M.T. muore. La societa’ esiste?

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Donna non sempre fortunata, nemmeno in Italia Maggie ha goduto della beatificazione della salma che tocca a molti trapassati. Anzi, l’evento della morte ha rappresentato per molti l’occasione di rinverdire riferimenti e suggestioni che sembravano passate di moda. Il mio preferito e’ quello per cui l’odio dell’ex primo ministro verso laggente si sarebbe manifestato nella sua famosa affermazione per cui “la societa’ non esiste”. Negli articoli d’area di sinistra questo riferimento e’ come il prezzemolo.

1. Cosa mettono in bocca i Nostri a Maggie? Secondo quanto si puo’ intuire dai riferimenti a questa espressione, sarebbe una prova del disinteresse dei governi da lei guidati (e quindi di tutti gli epigoni) verso le “questioni sociali”. Le quali sono, a scelta, la poverta’, l’emarginazione, l’ambiente, la cultura, l’istruzione, e tutto cio’ che il politico/giornalista/agitprop del caso deciso a solleticare i buoni sentimenti intende chiamare in causa per mobilitare le coscienze del suo pubblico. Insomma, siccome le questioni sociali sono importanti, Maggie dicendo che la societa’ non esiste ne nega le questioni. Una coda trash di questo ragionamento potrebbe vedere una scena del genere nazisploitation in cui i liberisti seviziano i poveri membri della Societa’ sull’altare del Profitto. Ma ci siamo capiti anche senza.

2. Cosa voleva intendere lei? Maggie aveva, eccezione per un politico, una visione abbastanza rigorosa e strutturata dei principi che muovevano le sue azioni. Era una che qualche classico del liberalismo l’aveva letto e digerito. Ora, per un liberale l’individualismo metodologico e’ un punto di partenza molto importante. Se per l’economista l’individualismo metodologico e’ necessario per rendere coerenti i ragionamenti basati sull’azione, che a sua volta e’ motivata da conoscenza, preferenze, etc. (tutte cose che esistono solo a livello individuale, comunque), per il liberale l’individualismo metodologico e’ necessario perche’ e’ l’unico approccio compatibile con la convinzione che ci siano dei diritti che fanno capo agli individui. E, qualunque sia il fondamento di questi diritti, se gli individui ne sono i titolari, ogni costruzione successiva non puo’ prescindere da questo punto centrale.
Ora, la formazione di Maggie e di molti sui coetanei risentiva – comprensibilmente – della minaccia degli opposti totalitarismi. Nei totalitarismi, e nelle dittature in generale, il diritto individuale viene schiacciato perche’ esiste un qualche insieme di valori di chi e’ al potere che viene identificato con il valore “del popolo”, o “della societa’”. Milton Friedman, in uno dei suoi famosi dibattiti, si senti’ chiedere se l’uguaglianza come valore della societa’ non richiedesse di considerare comunque istanze redistributive. La sua risposta fu, appunto, che “la societa’ non ha valori, le persone hanno valori”. La differenza e’ rilevante perche’ un gruppo di individui puo’, con tutti i limiti noti dei processi deliberativi, votare per maggiore redistribuzione; ma un paese in cui le scelte sono motivate dai “valori della societa’” e’ destinato a schiacciare i diritti delle minoranze. Il che puo’ far piacere quando la minoranza e’ qualcun altro – in questo caso, il ricco. La differenza tra espropriazione e redistribuzione e’ sottile (e non rigorosissimamente definita, direi). Ma esiste, se non altro nelle premesse. E’ un vincolo dato proprio dalla consapevolezza, anche dell’esecutivo, di non agire in nome “della societa’”.

Si capisce, insomma, che quando Maggie rispondeva “la societa’ non esiste” voleva semplicemente dire che nessun gruppo, sia minoranza o maggioranza, correntemente al potere o desideroso di ottenerlo, puo’ legittimamente attribuirsi il titolo di rappresentare i valori di tutti, dietro la formula “i valori della societa’”. La frase completa “la societa’ non esiste, esistono gli individui” e’ un richiamo alla responsabilita’ delle proprie posizioni, e un punto fermo nell’impostazione di un dibattito aperto e tollerante. Sara’ un caso, ma il Paese nel quale piu’ spesso si fanno riferimenti a Maggie per la frase di cui abbiamo discusso e’ lo stesso Paese il cui governo e’ appeso da qualche mese alle decisioni arbitrarie di un movimento che ritiene di essere portatore delle istanze “di tutti”. Anzi, che “punta al 100% dei voti”.

Ma antidemocratici, ovviamente, sono sempre gli altri.I’m not a number

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

19 Comments

  1. Mah. L’accento esclusivo sull’individuo è una scelta consapevole, non un’ovvia conseguenza della realtà. Dovreste prenderne atto.

