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Mettiamo il caso

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Mettiamo il caso che qualcuno vi accusasse di aver preso tangenti per sei milioni di euro e che nel processo a vostro carico le prove più rilevanti fossero delle fotografie presentate da un “superteste”. Mettiamo il caso che queste fotografie fossero poco chiare e i volti poco riconoscibili. E che in quasi cinque anni di vicenda giudiziaria foste costretti ad andare in carcere, a vedere alcuni vostri immobili sequestrati preventivamente e a subire un’esposizione mediatica fatale per la vostra carriera, oltre che psicologicamente dannosa. Mettiamo il caso che un procuratore capo avesse definito queste fotografie come “una prova decisiva” per la vostra incriminazione, ma che nessuno si fosse degnato di analizzarle per verificare la reale data in cui sono state scattate. Mettiamo infine il caso che, una volta analizzate, queste foto risultassero scattate non un giorno, non una settimana ma addirittura un anno prima di ciò che testimonia il superteste. Ecco, mettiamo il caso che vi fosse successo tutto questo. Non sareste un po’ incazzati?

Ve lo chiedo perché tutto questo è successo ad Ottaviano Del Turco, ex presidente della Regione Abruzzo, arrestato dalla Guardia di Finanza il 14 luglio 2008 con l’accusa di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione.

Ora, certamente bisogna attendere le fasi conclusive del processo. Ma se anche Del Turco dovesse uscirne davvero innocente e fosse quindi liberato da un incubo, il dànno che ha subito in questi anni è incommensurabile. Come è incommensurabile la faciloneria di chi in così tanto tempo non ha verificato l’attendibilità di quelle fotografie.

Avrà pure ragione il presidente Napolitano a rammaricarsi per la protesta del Pdl nel Palazzo di giustizia di Milano e a dire che l’indipendenza dei magistrati non si discute. Ma forse due parole su certi orrori giudiziari e sulla necessità tutta democratica di evitarli meriterebbero di essere spese.

5 Comments

  1. Il vero problema è che non esiste un serio controllo del CSM sull’operato di magistrati e giudici, di una metodologia di verifica della qualità del lavoro e un meccanismo di promozione esclusivamente basato sul merito. Indipendentemente dal risultato del processo, tutti saranno promossi alla debita data e avranno gli incrementi di stipendio.

    • con due gradi di giudizio di merito quello che dici tu non è molto fattibile. Ti faccio un esempio.

      Tu mi accusi di essere entrato in casa tua, di averti seviziato e picchiato. Comincia il processo di primo grado, ci sono fortissimi indizi di colpevolezza, io però dico che quella sera stavo con la mia amica Gina. Lei è chiamata a testimoniare, si contraddice, è confusa, non porta riscontri. Il giudice non tiene conto della sua testimonianza e mi condanna.
      Faccio ricordo, il processo di secondo grado comincia. Stessa situazione, però Gina offre una testimonianza precisa, attendibile, piena di riscontri. Il giudice d’appello, nonostante magari aveva movente e un bel po’ di gravi indizi, la giudica credibile, e mi assolve non potendo io essere in due luoghi distinti contemporaneamente.

      Ora, sono d’accordo che la verità è una sola, io o ti ho picchiato o non l’ho fatto, ma tu te la sentiresti di sanzionare il giudice di primo grado?

      Diciamo pure che la giustizia avrebbe bisogno di una seria riforma complessiva, che ovviamente riguarderebbe anche la magistratura. Ma la coperta è sempre corta, tirando da una parte perdi dall’altra.

