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Mellon Collie ha vent’anni. E noi no.

in religione/scrivere by

Viola

Venti anni fa usciva “Mellon Collie and the Infinite Sadness” degli Smashing Pumpkins.
Non credo ci sia bisogno di soffermarsi per l’ennesima volta su quanto stupendi fossero i pezzi, su quanto intenso sia Billy Corgan, o quanto brava (e figa) fosse D’Arcy. Noi che nel 1995 eravamo teenager e/o giovani, la generazione X (si proprio quella di Ambra Angiolini, non si può avere tutto dalla vita) lo sappiamo benissimo. Ai Millenials che per caso non lo hanno ancora sentito, direi che non è mai troppo tardi per smettere di sottovalutare gli anni Novanta e fare un regalo alle proprie orecchie. E ai propri occhi: la copertina dell’album, dell’illustratore John Craig, è un piccolo capolavoro di collage ispirato alla pittura settecentesca, preraffalita, al dadaismo e al surrealismo.
La musica e l’arte hanno, d’altronde il potere di trascendere il tempo e lo spazio. E di permearlo di una bellissima, e infinita, tristezza.

Luca

Quando è uscito Mellon Collie, per me era indubbiamente troppo presto. Lo scoprii piú tardi, ma non troppo piú tardi: Repubblica aveva un inserto musicale dove si parlava della prossima uscita di questi Smashing Pumpkins, e ripercorreva gli album passati. Quello in arrivo era Machina,  e io avevo 12 anni.
A scuola ci si passava la musica tramite cd masterizzati. Con un amico del tennis avevamo l’accordo per cui ogni tanto si comprava l’album originale insieme, e poi in qualche modo uno dei due avrebbe avuto la copia: di sicuro non ebbi Iommi, ma ho tenuto Lateralus. Il colpo di fulmine per Mellon Collie avvenne grazie a un prestito, sempre dello stesso amico.
Ero solito passare il sabato (o il venerdí) sera da una zia. Per uno cresciuto fuori città, una zia ospitale, di compagnia e discreta era una complice perfetta per tornare a casa la sera dopo un tardo pomeriggio in centro: usavo lo stereo del cugino espatriato per ascoltare la mia – a volte, ammetto, anche la sua – musica: il piano dell’intro del primo cd di Mellon Collie nella mia testa non è districabile da quel salotto arredato con un gusto decisamente retró.
Quindi uscì Machina. Ricordo l’album nuovo e la moda di vestire robaccia della ADIDAS. Non più tardi dell’estate, le tv musicali erano piene di speciali su Billy Corgan e rimandavano a ruota i grandi classici: quasi tutti da Mellon Collie. E quasi tutte dal primo cd, dawn to dusk. Un amico piú grande, proveniente da un altro mondo dati i  suoi “quasi 18 anni”, propose di andare a vederli dal vivo: Palaghiaccio di Marino, Roma, 26 Settembre. Siccome la mia etá non rendeva possibile il viaggio secondo qualsiasi criterio di ragionevolezza, feci una cosa irragionevole: comprai il biglietto del concerto e quello per Roma indebitandomi, e mi presentai a casa a fatto compiuto. L’espediente, combinato a una serie di fattori rassicuranti, funzionó. Come spesso capita, si va al concerto di qualcuno ascoltando in fissa qualcun altro: allora credo fosse questo, ma se vi sforzate un poco Corgan si vede comunque.
Poi venne l’autunno e le canzoni del secondo cd sembrarono piú appropriate. D’altronde, era appunto il disco notturno, twilight to starlight. Non so se sia il cambiamento tecnologico o l’età, ma che un album attraversi così bene le stagioni non mi è più capitato.  A proposito, portate indietro le lancette: da domani fa buio piú presto.

Rosario

Mellon Collie And The Infinite Sadness. Malinconia e infinita tristezza. Gli unici sentimenti che ti sembra sensato provare a 16 anni, quando è uscito Mellon Collie. Perché Mellon Collie È avere 16 anni, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Mellon Collie sono le tute acetate indossate in maniera scriteriata per uscire di casa, sono le Nike ed è Michael Jordan, è Ronaldo e Romano Prodi, è Clinton, è il modem 56k, è tutta la nostra vita, sarà sempre la nostra vita. Mellon Collie è dolcezza, è rabbia, è sentimentalismo patetico, è lirismo insensato, è bellezza che improvvisamente ti entra nelle vene con un semplice believe in me as I believe in you. Mellon Collie sono le urla di una presunta rivalsa di Fuck You (An Ode To No One) e il cuore che ti si spacca in mille pezzi di Thirty-Three. È la rabbia di un ratto di una gabbia e il fallimento di vedere chi ami che butta via il proprio amore, i segreti dei suoi sogni. Mellon Collie compie venti anni, ma non li ha mai avuti, non li avrà mai. Mellon Collie siamo noi, Mellon Collie saremo per sempre noi.

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