  2. Mah, sarò io ma non ho capito a cosa si vuole arrivare. “I cosiddetti “valori della società” schiacciano i diritti delle minoranze”. Va bene. Nessun gruppo al potere può arrogarsi il diritto di rappresentare tutti. Perfetto.
    Quindi? Si vuol dire che la vecchia Maggie rappresentava solo se stessa quando chiudeva le miniere o imponeva tasse inique? Mi stupirei del contrario.
    Si vuol dire che chi governa debba tener conto solo dei propri tornaconti senza tentare di migliorare la società? Wow, qui in Italia abbiamo un lampante esempio di liberalismo in questo senso! Non credo però che il buon Adam Smith pensasse a questo parlando della mano invisibile.
    Si vuol dire che non esistono valori condivisi da tutta la società? OK, va bene, però anche qui si ammette che ci sono dei diritti fondamentali che appartengono a tutti gli individui, come ad esempio (immagino, ma sono pronto al dibattito) quello al lavoro e quello ad una condizione di vita dignitosa. I minatori inglesi non erano dunque individui portatori di diritti?
    In conclusione, due appunti. Primo, prendere le parole di Milton Friedman, la cui dottrina ha fatto più danni di Al Qaeda, a sostegno di una qualsiasi teoria, non è che rende più apprezzabili le cose, anzi.
    Secondo, il riferimento a Grillo non c’entra nulla col resto del discorso, ce lo si poteva risparmiare.

      • Accidenti, me l’ero persa. C’è un errore macroscopico nella nostra Costituzione allora…

        ;o)

        A parte gli scherzi, mettiamola così: il diritto al lavoro nasce dal diritto dell’individuo ad esistere come tale. Senza lavoro in una società capitalistica non si ha retribuzione e quindi sostentamento. Ergo, non è altro che il diritto alla vita nel contratto sociale che tutti i liberalisti classici adottavano. O per lo meno io la vedo così.

        Se poi parliamo di liberismo economico, allora non parliamo nemmeno più di diritti….

  3. Nella costituzione c’e’ il diritto al lavoro inteso come un diritto negativo: rimozione ostacoli di natura legislativa etc. etc.
    O mi vuoi convincere che la Costituzione e’ inattuata dall’esistenza della disoccupazione? Giurisprudenza innovativa, caro Olmo!

    • il lavoro E’ un diritto. Ovvio che è ‘diritto al lavoro’ e non ‘diritto a un posto di lavoro’. Non si intende solo la rimozione di ostacoli di natura legislativa, ma anche promozione e attuazione di tutte le politiche possibili per svilupparlo e mantenerlo. In uno stato non proprio rosso come il Giappone, ci sono occupazioni assolutamente improbabili come i tizi utilizzati per osservare ed agevolare i passaggeri sulle banchine delle metro. A vederli a me fan tanto socialismo reale (‘il tuo lavoro la mattina è scavare una buca, al pomeriggio riempire la stesse buca di terra’), ma li usano come ammortizzatori sociali.

      PS
      certe cose, dette e fatte durante la guerra fredda, seppur agli sgoccioli, avevano un senso. Anche perchè i politici e gli economisti dell’epoca non considerano il comunismo come i contemporanei, ovvero un gran fallimento, ma un faro/nemico, a seconda delle proprie idee politiche e sociali. A me nel 2013, però, l’individualismo sfrenato puzza di cadavere. Non c’è più il gran nemico da abbattere (da una parte o dall’altra), c’è solo da trovare una quadratura per andare avanti, al netto delle ideologie. Quadratura che vedo non stanno trovando ne gli ultraliberisti, ne i socialisti, ne figli della cultura no-global.

      PPS
      la tirata su Grillo invece la trovo azzeccatissima. Quallo che mi sta più sulle balle dei grillini non sono le idee, la pochezza dei figuri in parlamento, il guru sopra tutti, ma la pretesa di essere la Nazione. No, siete una parte della società (‘partito’ chissa da dove viene…), rappresentate i VOSTRI interessi, giusti o sbagliati che siano, presentate le VOSTRE istanze di cambiamento, e mi girano le palle a 1000 quando il grillino di turno ti sbatte in faccia supposizioni come fossero assiomi.

      • Smettiamola di credere che le cose belle siano diritti in quanto belle. Gli ammortizzatori sociali esistono, ma non sono la manifestazione di un “diritto al lavoro”. I diritti sono una cosa seria, non una buffonata da cattocomunisti privi di principi alla ricerca di un’identita’.

        Quanto al resto, abbastanza prevedibile che si trovino azzeccatissime le critiche che si riesce a scaricare su qualcuno diverso da se’ stesso. Mi spiace non averle estese anche ai soliti comu, e’ ovvio che mi stanno piu’ sul cazzo loro.

