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Net Neutrality: ortodossia al ristorante

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L’altro giorno Libernazione ha ospitato un contributo volto a illustrare, in sostanza, la nuova posizione mainstream su un tema di cui prima nessuno sapeva niente. Come spesso accade, i nuovi temi non vengono introdotti in modo neutro, ma sostanzialmente proposti dagli attivisti: l’Internet cosí com’è viene quindi già individuata come affetta da un problema (tanto per essere originali: che c’è troppo poco Stato), per il quale si vuole individuare una soluzione (tanto per essere originali: che ci vuole piú Stato e piú regole).

Provare che in un dato contesto servono piú regole, in generale, e quali, non è mai semplice. Una brutta attitudine mentale è quella di farlo senza riflettere, con sciatteria, appoggiandosi alla mentalitá dominante che individua in nuove (piú) regole la panacea di tutti i mali. Ora, la Net Neutrality è una idea attraente, perchè rassicura rispetto agli scenari apocalittici che vengono prospettati (il signor Mario stará ore a guardare il buffer di Vimeo!); apprezzo molto lo stile retorico, ma non sono completamente convinto.

ESEMPIO E CONTROESEMPIO: IL RISTORANTE

Immaginate di dover andare da Raito a Cetara in motorino. Non avete molta fame, ma l’obiettivo è mangiare all’acquapazza, dove scoprite la seguente: il ristoratore ha grossomodo stabilito che se vuoi mangiare ti siedi, mangi i piatti del giorno e paghi. La cosa vi indispone, cosí tornate a Raito, prendete un tavolo al Golfo, ove siete liberi di ordinare, con un sorriso sarcastico, una pezzogna all’acqua pazza e nient’altro. Nel tavolo accanto, un gruppo di turisti russi (le sanzioni colpiscono sempre in modo un po’ asimmetrico) ha ordinato una lista di piatti che non pensavate nemmeno fosse tutta nel menu. 

Tutto bene, tutto bello. Se non fosse che la Severino fa decadere De Luca (sono sfighe), e il Governo creativamente nomina un commissario della Regione Campania: uno tutto liceo classico, giurisprudenza ed estetica cartesiana che era casualmente presente alla vostra cena, nel tavolo dietro ai russi, e non ha potuto ordinare i babá perché questi li avevano presi tutti. Senza nemmeno mangiarli, peraltro. Scottato dall’esperienza, il detto commissario stabilisce, in una normativa regionale, che i ristoratori campani potranno offrire unicamente (niente di piú e sopratutto niente di meno) che menu a prezzo fisso e portate definite, senza nessuna scelta.

Inizialmente i ristoratori si adeguano. Voi, pur non apprezzando la ristretta libertá di scelta, notate che per lo meno il menu dell’acquapazza  a Cetara adesso costa un 20% in meno di prima. In breve, peró, Wagamama e altre catene adeguano i menu alle normative regionali, che nel frattempo sono diventate via via piú stringenti a mezzo di regolamenti attuativi, e spazzano via tutti i  ristoranti della zona tranne i due di cui voi siete habitueès. I prezzi dei menu dell’Acquapazza e del Golfo, alla fine, tornano su: d’altra parte la scelta si é ridotta a loro, se non si vuole mangiare una cosa standardizzata.

Il discorso sulla net neutrality è molto simile. Di fatto, i sostenitori di questa idea vogliono imporre a tutti un menu fisso, pensando che questo possa garantirli contro la scarsitá di babá. Problema 1: limitare la libertá di scelta ha effetti negativi sull’efficienza, non tanto di chi investe sulla rete stessa (i ristoranti nel nostro esempio) quanto su chi offre servizi basandosi sulla flessibilitá dell’offerta del servizio complementare. Si pensi a Netflix. Nell’esempio dell’autostrada, a fronte del vantaggio per i ridotti costi della logistica, alcune strade diventano piú affollate. O forse no, perchè la gente non è stupida e sa che a questo punto potrebbe valer la pena di prendere il treno invece dell’autostrada, con vantaggio per tutti. Lucas’ critique at work.
Problema 2: il nostro contributor pensa che in un contesto caratterizzato da scarsa concorrenza serva regolamentare gli incumbent per redistribuire verso i consumatori. È una idea fallace: i monopoli in un contesto deregolamentato sono instabili, se la politica non li difende. Facciamo un esempio: a un certo punto negli US, mercato effettivamente non molto competitivo, una compagnia entrante (MetroPCS) aveva offerto un servizio di internet illimitato a 40$/mese che peró permetteva di accedere a una velocitá praticabile solo a YouTube. Era un modo per inserirsi nel mercato, e poi magari iniziare a competere sul resto dei servizi. Per un sostenitore della net neutrality, MetroPCS non puó avere nessuna chance legale di entrare nel mercato, piú o meno come una trattoria dedita ad offrire un paio di piatti a scelta di pescato del giorno nella Campania Cartesiana dell’esempio sopra.
Problema 3: i casi Snowden, Assange, e tutti gli altri. Qualunque cosa si pensi di questi ambigui personaggi, abbiamo imparato che l’Internet in mano a un potere “altro” rispetto allo Stato è una piattaforma di libertá. Gli Stati, non a caso, devono negoziare per i nostri diritti con le compagnie che operano sulla rete: non esistono buoni e cattivi quando uno insegue il potere e l’altro il profitto, ma è bene che le decisioni vengano da centri separati. Chi oggi teme un eccessivo potere delle compagnie come Google e Facebook offre come soluzione la cessione di tutto il potere agli Stati. La Net Neutrality è solo una tessera di questo puzzle, e pone la questione su un piano inclinato molto pericoloso.

