì dovrebbe giungere alla meta. Ora immaginate che l’autostrada, invece di costare i soliti suppergiù 30 euro, ne costasse 300: non vi resterebbe che percorrere strade senza pedaggio, passando da Perugia e impiegandoci 5 ore, mentre magari una grande azienda che ha bisogno di effettuare trasporti veloci su gomma pagherebbe l’oneroso balzello e continuerebbe ad usare l’autostrada.

Immaginate di dover andare da Roma a Firenze in automobile. Oggi prendete la A1, pagate 30 euro e in 3 ore siete arrivati alla meta. Ora immaginate che un bel giorno arriviate a Fiano Romano e al casello vi dicano che per i 30 euro di prima potete viaggiare solo sulla corsia di destra e non superare i 70 km/h: se volete usare anche le altre corsie e andare a 130 km/h dovete pagarne 300. A fronte di questo una grande azienda che ha bisogno di effettuare trasporti veloci su gomma pagherebbe l’oneroso balzello e continuerebbe ad usare l’intera l’autostrada mentre tutti gli altri si metterebbero in coda arrivando in 5/6 ore invece di 3.

Ecco la Net Neutrality è la condizione che costringe l’autostrada a trattare tutti gli utenti allo stesso modo senza fare distinzioni. In assenza di questa regola, poche grandi aziende pagherebbero ingenti costi (i quali, direttamente o indirettamente, saranno ribaltati sugli utenti) per continuare a inviare i loro contenuti ad alta velocità, mentre tutto il resto di internet sarebbe costretto a viaggiare sulla “corsia lenta”.

Per darmi un tono ora citerò un professorone di Harvard, tale Lawrence Lessig, che sostiene che Net Neutrality significa che Internet non è b2b, b2c o chissà che altro, bensì e2e, cioè end-to-end, a dire che non vi è differenza nella trasmissione di dati, quali che siano emittente e destinatario.

Se la metafora e la citazione non vi sono bastate, Net Neutrality significa che gli ISP (per esempio Telecom o Fastweb in Italia) non possono:

– porre limiti al tipo di contenuto che passa sulle loro reti (cioè non possono dirvi che visitare Facebook va bene, ma vedere un film su Netflix o scaricarlo con un client torrent, oppure fare tethering col cellulare, no)

– imporre un prezzo alla possibilità di trasmettere a maggiore velocità (cioè non possono chiedere a Google dei soldi in più per rendere prioritaria sulla rete la trasmissione dei video di Youtube, mentre il povero Mario che ne vuole vedere uno su Vimeo passerà mezza giornata ad osservare un clessidra con la scritta “buffering”)

ONCE UPON A TIME IN AMERICA

Ora, questa cosa della Net Neutrality in America ha una storia di guerre legali che andrebbe raccontata in tecnichese e che quindi vi risparmierò. Il riassunto è che, dopo anni di lotte, Tom Wheeler, nuovo presidente della FCC, ha dichiarato qualche mese fa di voler rendere più lasche le regole sulla Net Neutrality, in pratica facendo un favorone alle poche compagnie monopoliste del servizio di provider (Comcast, Time Warner Cable e Verizon). Dopo un certo subbuglio, però, la questione si è completamente ribaltata: la FCC ha stabilito che la Net Neutrality deve essere assoluta (o quasi, ma di questo poi ne parliamo) e quando le compagnie telefoniche hanno fatto causa contro questo provvedimento sono state sconfitte.

Adesso abbiamo più o meno chiarito perchè la Net Neutrality è rilevante e come sono andate le cose. Aggiungo che in genere quello che succede in ‘Murrica per quanto riguarda le politiche di controllo della rete tende ad essere d’esempio per l’Europa, quindi anche se so che non vedevate l’ora di farlo, potete anche risparmiarvi di commentare “ma che cazzo me ne frega a me degli americani”, “schiavo della cultura statunitense” o “noi mica siamo cosi’”. Possiamo quindi proseguire sugli altri due punti, iniziando dai simpatici retroscena di questa faccenda.

