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Miss Sarajevo

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Io invece credo sia giusto ricordare che l’assedio di Sarajevo è durato quasi quattro anni e che un bombardamento di trenta giorni della Nato sulle postazioni serbo-bosniache che martoriavano la città ci fu solo dopo la strage del 28 agosto ’95. Solo così furono salvati molti civili e solo così fu poi possibile costringere Milosevic a firmare il parziale accordo di Pace di Dayton. Senza avere indebolito l’esercito di Milosevic, quella pace, per quanto precaria, non sarebbe stata possibile.

Faccio mie queste considerazioni che il radicale Matteo Mecacci ha usato in una lettera destinata ad Emma Bonino, per argomentare l’opportunità di un intervento armato in Siria.

Pur non condividendone le conclusioni, è un buono spunto per chiedere a chi si dichiara contro la guerra “senza se e senza ma”, se ritengono ad esempio che in Bosnia sia stato giusto aspettare così tanto per intervenire. Se sia stato giusto mandare i caschi blu, ma solo come spettatori in prima fila a Srebrenica. Se le immagini dei campi di prigionia e le notizie degli stupri e delle esecuzioni di massa (tante e tutte troppo documentate per non essere considerate attendibili), consentissero sonni tranquilli.

La guerra fa schifo, senza se e senza ma, tuttavia a volte sembra essere una risposta più concreta ed efficace che provare a convincere gente del calibro di Milosevic con canzoni tipo quella del titolo, oppure (o mio Dio) “Il mio nome è mai più”.

11 Comments

  1. Però io continuo a trovare paradossale che molti Radicali, da sempre convinti assertori del diritto senza se e senza ma, invochino un intervento che, senza l’avvallo dell’ONU, di fatto sarebbe un’aggressione unilaterale nei confronti di un paese neutrale. Ho come l’impressione che le grandi battaglie della legalità da parte del Partito Radicale (che ho sempre condiviso appieno) vengano tirate fuori quando fa comodo e scordate altrettanto velocemente in nome di un presunto Bene Superiore…

  2. Beh, sull’atteggiamento non sempre “comprensibile” dei radicali penso che nessuno possa darti torto.
    Se ti riferisci invece alla lettera Mecacci/Bonino, a occhio mi sembra che si tratti solo di salutare ed energico dibattito interno, ma non frequentando Torre Argentina è solo una mia impressione.
    un saluto

  3. anch’io sono un cultore dei se e dei ma; magari scelgo i se e i ma sbagliati, ma perdonatemi.

    qualcuno dei Grandi Statisti Radicali sa spiegarmi, se possibile con parole semplici, perché la Siria (e la Serbia, naturalmente) si deve “punire” MA l’Arabia Saudita no?

    …e le Maldive?
    ecc.

    • è questo il punto.
      il criterio con cui l’Occidente sceglie dove intervenire e perché è così vago e volubile da far
      passare in secondo piano la nobiltà dell’intervento stesso, che di tanto in tanto c’è.

      esempio: stragi in africa centrale: mai nessun intervento. perché?

      in cina: chi dice qualcosa contro la pena di morte indiscriminata?

      in iran e in arabia saudita: chi dice qualcosa contro le violazioni dei diritti civili?

      in russia: chi ha mai proposto un attacco contro le repressioni ai danni dei ceceni?

      insomma: se non mi dicono perché e quando i “buoni” lanciano un attacco contro i vari “cattivi”, non mi convinceranno mai.

      anche perché la definizione di “buono” e “cattivo” cambia nel corso del tempo, come potrebbero dire Saddam Hussein e Gheddafi.

      e allora? non accettiamo che ci sia una dittatura in NESSUNA parte del mondo? E quando è che un dittatore diventa troppo cattivo, e quindi bisogna intervenire e spazzarlo via?

      allora però facciamolo sempre, non è che se uno è troppo potente lo si lascia stare.

      insomma, tutte queste storie mi hanno troppo disgustato, e io non sono più a favore di NESSUN intervento.

        • Esattamente. è la conseguenza della perdita totale di credibilità. troppe volte mi sono sentito dire: lo facciamo per aiutare la popolazione, il mondo sarà un psoto migliore, intervenire è un dovere etico. e troppe volte si è scoperto che altre erano le motivazioni, altri gli obbiettivi, altri – radicalmente altri – i risultati ottenuti. ma ci rendiamo conto che qui si parla non solo di intervenire negli affari di un paese estero (già per questo ci sarebbe bisogno di motivazioni specchiate e incontrovertibili) ma soprattutto di ammazzare delle persone? e prima che io ti dia il mio assenso a fare una cosa del genere, avrò anche il diritto di pretendere che tu mi tolga ogni ragionevole dubbio sulla cosa? troppe volte è successo in passato. il ruolo che ci siamo attribuiti di poliziotto del mondo non funziona, non ha mai funzionato. per me ci sono gli estremi per piantarla qui. ci sarà semplice un bosniaco, un siriano in difficoltà. saranno sempre usati come schermo per fare altro. e volete ancora il mio ok? volete che sia addirittura favorevole? mi dispiace, ma finché non vedo un cambiamento – un cambiamento reale – per me non se ne parla.

