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Ma i liberisti italiani sono scemi?

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Rinfacciare ai liberisti italiani, o a molti di quelli, di aver votato e sostenuto supinamente per più di vent’anni Berlusconi è indelicato. Però è necessario per capire un po’ meglio come ragionano. Certo, nessuno avrebbe mai avuto ragione di aspettarsi il contrario: che potevano fare, votare Prodi e Bertinotti? Certo che no. Votare i radicali? Dài, siamo seri per un attimo, poi dopo cazzeggiamo.

Il fatto è che Berlusconi ha per tutti questi anni ripetuto fino alla noia che i politici italiani, se fossero stati chiamati ad amministrare delle imprese, visti i risultati sarebbero stati tutti rimossi e mandati a casa. Un principio al quale i liberisti aderiscono spontaneamente e che include che anche il voto e il sostegno politico siano da considerare e affrontare come un investimento. E se è vero, come è possibile che i liberisti italiani abbiano investito tanto male, rischiando addirittura di finire nella mani di Salvini?

Certo, non è quello che accade, perché ora c’è Renzi che li garantisce ampiamente: ma quest’ultimo è il frutto degli investimenti sbagliati degli elettori di sinistra. E sia ben chiaro che si tratta di un incidente, o una fortuna (dipende dai punti di vista), che i liberisti non potevano in alcun modo prevedere e in virtù del quale non possono certo sentirsi assolti. Tanto è vero che partecipano anche di quell’altro investimento collettivo, nutrito da destra a sinistra, che ci ha fatto rischiare l’ipotesi concreta di un Grillo più ingombrante di quanto già sia.

Insomma, che non ci si potesse fidare di sindacalisti, frociaroli e costituzionalisti ci era stato stato spiegato. Non ci abbiamo creduto, d’accordo, ma ora nessuno può far finta di niente e cadere dalle nuvole. Però che anche i liberisti, oltre che un po’ stronzi, fossero anche scemi e inaffidabili, nessuno ce lo aveva detto, almeno non in questi termini e fino a questo punto.

In definitiva è meraviglioso notare come tutti abbiano avuto torto a dispetto delle proprie scelte, e ragione in forza degli incidenti degli altri. Sembra un disegno regolato, per quanto è folle (scie chimiche a parte, s’intende).

15 Comments

  1. Mah, per mia esperienza e sventurata frequentazione lavorativa, i “liberisti” italiani che ho conosciuto io erano e sono tutti “liberisti con il culo degli altri”, se così si può dire. Come del resto il loro ex nume tutelare, quel Berlusconi Silvio che di liberista (liberale giustamente è un aggettivo da non usare con certa fauna) ha sempre avuto, nei fatti e nella sua stessa storia personale, solo le chiacchere e la sfrenata pulsione a non pagare le tasse.
    Insomma, io non ho davvero avuto bisogno che qualcuno me lo dicesse per vedere quanto, “oltre che un po’ stronzi, fossero anche scemi e inaffidabili”, e anche qualcos’altro, già che ci siamo.
    Se la mia è stata fortuna, sfortuna o semplice ottimo fiuto non sta a me dirlo…

  2. Più che di Salvini le mani erano quelle di Bossi & C. Il celodurismo per antonomasia.
    Quelli si che erano bei tempi non crede Sig. Nardi?

  3. che sciocchezza. quali sarebbero i liberisti? descritti così sembrano delle macchiette o dei deficienti. siamo alla solita idea che chiunque ha votato Berlusconi era ridicolo, deficiente o disonesto? perché se è così, viene proprio da pensare che i veri deficienti erano (e restano) gli altri. Comunque: Berlusconi di liberista o anche solo di genuinamente liberale ha sempre avuto pochissimo, basta andarsi a riguardare quello che ha fatto e anche quello che aveva promesso; di liberismo in Italia non ce n’e’ mai stato né poco né punto: anzi siamo un paese in cui lo stato assorbe una quota abnorme del PIL, usandola per lo più male, e dove la maggioranza degli imprenditori è abituata a campare sugli aiuti dello stato medesimo o su barriere di tipo corporativo: non che più liberismo sia necessariamente un bene, ma per dire che sia un male bisognerebbe provare, o almeno sapere di cosa si parla; che non ci si possa fidare di sindacalisti e costituzionalisti non lo dice renzi, lo dicono i fatti: abbiamo una costituzione che funziona poco e male e sindacati che funzionano malissimo, da ben prima di Berlusconi (fare qualche confronto con l’estero, meglio nord europa, per convincersi).

