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L’utero in affitto è davvero un’aberrazione?

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Dopo giorni di discussioni, polemiche e diatribe sul numero di partecipanti al Family Day, almeno un risultato certo pare (purtroppo) acquisito: la pratica del cosiddetto “utero in affitto” viene condannata in modo ormai pressoché unanime, sia da parte di chi si straccia le vesti prevedendone un vertiginoso aumento a seguito del DDL Cirinnà (dove andremo a finire di questo passo, signoramia), sia da parte di chi nega il nesso causale, minimizza e si affretta a prendere le distanze (macché, quale utero in affitto, noi vogliamo soltanto regolamentare l’esistente).
La questione “gravidanza surrogata”, insomma, pare definitivamente chiusa con la rubricazione sommaria dell’argomento alla voce “barbarie”: senza, tuttavia, che se ne siano approfonditi i contorni come io credo sarebbe stato auspicabile.
Tanto per cominciare: è lecito chiedersi se portare avanti una gravidanza per conto terzi sia davvero, al di là delle possibili distorsioni legate allo “stato di necessità” o al “mercimonio di bambini”, un’aberrazione intollerabile in sé e per sé?
In altri termini, siamo sicuri che implementando delle regole grazie alle quali ci si possa assicurare che una donna decisa a “prestare” l’utero ad altri non sia spinta del bisogno, e si riesca a scongiurare l’eventualità che lo faccia a scopo meramente “commerciale”, il nostro punto di vista sulla questione sarebbe lo stesso?
La domanda, a ben guardare, è importante: perché segna il confine tra la condanna di una pratica in quanto tale e l’esigenza di regolamentare quella pratica in modo efficace per renderla accettabile; un po’ come succede, tanto per spingere il discorso un tantino più in là, con la donazione di organi, che è riconosciuta come un encomiabile atto di generosità qualora sia spontanea, e allo stesso tempo viene proibita nei casi in cui si configuri come una “vendita”, a maggior ragione se motivata dal fatto che il “cedente” versa in condizioni economiche precarie.
Sotto questa luce la questione diventa assai più complessa di come la si è dipinta nelle scorse settimane, e suscita interrogativi che prima o poi sarebbe il caso di esplorare compiutamente: portare avanti una gravidanza per mera “generosità”, fatto salvo un ragionevole “rimborso” per le spese sostenute, è davvero “moralmente inaccettabile”? E se sì, presupposta (e verificata) la capacità di intendere e volere di chi vi si determina e la sua libertà di scelta, perché mai?
Ecco, io a quest’ultima domanda, che poi mi pare quella cruciale, non riesco a trovare risposte plausibili.
Se qualcuno le avesse o ritenesse di averle, al di là dei pistolotti moralisti legati alla consueta proiezione delle proprie convinzioni su quelle degli altri, sarebbe gradito che le esprimesse.
In caso contrario sarebbe il caso di piantarla con le lamentazioni, e mettersi finalmente a ragionare sulle regole.
Altrimenti, come diceva Padre Pizzarro, stamo a parla’ de tutto e de gnente.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

28 Comments

  1. Già solo l’espressione “utero in affitto” sottintende un giudizio negativo, a mio parere, è più corretto parlare di “gestazione per altri” (GPA). Sinceramente non capisco cosa ci sia di sbagliato, quando si tratta di una scelta libera e consapevole.

  2. Credo che la legislazione migliore sia quella britannica, in cui la gpa può essere eseguita SOLO gratuitamente (Maternità Altruistica) e TUTTI ( genitori e madre altruista) devono dimostrare che non sia avvenuto scambio di denaro.

    Un ulteriore spunto viene dalla Grecia, dove i genitori richiedenti, per legge, devono essere residenti nel Paese.

    Ecco, credo che in un tale quadro la GpA sia più che accettabile.