  4. Dai Luca, ovvio che era una battuta! C’era anche la faccina!(anche se l’art. 4 recita “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”)(e a parte che se fosse solo questo il motivo per cui la Costituzione è in parte inattuata ci sarebbe da leccarsi i baffi)
    OK non parliamo più di diritto al lavoro. Parliamo di diritto ad una vita (ove possibile) dignitosa. o comunque alla vita. Il mio post di prima non è che cambia molto, eh?
    Al netto dell’ironia e delle boutade, non mi è proprio chiaro il senso del tuo intervento. C’è confusione tra liberalismo e liberismo, che seppur in parte sovrapponibili, sono concetti diversi. Sembra quasi che sottilmente si voglia “giustificare” il liberismo di MT utilizzando concetti liberali come i diritti individuali e ribaltando il concetto di rappresentanza politica con l’affermazione che nessuno può rappresentare la totalità di una comunità. Come a dire che se non posso rappresentare tutti, tanto vale che rappresenti solamente me stesso.

    • La distinzione tra liberta’ “economiche” e “altre liberta’” e’ una cosa di una poverta’ intellettuale incommentabile. La liberta’ di perseguire i propri obiettivi e’ una sola. E gli obiettivi economici sono molto difficili da districare da quelli non-economici, francamente.

  5. Vabbè, buttiamo pure alle ortiche due secoli di pensiero politico ed economico… tutti i liberali sono liberisti e viceversa… e poi è il mio argomento ad essere povero intellettualmente…

    • Ma due secoli di che? Ma fammi il piacere. Tutti i liberali non creano barriere fittizie nella liberta’, che e’ uguale in tutti gli atti dell’individuo. Altrimenti non sono liberali. E’ facile, non e’ che l’essere liberali l’ha ordinato il medico.

      • il fatto che la proprietà privata sia un diritto dell’individuo è un assioma liberale. E una società ‘liberale’ te la impone, l’alternativa è vivere ai margini della società, senza potere integrarsi in essa. Libero sì di rinunciarvi, ma solo in teoria. Anche la fecondazione omologa in Italia è libera, in teoria, al 20esimo paletto prendi un volo e vai all’estero, se c’hai soldi.

        Intendiamoci, pure io penso che la proprietà privata sia un diritto, semplicemente, visto che il mio assunto è dedotto da un ragionamento empirico (le società complesse che scelgono la via delle proprietà privata storicamente se la passano meglio delle altre), non posso escludere a priori che esistano altri diritti, tra cui quello del lavoro, che non possano essere dedotti alla stessa maniera empiricamente. Quello che faceva appunto il buon Locke, che, purtroppo, il ‘900 non se l’era visto. E non s’era letto Cèline, ne s’era visto la crisi del ’29 (curata a colpi di socialdemocrazia), non aveva assaggiato nemmeno gli orrori del colonialismo, non aveva potuto sapere come i buchi darwiniani sarebbero stati coperti da Dawkins.

        Ora, negli anni ’60 una adesione come la tua a certi paradigmi poteva essere compresa perchè, dal punto di vista empirico, sembrava che un certo modello di società fosse il vincente, portando pace, prosperità e benessere alla gente. Io nel 2013 c’ho qualche dubbio, pur mancando un’alternativa convincente sento degli scricchiolii. Tu no?

        • 1. “ne s’era visto la crisi del ’29 (curata a colpi di socialdemocrazia)”

          Col cazzo. http://online.wsj.com/article/SB123353276749137485.html

          2. “il fatto che la proprietà privata sia un diritto dell’individuo è un assioma liberale.”

          Bravo, ci sei arrivato. Io l’ho detto all’inizio. Non e’ mica obbligatorio aderirvi. Solo che, se non lo si fa, non si e’ liberali. E’ semplicissimo!

          3. Certo, nel 1700 nessuno aveva idea di cosa fosse il colonialismo.
          D’altronde Cortes e’ nato nel 1800.

          Poi lascio perdere su cosa avremmo imparato su quali altri modelli di societa’ capaci di portare pace e benessere, perche’ francamente ogni volta questi discorsi finiscono nel nulla o nell’utopia ridicola.

          • sul new deal abbiamo opinioni contrastanti vedo, e non solo io e te.

            Guarda che il mio era un paradosso. Tu dici che non è obbligatorio aderirvi, io ti ho spiegato che non aderendovi sei condannato a vivere ai margini della società, quindi diventa una ‘scelta’ obbligata.

            Il paradosso è che l’ideologia che più di tutte punta sull’individualismo e la libera scelta, di fatto ti obbliga ad aderire a uno dei suoi assiomi principali, altrimenti sei fuori. Sì, hai piena libertà religiosa, però ti diamo la pensione e la sanità gratuita solo se vai a messa tutte le domeniche.

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