  4. Caro Nardi, stavolta sei caduto in uno straw man argument: http://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_dell%27uomo_di_paglia

    Per di più caricaturizzare una figura inesistente in Italia, almeno a livello di classe dirigente, lo si può fare soltanto scopiazzando la vulgata bertinottiana del “neoliberismo che da vent’anni distrugge l’Italia”. Ma dove l’avete visto? L’ultimo liberista italiano che fece qualcosa fu Ernesto Rossi, morto nel 1967, che riuscì a chiudere uno dei tanti enti statali creati dal fascismo mentre Enrico Mattei si impadroniva dell’Eni che avrebbe dovuto chiudere.

  5. Giovanotti, mi spiace ma molti di voi non hanno capito niente.
    Qui si non si dice che Berlusconi è liberista. Ma che molti liberisti o sedicenti tali lo hanno votato e sostenuto per anni, sbagliando investimento.
    Dài, fate i bravi.

  6. Mah, piuttosto che liberisti io li chiamerei “moderati, vil razza dannata”.
    E sul M5S mi spiace deluderti, ma ben pochi moderati hanno composto quel 23% di due anni fa. Allora i moderati, come ricorderai, si riversarono tutti intorno al professorone funzionale al “goblotto” dello spread.

  7. Giovanotti mi piace. 🙂

    Non mi piace Berlusconi e mai mi è piaciuto ma una cosa va detta: sull’argomento tasse con lui non sono mai aumentate e molte sono state tolte. Probabilmente (e lo dico adesso che tutto è finito) l’alleanza con Bossi ha giovato più a quest’ultimo che non a lui e al suo partito senza contare i bastoni della magistratura e le numerose intransigenze del Colle.
    Certo con “il senno di poi”…

    • Ehm, puoi raccontarmi ancora una volta quella “le tasse con lui non sono mai aumentate e molte sono state tolte”?
      Mi piace; peccato non sia affatto vera…
      Segue stringato elenco non esaustivo:
      – Introdotta tassa di 30 euro più marca da bollo di 8 per ogni ricorso al giudice di pace.
      – Eliminata la detrazione del 19% per gli acquisti di abbonamenti ai trasporti pubblici locali;
      – Eliminata la detrazione del 19% per le spese di aggiornamento degli insegnanti.
      – Cancellato il credito d’ imposta del 10% alle imprese che fanno ricerca ed innovazione.
      – Niente restituzione fiscal drag a lavoratori e imprese.
      – Introduzione della cosiddetta “tassa sulla tecnologia” (lettori multimediali, cellulari, computer).
      – Aumento tariffe dell’ acqua (art. 23 bis decreto legge 133/2008)
      – Aumento delle tariffe postali
      – Aumento pedaggi austostrade Anas
      – Aumento di 3 euro sui biglietti aerei per chi parte da Roma e Milano, per qualsiasi destinazione e su qualunque compagnia, low cost incluse.
      – Aumento biglietti dei treni, sia regionali che a lunga percorrenza.
      – Raddoppio dell’ IVA sugli abbonamenti alle pay tv
      – Aumento tabacchi
      – Aumento canone Rai
      – Applicazione dell’ Iva sulla tassa rifiuti (nonostante sentenza contraria Corte Cosituzionale).
      – Concessa alle regioni la possibilità di aumentare fino al 3% l’ addizionale Irpef.
      – Istituzione pedaggio sui raccordi autostradali
      – Aumento aliquota contributiva, dal 25 al 26%, per iscritti a gestione separata INPS
      – Aumento al 10% (dal 7-8) l’ “aggio” per la riscossione dei tributi.
      E, con un po’ di tempo per spulciare, se ne troverebbero ancora.
      Ecco, forse quel “mai” è un po’ sbagliato…

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