un blog canaglia

Vi sentite migliori di Mary?

in società by

La vicenda, in estrema sintesi, è la seguente: Mary, studentessa di Napoli, in attesa di laurearsi e acquisire la sua indipendenza economica vende le proprie foto hard perché, dice, è l’unico modo che ha per comprarsi uno scooter.
Ora, comprendo benissimo che si tratta di un caso molto “light” rispetto ad altre storie (ben più drammatiche) di cui si legge: però, consentitemi, lo trovo emblematico. O meglio, credo che possano essere emblematiche le vostre risposte a un paio di domande:

  1. Mary è davvero “costretta” a vendere le proprie foto (e quindi, in una certa misura, il proprio corpo)? Magari no, perché lo scooter è un bene voluttuario; o invece magari sì, perché quel veicolo, per qualche ragione, le è indispensabile. Ma la vera domanda è un’altra: ammesso e non concesso che quello scooter le sia assolutamente necessario, o se preferite immaginando che Mary si trovi a dover soddisfare un bisogno primario come mangiare o dormire, decidere di “vendere il proprio corpo” (sia pure in una modalità “mediata”) è sostanzialmente diverso dall’optare per fare le pulizie in un condominio, fare la baby sitter o impartire ripetizioni? E’ meno “dignitoso”? Voglio dire, e questa è la domanda definitiva: esiste un criterio oggettivo per misurare la dignità di una scelta, diverso dalla valutazione individuale di chi la compie?
  2. Nella domande precedente ho usato la parola “decidere”: perché vendere le proprie foto hard, evidentemente, non è che una possibilità tra le tante. Orbene, la seconda domanda è: se capitasse (o se è già capitato) a voi  di trovarvi in difficoltà economica, e decideste (o avete deciso) di procurarvi il denaro senza denudarvi, vi sentireste (o vi sentite) in qualche modo “migliori” di Mary?

Ecco, secondo me queste due domande sono emblematiche: perché se la vostra risposta (ad una sola di esse o a entrambe) fosse un sì, per come la vedo io voi (sì, proprio voi) sareste uno degli ostacoli che si frappongono tra le donne e la loro definitiva conquista dell’emancipazione.
Anche se magari siete sinceramente convinti del contrario.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

29 Comments

  1. Io non la vedo così. Il problema è assai mail posto. Comunque provo a rispondere:
    1) Esiste un criterio oggettivo per misurare la dignità di una scelta, diverso dalla valutazione individuale di chi la compie?
    Risposta: Di oggettivo nella vita esiste ben poco. Quindi la risposta è NO. Ma esistono criteri soggettivi eppure diffusi, condivisi, provati nella tradizione umana, sociale, culturale, criteri finalizzati a misurare la dignità, la moralità delle proprie scelte. Criteri (non parlo solo di quelli religiosi) che mostrano una efficacia nella ricerca della felicità individuale e collettiva. Le scelte individuali non sempre hanno questa stessa efficacia, anche se nel breve periodo può sembrare che “paghino” di più nell’ottenimento di risultati immediati.
    2) Vi sentireste (o vi sentite) in qualche modo “migliori” di Mary?
    Risposta: Secondo me nessuno ha il diritto di sentirsi “migliore” di nessun altro. Il concetto stesso di migliore è un concetto legato al bene, che è un valore generale e assoluto e come tale è un concetto “altro” rispetto all’umano, che è immanenza, precarietà. Per questo io non mi sento assolutamente migliore di Mary, ma di sicuro mi sento di far riferimento ad un sistema di valori diverso dai suoi.

  2. premesso che le domande sono più di due

    1) dignitoso secondo quale metro di giudizio? il comune senso del pudore di vaticalia? se ha il fisico, non si pone problemi pseudo etico-morali, ha clienti, ha fatto più che bene. la risposta definitiva è no, non esiste una dignità oggettivamente misurabile e quindi non può esistere un criterio per misurarla
    2) no, se avessi il fisico adatto non mi farei alcun problema, farsi delle foto è decisamente meno faticoso che fare pulizie

  3. Il giudizio è una peculiarità umana e sarebbe giusto poter dichiarare “io nn giudico”. Personalmente posso dire che, nn essendomiai trovata in situazioni critiche, nn so cosa farei o dove potrei arrivare. So che nel bisogno ho lavorato anche 20 ore al giorno. Credo che la ragazza dovrà fare i conti con rispetto e dignità. E la società dovrà fare i conti con una tale superficialità che ci porta a vendere il corpo, che siano foto hard o organi o sesso, per avere agi.