  3. Ho 3 appunti da fare i merito sia all’ argomento che all’ articolo in sé.
    1) sarebbe un errore politico grqvissimo se i promotori del ddl si mettessero a discutere dell utero in affitto, cadenso cosi nella trappola tesa da chi, non potendo trovare nulla di male nel ddl, sposta il discorso su cose che semplicemente non esistono
    2) io sono pure di quelli che no trovano nell utero in affitto un progresso di civiltà.
    3) ma prima di spiegare il perhe del punyo 2, desidero dire Alessandro che tocca prima a te spiegare perché Si. Non si puo argomentare che una cosa va fatta perche nessuno fa una sana opposizione. Comincia invece tu a spiegarci la bontà eella cosa

    E scusa il t9 mannagia al cellulate

    • Vorrei rispondere solo al punto 3: personalmente credo che, se qualcosa può essere fatta e non causa danni, non ci sono obiezioni ragionevoli, non influisce sulla vita di chi non è coinvolto, allora dovrebbe essere permesso farla.
      Se la vedi diveramente, potresti spiegarmi meglio il tuo punto di vista? Grazie

      • Gigi, non sono Dan Marinos, ma mi prendo la libertà di illustrarti le mie perplessità.
        Io sono ancora dubbioso sul fatto che il “qualcosa” in questione “non causi danni”. Soprattutto se includiamo tra “chi ne è coinvolto” il bambino.
        Supponiamo che tra gestante (non so se il termine sia corretto, lasciamelo usare per indicare colei che porta avanti la gravidanza) e bambino si crei un legame di qualche tipo (emotivo, sensoriale, …) durante i 9 mesi. E supponiamo che questo legame venga vissuto dal bimbo come qualcosa su cui lui sviluppa una certa forma di sicurezza/struttura-emotiva/altro per affrontare il periodo post-nascita.
        Siamo proprio sicuri che destinarlo “a priori” ad una separazione dalla sua “mamma biologica” (tra virgolette naturalmente, perché con il termine “mamma biologica” si potrebbe intendere anche solo la proprietaria dell’ovulo di partenza e non colei che presta l’utero … ma qui si tratta solo di accordarci sulle definizioni) non causi danni all’integrità psico-fisico-emotiva del bimbo? Il vivere in simbiosi per 9 mesi con una precisa persona fisica (la gestante) ha qualche importanza per il bambino?
        E’ un pensiero pieno di “supponiamo” e di “se”, ma per me è proprio lì la questione che andrebbe chiarita prima di prendere decisioni.

        Oltre naturalmente a tutta una serie di questioni collaterali che, magari, rappresentano solo inghippi tecnici risolvibili con un’opportuna regolamentazione. Non lo so. Per farti qualche esempio:
        – Chi ha diritto di decidere quali esami preventivi fare sul feto, visto che alcuni sono invasivi per la gestante (ad esempio l’amniocentesi)? Colei che presta l’utero o la “committente”?
        – Chi ha diritto di decidere se interrompere la gravidanza (altra pratica invasiva per la gestante), magari a fronte di esiti di esami preliminari del tipo “alta probabilità che il bimbo sia affetto da Sindrome di Down”?
        – Come si gestisce il caso in cui subentra una gravidanza gemellare o pluri-gemellare, quando la committente preventivava di ricevere solo un figlio?
        – Come garantire al bambino il “diritto” ad essere allattato al seno dalla persona fisica con cui è vissuto in simbiosi per 9 mesi? E’ un diritto che andrebbe riconosciuto?

        • Si ricorrerebbe alla fecondazione in vitro , quindi il problema “Down” o gemelli non si pone. Per il latte c’è quello artificiale, che nel 2016 è un valido sostituto. Nel cervello del feto, che rispetto a quello di un bambino già nato è estremamente poco sviluppato, non si crea alcun legame emozionale.
          Una seria selezione basata su test psicologici può impedire a donne fragili di proporsi come madri surrogate.

          • Parli per sentito dire o credi sul serio a quello che scrivi? Non dirmi che sei uno “scienziato”, perchè allora mi butto sull´astrologia, che mi sembra più affidabile.