Insomma, io qualche semino del dubbio rispetto a questa idea un po’ sciatta che mettere piú regole è sempre buona cosa spero di averlo gettato. Anche io invito ciascuno a informarsi sul “relativo provvedimento”e a farsi un’idea. Adesso, peró, le narrative sono due e non una sola.

P.S. faccelo un post su Scalia, chè gli Hamiltoniani non sono solo campi vettoriali.

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

25 Comments

  1. Guarda che il tuo esempio non regge. Stai pensando a ciò che avviene prima che il cibo arrivi in cucina, dovresti pensare a ciò ciò che accade fra cucina e tavolo.

    Restando nel campo della ristorazione: in regime di net neutrality ordini, e il ristoratore ti port a il cibo che hai ordinato, con tempi d’attesa più o meno random. Senza, il ristoratore può decidere di farti aspettare in eterno, perché non spendi abbastanza.

  2. Continuiamo a vendere storie immaginifiche e spaventose, vedo. Tutte basate su cosa, chissà. Se mai, nel tuo esempio, un piatto può avere prezzi diversi in base all’ordine di priorità nel servizio. E non mi pare un dramma, ancora una volta.

    • Di solito, nella ristorazione l’ordine di priorità lo modifichi cambiando ristorante (e prezzo).

      Mi scusi tanto, se non trovo le telco molto affidabili. Appellandomi alla mia onestà intellettuale, posso riconoscere che trattare la connettività come commodity significa preferire la concorrenza dentro internet a quella sulla sua fornitura.

      Ovviamente, il problema non è il potere di facebook o google, che ISP non sono (se non con internet.org o google fiber, poca roba).

  3. > i monopoli in un contesto deregolamentato sono instabili, se la politica non li difende.

    Sigor Mazzone, questa sua frase cozza con la realtà del fatto che Comcast in USA ha monopolio insieme ad altre tre-quattro compagnie delle trasmissioni internet, così come Verizon-AT&T-Tmobile delle telefoniche.

    Il monopolio regge anche nel caso in cui le compagnie che dovrebbero farsi concorrenza si mettano d’accordo e istituiscano un monopolio di fatto basato sulla divisione del mercato. O mi sbaglio?

  4. Sbagli. Un monopolio “in condivisione” non è un monopolio ma un cartello. E anche i cartelli sono delle cose relativamente instabili. Sempre che la politica non intervenga in aiuto “per salvare i posti di lavoro” o altre amenitá, ovviamente.

    • Mi sembra instabile perchè un nuovo concorrente può entrare e rivendere il prodotto a prezzo più basso.
      Ma se il cartello ha i mezzi economici per ostacolare la distribuzione, fare sì che i negozi non mostrino il nuovo prodotto, il cartello è teoricamente instabile, ma praticamente è impossibile da abbattere, se non con l’intervento politico che lei osteggia di un garante della concorrenza:

      Un punto, che paradossalmente non centra nulla ma vorrei provare a far entrare nella discussione: in un libro sul funzionamento dei network umani e sulla predittibilità delle masse ho letto una considerazione secondaria (su come funzionava la raccota dati dello studio) che mi ha colpito molto e che ora cito liberamente:
      Gli americani vivono con la costante paura che il governo federale si impicci degli affari sui, ma viceversa se la compagnia telefonica offre dieci dollari di sconto per sei mesi, sono pronti a dichiarare qualunque loro preferenza. Viceversa gli Europei sono molto più sereni se i governi raccolgono i loro dati personali, mentre assolutamente contrari che lo facciano le industrie private.

