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Mangino informazione (distorta)

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di Ilario D’Amato

È uno scandalo, una vera vergogna.

C’è un popolo che soffre la fame. Un popolo tenuto in scacco dai suoi governanti. No, non parlo dell’Italia: è la Corea del Nord. Quei comunisti da operetta sono così malvagi che una decina d’anni fa avrebbero chiesto “ad alcuni Paesi europei, in particolare alla Germania, di inviare loro i capi di bestiame affetti dal morbo della mucca pazza”.

Parallelamente, lo scorso ottobre i governanti greci (che non sono comunisti, ma sono cattivi ugualmente) avrebbero “autorizzato la vendita sottocosto di cibi scaduti”. Ma mentre per i nordcoreani tutti si sono scandalizzati, nessuno ha difeso i poveri greci.

O almeno, questo è quanto ci dice Absinthe nel suo post “Mangino brioches (scadute!)”. Ma è davvero uno scandalo, una vergogna, la pistola fumante delle “fallimentari teorie e pratiche economiche” dei due paesi?

Vi sollevo subito dal dubbio: no. La conclusione dell’articolo può essere condivisibile o meno, ma non per le premesse da cui parte. E come insegna Aristotele con il suo sillogismo, questo manda a puttane tutto il ragionamento.

I nordcoreani avranno pensato “meglio rischiare l’intossicazione che morire di fame”, dice Absinthe. E cita questo articolo di Gabriella Mironi su ‘Vita’, “I coreani affamati vogliono mangiare la mucca pazza”. Fa impressione, eh? Già immaginiamo la disperazione di quel popolo, tenuto in scacco da quei “carcerieri”. Già si affollano nella nostra mente le immagini dei bambini denutriti, delle madri disperate, e di tutto l’armamentario di dolore cui siamo sottoposti ogni giorno (tanto che ormai ci sembra perfettamente normale).

Il punto è che quella disperazione è reale. La richiesta di carne di ‘mucca pazza’ no. “La Corea del Nord chiede al governo della Germania di donare a Pyongyang 400.000 capi di bestiame destinati al macello perché a rischio di mucca pazza”, ci dice la Mironi. La fonte sarebbe la televisione tedesca ARD, secondo la quale le autorità nordcoreane avrebbero chiesto ad un’agenzia umanitaria tedesca di intercedere presso il Ministero dell’agricoltura di Berlino. Macchinoso, vero? Forse i coreani non sapevano tradurre la loro lettera, o forse avevano troppa vergogna.

Cerchiamo nuove conferme nello stesso articolo, allora. Una arriva da Käthi Zellweger, direttore dei progetti della Caritas Hong Kong, secondo cui “macellare migliaia di capi di bestiame, mentre la gente muore di fame, è un peccato: bisogna invece controllare i capi e utilizzare quelli non infetti”.

Un momento, come ‘non infetti’. Ma non dovevano inviare quelli con la ‘mucca pazza’? Duncan Mac Laren, Segretario generale della Caritas Internationalis, affonda: “vi è stata la proposta di destinare parte di questa carne, ritenuta sicura, alle fasce più povere della popolazione in Europa”. Come ‘ritenuta sicura’. Come ‘popolazione in Europa’. Ma allora di che stiamo parlando?

Ce lo spiega la CNN che, a differenza del nostro Corriere della Sera (“La Corea del Nord chiede alla Germania le bestie malate: una soluzione alla fame”), fa la cosa più ovvia: cita le fonti dirette. Rupert Neudeck, a capo della “Cap Anamur” – l’organizzazione umanitaria che avrebbe dovuto intercedere tra i coreani ed i tedeschi – ci dice che “da quando si è diffusa la notizia della ‘mucca pazza’, nessuno osa più comprare carne di manzo”. Ed allora l’Europa ha approvato un piano per rilanciare i consumi: comprare oltre un milione di mucche dagli allevatori per poi abbatterle ed incenerirle.

Niente a che vedere con il rischio di malattie, dunque, ma una semplice operazione di mercato. Che ha suscitato addirittura le proteste degli stessi allevatori, come ci informa lo Shiller Institute, grati per il supporto economico ma tormentati dai dubbi morali: “Qui bruciamo le le mucche mentre lì i bambini muoiono di fame, non è giusto!”. La risposta del Ministero è stata che i coreani “non hanno bisogno di carne, ma di frumento e riso”, che questo aiuto sarebbe logisticamente troppo difficile e dispendioso, e che “distorcerebbe il mercato interno della Corea del Nord”.

Se c’è un motivo per indignarsi, dunque, è perché l’Europa ha coscientemente deciso di mettere la propria economia davanti alla possibilità di aiutare delle persone affamate. Sorpresi? Benvenuti nel mondo reale.

Il secondo punto è molto meno affascinante, ma va comunque chiarito. È vero che i greci hanno tecnicamente permesso la vendita di cibi “scaduti”, ma bisogna intenderci sul significato del termine. Se su un prodotto c’è scritto “da consumarsi entro”, significa che dopo quella data potrebbero proliferare i batteri e l’alimento potrebbe essere non più sicuro. Ma se c’è scritto “da consumarsi PREFERIBILMENTE entro”, significa che dopo quella data l’alimento avrà perso parte delle sue caratteristiche di qualità, ma si può ancora mangiare senza problemi per un bel po’ di tempo. C’è da dire poi che le date sono sempre molto arretrate per il principio di precauzione.

La differenza è tutta in quel “preferibilmente”. E come osserva Repubblica, la legge riguarderebbe “la data entro cui devono essere ‘preferibilmente consumati’ i prodotti”. Ed inoltre “la norma è in apparenza in linea con le raccomandazioni europee in tema di sicurezza alimentare”.

Molto si può (e si deve) discutere su questi temi, che per quanto possano sembrare lontani -geograficamente e non- in realtà ci riguardano molto da vicino, così vicino da far parte della nostra stessa umanità. Il sistema economico è tutt’altro che perfetto, e queste sono solo un infinitesimo delle storture che produce ogni giorno, ogni secondo. Come individui possiamo fare ben poco? Probabilmente. Ma abbiamo un’arma fondamentale: la conoscenza, l’informazione corretta. Usiamola per argomentare correttamente, per discutere con raziocinio, e magari immaginare insieme qualche via d’uscita.

6 Comments

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