      • Caro Gigi,

        mai mi sarei aspettato di dover mettermi nei panni della moglie del Reverendo Lovejoy, e dire “I bambini! Qualcuno pensi ai bambini!”.
        Pero’, mi tocca, a costo di passare per bigotto.

        Il fatto e’ che non credo che, quello dell’utero in affitto, si possa definire un rapporto contrattuale chiuso tra due parti, perche’ l’esecuzione dello stesso ne genera una terza, cioe’ il nascituro. Come Mjolnir indica, ci sono un sacco di elementi che possono portare a complicazioni nella gestione della cosa, con evidente impatto per il bambino, che non puo’ che subire passivamente qualsiasi eventuale problema.

        Certo: qualsiasi nuova “cosa” comporta problemi futuri, che possiamo evitare facendo una legge chiara e inflessibile, al’interno di un sistema che la applichi correttamente.

        Tuttavia, se anche mai potessimo arrivare a tanto, permangono degli elementi di “opportunita’” che uno Stato moderno non puo’ non considerare. Innanzitutto perche’ non tutto puo’ essere demandato alla contrattualistica privata, perfino laddove sia tutto chiaro e le parti siano consenzienti e d’accordo, e non ci siano effetti sui terzi. Sono per esempio vietati i duelli per derimere contese. E’ vietato organizzare lotte clandestine mortali. E’ vietato trombarsi la sorella (pur nella sicurezza totale di non concepire).

        Io personalmente non me la sento di vietare qualcosa, e se esistesse un referendum non voterei contro (con un sistema intelligente mi asterrei, ma questo e’ un altro discorso). Diciamo che la mia speranza e’ che si possa disincentivare l’utero in affitto dando una valida alternative che generi altresi’ esternalita’ positive, ossia l’adozione di bambini gia’ nati. Un adozione piu’ veloce e rivolta anche alle coppie omosessuali. Dall’altro canto, non accetterei di buon grado che le terapie mediche per l’utero in affitto avvengano attraverso soldi pubblici; i costi dovrebbero essere interamente coperti dai richiedenti.

        • Nessun concepimento, sia spontaneo o medicalmente assistito, può tenere conto di ciò che il bambino in futuro (cit. tua). Chiedere a un feto “ma vorresti nascere con parto cesareo o spontaneo? Vorresti essere affidato a una famiglia con due genitori o stare con la persona single che ti ha portato in grembo?” non ha semplicemente senso. E non ha senso neppure chiedere a bambini piccoli o grandi “ma avresti voluto nascere in una famiglia più ricca? Avresti voluto più o meno zii? I tuoi genitori li avresti voluti caucasici o neri? Avresti preferito 2 mamme, 2 papà, una mamma e un papà o soltanto un genitore?”.
          Ogni bambino, crescendo fa i conti con ciò che gli viene dato dai propri genitori. Ce ne si fa una ragione e basta, come è giusto che sia. “Eh ma io volevo nascere Canadese e in una coppia borghese!” “Sticazzi, sei nato calabrese e in una coppia attempata e povera!”. Se anche ci fossero figli di coppie gay che dicono “avrei voluto nascere in una famiglia etero” (i pochi che ho visto fin’ora erano casi montati ad arte), la loro affermazione non è meno sciocca degli adolescenti che dicono “Avrei voluto nascere bianco!” o “Avrei voluto non essere mai nato!”.
          Lo stato non può mettersi a sindacare su come viene al mondo un bambino. Non lo fa per i concepimenti spontanei, e non deve farlo per quelli medicalmente assistiti. Finché c’è amore e stabilità tutto deve andare bene.

          • *tra “bambino in fututofuturo” e “(cit. tua)” sarebbe dovuto esserci “non può che subire passivamente”.

          • I tuoi esempi non si addicono al mio ragionamento, non penso di essere così sciocco da pensare di chiedere ad un feto dove nascere. Però non mi torna perché se da un lato dici che il bambino deve farsene una ragione (di nascere conteso tra madre biologica e madre “partoriente”, vedi il caso che tu stesso hai citato), dall’altro una persona sterile non possa farsene una ragione e adottare.
            E rimando alla mia chiusura: liberi tutti di farlo, ma a fronte 1) di una legge che oggi non esiste 2) coi propri soldi 3) in un sistema che permetta alternative con maggiori conseguenze positive quali l’adozione.