  4. articolo inutile e patetico. la vera provocazione al giorno d’oggi è disinteressarsi a stronzate come queste e agire per cambiare un paese in mano a zombie e parassiti.

    • Perfetto, hai centrato il problema. La soluzione è il BENALTRISMO. E’ così che si fa. Il problema non sussiste perchè ce ne sono altri di maggiori. E se la causa fosse proprio il non voler risolvere i problemi minuti che crea l’alibi per non risolverne nessuno?!?!

  5. magari la differenza è nella fine che fanno le foto del mio corpo. A me fa un po’ schifo immaginare uomini sconosciuti che ci si masturbano su immaginando di usarlo come si fa come una bambola di gomma. Mi sono trovata in gravissime difficoltà economiche, sola, senza casa, senza amici e parenti. Ed ho provato, e ne sono anche molto orgogliosa, a me stessa la possibilità di poter sopravvivere fino al punto di uscire dall’indigenza grazie al la mia volontà ed il mio cervello. Si….in tutta onestà per questa mia potenzialità io mi sento superiore a Mary…

  6. E’ maggiorenne e non vedo che problema esista riguardo al fatto che venda le sue foto, hard o meno che siano. E cosa ci compra coi soldi sono assolutamente fatti suoi.

    Siamo veramente un Paese senza la minima speranza…

  7. Non mi sento migliore di Mary che si vende per comprarsi lo scooter.
    Mi sento migliore di Mary che si vende per prendere 110. O vogliamo far finta che poi si fermi li? E quando ti frega il posto di lavoro perchè al colloquio ripete la scena di Basic Instict? E quando avrà la promozione al tuo posto perchè fa gli occhi dolci al capo? Tu Capriccioli come ti sentiresti? Sfogheresti la frustrazione scrivendo una supercazzola sulla meritocrazia?

  8. In realtà non sono ostacoli che si frappongono sul cammino dell’emancipazione, se parliamo di liberazione sessuale. La liberazione sessuale c’è stata, non si può tornare indietro, qui si tratta di scelte e di autodeterminazione: ognuno decide di guadagnarsi il pane come gli aggrada. il fatto che voglia comprarsi uno scooter è del tutto irrilevante. Sono affari suoi. C’è in atto il tentativo di restaurazione di un ‘ordine che non esiste più, questo mi fa paura. Se parliamo di mercificazione del corpo allora fare la domestica, la badante, e quindi essere oggetto delle attenzione del figlio della persona anziana o lavorare in fabbrica è meno mercificante? Non vendiamo una parte di noi ogni giorno in cambio di denaro? Molti diranno “nooooo, lavare, strofinare e tirare a lucido la casa altrui è assai più dignitoso. Perché è un lavoro onesto. E io ci sono per dir loro che non è così? Dovessero fare una crociata anche contro di me.

  9. Capriccioli, non vi è motivo per sentirsi migliori di Mary, ma ne ho almeno due per ritenermi migliore di Lei.
    1: scrive come Fabio Volo
    2 (derivante dall’1): manca di originalità nei temi

  10. A parte gli insulti gratuiti di alcuni, secondo me le domande sono mal poste.
    Secondo me bastava una domanda, che avrebbe dovuto essere più o meno la seguente:
    Se invece di Mary fosse stato Mario a vendere le sue foto, le reazioni sarebbero state le stesse?

    Che poi a prescindere da Mary o Mario, sia comunque una pessima idea vendere le proprie foto hard e pubblicarle su internet, dove nulla si distrugge e magari tra vent’anni potrebbero rovinare una carriera, è un fatto.

  11. Io non mi sento migliore di Mary, ma mi sento sicuramente migliore dei patetici sfigati che pagano per avere le sue foto. E riguardo alla questione dei 110 e dei posti di lavoro, mi sento un milione di volte migliore di chi approfitta della propria situazione di potere per ottenere vantaggi sessuali.

    Se Mary vuol farsi oggetto son cavoli suoi. Se qualcuno vuol comprare quell’oggetto venendo meno alle proprie responsabilità, son cavoli di tutti.

