un blog canaglia

Mariam (sei)

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Metamorfosi

Le stanezze di Mariam cominciarono a verificarsi poco dopo che Victor ebbe un attacco di cuore, la sera stessa del mio arrivo. Raccontai: “…mi sono fermato a guardare i costumi appesi su uno di quegli appendiabiti con le ruote, hai presente? E’ stato allora che con la coda dell’occhio ho visto Victor camminare a passo spedito, baldanzoso quasi, come un bambino che corre alla dispensa a rubare la marmellata mentre la mamma è fuori a fare la spesa. Dietro la sua roulotte c’era questa donna, una vera gnocca, alta, capelli lunghi, un paio di tette così, c’era questa donna, certamente una comparsa, visto che indossava una lunga tunica chiara. Erano sicuri che lì dietro nessuno li vedesse. Victor era infoiato come un quattordicenne alla sua prima pomiciata, gli si è buttato addosso e ha cominciato a baciarla convulsamente smanazzandole il petto… Ha fatto per tirarle su il vestito, ma lei lo ha afferrato in modo gentile ma fermo, e ha accompagnato le sue mani verso il basso per ricomporsi. L’ha preso per mano e insieme sono entrati nella roulotte. Forse Victor è confuso dal desiderio, o forse pensa di essere diventato invisibile, fatto sta che non tirano le tendine. Mi sistemo dietro ad un angolo a godermi la scena, che promette di essere interessante. Vedo la donna che evidentemente si deve essere appoggiata con il sedere alla parete opposta alla finestra: a braccia conserte lo segue con lo sguardo mentre va avanti e dietro dentro lo spazio minuscolo come una tigre in gabbia. Ad un certo punto si rivolge alla ragazza muovendo minaccioso il suo lungo indice. Il suo capoccione si frappone il la ragazza e il mio sguardo. Victor gesticola febbrilmente, mentre la donna se lo fila sempre di meno, sembra annoiata da una scena che si deve essere ripetuta fin troppe volte. Ora vedo solo il cocuzzolo di Victor, che evidentemente deve essere in ginocchio davanti alla comparsa, prega o fa sesso? O magari le cose assieme? Schizza in piedi e di punto in bianco molla alla ragazza un ceffone che la fa quasi cadere… Mi auguro che adesso lo colpisca con il primo oggetto contundente a portata di mano, ma niente, quella si toglie i capelli dalla faccia, e comincia a ridere in modo così forte ed osceno che si sente un po’ anche da fuori. Ed è lì che Victor crolla, non ho dubbi su quello che sta facendo ora. Ed è allora che è successo: la ragazza si è piegata su sé stessa, probabilmente per capire che cosa stia succedendo a Victor, che ha smesso di fare quello che stava facendo per stramazzare in pieno coma. E’ uscita fuori di gran corsa, ma senza urlare: deve aver dato subito l’allarme, ma in modo tale da non far capire che lei si trovava con lui nella roulotte quando gli è venuto lo schioppone… “. Mariam mi guardava come se fossi un alieno appena sbarcato sulla terra. “Victor ha avuto un infarto per l’emozione. Nella sua roulotte gli è apparso San Tommasino da Pietracalda, il santo a cui è devoto, e il cuore non ha retto”, “Una… visione? San Tommasino…, ma Mariam, che cosa hai preso?, da quando in qua credi a queste cazzate?”, “Non parlare così, oggi ho conosciuto la dolcezza del Signore, e ho detto basta alla mia vita di peccato e di perdizione”, “…”, “Sì, sono stata lontana da questo dono meraviglioso per troppo tempo, e ora voglio recuperare: Victor è stato messo alla prova, e voglio che mi capiti la stesso, voglio morire di quella gioia”, “Ma ti dico che quando ha avuto l’infarto, Victor aveva la sua bocca in mezzo alle cosce di quella comparsa, l’ho visto con i miei occhi…”, “Basta con queste oscenità, sei un miscredente, e lo sono stata anche io, ma è il momento di fare chiarezza, approfittare di questo meraviglioso dono che ci ha fatto il Signore”, “Cioè, un uomo in ospedale, sarebbe questo il cazzo di regalo che ci sta preparando. Tu sei pazza, lo stress ti ha fatto svalvolare il cervello, ritorna in te, cazzo! Cazzo cazzo cazzo”. Stavo urlando a squarciagola, e Mariam continuava a ricambiare la mia rabbia con un distacco olimpico, in fondo al quale non era difficile scorgere una netta, benché composta, riprovazione. “Signora, c’è qualche problema?”, era il tizio del SUV che parlava: era entrato nella roulotte di Mariam. “Oh, Big Jim, vattene un po’ affanculo, per favore, e non ti intromettere, non sono cazzi tuoi, gira i tacchi”. “Signora, c’è qualche problema?” ripeté l’energumeno (cammina, mangia, e dice “c’è qualche problema”?, come la bambola Sbrodolina). Mariam aveva assunto l’aria sofferente di un insegnante che sta per assegnare una punizione all’allievo prediletto. “Sì, per favore, faccia in modo che mio marito si dia una calmata”. La montagna di muscoli non aspettava altro: in un nanosecondo mi fu addosso e mi bloccò con la sua forza animalesca. “Fèfuffofiiitopfrooia”, dissi, che voleva dire “E’ tutto finito, troia”. Uscita di scena inelegante, ne convengo, ma capirete anche che un uomo innamorato cui un demone psicotico sostituisce l’oggetto vivente del desiderio con una pazza bigotta avrà anche il diritto di alzare un po’ la voce. No?

