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Prospettive marxiane sull’Islam: religione e conflitto

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È ricorrente in ambienti conservatori l’analogia tra islam e comunismo come minaccia per il sistema liberale occidentale. In alcuni casi di faciloneria, si arriva ad ipotizzare vere e proprie alleanze tra i reduci del dio che ha fallito e i musulmani. Una analisi seria del tema richiederebbe piuttosto di complicare la questione prendendone in considerazione i diversi aspetti, tra i quali innanzitutto la compatibilità teorica del comunismo con un sistema religioso. 

Nella dottrina di impianto marxiano a cui facciamo riferimento per definire il comunismo, l’epoca moderna coincide con il capitalismo: viviamo cioè all’interno di un sistema economico storicamente determinato che non è altro che il prodotto del processo storico, quel movimento che vede l’uomo produttore dell’uomo attraverso il lavoro. Il capitalismo è inoltre quella situazione umana in cui l’uomo è considerato altro dall’uomo. L’uomo, aristotelicamente animale sociale, non si percepisce più come tale. Nel capitalismo egli si identifica sempre in quanto produttore  ma non come produttore sociale di “cose” destinate a un uso sociale. In tal modo l’uomo si  interpreta a partire dalle cose che produce come se gli fossero estranee: come se esse, dotate di esistenza autonoma, determinassero il suo essere. Le cose prodotte a questo punto diventano disumane, merce. Il capitalismo è il modo di produzione che si basa su questa apparenza falsa e falsante che pertanto si lega a un totale disconoscimento dell’essenza dell’uomo.

La società capitalista, formata da persone libere che interagiscono sul libero mercato, e che dunque si presenta, nel vulgata liberale, come l’emancipazione dell’uomo dagli arbitri del potere  religioso per rimetterlo alle leggi dell’economia e del libero scambio, è considerata la distorsione suprema di tale libertà. Il problema di Marx è stato dunque quello di analizzare tale distorsione e di avviare un pensiero della “liberazione” che nulla ha che fare con qualsivoglia forma di religione, ritenuta al contrario un elemento sovrastrutturale prodotto dalle classi dominanti per perpetrare lo sfruttamento di una classe sulle altre (il famoso oppio dei popoli).

Marx è molto chiaro nel definire il fattore religioso, all’interno della società capitalista, come semplice folklore. Questo vale per ogni tipo di religione e sopratutto per il cattolicesimo e per l’islam che chiamiamo “radicale”. Ogni forma di orientamento religioso può essere accettata all’interno del sistema capitalistico solo a condizione e fino al punto di non intralciare il movimento di valorizzazione del valore. Alcuni esempi: il divieto del prestito a interesse islamico non è più compatibile con il sistema vigente in maniera sistemica (seppur esistano forme marginali di “finanza islamica”), la cessione del mantello cristiana un ricordo lontano (lo era già…), il “dare a cesare quel che è di Cesare” presuppone un Cesare che riconosca un dio che gli indichi la sua competenza e questo è sparito da Westfalia etc. Pertanto per un comunista, laddove l’elemento religioso sia forte come nell’islam, ci si trova davanti a una società a un livello di sviluppo storico precedente a quello capitalistico.

Un elemento che accomuna senz’altro comunismo e islam, e che per le società liberali è un grosso problema, è il tema del conflitto. Per un comunista la realtà non è armonica  ma è un movimento di contrapposizioni: l’ente viene percepito come lotta di classe allorché il capitalismo e l’economia politica predicano l’armonia distributiva – ovvero un “giusto” compenso dei fattori di produzione terra, lavoro e capitale garantito dal “libero” mercato.

Anche l’islam che chiamiamo radicale è caratterizzato da un alto tasso di conflittualità che può creare instabilità al processo di valorizzazione del valore. Tuttavia, al di là dei tragici episodi che si sono verificati in Occidente dall’attentato alle Twin Towers a oggi, l’islam radicale non sembra rappresentare ad oggi una minaccia sistemica. Le società islamiche non si sono al momento mostrate in grado di mobilitare le proprie risorse a un livello di potenza paragonabile a quello occidentale, nonostante il programma nucleare iraniano sia una spia che ciò non è impossibile.
Resta però un dato fondamentale: terrorismo e “guerra santa” possono destabilizzare momentaneamente il sistema, provocando turbolenze su mercati borsistici e nel panorama politico-elettorali dei paesi colpiti.

Riminese di nascita divide la settimana tra Trento, Milano e Roma. Maestro di sci alpino recentemente ha iniziato a cimentarsi con il biathlon. Da sempre una perversione per la politica.

2 Comments

  1. cara libernazione,
    dovresti essere così gentile da riportare le firme in home, dimodoché il lettore possa scegliere di ignorare articoli scritti da notori (putativamente, chiaro) imbecilli (putativamente, chiaro) pre-giudicati.
    ci faresti figura migliore, al prezzo di pochi clic.
    cordiali saluti, mv

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