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Negri e leoni

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Per quanto condivida un sacco di passioni con Canimorti (nello specifico: le ragazzine thailandesi con il cazzo, le palline di cotone nell’ombelico, la discografia completa di Alan Sorrenti e gli spaghetti al ketchup), ho trovato abbastanza vuota e inutile la lettera del ragazzo zimbabwse – o zimbabwano? – che il nostro ha voluto tradurre sulle pagine canaglie di Libernazione.

Indubbiamente, la retorica nazi-animalista sulla caccia et similia ha superato da un bel po’ di tempo i limiti comunemente accettabili di sopportazione. I motivi d’altronde li conosciamo a memoria, non credo sia necessario ripeterli tutti: l’ipocrisia diffusa che vuole certe specie “privilegiate” rispetto ad altre, le prese di posizione estremiste e totalitarie, l’insistenza pedante su temi a volte persino frivoli, ecc.

Tuttavia, un altro tipo di retorica meno esuberante – ma decisamente più dannosa – prende piede ogni volta che si parla d’Africa o dei paesi del Terzo Mondo in genere. Un discorso creato ad hoc per ammutolire l’interlocutore, un sofismo metastatico finalizzato all’annientamento di qualsiasi argomentazione logica.

Parliamo ovviamente della retorica del “bambino-negro-che-muore-di-fame”.

Qualcuno ora mi spieghi, mannaggiacristo, che cazzo c’entrano il problema degli – cito la lettera – “esseri umani africani” con la polemica sul leone Cecil. No, sul serio, chiaritemela ‘sta cosa. È come se, parlando della caccia all’orso marsicano, qualcuno mi interrompesse con “E come la mettiamo coi terremotati dell’Aquila?”.

D’altronde, l’intera lettera abbonda di temi generici – ma dal sapore prettamente esotico – buttati lì alla cazzo di cane per stordire il lettore: la dieta dei leoni a base di carne umana, i tabù alimentari degli indigeni, i serpenti velenosi, i puma in via d’estinzione sulle montagne americane, il compleanno del presidente dello Zimbabwe, il buco nell’ozono, le meduse nell’Adriatico, mia madre che non sala abbastanza la pasta, e così via.

Uno stordimento accentuato dal senso di colpa che un tale tipo di retorica vuole instillare nel lettore, destinato a struggersi per gli africani che muoiono di fame, e noi a preoccuparci egoisticamente dei leoni, brutti e cattivi occidentali desensibilizzati da un benessere immeritato che non siamo altro.

Ma sai cosa ti dico, caro amico dello Zimbabwe? A me, dei bambini negri che muoiono di fame, frega persino meno dei leoni.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

24 Comments

  1. La questione è solo una. Il leone è stato abbattuto dentro ad una riserva? Allora è illegale (n quanto le riserve servono al ripopolamento e tutela delle spicie animali) e più che pretendere la testa del cacciatore americano sarebbe da indagare coloro che si sono fatti pagare salatamente per consentirgli di fare questo safari.
    Per il resto è troppo facile parlare di ideologie, essere pro-umani o pro-animali quando alla fine il soldo è quello che comanda tutto. Vivacchia anche tu tra la povertà e il sostentamento e vedrai che farai impallinare anche il cognato di fronte all’amerikanski che ti sventaglia sotto il naso 10.000 USD.
    Per il resto anche a me dei bambini che muoiono di fame interessa poco o nulla e utilizzati come pretesto per qualsiasi cosa passi per il cervello.

  2. Guarda, il linea di massima avresti ragione tu.
    La lettera dello studente africano era pura retorica TERZOMONDISTA (qualunque cosa voglia dire terzomondista, mi sembra che qui ci stia bene).
    Si anteponeva però ad un altro tipo di retorica, quella animalista.
    Cioè, stringendo, anziché lasciar perdere – come si converrebbe – scendi nell’arena degli animalisti e li batti coi loro stessi argomenti e aggiungi una fiascata di benaltrismo.
    Funziona, era solo per il gusto della polemica.
    Poi di fatto io non mi preoccupo nè di un problema (la gente africana) nè dell’altro (la caccia di frodo, e specifico “di frodo” perché altrimenti sono molto favorevole alla caccia) e non perché non dovrei, dovrei eccome, dovremmo tutti.
    Ma sono pigro.