  12. 1) Se parli di criteri oggettivi, la domanda è retorica. Qui siamo in pieno soggettivo, perché un criterio oggettivo non esiste, se non nelle religioni e nelle dittature.

    2) Ho una certa età, quindi mi è capitato più volte di desiderare cose indispensabili o voluttuarie. Ho scelto di ottenerle (o di rinunciarvi) sulla base di ciò che potevo dare in cambio restando in pace con me stesso.

    Una divagazione: ho preso la patente di guida a 35 anni. Prima ho vissuto, studiato, lavorato utilizzando i mezzi pubblici, ma soprattutto camminando (e ho mantenuto per decenni una forma invidiabile). Per un breve tempo, ho perfino fatto il rappresentante di commercio spostandomi in autostop!
    Quella del motorino indispensabile mi lascia quindi un po’ perplesso. Fine della divagazione.
    No, non mi sento superiore o migliore di qualcun altro. Non ho provato una simile impressione neppure nei confronti di una prostituta giovane, in precedenza bella, ma tossica, parzialmente sdentata, nella quale mi imbattei in pieno giorno mentre urinava sul marciapiede. Quando mi vide, venne a implorarmi di servirmi di lei in qualsiasi modo. Le diedi 5.000 lire, ma declinai gentilmente l’invito: una gran voglia di dirle mille cose e la consapevolezza di essere vinto dallo sconforto. Provai rabbia e dolore, non senso di superiorità.
    Perché provai rabbia e dolore? Perché quella sua “scelta” mi feriva: una ragazza giovane e già bella che mi implorava con insistenza di farle ciò che avessi voluto, per un po’ di soldi. Forse per mangiare, pagare l’affitto, bucarsi, comprarsi un paio di orecchini… chissà. In ogni caso, la sua “scelta” non mi apparve per nulla libera, a quel punto.
    La studentessa del motorino, invece, non si è lasciata andare così a fondo. Lei sceglie davvero. Sceglie in particolare di sfruttare l’eccitazione sessuale che è in grado di suscitare in cambio di soldi. In pratica, per raggiungere il suo scopo, sfrutta il suo corpo e le pulsioni degli altri. Un po’ come chi sfrutta la fame degli altri per farli lavorare bestialmente. Una scelta che non condivido, non mi piace e che denuncio come forma di sfruttamento. Con la sua dignità deve vedersela per conto suo, io non c’entro. E i confronti tra gli umani non sono leciti. Però ho tutto il diritto di giudicare le azioni, perché quelle hanno un valore sociale, realizzandosi in un mondo condiviso. E a me lo sfruttamento della persona – propria o altrui – non è mai piaciuto.

  13. 1) No, non esiste un criterio oggettivo per misurare la dignità di una scelta.

    2) Sì, mi sentirei migliore di Mary se mi procurassi denaro senza denudarmi in caso di difficoltà. Per due ragioni:

    A. Se Mary lo fa senza pensare che qualcuno, più avanti, potrebbe ricattarla, o che le sue foto potrebbero finire chissà dove e causarle pesante imbarazzo più avanti nella vita, allora è un’idiota. E io mi sento libero di sentirmi migliore degli idioti.

    B. Se Mary lo fa sbattendosene delle possibili ripercussioni, perché anzi, progetta di usare metodi simili per ottenere qualsiasi cosa (il 110 e lode, il lavoro, la promozione, …) allora è stronza, e io sì, mi sento migliore degli stronzi.

  14. ognuno si vende in questo mondo. L’operaio vende il braccio, l’impiegato vende il cervello. Se hai lo stomaco e non ti fa schifo vendere le tue parti intime, sono affari tuoi e di chi ti compra.Personalmente preferirei andare a fare le pulizie. Trovo meno degradante vendere il braccio. Se poi vuoi venderti anche il culo, dai via del tuo.

