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Maschicidio, anyone?

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Ci risiamo: qualche genio del marketing di una piccola azienda di strofinacci di Casoria si inventa una pubblicità in cui un uomo fa fuori una donna e qualcuno urla all’istigazione al “femminicidio”. Perché sapete, ormai la parola omicidio non vale più per il 50% della popolazione: se una donna viene fatta fuori da un uomo (e le donne sono sempre fatte fuori dagli uomini, ça va sans dire), è un femminicidio. Stando a Wikipedia, la parola femminicidio indica “violenze che vengono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto tali, ossia in quanto appartenenti al genere femminile”. Alla luce di questa definizione, la prima cosa che mi viene in mente è un grosso boh. Boh perché a parte casi di plateale misoginia, non vedo perché se un uomo uccide una donna, debba per forza essere a priori per il fatto che lei  sia donna. Una donna non è solo una donna,  è anche una compagna, una moglie, una madre, una vicina di casa, una capoufficio, un’insegnante. Tutti questi ruoli possono portare a essere fatti fuori. Non vedo il senso di voler per forza scegliere una caratteristica su altre in automatico invece di valutare caso per caso. Tornando alla pubblicità poi, non capisco come i fan di questo termine possano sapere con così tanta certezza quale sia il movente del finto delitto rappresentato nella pubblicità. Stupisce anche che le donne-benepensanti-della-politica che urlano al femminicidio per questa campagna ignorino il fatto che sia composta da due foto, una di una donna ammazzata da un uomo e una di un uomo ammazzato da una donna. Per la seconda non si sentono levare voci dagli uomini-benpensanti-della-politica per istigazione al maschicidio. Non sarà che uomini nei partiti non insorgono perché impegnati in cose un tantino più serie, tipo cercare di formare un governo?

 

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

20 Comments

  1. al di là che indignarsi per quella pubblicità che ‘istiga al femminicidio’ è una minchiata galattica (ironia l’è morta), è normale che la terminologia cambi quando un particolare fenomeno ha una certa rilevanza sociale.
    Esiste l'”omofobia” perchè i casi di omosessuali aggrediti o insultati da teste di cazzo sono frequenti, mentre al massimo sono stato testimone di lesbiche che ti guardano come una merda in quanto portatore di pene, ma nessuna aggressione “eterofoba”.

    Gli uomini che trattano le donne come proprietà privata sono un numero molto maggiore delle donne che fanno lo stesso, tutto qui. Il resto si monta mediaticamente meglio della panna, se due poliziotti ad Austin pestano un tizio di colore i tre quarti dei giornali titoleranno ‘aggressione razzista’ anche se magari quei due avrebbero allegramente pestato, per gli stessi motivi, pure un WASP da generazioni.

  2. Molto interessante la tua riflessione. Il femminicidio è un calderone in cui finiscono diverse situazioni. Un termine che a me come donna non piace, ma che fatto slogan ha portato alle luci di una ribalta morbosa una situazione di fatto. Ovvero la grande complessità dei rapporti interpersonali al giorno d’oggi, la mancanza di strumenti dell’uomo e della donna nel comunicare, le tensioni che derivano dalla non comprensione dell’altro. E che spesso sfociano nella violenza fisica e psicologica. Dalle mie parti, un trafiletto di giornale di qualche tempo fa descriveva l’omicidio ideato da una donna ma perpetrato da uomo ai danni del marito della donna. Niente luci della ribalta, il giorno dopo non se ne parlava più. Allora io mi domando e dico: fatto salvo che è gravissimo il gesto dall’una e dall’altra parte, quando iniziamo ad occuparci delle cause e dei disagi delle persone?

  3. Nella foto in cui l’uomo è morto (quella riportata in apertura di articolo), la vittima è vestita con giacca e cravatta, il che può far pensare anche che l’assassina abbia ucciso il proprio capufficio; invece nella foto in cui la donna è morta, la vittima è nuda e sdraiata su un letto, il che fa decisamente pensare che ci sia un movente sessuale dietro all’assassinio. In questo caso è quindi corretto parlare di femminicidio.

  4. No, questa volta non sono d’accordo. Il termine “femminicidio” non è nato dai nostri “media malati”, ma ha un radicamento socio-politico bene definito dal femminismo (con il quale possiamo essere d’accordo oppure no), e chi come me lo sostiene è ben contenta che questo termine sia venuto “fuori”, mentre prima era una parola tabù. Lasciando da parte la pubblicità, per quanto mi riguarda il femminicidio esiste ed è una realtà gravissima. E’ proprio perché si tratta di donne -in quei ruoli- che avvengono feroci violenze. Muoiono, o in generale subiscono violenza donne proprio perché madri, compagne, figlie, sorelle, amanti, colleghe. Gli uomini negli stessi ruoli non subiscono le medesime violenze; quindi ritengo che al limite sia il contrario: nel caso muoia un uomo per mano di una donna non si può parlare di “maschilicidio”, ma va analizzato caso per caso.