Come è possibile che i provider si possano permettere di minacciare Google, Amazon, Netflix e via dicendo di far pagare loro cifre esorbitanti per una linea veloce? Il fatto è che negli Stati Uniti in pratica non esiste concorrenza sulla connessione a banda larga. Se va bene in una certa zona ci sono due provider, ma nella maggior parte dei casi ce n’e’ uno solo. Ultimamente si è fatto un gran parlare della potenziale fusione tra Comcast e Time Warner Cable e il presidente della prima, per spiegare che questo non avrebbe diminuito la quantità di concorrenza, ha affermato che non sarebbe stato possibile perché loro non lavorano mai nelle stesse zone: se uno è a San Francisco, l’altro è a San Jose, se uno è a New York, l’altro è a Philadelphia. Ora, parafrasando John Oliver, grazie al cazzo che una cosa che NON C’È NON PUÒ DIMINUIRE.

In aggiunta, a quanto pare Comcast è la seconda azienda in assoluto per investimenti in lobbismo (alle spalle di una società che si occupa di armamenti) e questo determina una influenza disgustosa sulle scelte del governo, al punto che il suddetto Tom Wheeler, presidente della FCC che da principio voleva abolire la Net Neutrality, è l’ex negoziatore capo della lobby delle telecomunicazioni.

Infine, lo scorso anno Comcast stava rinegoziando con Netflix alcuni contratti e, proprio a ridosso della firma, la velocità di streaming si è improvvisamente ridotta ai minimi storici, quindi, per quanto pazzesco, non si parla di alzare il prezzo per garantire una velocità maggiore, ma di farlo per non imporne una minore.

In fatto di concorrenza in Europa le cose fortunatamente non stanno così, ma questo non significa che la Net Neutrality non sia comunque importante, vista la tendenza di alcune aziende nostrane a fare cartello: quanto ci metterebbero Telecom, Vodafone e Wind ad accordarsi per far pagare a Netflix un bel sovrapprezzo pur di non vedersi ridotta la velocità di trasmissione?

Siccome voglio far finta di essere super partes, ecco un po’ di argomenti contro la Net Neutrality:

– Innanzitutto le compagnie telefoniche sostengono che senza Net Neutrality potrebbero sì far pagare di più Netflix e soci, ma userebbero quei soldi per investire nel miglioramento delle reti e potrebbero contrastare i siti illegali.

– C’è poi chi dice, non senza fondamento, che la Net Neutrality in realtà non è mai esistita e che Google e simili non pagano per la corsia veloce sulle normali linee per il semplice fatto che già pagano per avere i loro server direttamente nei centri di smistamento dei provider.

– Antonin “Justice” Scalia è a favore della Net Neutrality, il che dovrebbe renderci tutti sospettosi (e se non sapete perché, vorrà dire che vi sorbirete un altro post).

Ora avete più o meno tutti gli strumenti per andare a studiare sul serio, come suggerirebbe il buon Rosario D’Auria, il relativo provvedimento e decidere da che parte state.

 

OST: Chi ruba nei supermercati, F. De Gregori

5 Comments

  1. Altro esempio puramente personale di perche’ la net neutrality non esista (personale quindi con valenza statistica zero).

    Vivo negli states da 4 anni, contratto internet con Comcast (l’unico servizio che arriva al mio appartamento, altro che libera concorrenza, puntum primum) con un abbonamento basic che piu’ sgualfo non si possa, il quale mi permette tranquillamente di fare streaming su Netflix, Skype call e websurfing. Ora ogni due per tre arriva una telefonata della Comcast che mi offre per 12 mesi Gigafantastilioni di Giga a solo $10 in piu’ (dopo 12 mesi al costo di $Gigafantastilioni). Cortesemente declino l’offerta, che sostanzialmente non mi serve. Puntualmente nelle due settimane successive alla telefonata, la connessione va di merda.|
    Ora sfigato io, eh!, ma un pensierino cattivo lo faccio sempre.

    • altro ottimo motivo per ribadire quanto male lavorino quelli di Comcast: dovrebbero darti una connessione schifosa nelle due settimane PRIMA della telefonata :p

      • Considera che ogni volta che mi chiama l’operatore, c’e’ questo surreale preambolo:

        -Buongiorno, lei ha lo shitty basic service?
        -Si’
        -Quante apparecchiature ha connesse?
        -Generalmente un laptop e uno smartphone, talvolta anche un tablet o la play.
        -E riesce a fare streaming?
        -Perfettamente
        -Really??

        Ogni fottuta volta.

    • é ormai appurato che Comcast volendo obbligare Netflix a firmare un accordo migliore (per Comcast) ha abbattuto la velocità di streaming degli utenti Comcast per Netflix per circa un paio di mesi, finchè Netflix ha capitolato.

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