  15. Non riesco a rispondere “No.” a entrambe le domande, ma non mi sento certo un moralista.

    1 – Esiste un criterio oggettivo per misurare la dignità di una scelta, diverso dalla valutazione individuale di chi la compie?
    La domanda secondo me è un pò capziosa. A mio onesto avviso, chi suda i soldi che guadagna merita più rispetto di chi sfrutta un proprio privilegio per averli. Per farla breve: chi guadagna delinquendo sbaglia, chi guadagna in modo facile è bravo e chi guadagna sudando è bravo e in più merita rispetto. Io mi sono pagato gli studi lavorando come barista nel pub di mio padre: non ho problemi ad ammettere che i miei colleghi (che si sono sudati quel posto dimostrando sin da subito il proprio valore) sono più meritevoli di me, perché non hanno sfruttato un loro privilegio (legami di parentela) per avere quel lavoro e quei soldi. Al contempo, so di essere più meritevole di molti miei coetanei che fanno qualche soldo giocando a poker (non riesco a considerarlo un lavoro) o addirittura spacciando. Vendere le proprie foto hard? Fare marchette? Fare sesso in webcam a pagamento? Perché no? Alcune di queste cose potrei farle pure io senza problemi, ma si tratta comunque di uno sfruttamento di un proprio privilegio (un bel corpo) per fare soldi facili. Quindi a pari livello di chi, come me, ha un posto fisso senza esserselo meritato. Chi si sbatte per ottenere un lavoro, e chi lavora con fatica, secondo me merita più rispetto.
    2 – A parte che nessuno può decidere chi è migliore di chi*. Però le scelte delle persone possono essere valutate, più o meno soggettivamente. Una volta che avrò finito il mio dottorato, e non avrò più la borsa di studio (che grazie a Dio non ho ottenuto tramite raccomandazioni), dovrò cercarmi lavoro. Se dovessi fare fatica a trovarlo, e restassi senza soldi, dovrò tornare da paparino per avere il mio bel posto sicuro. Ecco, in questo caso mi sentirei in colpa esattamente come potrebbe sentirsi in colpa Mary.

    Non si tratta di colpevolizzare chi utilizza legalmente il proprio corpo per guadagnare (e badate bene che persino fare marchette è legale, salvo sfruttare chi lo fa), non vi è nulla di male in questo. Ma ecco, io ho comunque più stima di chi non si accontenta di fare soldi facili ma ambisce, nella propria vita, a sbattersi al 100% e a non dover scendere a compromessi.
    Mary ha provato a cercare lavoro seriamente e nel modo giusto? O vendere le proprie foto è stata la prima cosa a cui ha pensato quando si è resa conto che aveva bisogno di soldi? È questo, sostanzialmente, che potrebbe cambiare in meglio il mio giudizio (comunque non negativo) su di lei.
    A meno che non sia una aspirante pornoattrice, dubito che scriverà sul proprio CV “mi sono mantenuta agli studi, tra le altre cose, vendendo mie foto hard”. Questo sta a significare che magari avrebbe preferito fare qualcosa di più gratificante o professionalizzante. Pazienza che non sia riuscita ad averlo, ma l’importante è che ci abbia provato.
    Auguro vivamente a Mary di trovare un buon lavoro part time che magari sia attinente ai suoi studi e in cui possa dimostrare il proprio valore professionale. Dopodiché – perché no? – magari potrebbe continuare a vendere qualche foto per arrotondare, che di questi tempi non guasta.

    *Soltanto Dio e le compagnie assicurative decidono chi è migliore di chi, e quali persone valgano più delle altre. Ma meglio non fidarsi di queste strane entità, specie di Dio. Almeno le compagnie assicurative hanno aiutato per davvero qualche persona, talvolta!

    • Che commento triste. Quanti danni ha fatto il moralismo se ci si sente in colpa (o meno meritevoli) per aver lavorato presso il proprio padre.

      • Guarda, visto che ti sei interessato alla cosa ti rispondo, anche se trovo il tuo intervento un po’ troppo superficiale. Sentirsi un pò in colpa (mica tanto eh, giusto quel poco) per i privilegi che si posseggono rispetto alle altre persone e cercare, nel proprio piccolo, di appianare queste differenze non mi sembra sbagliato.
        Non ti risponderò oltre, sennò si rischia di andare Off-topic.