          • Apprendo che c’è, accanto a chi mostra una posizione ideologica nei confronti della guerra (i pacifisti), anche chi ne fa una questione di etichetta/educazione.

            Quindi scusa, caro amico Bosnicaco, se non ti salvo dalle Tigri di Arkan pur potendo ma, cerca di capirmi, non saprei proprio cosa dire poi a quelli del Myanmar.
            Poi magari mi si offendono.

            Cara Bianca, ignori (o fingi di ignorare) che tutte le situazioni che hai elencato sono diverse tra loro e decisamente troppo complesse per poter essere affrontate tutte nello stesso maniera. E questo era esattamente il significato del post (e di altri pubblicati in questi giorni): il rifiuto di applicare un filtro ideologico alla realtà.

  4. Ricordo però che oltre alle postazioni serbe intorno a Sarajevo fu bombardata pure una certa Belgrado… e quello fu forse il più ‘mirato’ degli interventi degli ultimi anni. Annamo bbene.

    • @Stefano
      L’operazione Kosovo fu un crimine contro l’umanità che faceva comodo a Qualcuno.
      Quindi giusto praticarlo-e chi se ne sbatte dell’ONU- giusto, POI, nasconderlo sotto una coltre di silenzio, perché scenda l’oblio sull’immondo crimine umanitario, sui tanti esecutori e complici.
      Con la benedizione di Dio, di Gandhi e della bellica ‘pulzella d’Orléans’, oggi tutta ONU e moderazione mentre “allora” chiedeva, scavalcando disinvoltamente i generali americani, l’invasione di terra dell’intera Serbia.
      Mecacci non capisce? S’impegni, s’impegni, vedrà che poi capisce.

  5. @draculafrizzi
    Una metafora: c’è una maestrina che ha una classe di alunni cattivi. tutti si comportano male. alcuni li punisce, alcuni no. i suoi amici pacifisti le dicono: non devi punire mai nessuno. i suoi amici guerrafondai le dicono: devi punire chiunque ti risponda male. la maestrina, che odia tutti gli estremismi, risponde con aria virtuosa: deciderò caso per caso, e punirò chi se lo merita. Bene, brava maestrina.
    ma per arrivare al ruolo di maestra bisogna avere delle competenze, un qualche titolo, quantomeno una statura morale superiore agli alunni. ed è qui che la nostra metafora cade. Le forze dell’Occidente in questi ultimi anni hanno dimostrato di agire o per interessi economici/politic/geostrategici, o per farsi favori reciproci, o perché spinti dall’emotività. Qui noi non siamo nella parte della maestra. al più, siamo nella parte del bulletto più grosso della classe. Anche un bullo di tanto in tanto può dare uno schiaffone giusto e restituire la caramella al povero indifeso, come sono pronto ad ammettere che l’intervento nei balcani fu una buona cosa. ma sempre un bullo resta, e perciò non ha il diritto di ergersi a tutore dell’ordine.
    pensaci, è così che ci comportiamo noi.
    Qualcuno ci pesta un piede (afghanistan)? lo picchiamo
    Qualcuno ci sta sulle palle da sempre (iraq)? lo picchiamo
    Qualcuno prima era nostro amico, poi ci abbiamo litigato (Libia)? lo picchiamo
    certo, è inevitabile che i bambini più deboli si rivolgano al bullo per farsi difendere. e che quindi ogni tanto il bullo stesso faccia un’opera di giustizia. ma il concetto non cambia.

    • Parti male.

      è proprio l’immagine della classe e del capoclasse che è sbagliata. Non c’è nessuna maestra e forse, questo è il problema, non c’è nessuna classe. C’è una comunità internazionale di stati che si comportano in modo individualistico e stringono alleanze sulla base dei propri interessi.

      Chi è che ha il potere di fare la maestra? Gli USA?

      A te interessa la giustizia, a me basta che qualcuno si metta in mezzo/riconduca a ragione quando si prospetta un genocidio, e ci sono le condizioni per fermarlo.

      Potevamo fermare un massacro fatto a colpi di machete? Parliamo di un milione di persone fatte a pezzi in 3 mesi.
      3 mesi.
      Un milione.

      Certo che si. Ma forse perchè non c’erano interessi economici a farlo , come dici tu, o forse per non “fare i bulli” non è stato fatto niente.

      Siamo stati a guardare, e il risultato è stato identico.

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