      Bene io trovo entrambi i punti di vista pericolosi: nel senso che la raccolta dati come lei cita del caso Snowden è sicuramente pericolosa, ma lo è altrettanto il possibile incrocio di tutti i dati delle varie applicazioni che diamo a Google.

      Ora o il comune cittadino si limita a dire, la privacy non esiste, e si ritrova in una situazione o nell’altra a seconda dei casi, oppure auspica che ci sia un bilanciamento tra libera impresa ed intervento statale (molto del primo, ma anche un poco dell’altro).

      Il caso della Net Neutrality mi sembra proprio questo: una minima regolamentazione legislativa è necessaria per evitare al cittadino una condizione di svantaggio.

      • Federico, la raccolta di informazioni da parte dei governi può essere pericolosa, perchè può consentire di individuare soggetti da perseguire in maniera alla Grande Fratello, quando invece perchè le ascoltino le telefonate o le aprano una lettera c’è bisogno del sì di un magistrato, e lo deve motivare.
        La raccolta da parte di compagnie private è invece pressochè innocua (a meno che poi non le passino ai governi, vedi Cina). Lavoro nel settore diciamo. La frase fatta sarebbe ‘lei è solo un numero’. E’ peggio, ‘lei è solo un elemento di un aggregato’. I dati sono talmente tanti che, paradossalmente, generano anonimato.
        Possono essere analizzati solo in maniera statistica, perchè non c’è la volontà di sapere come si chiama, dove abita e cos’ha fatto ieri sera, ma servono per sapere quali saranno _probabilmente_ i suoi gusti domani.
        In altre parole, se lei è donna ma si interessa solo di calcio, motori e attrezzature da palestra, verrà trattata come un tamarro di periferia e l’informazione sul suo sesso sparirà nel mare del resto delle informazioni che si hanno su di lei.
        Se è interessato, si legga (a meno che non le conosca già) qualcosa sulle reti bayesiane. Ecco, per una compagnia privata lei è un grafo aciclico diretto. Per un governo lei è un’anagrafica.

        • Gia’, solo che poi Zuckemberg entra nella e-mail di un paio di giornalisti che gli stavano dando fastidio, semplicemente usando la mail associata al loro account e un paio di password sbagliate (quando entra su facebook capita che l’utente digiti la mail e poi la password della mail come riflesso automatico).

          Sostanzialmente ritengo la raccolta da parte dei governi come da parte delle compagnie pericolosa in egual modo: la quantita’ di dati raccolta e’ cosi’ alta che l’individuo casuale (un pirla qualsiasi come il sottoscritto) sia anonimo. Viceversa, se si vuole cercare una persona specifica (il presidente degli stati uniti, il ceo di una compagnia concorrente) la raccolta dati permette di incrociare le varie ricerche etc etc etc.

          Poi ripeto, il sig Mazzone ha tirato fuori il caso Snowden come esempio di “governi che usano male la rete” da contrapporre al discorso “compagnie private che usano/potrebbero usare male la rete” ma col discorso Net Neutrality personamente non vedo centri molto.

          • no, non c’entra una mazza infatti. La net neutrality riguarda protocolli, porte, un sito web piuttosto che un altro. Non ha molto a che fare con la privacy, potrei navigare in una rete 100% neutrale ma dove a ogni giro della rotella del mouse che faccio viene mandata una mail direttamente ad Obama.

          • “semplicemente usando la mail associata al loro account e un paio di password sbagliate (quando entra su facebook capita che l’utente digiti la mail e poi la password della mail come riflesso automatico)”

            ma che stai dicendo? secondo te se metto una password sbagliata la salva in chiaro sui server di Facebook? ma dove l’hai letta una cretinata simile? su Focus?

          • Non è una cretinata. La password arriva ai server di FaceBook sia che sia quella giusta che quella sbagliata (tramite https ovviamente). E’ sui server che viene fatta la validazione. E quindi è il software messo sul server che stabilisce cosa farne, inclusa la possibilità di mettere su un log le password sbagliate.