    • “perché altrimenti sono molto favorevole alla caccia”.

      Infatti nella lista delle (poche) cose per cui vale la pena vivere c’è sicuramente il fagiano cucinato da mia nonna.

  3. Che figata. E adesso che abbiamo dimostrato che siamo così cool da fottercene sia del leone Vattelapesca che del negretto moribondo che tanto è da una vita che la zia Carmela ci dice di mandare giù per gli africani che muoiono di fame e non ce ne è mai fregato una cippa, di sicuro, quando andremo a bere l’aperitivo, potremo sentirci migliori.

    • Di solito su Libernazione si scrivono cose utili? Mica siamo su giallozafferano o periodofertile.it.

      L’unico che fa davvero informazione qui è Luca Mazzone, ma si sa che lui quando non scrive articoli viene congelato e riposto in un magazzino di stoccaggio perché non ha una vita vera.

      • Santo cielo, Billy ci sprechi pure un articolo per dire che a te non frega un cazzo del bambino negro che muore di fame?

        In una conversazione privata, prima di questo inutile sproloquio avevo definito la tua scrittura (non te, sia ben chiaro, che magari sei persona deliziosa) come quella di “un cagnetto rabbioso che lotta per un osso di polietilene espanso al parco del Pratone delle Valli”.

        Mi sembrava giusto fartelo sapere.

  4. Tutti a rompe il cazzo col leone morto.. e i bambini che muoiono di fame, eh? ne vogliamo parlare? 😉

    p.s. mia madre la sala giusto la pasta invece, ma la scoce che la vorrei ammazza’.. u po’ come Cecil..

  5. Molto triste il tuo sfogo. Molto. Bisognerebbe prima di parlare sempre pensare se quelle cose fossero capitate a noi. S eviterebbe di dire cazzate, ed aggiungere astio e rancore al mondo quando questo di questi è già pieno. Al mondo serve altro. Non il tuo sfogo. Prova a farti una corsa.

    • In realtà ho perso anch’io la gamba per via del morso di una pantegana radioattiva. Per questo c’ho il dente avvelenato.

    • Guarda Animabella, ti rispondo seriamente perché sei sempre molto educata nei tuoi commenti.

      La grana grossa del mio post è direttamente proporzionale alla volgarità di certi non-temi che sfruttano l’onda di una emozionalità posticcia che dura giusto il tempo della lettura dell’articolo. Attirare l’attenzione con il topos del bimbo affamato è come far piangere al cinema con la morte di un cagnolino zoppo – o far ridere con una scorreggia. Sono cose che non aggiungono nulla a situazioni maledettamente complicate, le quali, al contrario, meriterebbero un approfondimento intellettuale e umano decisamente maggiore. Odio i ricatti morali, soprattutto quando si basano su un presunto sentire comune che censura qualsiasi tipo di ragionamento critico. Il bambino-negro-che-muore-di-fame esiste tanto quanto il buon selvaggio rousseauiano, non è altro che un’invenzione retorica che serve a manipolare un certo tipo di discorso. Credo che lo Zimbabwe, di cui la maggior parte di noi non conosce una cippa, meriti una riflessione molto più concreta che la banalissima, inutilissima dicotomia africanomagropoverino/occidentalegrassocattivone. E questo lo dobbiamo come forma di rispetto innanzitutto verso la nostra intelligenza, e in secondo luogo nei confronti di quegli esseri umani che fingiamo di compiangere ma di cui di fatto non conosciamo nulla.

      Se poi si vuole continuare a insultarmi nei commenti, pazienza, fa parte del gioco. Ma almeno cerco di non raccontare balle a me stesso e agli altri.

      • Io non voglio assolutamente insultarti nei commenti, spero invece di farti una critica costruttiva (per la vita, non per il blog).

