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Ma la base del Pd serve veramente?

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Il Pd ha perso 400mila iscritti, scriveva ieri Repubblica. Al momento gli iscritti sarebbero meno di 100mila, a differenza del 2013 quando i militanti ammontavano a 539.354. Niente più base. In Emilia Romagna solo 58 mila elettori si sono recati alle primarie: Stefano Bonaccini ha preso 57.036 voti e lo stesso Bonaccini, nel 2009, diventò segretario regionale con 190 mila voti.Numeri forti in negativo, come è cmq forte (in positivo) quel 41% ottenuto alle elezioni europee del maggio scorso. Perché, parliamoci chiaro, se senza 400mila iscritti prendo il 41% dei voti e vinco, e con la base forte e militante non supero il 25% e perdo o al max non vinco, beh, credo che tutti preferiscano la prima opzione. Meglio vincere con un leader forte che affascina le masse, o perdere con una base politicizzata e qualificata? E se alle primarie aperte possono partecipare anche i non iscritti, che ci si iscrive a fare?Il Pd diventa liquido, americano. Si parla agli elettori, non agli iscritti.

Questo 41% è il vessillo, la pietra fondante del nuovo potere renziano. Giustamente, di fronte alle critiche, accuse e recriminazioni varie, Renzi ed i suoi lo sventolano gloriosi e minacciosi. “Con me stai al 41%. Senza di me scendi sotto al 30. La gente a me vuole, io piaccio, io prendo voti, voi avete sempre perso. Io attiro voti dello “schieramento a noi avverso”. Non dicevate che questo era il problema principale della sinistra italiana? Io ve l’ho risolto. Come vi ho risolto la questione dell’iscrizione al partito socialista europeo. Voi ancora che litigavate con Rutelli e Fioroni. Io ve l’ho risolto in un attimo. Non eravate voi che volevate un partito moderno, un Partito Nazione, che rappresentasse tutte le classi, i lavoratori e gli imprenditori, Calearo e l’operaio della Tyssen, i giovani ed i vecchi, i disoccupati e gli occupati, i garantiti ed i non garantiti, i gay ed i solidi valori della religione cattolica, i romanisti ed i Laziali? Ecco, voi volevate tutto questo, e non riuscivate a realizzarlo. Io l’ho realizzato. Ho persino annientato Grillo e fatto le riforme con Berlusconi. Ah, mi comanda Verdini? E quando  D’Alema faceva la bicamerale, chi lo comandava? Letta col patto della crostata? La Boschi non è di sinistra? Perché, la Finocchiaro o la Turco che hanno fatto di sinistra più della Boschi? L’art 18? E quando D’Alema voleva abolirlo, quando attaccava Cofferati e la Cgil? Lì lui era di sinistra ed io invece ora sono la Thatcher? Guardate che la legge Treu, quella che ha portato e diffuso malamente la precarietà in Italia, non l’ho mica fatta io? L’avete fatta voi che adesso mi dite che io voglio rovinare le condizioni di vita di migliaia di lavoratori. E mi dite che non faccio nulla per la crescita. E voi che avete fatto per la crescita? Voi che avete governato per 12 anni negli ultimi 20?”.

Come dargli torto. Perché, al di là degli annunci senza mai esito, della confusione e della impresentabilità lampante di quasi tutta la compagine ministeriale, chi sarebbe l’alternativa da sinistra a Renzi? Bersani? Ancora D’Alema? Orfini? Cuperlo e Civati? Vendola? Per l’amor di dio, tutte persone degnissime. Ma che consenso potrebbero mai avere? E quali prospettive di innovazione politica, visto che la maggior parte di questi stava nei governi che hanno guidato il paese fino al baratro in cui siamo?

Perché più che il 41%, ciò che avvantaggia Renzi è proprio questo che abbiamo detto prima. Il 41% ha tutta una storia a sè.

Si trattava di elezioni europee, e nelle elezioni europee gli elettori si sbizzarriscono. Basta vedere l’exploit dei Radicali o dei Democratici di Prodi e Parisi nelle europee del 1999. Sono state elezioni con una campagna elettorale senza opposizione. Berlusconi, sotto ricatto e mischiato nelle sue vicende giudiziarie, attendendo sentenze che lo avrebbero potuto mandare in galera, aveva optato (e continua ad optare per salvaguardare le aziende dei figli) al basso profilo del non fare assolutamente opposizione.

Anche se Forza Italia è sotto al 10%, sticazzi. Senza di lui dove devono andare Fitto e co. E a Silvio Renzi conviene. Su di lui ha un non  piccolo potere di ricatto del 50%, in quanto se facesse cadere le riforme, i nemici interni del Pd si scaglierebbero contro il segretario come avvoltoi sopra un cadavere.