      • A proposito dei cartelli, se ci pensi la maggior parte di questi sono possibili e stabili proprio perchè c’è una legge che lo permette, non per mancanza di una legge. Se guardiamo all’Italia, di esempi è pieno: ci sono le professioni in cui esistono gli Ordini, ci sono i servizi a licenza tipo i taxi o le farmacie, ci sono i servizi pubblici locali dove c’è il monopolio municipale, e così via. Sono tutti cartelli o limitazioni varie della concorrenza che esistono perchè c’è un insieme di norme che le istituisce e le regola, di solito con motivazioni come la “tutela della qualità del servizio” che poi in realtà nemmeno viene tutelata. In questi contesti proprio la riduzione delle regole farebbe aumentare la concorrenza abbassando i prezzi e aumentando la possibilità di accesso ai servizi.

        Poi bisogna sempre considerare la capacità del mercato (il mercato, che più o meno è la somma di quello che tutti noi facciamo per la maggior parte della giornata, e di solito quello che facciamo non è stupido) di adattarsi ai contesti che cambiano. Per tornare all’esempio del ristorante, dopo la terza sera di fila in cui un paio di clienti chiedono i babà ma il cameriere deve negarglieli perchè sono finiti, vedrai che alla quarta sera ci saranno molti più babà in cucina, ed è così che magari il posto diventa quello in cui “si va a mangiare i babà”.
        Anche l’offerta di rete si adatta e si adatterà a domande crescenti, e senza net neutrality sarà lo stesso. Persino sulle reti fisiche ci può essere concorrenza (forme di concorrenza per il mercato anzichè nel mercato, di solito regolate da authority), e comunque se il servizio non soddisfa la gente e quindi c’è domanda latente per qualcosa di migliore, a un certo punto arriva quello che trova il modo di zompare la rete fisica e proporre una rete via antenne o via satellite (guarda l’esempio della televisione con Sky, o l’esempio del car sharing rispetto al trasporto pubblico locale, tutti esempi di servizi a rete). Penso che in un contesto di mercato il processo di innovazione, mosso dallo sforzo di trovare il modo di soddisfare la domanda latente (e guadagnarsi così il meritato stipendio), sia molto più rapido e “calzante” nei confronti della domanda, rispetto ad un contesto fortemente regolato.

        • Che bravo ‘sto Garbuglia, chissà chi è.

          Scherzi a parte, ci si dovrebbe prendere una birra prima o poi. Quando ripasso dalla base ti scrivo 🙂

  5. L’errore di fondo nel tuo ragionamento è considerare l’infrastruttura come un bene. E’ chiaro che ha un costo, come tutte le cose (anche l’aria di fatto lo ha), ma quel costo dovrebbe essere ben assorbito dalla collettività, visto che serve a far circolare contenuti, che sono quello che porta davvero valore, anche economico.
    Stiamo parlando di backbone, non di endpoint, su cui un discorso di variabilità di offerta è anche giustificato. La banda non è infinita, è gestita da funzioni di traffico, per cui se tutti vogliono la fibra in casa, la paghino. Ma che l’isp possa servire un pacchetto su skype nella maniera X, e il pacchetto di netflix nella maniera Y, allora no. Per tornare ai ristoranti, è come se il pesce te lo possano servire avariato a scelta del gestore, quando invece lo standard è che il cibo sia quantomeno commestibile.
    Io sono disposto a pagare per una connessione veloce. Non sono disposto a pagare per una connessione la cui velocità dipende da quello che sto facendo. Tu accetteresti di viaggiare in autostrada a velocità differente per lo stesso prezzo se trasporti la suocera, se vai da solo o se hai due cocomeri nel bagagliaio? E che cazzo, ti sto consumando l’asfalto più o meno nella stessa maniera, la strada che percorro è la stessa, quel che accade sulla mia auto sono affari miei.

    • >Tu accetteresti di viaggiare in autostrada a velocità differente per lo stesso prezzo se trasporti la suocera, se vai da solo o se hai due cocomeri nel bagagliaio?

      Piu’ o meno non e’ quel che succede nelle tangenziali delle grandi citta’ dove ci sono corsie riservate al car pooling? sulla stessa infrastruttura se sei tanti in macchina viaggi veloce, se sei solo fai coda.

      Il fatto che la motivazione sia merito (inquino meno) rispetto a denaro non cambia il punto.
      eppure le corsie per il car pooling le vediamo tutti come segno di civilta’

      • il car pooling ha un fine ‘civile’ ma soprattutto oggettivo, ovvero ridurre le emissioni inquinanti. Visitare un sito piuttosto che un altro può essere solo oggetto di un confronto etico, quindi inaccettabile. C’è una bella differenza, il paragone non regge.

        • Tu hai detto che nessuno accetterebbe di viaggiare su un autostrada ad una velocita’ legata a chi trasporti.
          E’ quel che accade col car pooling, indipendentemente dal fine. o no?

