un blog canaglia

Mi preoccupa

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I punti veri della questione non sono neppure il lessico, la retorica, le iniziative che, per come la vedo io, non servono a niente: voglio dire, se degli uomini famosi ritengono di farsi fotografare accanto a slogan variamente assortiti che condannano la violenza sulle donne, se la Comencini ha l’alzata d’ingegno di scrivere una lettera gonfia di citazioni e luoghi comuni indirizzandola “agli uomini” per comunicare loro non si capisce bene cosa, se un certo numero di politici, intellettuali e opinionisti sono davvero convinti che la parola “femminicidio” abbia un briciolo di senso, o perlomeno che possa avere una qualche forma di utilità, fatti loro.
Dopodiché, è possibile che ci sia chi non è d’accordo.
E’ possibile, ad esempio, che ci sia chi pensa che la violenza sulle donne debba essere affrontata in altro modo: con le riforme politiche vere, tanto per cominciare, che forniscano alle donne gli strumenti concreti per rendersi effettivamente e definitivamente indipendenti, e quindi “invulnerabili” rispetto alla condizione di subalternità che insiste alla radice di molti, moltissimi episodi che vengono rubricati alla voce “femminicidio”.
Ed è anche possibile che ci sia chi ritiene che quella retorica, più o meno consapevolmente, finisca per dare l’illusione che la questione possa essere davvero risolta a colpi di slogan, di “basta”, di frasi fatte, fornendo un alibi formidabile a chi quelle riforme si ostina a non compierle.
Ma non è tutto.
E’ perfino possibile, pensate, che ci sia chi si è ficcato in testa che quel lessico e quella retorica siano essi stessi intrisi di segregazione e subalternità: che quel lessico e quella retorica non facciano altro che declinare, in modo diverso, gli stessi strumenti di quelli che vorrebbero combattere; che quel lessico e quella retorica, insomma, siano una parte -niente affatto marginale- del problema, anziché una possibile via d’uscita. E che quindi, oltre ad essere inutili, finiscano per diventare addirittura controproducenti.
Ecco, io sono uno che la pensa così: di tal che quello che vedo e che leggo in queste ore non si limita a infastidirmi.
Mi preoccupa.
Con buona pace di chi, come al solito, riterrà di inquadrarmi ancora una volta nella casella dei maschilisti cattivi.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

3 Comments

  1. … e tutto ciò con l’aggravante che, come tutti gli slogan e le ricorrenze, dopo un po’ di tempo generano assuefazione se non rigetto. Se mancano le riforme, rischiamo che il fenomeno permanga e che anche l’indignazione finisca (solitamente in un “..,. ma lei se l’è cercata”)

  2. ieri pensavo: ma se oggi è la giornata contro la violenza sulle donne, gli altri giorni? abbiamo esposto il drappo rosso e per un anno siamo a posto? ero a ferrara, mi hanno detto che progettavano un lancio di palloncini rossi in centro. ha senso? ci vogliono i fatti.

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