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Monogamish

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Siamo sempre (più o meno tutti) stati educati al concetto che una coppia di fidanzati (da qui l’epiteto) è tradizionalmente formata da due persone, e che queste persone non debbano avere nessun tipo di rapporto (soprattutto fisico) con altri.

Ha senso? Ovvio che ha senso: se si è innamorati di qualcuno, se si sceglie di stare con questa persona (a meno che non siate Apu Nahasapeemapetilon, e la persona che vi dovrete sposare l’hanno scelta i vostri genitori quando avevate 8 anni), normalmente è con questa che volete rimanere. Ed è con questa che vogliamo fisicamente stare. E non sopportiamo che questa persona, che consideriamo nostra, faccia l’amore con qualcun altro. D’altra parte è nostra.

Eppure, il tasso di infedeltà nelle coppie è comunque parecchio alto; ma (sempre nella maggior parte dei casi) due persone non sono di certo obbligate a rimanere insieme. Può convenire, può essere doloroso e difficile separarsi, ma siamo liberi di farlo.

Queste sono riflessioni non casuali. Sono tutte nella testa di Tao Ruspoli, il regista di Monogamish.

Partiamo dal concetto di matrimonio: è davvero indispensabile sposarsi? Una parte dell’umanità ne conviene: è giusto dal punto di vista economico, morale, e quant’altro. Siamo sicuri?

I miei genitori non sono sposati: ciò non significa che tutti dovrebbero seguire il loro esempio, né significa che io non mi sposerò mai, ma di certo una cosa del genere mi ha fatto sempre chiedere, sin da piccola, se in effetti ci fossero altre possibilità alla coppia sposata con figli. Perché no?

Sia chiaro: io credo nell’amore, e credo anche nel matrimonio, se a muoverlo è il puro e semplice desiderio di coronare la volontà reciproca di stare insieme con un festeggiamento, e non la convenzione, il fatto che “Beh, ma perché i tuoi non si sono mai sposati?” Ti potrei rispondere “Ma perché avrebbero dovuto, scusa.”

Io l’ho sempre vista come una cosa molto semplice: ami qualcuno, vuoi stare insieme a qualcuno, ci vai a vivere, fai dei figli, invecchi insieme. Non c’è bisogno di certificarlo. Lo vuoi fare? Ok. Non lo vuoi fare? Ok lo stesso.

Una cosa è comunque sicura: la storia ci insegna che il matrimonio, in quanto unione fra due persone (almeno nella nostra società), è la base della famiglia tradizionale. Due persone, i figli. E se non fosse così?

L’amore, e questo viene mostrato in modo molto approfondito nel documentario di Ruspoli, ha tantissime forme. Alcune di queste sono (per me in primis) quasi inimmaginabili: ci sono, per esempio, le persone che vivono relazioni poliamorose: non stiamo parlando di un semplice menage à trois, ma di vero e proprio amore reciproco fra tre persone. Difficile? Probabilmente sì. Complicato? Indubbiamente. Impossibile? Pare di no.

A volte siamo convinti che l’unica soluzione possibile, anche per essere accettati dagli altri come persone non sgradevoli, sia esercitare la monogamia. Eppure, spiegano in molti nel film, a quanto pare la monogamia non è propria dell’essere vivente. Al di là degli animali e dei loro rapporti spesso promiscui, ci sono popolazioni in cui non solo è accettato che la propria moglie vada con altri uomini, ma addirittura, durante la gravidanza, è consigliabile che lo faccia: perché questi popoli credono che così facendo il bambino erediterà tutte le qualità degli uomini con cui la madre si unisce nell’atto sessuale. Quindi daje con quello simpatico, con quello bello, con quello forte, e via dicendo.

Stupide superstizioni? Sì, forse. Io però ci ho letto anche un’altra cosa importante: in una popolazione che accetta e incoraggia questo tipo di pratica la donna non è considerata proprietà esclusiva dell’uomo con cui vive. Un concetto al quale nessuno di noi è pronto, me compresa: non credo che potrei mai accettare di dividere l’uomo che amo con un’altra persona.

La storia di Tao Ruspoli, come è facile immaginare, inizia in una famiglia non “tradizionale”: il padre, il principe Alessandro Ruspoli (sì, quello del palazzo) sposa la madre a 50 anni, mentre lei ne ha appena 18. Naturalmente Tao non è né il primo né l’ultimo figlio del principe, vi basti immaginare che ha un paio di zii della sua stessa età.

A ogni modo saranno il mondo in cui vive, la separazione dei genitori quando aveva 8 anni e il traumatico divorzio da sua moglie che daranno il via alla concezione di Monogamish.

Ho riflettuto a lungo su questo film, e ho subito capito quale era la sua morale ultima.

Molti lo vedranno come un inneggiare al tradimento, allo squallore dell’inganno, alla sessualità promiscua e all’appagamento del desiderio personale. Una montagna di cazzate.

Il messaggio principale di questo film, quello che il regista ci sta comunicando, è la condizione fondamentale per portare avanti qualsiasi rapporto: l’onestà.

Ciò che infatti contraddistingue tutte le storie che vengono raccontate in questo documentario è l’estrema sincerità che gli uni hanno nei confronti degli altri. C’è chi ama la stessa persona per tutta la vita, e non riesce nemmeno lontanamente a immaginare un’altra esistenza; c’è chi ne ha amate molte, e pensa che siano state tutte “quella giusta”, anche se l’amore poi è finito; c’è chi ne ama più di una, e a sua volta da loro è riamato; c’è chi ha addirittura una relazione aperta, con tutte le complicazioni che ne possono derivare.