      • Stefano, trovo il tuo esempio calzante; spiega bene una delle patologie del sistema giudiziario. Ed un altro aspetto si affianca a quello da te evidenziato: la responsabilità diretta del magistrato. Intendo questo: tu hai riferito un caso, in cui il magistrato giudicante non può essere biasimato, a causa della mancanza di prove certe e dimostrate durante il processo; c’è anche il caso, in cui il magistrato giudicante non controlla i documenti addotti (magari perché presta eccessiva fede alle parole del pubblico ministero, o perché è influenzato da un pregiudizio proprio) e condanna un innocente sulla base di nessuna prova concreta.
        Mi permetto di ricordare il caso di Enzo Tortora; in primo grado di giudizio, Tortora fu condannato per le accuse di un numero considerevole di pentiti, le cui testimonianze (che da sole non bastano, ricordiamolo) sembrarono essere suffragate da prove materiali; in secondo grado di giudizio, le accuse furono smontate tutte e si accertò finanche che il nome sull’agendina di un camorrista, inizialmente letto come “TortoRa”, era addirittura “TortoNa” e che il numero telefonico associato nulla aveva a che vedere con Tortora; alla fine (1987), Tortora fu prosciolto da tutte le accuse, dopo avere però scontato diversi anni in carcere ed agli arresti domiciliari, dopo essere stato esposto alla gogna mediatica (a cominciare dalla foto di Tortora in manette, “organizzata” addirittura prima dell’ingresso delle forze dell’ordine nell’albergo del presentatore e della contestazione del reato) e dopo che la sua salute fu compromessa da un cancro (probabilmente di natura psico-somatica e per il quale morì nel 1988). Nessun procedimento disciplinare venne mosso dal, né davanti al CSM contro i pubblici ministeri; tutti proseguirono le proprie carriere, avanzando nelle gerarchie e senza mai ricevere censure per le loro assurde negligenze.
        Dunque, Antonio ha espresso altrettanto bene un dilemma, che un Legislatore serio dovrebbe risolvere. Tanto più alla luce del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, approvato nel 1987 da una maggioranza dell’80%. In altri Paesi, l’organo di controllo del sistema giudiziario, pure indipendente dai poteri dello Stato, è comunque composto da giudici popolari e non è difensore ad oltranza dei magistrati (come una casta). A causa delle vicende patologiche di Berlusconi, oggi è di moda dire che “la magistratura è il baluardo della democrazia in Italia”; peccato che tale organo non abbia alcunché di democratico, perché non soggetto al giudizio o alla scelta del popolo (in nome e per conto del quale, tuttavia, agisce).
        Nell’inedia legislativa, frattanto, quante vite sono distrutte per errori giudiziari? Tortora e Del Turco sono stati VIP, con risonanza mediatica; ma quanti soliti ignoti devono pagare per colpe non proprie? E soprattutto, perché se un medico stronca una vita paga, mentre se un magistrato stronca un’altra vita non paga (o, comunque, non abbastanza)? Va bene l’indipendenza, ma la giustizia dev’essere tale anche per i magistrati, perché la dignità e la vita degli individui sono sacre ed insacrificabili.
        Sono d’accordo con te, Stefano, quando dici che “la giustizia avrebbe bisogno di una seria riforma complessiva, che ovviamente riguarderebbe anche la magistratura”. Purtroppo, questo non è un convincimento condiviso dall’opinione pubblica che (per la gran parte), per non vedere i disastri sotto al proprio naso e per non lottare contro di essi, seda raziocinio e valori civici (ad es. il principio di non colpevolezza) coi “casi mediatici” del momento (Avetrana, Cogne, Garlasco, ecc.). Intanto, l’Italia è condannata per violazione dei diritti umani, a causa delle condizioni vergognose delle carceri, in cui sono pure “stipate” per anni persone in attesa di giudizio; intanto, delle vite si ammalano e dei bambini crescono senza genitori, accusati a torto o a ragione, ma sempre senza ricevere la giusta giustizia; intanto politici onesti, finiscono loro malgrado nell’unico fetido girone dei corrotti, ecc. ecc.
        Dice bene Matteo sotto: “aspettiamo la difesa del pm tramite Travaglio”.

  2. Sarebbe tutto più semplice se il sistema giudiziario funzionasse in modo efficiente e un processo si concludesse con la sentenza definitiva al massimo in un paio d’anni. Gli errori giudiziari infatti accadono e continueranno ad accadere in ogni sistema, ma almeno se per dire Del Turco avesse visto mettiamo un’assoluzione in primo grado dopo 8-10 mesi dall’arresto, il suo sputtanamento sarebbe durato poco invece che 5 anni e passa, e la riabilitazione sarebbe potuta avvenire quando ancora la gente si ricordava di che cavolo si sta parlando. La lunghezza esasperante (e per me illegale) dei processi colpisce anche in questo modo: impedisce la riabilitazione delle vittime degli errori giudiziari se non quando ormai è passato un decennio e i danni a reputazione e carriera sono ormai fatti e irreversibili.

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