Manca il referendum

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Non esiste un partito in parlamento (per tacere di quelli fuori) che si dica contrario alle quote rosa. Eppure, ad oggi, non sono ancora state approvate.

Gia’ questo dovrebbe accendere il sospetto che qualcosa non quadri, no? Ebbene, la mia impressione e’ che sia in moto un processo del tutto analogo a quello che abbiamo subito quando si e’ strumentalizzato un paio di argomenti seri e tecnici (gestione e remunerazione del capitale nel servizio di distribuzione dell’acqua, politica energetica) per fare un po’ di demagogia e mettersi a capo di una malintesa battaglia politica. Quattro si per mandare a casa il governo, si diceva: infatti poi lo spread e’ volato, esattamente perche’ tutti hanno capito che siamo un paese di politici peracottari, che venderebbero la madre pur di compiacere gli elettori all’angolo, e da li’ e’ partito il commissariamento de facto.

4 SI

Oggi la convinzione, non sappiamo quanto corretta, e’ che a dirsi favorevoli alle quote ci siano potenziali voti da guadagnare, ma nessun voto da perdere. E’ possibile: le femministe talebane sono piu’ delle persone che riescono a indignarsi talmente da decidere di non votare piu’ solo per le quote, in mezzo a tutto il resto. In Parlamento, nel frattempo, e’ in atto la seguente battaglia: le novanta parlamentari (un numero che e’ sopra la media UE anche in percentuale, ma vabeh) sostengono attivamente e sinceramente la proposta. Motivazione: rielezione piu’ facile, quasi sicura. I capi di partito, Berlusconi escluso, nicchiano ma in fondo non escludono: sanno che questo darebbe loro la possibilita’ di nominare piu’ fedelissime, anche perche’ per come e’ concepita una legge con le quote adesso, le liste bloccate sono ancora piu’ bloccate – e indiscutibili – di prima. Ci sono infine gli altri parlamentari uomini, per lo piu’ contrari alla proposta. Non per principio: pur essendo gli stessi che tuonavano contro il Porcellum perche’ “le liste bloccate sono contro la democrazia”, a nessuno puo’ fregar di meno del principio. Il vero problema e’ che con le quote rosa al 50% , per molti di loro la rielezione diventa problematica. E poi, per fortuna, c’e’ il M5S che se Renzi dice cento loro devono sparare mille, e quindi non votera’ mai una riforma della legge elettorale, a prescindere dal contenuto.

Mi pare il contesto ideale per un altro bel referendum che sfrutti l’analfabetismo di ritorno degli italiani. Surreale che nessuno ci abbia ancora pensato, davvero.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

2 Comments

  1. Ah questa è divertente: la speculazione e lo spread sono stati causati dal referendum sull’acqua.

    Ci son pareri più plausibili nei commenti al blog di grillo.

  2. Non dal referendum. Ma dal fatto che il referendum ha reso chiaro che:

    (1) il governo non era maggioranza nel paese;
    (2) gli altri non erano adatti a governare, visto che stavano cavalcando un referendum contro leggi da loro stessi approvate.

    Infatti mica si e’ votato: e’ arrivato Monti

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