  5. Mah, a me il femminicidio inteso come nella definizione di Wikipedia non convince molto. Nella maggior parte di questi casi, il movente non è “l’ammazzo in quanto donna” ma “l’ammazzo perchè mi appartiene”, ovvero la gelosia. Non è quindi un odio verso una categoria esterna (“le donne”) ma una paura/insicurezza verso se stessi (la componente di insicurezza sessuale q

  6. ui è fondamentale) proiettata verso una persona precisa (QUELLA donna, non “le donne”) per cui il geloso flippa e ammazza. Ma non c’entrano tanto le donne, c’entrano più gli uomini, o meglio certi uomini

    • non tutti i gelosi ammazzano..è chi non sa gestire la gelosia e la trasforma in ossessione che può arrivare a uccidere

  7. Una violenza contro un uomo non è la stessa contro una donna.La “violenza” contro gli uomini in sè non esiste,la violenza contro le donne è un frutto del potere maschile,o patriarcato,tramite il quale i maschi hanno impedito l’emancipazione della donna e garantito la loro dominanza,che non sarebbe durata se non ci fosse stata la repressione sessuale,l’oppresione familista,l’istituzione del matrimonio,della castità e altre pratiche che gli uomini hanno imposto nel corso della storia.Molto probabilmente senza l’arroganza e la violenza della civiltà creata dagli uomini,saremo rimasti alla società matriarcale,dove regna la libertà,la felicità e il benessere,e purtroppo tranne in alcuni posti dell’Africa incontaminati dal cancro dell’uomo bianco eterosessuale e dalle perversioni sociali come le istituzioni familiari e l’individualismo borghese,sono quasi del tutto scomparse.Questo è un’articolo mascolinista e neomaschilista abilmente masherato che nega il femminicidio dietro una presunto richimao alla parità(in realtà,sostegno al privilegio maschile e allo status quo,come se le violenze di chi è opresso fossero minimamente da paragonare a quelle degli oppressori):forse è mala fede,o forse è solo becera e arrogante ignoranza derivante da troppa propaganda clericofasciosessista.Il femminicidio è un fatto reale dovuto al potere maschile derivante dalla costruzione di quell’istituzione oppresiva chiamata famiglia,ed infatti x femminicidio si intendono le vittime di porci mariti,amanti traditori,fidanzati e non certo altri fatti di cronaca nera(come i casi gonfiati,esagerati e quasi sempre inventati delle “violenze etniche” fatte da immigrati a donne autoctone,spesso borghesi e quindi grazie a questi elementi classisti e razzisti si amplia e estremizza un fenomeno che se veramente esiste,è di piccole dimensioni e e le sue cause sono multiformi) strumentalizzati da leghisti e dalle varie destre razziste che non hanno nulla a che fare con il femminicidio.Detto questo,la “violenza” contro l’uomo non esiste:se l’uomo viene ucciso da una donna non è certo x questioni sessuali,e poi tantomeno esiste lo “stupro femminile”,visto che la cultura dello stupro è stata creata dal patriarcato,e lo sturo al maschio è chiaro che non eiste,non avendo il pene chi lo aggredisce,ed essendo il maschio,per cultura,consenziente e desiderante tale situazione spesso,e quindi non si pone il problema.Un ritorno alla società matriarcale ora più che mai sarebbe un’opzione da non sotovaluttare!Ci vorebbe una rivoluzione che spazzi via una volta per tutte il dominio patriarcale e si ritorni alle origini!…Ps una domanda:cosa ne pensate delle Pussy Riot e delle Femen,tanto so come la pensat usando i vari canoni della propagnada tardoclericale e baccetona/moalista/eticista ,ma tant’è

    • “La “violenza” contro gli uomini in sè non esiste, la violenza contro le donne è un frutto del potere maschile”.

      Non sono andato oltre nella lettura perché già da quella frase si evince che tu non abbia capito. Non solo non è vero che la violenza contro gli uomini non esista, ma piuttosto, tutta la violenza contro gli uomini è contro di loro, per effetto dell’inconscia competizione sessuale maschile. Ti sarà capitato di guardare qualche documentario sulle dinamiche “sociali” dei branchi, no?