          • non è indipendente dal fine. Sulle strade tutti accettiamo che l’ambulanza passi in maniera preferenziale e si bruci pure i rossi. Così come in un sistema informativo si accetta che determinati protocolli o pacchetti siano preferenziali rispetto ad altri, ad esempio quelli che determinano le diagnostiche o inviano comandi remoti per la manutenzione del sistema stesso.
            Togliere la net neutrality non significa ‘facciamo la corsia di car pooling’, ma ‘i bergamaschi hanno una corsia dedicata’.

          • A me pare che un certo ragionamento sia ambiguo e nonchiarisca chi beneficia di un servizio e chi decide in che modo ne debba beneficiare. Il problema è se io utente pago per un cavo e mi ritrovo con un servizio, che magari non mi interessa, o che magari potrebbe esser fornito da altri fornitori, privilegiato per accordi intercorsi tra un fornitore di servizio e il fornitore del cavo (nella speranza che non siano lo stesso soggetto). Quindi non si sta parlando di una offerta dove, ad esempio, il fornitore del cavo mi da la possibilità di gestire il traffico in un modo o nell’altro secondo le mie esigenze e le mie preferenze, differenziando così l’offerta. Quando si parla di Net Neutrality bisogna ricordarsi che le categorie di soggetti coinvolti sono tre, non due.

    • Che Mazzone sembra non aver capito (o l’ho frainteso) che la net neutrality non è importante perchè ‘livella verso il basso’, ma perchè astrae la fruibilità dell’infrastruttura e la rende trasparente all’uso che se ne fa.
      Semplificando al massimo, se domani in Italia si decidesse che i youporn te lo vedi a 56k mentre la messa del Papa va sulla fibra a 100Mb/s, io che pago un abbonamento per _internet_, non per la messa del Papa, mi incazzerei di brutto.

      • A meno che non sia tu a decidere che la rete ti può andare a 100Mb/s su youtube e a 56k se per caso vai a vedere la messa del Papa. E’ importate capire chi decide cosa.

  6. posso sbagliarmi, ma credo che il punto chiave sia questo: consentire a chi gestisce le infrastrutture di differenziare le performance di trasporto a seconda del tipo di contenuti o servizi trasportati e’ pericoloso (nel senso di potenzialmente dannoso per la concorrenza nei servizi e per il funzionamento complessivo del sistema) se chi fornisce le infrastrutture fornisce ANCHE i servizi (cosa che non succede nel caso delle autostrade, mentre succede ad esempio nel caso delle ferrovie, dove infatti i casi di vera concorrenza sono rarissimi). detto questo, siccome i collegamenti in fibra forniscono capacita’ di trasporto pressoche’ ilimitata puo’ essere che il problema si risolva per abbondanza. io pero’ tendo a preferire i casi in cui chi gestisce le infrastrutture non puo’ offrire i servizi basati sulle medesime e l’accesso alle infrastrutture e’ regolato (non troppo) da uno stato che non pretende di gestirle in proprio

  7. L’esempio non tiene (e si vede che l’ha fatto un economista e non un tecnico di rete). Supponiamo che tutti i ristoranti della Campania funzionino così: c’è una cucina in cui ci sono diversi cuochi, che cucinano in maniera indipendente, mentre i camerieri sono un insieme di liberi professionisti a cui sono assegnati dei tavoli. All’arrivo si sceglie il tavolo (e di conseguenza il cameriere), però è possibile ordinare piatti da cuochi diversi. Io e i miei amici arriviamo al tavolo e decidiamo di dividere gli ordini: io vado matto per i piatti di pesce, la specialità di Totone o’cafone, ma Marco ha voglia di un piatto di spaghetti, per cui è il caso di rivolgersi a Giuseppe. Noi facciamo l’ordine, ma il nostro cameriere ha deciso che non gli basta la quota che prende da noi, vuole qualcosa anche dai cuochi. Giuseppe ci sta e paga, mentre Totone, che ci sta a malapena dentro per via dei costi del pesce, ha deciso di non pagare. Il risultato è che il camerierefa le sue preferenze: il mio ordine viene consegnato a Totone che Giuseppe sta già cucinando e, alla fine, io riesco ad avere il mio fritto misto freddo, mentre Marco si beve il caffè. Il che, francamente, farebbe incazzare di bestia chiunque si sieda al tavolo per mangiare e basta. Net neutrality significa che il cameriere serve le comande e i piatti nell’ordine in cui vengono pronti, compatibilmente con il traffico.

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