Ma tutti quanti, nessuno escluso, si dice cazzate. Nessuno ha l’amante, nessuno dice che esce con le amiche e poi si tromba uno sconosciuto nei cessi della discoteca, nessuno di loro va a mignotte lasciando moglie e figli a casa.

Tao Ruspoli (lo dice lui stesso) spera che con questo film possa aiutare le persone a capire alcune cose di sé e del proprio rapporto con gli altri, soprattutto con il proprio partner. Come? Attraverso il concetto dell’onestà: ammettere a se stessi, e agli altri, tutto ciò che non pensiamo di poter ammettere o dire perché influenzati da una società che continua a metterci in testa idee spesso fin troppo estreme, come la castità o il fatto che divorziare, lasciarsi, ammettere cioè uno sbaglio sia molto più dannoso che rimanere insieme (più una moltitudine di altri esempi che non citerò ma che potete tranquillamente immaginare).

Perciò, visto che temo che qui da noi non uscirà mai (per un semplice fatto di distribuzione, non robe tipo “l’Italia è retrograda, questo film non uscirà mai perché parla della gente che vive in tre”), ho pensato che fosse utile esprimere questo concetto: magari alcuni leggeranno questo post e penseranno che sono solo scuse, che siamo fatti per vivere un solo tipo di amore, che non è concesso altro, che “continuiamo a dirci cazzate, tanto se la mia ragazza non sa che l’ho tradita mica ci rimane male”.

Magari, però, ho aiutato qualcuno a riflettere un attimo prima di prendere una decisione sbagliata. Perché proprio di questo stiamo parlando. Qui non si inneggia all’infedeltà, tutt’altro: si spinge a essere sinceri, a tirare fuori tutto ciò che si ha dentro proprio per evitare l’inganno e il tradimento. Non significa certo che sia una strada facile: come ho già detto la maggior parte dell’umanità non è pronta, ed è più facile pensare di essere di qualcuno, di avere una sola scelta. Giustissimo: finché non si soffre.

Io penso che la fedeltà, la dedizione all’altro, come volete chiamarla, non sia qualcosa che dobbiamo imporci perché ce lo dice qualcuno. Penso che se siamo innamorati di qualcuno è con quel qualcuno che dobbiamo stare, ed è anche a quel qualcuno che dobbiamo rispetto, dunque onestà. Tutto qui.

JJ

 

Piccolo inciso: nel film le piccole scene recitate che raccontano il matrimonio del regista con la sua ex moglie, la quale era all’epoca molto giovane (18 anni), ha come protagonisti un ragazzo normale e una ragazza superfregna. E io mi sono detta: “Vabbè, come al solito per le ricostruzioni prendono sempre queste attrici/modelle fichissime che non hanno nulla a che fare con la realtà… Che palle”. Poi ho scoperto che l’ex moglie di Tao Ruspoli è Olivia Wilde. Allora scusa, niente, colpa mia.

Ciao, vado ad ammazzarmi
Ciao, vado ad ammazzarmi

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

5 Comments

  1. Bellissimo pezzo, davvero. Complimenti.

    Eppure tutti i giorni mi sveglio e ho come l’impressione che tutta la società (sì, lo so, concetto pachidermico e abusato) sia sempre più votata alla finzione. Intendo come scelta deliberata, non solamente come trend. La “profilizzazione” (passatemi il termine) risponde a questa stessa, precisa logica: mentire (in diversi gradi) a noi stessi per riuscire a farlo disinvoltamente con gli altri. Poichè questo è giusto, normale, logico. Funzionale al tipo di società e di socialità che stiamo quotidianamente sperimentando e costruendo. E’ un discorso che si lega all’onestà individuale e personale e, secondariamente, a quella, appunto, “sociale” e all’autenticità. Non credo che la maggior parte dell’umanità semplicemente non sia pronta. Come se fosse un percorso “positivo”. Temo che si stiano affinando gli strumenti (tutta una serie di strumenti, in moltissimi ambiti) per standardizzare ulteriormente le persone, celebrare lo status quo, irretire lo spirito, sedare la coscienza. E l’onesta “introspezione” che ne deriva. Non lo so, ci vedo più una discesa agli inferi, ecco. Poi ovvio, spero di sbagliarmi e che invece tutto questo onanismo egotico, questa celebrazione perenne della fatina del dentino porti all’implosione di quel modello. Intanto nel mio piccolo, cerco di continuare a essere onesto con me stesso e con chi mi sta vicino, a volte sconfinando nell’hardcore magari. Ma così si rimane “connessi”, “si condivide” davvero con chi apprezza l’onestà. Perchè poi è un discorso che non riguarda esclusivamente il modo d’intendere la vita amorosa, sessuale, ecc. Ma anche, l’amicizia e l’interazione basica con gli altri.

    – Ma che figa è Olivia Wilde, comunque?

  2. Pezzo molto bello e pieno di verità. L’onestà nei rapporti è condizione indispensabile, ma la finzione è più comoda. La verità richiede sempre un sacrificio che non tutti sono disposti a fare.

  3. io sono monogamo e considero la fedeltà anche sessuale una cosa importante, e non credo che la monogamia sia maggioritaria solo per convenzione, se la maggioranza delle persone sono monogame è perchè lo vogliono nonostante tutto. Poi chi vuole la coppia aperta faccia pure

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