Epilogo

La follia di Mariam fu tanto repentina quanto irreversibile. Mi buttò fuori di casa, e mi scrisse una lettera disgustosamente impregnata di stucchevoli immagini religiose, che faticai non poco a carpirne il contenuto oggettivo dietro la cortina fumogena rosa e maleodorante. In pratica il senso era che mi avrebbe accettato di nuovo solo a patto che mi applicassi in un serio cammino di fede nel quale, scriveva la neo-demente, “sarebbe stata lieta di accompagnarmi mano nella mano come Gesù aveva fatto a Potenza con lei”. Ovviamente, avrei dovuto smettere con alcol droga e, va da sé, bestemmie, una condizione, quest’ultima, che mi pareva la più inaccettabile delle tre. Devo aggiungere che mi ritrovai completamente senza un lavoro legale, dato che la società di Victor si adoperò perché il mio nome venisse aggiunto nelle liste neri dei reprobi, e quindi non potevo nemmeno contare sull’editing delle agiografie di oscuri santi di paesi insignificanti come facevo prima. Cercai il cinese che faceva porno illegali per scoprire che era stato arrestato per svolgimento di attività contrarie alla morale pubblica. Con il denaro, se ne andarono rapidamente anche il decoro e la dignità, e finii a fare il barbone. Una notte, mentre dormivo ubriaco sopra un cartone che puzzava di piscio stantio, un ragazzo mi svegliò pigiandomi uno dei suoi anfibi sulle costole. Vincendo a fatica il fastidio per il mio odore disgustoso, mi fece salire sul retro di un furgone, che mi condusse in una bella casa di campagna, dove una serie di persone carine mi lavarono, nutrirono e in breve mi rimisero a nuovo. Ero diventato uno del gruppo di fuoco dei “Congiurati delle Polveri”, quelli che tentarono di appiccare fuoco al Vaticano. Ci beccarono, e io sono finito così, in coma e col sondino nasogastrico, perché uno poliziotto mi ha sparato in testa.

No, non è vero, mi trovo qui col sondino perché il tipo che mi ha portato via quella notte non era un cospiratore ma un portantino che ha fatto di tutto per salvarmi la vita dall’assideramento (cosa che peraltro poteva anche risparmiarsi, visto come è andata a finire). Dimenticavo, è inutile che vi dica a chi devo la cortesia finale del sondino, vero? Ci potete arrivare da soli: era una persona che una volta mi amava. Perfino da qui mi sembra ancora di sentire l’odore della sua pelle, ogni tanto.

Fine

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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