Grillo e Casaleggio con l’avvento del premier toscano non ne hanno più azzeccata una, finendo con l’essere etichettati come un movimento che sa solamente dire di no e che non ha voluto prendersi la responsabilità di governare, nonostante l’alibi insostenibile ed assurdo di Grillo secondo cui andrebbero al governo solo con il 100%dei voti. Hanno trasformato le europee in un referendum, credendo che sfruttando con rabbia ed invettive da guerra termonucleare, crisi e insoddisfazione, gli elettori si rifiondassero a votare  contro il governo. In questo modo invece non hanno fatto altro che rinsaldare, con la paura del “se vince Grillo”, situazioni tra di loro opposte e nemiche, che però in questo frangente si sono amalgamate per necessità, spostando voti verso il pd, che a quel punto era divenuta l’unica forza in campo che ‘potesse salvare l’Italia dall’avvento del m5s’.

E poi la novità della leadership renziana appunto. Fresca la nomina a premier, prima competizione da segretario del partito. La novità è sempre trascinante.

E poi ancora, l’astensione enorme. Ha votato quasi un italiano su 2. Il Pd ha preso più del 40% ed ha stravinto, prendendo però 1 milione di voti in meno di quando perse le politiche nel 2008 con Veltroni. La differenza tra percentuali e voti effettivi si spiega con l’alto numero di astenuti (il 58% di votanti, contro l’80% del 2008). Non dico che il 41% sia una bolla elettorale, ma potrebbe esserlo. Sicuramente rappresenta un risultato condizionato da molti fattori eccezionali.

Certo, al momento il centrodestra non esiste. Berlusconi non fa più opposizione e rappresenta un ostacolo ad ogni tentativo di riorganizzazione di quell’area. I grillini sono svuotati dai loro errori politici e si avviano verso un forte ridimensionamento in termini di consensi.

A comandare è un perfetto “sistema comunicativo” che meglio di altri attualmente riesce a mascherare le contraddizioni, creare confusioni ideologiche, designare falsi nemici. Un meccanismo comunicativo che opportunisticamente e con blando illusionismo legittima ancora la dicotomia destra/sinistra come stratagemma per la mobilitazione elettorale, illude quel che resta del ceto medio, si fabbrica degli alibi perfetti. Nascondendosi dietro il giovanilismo, la bellezza e la spontaneità porta avanti il proprio disegno di potere, rappresentando  determinati interessi ed equilibri che potrebbero essere prossimi alla rottura.

Disoccupazione in crescita. Le aziende chiudono. I consumi calano. Tutti si sentono (e sono) più poveri. Due mila e trecento miliardi di debiti, il 135 per cento rispetto al Pil e presto arriveremo al 150. Per essere di nuovo un paese normale, bisognerebbe creare due milioni di posti di lavoro, mentre non si riesce  nemmeno a tenere in piedi quelli che ci sono già.

In fasi come questa sono fisiologici il venir meno delle tradizionali contrapposizioni parlamentari e l’incremento dei conflitti tra lobby e gruppi di potere vari. Ed in fasi come queste meccanismi comunicativi perfetti e gruppi personali ben amalgamati e coesi, si insinuano come coltelli nel burro.

Quel 41% è usato come una clava dai renziani & co, che altro non sono/sembrano se non una vera e propria agenzia comunicativa al potere. Il messaggio è chiaro: qua siamo sull’orlo del disastro e gli unici che possono contenerlo comunicativamente, offuscarlo, confonderlo, farlo sparire e comparire a piacimento, siamo noi, perchè abbiamo le capacità, gli agganci, le parole, i modi e le facce perfette per fare tutto questo. Alla gggente, a quella che vota, ci pensiamo noi. Gli apparati, chi ha e continua a voler avere le mani in pasta nel potere per guadagnarci sopra, si sono fatti due conti ed hanno dato, anche a costo di scontentare qualcuno (vedi Letta), l’ok a concedere l’appalto.

Se da un lato questo stato di necessità rilascia non poca forza all’agenzia comunicativa renziana, allo stesso tempo ne svela anche il limite. Infatti, attenuata la tempesta, allevati nuovi “sacerdoti”, alleviati i rancori interni, riparate le falle, ricostruite le truppe, rinsaldato le alleanze, i committenti diranno grazie e tanti saluti, perché a nessuno piace appaltare la propria esistenza  a forze intermedie che potrebbero insinuarne fisiologicamente il terreno. Insomma, daranno il solito ben servito. Come hanno sempre fatto. E mai in modo indolore.

Soundtrack1:’Ineluttabile’,Marlene Kuntz

1 Comment

  1. Buoni spunti di riflessione che condivido.
    Il tema è: usciamo dalla crisi con questo demagogo ciarlatano? La risposta difficilmente sarà positiva. “Insomma, daranno il solito ben servito. Come hanno sempre fatto. E mai in modo indolore.”
    E’ una magra consolazione, lo so, ma vedere Renzi strisciare nel fango non mi dispiacerebbe affatto.
    Ah, poi gran parte di quel 41% di elettori del PD possiede una coscienza politica pari a quella di un ornitorinco e un terzo circa sono moderati centristi montian-lettiani che al prossimo giro di boa potrebbero anche cambiare bandiera se dovesse spuntare un leader a destra convincente.

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