      E questo dice anche un’altra cosa: che la società non è affatto maschilista, giacché la maggior parte dei morti ammazzati, poveri, drogati, carcerati e suicidi è maschi. La società, anzi, la natura stessa, è, udite udite, ginocentrica.

    • “La “violenza” contro gli uomini in sè non esiste”, come no… chiedilo a William Pezzullo e a una marea di uomini vittime ch per nella nostra società non hanno alcuna riconoscenza.
      Ci vorrebbero parità e rispetto tra uomini e donne e oggi siamo ancora lontani da questo, visto che troppi strumentalizzano il femminismo per un “nazifemminismo” estremista e sessista che intende negare i diritti maschili e che fa comodo al potere dominante

  8. Gli omicidi verso i maschi in effetti sono molto numerosi ma è tabù parlarne soprattutto a scuola, anche Wikipedia ha coniato SOLO il termine a femminile
    Suggerirei di crearne uno per il termine “maschicidio”ancora passi l’idea che solo le vittime al femminile siano da perseguire

    CREARE UNA PAGINA WIKIPEDIA CON IL TERMINE MASCHICIDIO

    Un saluto cordiale: Roberto

  9. Ma no dai le donne sono così, loro vogliono solo giocare, mettersi in mostra, entrare nel mondo maschile nei loro interessi, nei loro sport per poi cambiarli e renderli femminili, giocano e basta.
    L’unico problema è che sono troppo nervose dove non dovrebbero, una professoressa (a Forum credo) ammise che ad esempio nella sua classe parla solo di violenza contro le donne e da i temi ai maschi per colpevolizzarli quindi un educazione diciamo punitiva con la colpa, il problema è che non sono figli loro.
    Come se io dopo aver litigato con mia moglie andrei in una scuola, obbligherei le alunne magari anche minorenni e gli imporrei un tema sulla condizione dei padri separati,o dei discrimini al maschile che sono anche parecchi, v’immaginate? Come minimo mi manderebbero prima in galera e a ragion veduta, poi mi internerebbero, invece le “donne” o presunte tali, lo chiamano diritto, tutto lì.
    Ma il sociale è pieno di questi paradossi rosa, finchè dura.
    Anche quì ad esempio, magari qualche curiosa sbircia e invece d’imparare prende appunti per poi cercare di frenare la critica, ma loro sono così, vogliono giocare, esserci, dei diritti degli altri non credo gli interessi molto.
    Però sono speciali anche per questo, confuse e dispettose:)

    • Ma no dai le donne sono così, loro vogliono solo giocare, mettersi in mostra, entrare nel mondo maschile nei loro interessi, nei loro sport per poi cambiarli e renderli femminili, giocano e basta.
      L’unico problema è che sono troppo nervose dove non dovrebbero, una professoressa (a Forum credo) ammise che ad esempio nella sua classe parla solo di violenza contro le donne e da i temi ai maschi per colpevolizzarli quindi un educazione diciamo punitiva con la colpa, il problema è che non sono figli loro.
      Come se io dopo aver litigato con mia moglie, andassi in una scuola, obbligherei le alunne magari anche minorenni e gli imporrei un tema sulla condizione dei padri separati,o dei discrimini al maschile che sono anche parecchi, v’immaginate? Come minimo mi manderebbero prima in galera e a ragion veduta, poi mi internerebbero, invece le “donne” o presunte tali, lo chiamano diritto, tutto lì.
      Ma il sociale è pieno di questi paradossi rosa, finchè dura.
      Anche quì ad esempio, magari qualche curiosa sbircia e invece d’imparare prende appunti per poi cercare di frenare la critica, ma loro sono così, vogliono giocare, esserci, dei diritti degli altri non credo gli interessi molto.
      Però sono speciali anche per questo, confuse e dispettose:)

  10. Ci stiamo odiando e il tempo passa, secondo me la è voluto questo odio ma non è chiaro il perchè, sembra chiaro ma non lo è, mi sembra evidente invece che vogliono creare competizione per attivare le donne al massimo e al contempo imbestialire gli uomini.
    Siamo in mano come gestione ad una generazione dei 50/60 enni di falliti/e

    • Esatto, ci vogiono far odiare tra di noi e noi dovremo reagire e rifiutare l’odio sessista di maschilisti e nazifemministe

  11. Oggi una mamma ha ucciso la figlia e poi si è tolta la vita ( la fonte è l’ansa)i tg hanno preferito parlare dei mariti che opprimono le mogli… mah

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