        Condividerei in pieno tutto l’articolo, ma poi leggo l’ultima riga. Cominci bene e dici cose sensate: hai perfettamente ragione, la sterile retorica va sempre osteggiata, così come il vittimismo fuori contesto. Ti dirò poi che fatico a provare pietà per un popolo che nel 2000 non riesce a ingegnarsi per difendere il proprio villaggio da UN leone.
        Ma perchè cadermi con quell’ultima frase? Davvero, mandi in vacca tutto l’articolo perchè sembra (e sottolineo SEMBRA) che tu in realtà sia uno di quei grassi occidentali con un benessere immeritato che pensa solo a fare il LEONE (LOL) dietro una tastiera e a fare il figo cinico e superiore alla massa di pecoroni che provano pietà per il povero negro affamato.
        E quindi la riflessione che fai nell’articolo si smonta, perchè allora non ti dà fastidio la retorica, ma semplicemente ti annoia dover pensare al bambino affamato mentre sei su Tripadvisor a cercare il ristorantino costoso con cui vuoi stupire la morosa.

        Te l’ho già detto in altri articoli ma rinnovo il consiglio: quando scrivi appari (APPARI, non SEI) come una persona egoista e piena di te, che cerca di stupire facendo la voce fuori dal coro e riempiendo gli articoli di puerile turpiloquio. Se partissi invece dal presupposto che prima di tutto va messo il rispetto (per gli africani che muoiono di fame, per i leoni, i tori e i macachi, ma anche per chi non la pensa come te) e se la smettessi di cercare di dimostrare di essere nella testa degli altri (come l’infelice uscita sul volontariato nel tuo primissimo articolo) guadagneresti rispetto e dialogo, non solo insulti nei commenti.
        Pensaci. La testa ce l’hai buona, usala.
        Saluti.

      • Ma figurati se faccio la più pallida concessione al terzomondismo! Il punto è che qui la discussione ha preso una svolta che non mi spiego, spostandosi sulla dicotomia uomo bianco/uomo nero, oppure Primo Mondo/Africa: mentre la questione è la competizione interspecie, nonché la necessità, che a me pare scontata, di anteporre sempre e comunque la vita e il benessere di membri della nostra specie a qualsivoglia nobile crinieruto o zannuto o caudato, impellicciato o piumato, non importa quanto nobile o puccioso. Il problema si riproporrebbe, negli stessi termini, se la lettera fosse stata scritta da un montanaro delle nostre parti, la cui famiglia è costretta a fronteggiare nella realtà e nel quotidiano le conseguenze della reintroduzione degli orsi: vale a dire, una specie vagheggiatissima dagli animalisti, ma mai rimpianta dai locali.
        Cosa c’entrano i negretti o i bianchini, insomma? A meno che tu non voglia rivendicare il diritto ad una certa spensieratezza estiva: non ci sarebbe proprio niente di male.

  6. Ma è questo caldo che genera queste pare allucinanti?

    Un ragazzo che arriva dallo Zimbabwe scrive che a lui, quelli che ammazzano i leoni gli stanno simpatici, perché da bambino vedeva quei leoni che lo guardavano con quegli occhi, che si prefigurava già nei panni di gustosa bistecca, ovviamente al sangue.
    E voi, dietro a tutto questo ci vedete terzomondismo (che parola della minchia, la mia tastiera swipe si rifiuta di riconoscerla!), contrapposizioni etiche, filosofia di vita?
    Ma non ci avete proprio un cazzo da fare!
    Il ragazzino, dal suo punto di vista, ha mille volte ragione e che ci vadano loro, gli animalisti da spritz, a fare …. No, non in culo, che detto così sta male, bensì a fare da cordone umano a difesa dei villaggi dello Zimbabwe e a convincere quei bellissimi micini cresciuti che non si mangiano i bambini!
    Epperfortuna che Salvini non ha pensato di dire la sua sull’argomento, se no a quest’ora l’Italia sarebbe devastata da valanghe di maroni in caduta libera!

  7. nulla di intelligente in tutti questi commenti,ma solo smania di esibire la propria ( inesistente,ahimé ) originalità

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