  16. vivo in una società che garantisce il reddito minimo e dunque questo problema non si pone a livello di sopravvivenza. Uno scooter sarebbe conveniente dato che anche non si pagano passaggi di proprietà. invece un’attività del genere sarebbe illegale e la ragazza sarebbe arrestata se scoperta, non so in Italia. É legale? – La qual cosa non permette grande libertà di scelta, in caso di voyerismo della persona… tanto per dire un altro punto di vista… a meno che uno non faccia delle foto d’arte e sesso… allora non pagherebbe neppure le tasse sulle vendite…

  17. Chi non riesce a rispondere “no” alle domande dell’articolo non si rende conto del fatto che trasforma il proprio “io farei così e così” in “quindi tu e tutti gli altri dovete fare così e così”. Ognuno ha il sacrosanto diritto (anche) di ritenere indegno che si venda la propria sessualità, ma non di forzare l’etica altrui con la leva giuridica del proibizionismo, tutto qua. Poi per me è assurdo gridare allo scandalo quando, anziché la forza delle braccia o le energie intellettive, qualcuno venda il calore dei propri genitali. Non pretendo che tutti la vedano come me, però che ognuno possa fare come crede, sì.

  18. Il fatto è che un mondo in cui vendere il proprio corpo o le propie foto rende assai di piu di altre attività piu “faticose”, come fare le pulizie o insegnare ecc…, è un mondo di merda.

    E ho il sospetto purtroppo che Mary si renderà conto che anche dopo laureata sarà oggettivamente piu conveniente per lei vendere il proprio corpo piuttosto che usare la sua laurea nel mondo del lavoro…

    • Concordo in pieno sulla prima frase. Il mondo dove essere veline, calciatori, giovani rampanti leccaculo dei politici, broker di finanza (sapete quanto poco siano tassate le rendite finanziarie rispetto alle rendite da lavoro?) piuttosto che lavoratori volenterosi è un mondo di merda.

      Però non è detto che lo step successivo sia far marchette per un posto di lavoro o prostituirsi… Chi fa qualche foto osé non per forza finisce nei casting di Tinto Brass.
      (Così come chi si fa qualche canna non finisce a bucarsi) Io le lascerei il beneficio del dubbio.

  19. Ma se invece di Mary si fosse chiamata Kate Moss o Claudia Schiffer? C’è troppa ipocrisia. Pensate quanto sono accettati dalla società i matrimoni per convenienza, nel mio ambiente sarebbe uno scandalo se mi sposassi con una disoccupata, i miei genitori mi disedererebbero. E quanto fascino esercitano gli uomini ricchi e potenti? Quanto è necessario apparire almeno benestanti per far colpo sull’altro sesso?

  20. Il fatto che Mary oltre a fare ciò che dice denunci pubblicamente il fatto di essere ridotta a questo, significa che è lei per prima a trovarlo poco dignitoso, se andava tutto bene lo faceva e basta, come le baby-squillo parioline.

  21. 1 No non esiste un criterio oggettivo per misurare la dignità.. esistono certo criteri condivisi diffusi.. che qualcuno a volte prova a imporre a maggioranza a tutti con prepotenza e senza senso della democrazia e del rispetto per gli altri..

    1b La dignità è un concetto sicuramente soggettivo, quindi non può essere definita in una legge e imposta, però c’è qualcosa che è necessario alla convivenza fra persone con sensibilità e convinzioni diverse: è un rispetto equanime verso ciascuna persona. Per cui ciascuno ha diritto di cercare di vivere seconddo i propri valori, e che non gliene siano imposti altri che non condivide, ma allo stesso tempo deve riconoscere l’autodeterminazione degli altri, e se può cercare di convincerli, non deve mai cercare di violentarli.

    2 Non mi sentirei migliore di lei, nè di chi guarda le sue foto, o video. Mi sentirei altro, diverso, perchè probabilmente io non lo farei. Ma nè migliore nè peggiore, parlandone così in astratto, senza conoscerli.

    3 il fatto è che un mondo dove vendere le proprie foto rende tanto è un mondo normalissimo, niente affatto di merda, dove una persona può tranquillamente fare questa scelta, mentre un’altra non la fa, e sentirsi normale e di valere quanto chiunque altro.

  22. Esiste un criterio oggettivo? A mio parere, no.
    Quindi secondo il mio personale metro di giudizio posso ritenermi superiore a chi mi pare, come lei implicitamente si ritiene migliore di me (questo lo deduco dal post) per questo fatto (che io mi reputi migliore di Mary).

    L’emancipazione delle persone si misura nel raggiungimento dell’indipendenza, non in cosa io pensi di loro in seguito.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top