          • Perché fortunatamente la medicina consente a una persona sterile (o con problemi genetici) di avere figli lo stesso.
            Inoltre, non sta a Capriccioli spiegarti perché alcune persone preferiscono la gestazione per altri all’adozione. Lui sta dicendo semplicemente che è inutile e sbagliato impedirla, mentre è auspicabile regolamentarla. Non ti sta cercando di convincere che è moralmente preferibile la GPA all’adozione. Sono scelte personali, entrambe possibili, entrambe ostacolate (per diversi motivi).
            Per quanto riguarda il punto 2, capisco la tua perplessità. Ma ti giro la domanda: Se lo stato non fa distinzioni tra pagare l’ospedalizzazione per una mamma che ha desiderato il proprio figlio e per una mamma molto poco attenta con i contraccettivi che vuol offrire in adozione il proprio bambino, perché non dovrebbe pagarla per una mamma che partorisce per una coppia che sin da subito si impegna ad adottarlo? Ricordiamoci che la tanto discussa legge 194 sancisce il DIRITTO di ogni donna in gravidanza che non volesse avere quel figlio di lasciare il nascituro in affido all’ospedale in via anonima, per poterlo fare adottare da qualcun altro successivamente. Non è anche questa gestazione per altri?

  4. Totalmente d’accordo con la GpA nel modo in cui è gestita in UK. Se gratuita (a parte “spese vive”) non vedo motivo alcuno per rifiutarla.

  5. Finalmente ci si pone il problema in modo sensato e intelligente. Ho il timore che molti di coloro che sono a favore di unioni civili e stepchild adoption si siano lanciati nella condanna del cosiddetto “utero in affitto” per rendersi (vanamente) più apprezzabili agli occhi degli avversari e tentare di rendere più condiviso il DDL Cirinnà. In ogni caso, non è forse questa l’ennesima pratica che ricade sotto il diritto dell’habeas corpus? Siamo tutti d’accordo che i bambini vanno tutelati, ma cosa c’è di bestiale nel dare ad una famiglia – che lo desidera – un bambino che biologicamente non potrebbe avere se c’è una donna che liberamente sceglie di aiutare? Oltretutto, anche in questo caso, essendo indietro rispetto ad altri abbiamo (per lo meno) la fortuna di verificare che questo genere di procedure esiste già in altre parti del mondo (vedi USA e UK, ad esempio) dove viene regolamentato in modo serio dallo stato impedendo così quelle storture di cui si finisce sempre per parlare (vedi povere donne del terzo mondo che vendono il proprio utero per un tozzo di pane, e altre cose simili che si sono sentite ripetere fino alla noia in questi giorni). Non potremmo farlo anche noi?

  6. premetto che sono d’accordissimo sul diritto di GpA chiaramente e legalmente ordinato, ma ci sono delle statistiche per capire quante siano veramente le mamme altruiste? perchè non è mica una cosa che si fa così a cuor leggero… sto cercando di immaginarmi chi possa decidere di farlo non per scopi finanziari, ma puramente altruisti… qualche amicona del cuore, qualche parente, ma insomma, non stiamo mica parlando di noccioline…

  7. La prima cosa che mi viene in mente è che una madre “in affitto” è , a tutti gli effetti, una madre biologica vera . Se alla fine consegna il bambino, si viene a recidere un legame tra i più forti e naturali che esistono in natura. Per forza deve esserci una violenza altrettanto forte per giustificare tale distacco e questa forza non può che essere giustificata dal bisogno materiale per la madre biologica e, se vogliamo da quello “spirituale” per quella che acquista il bambino. Un patto, una transazione tra due parti disuguali, una più abbiente ed una più povera. Non riesco a vederci una donazione liberale Non mi pare che si possa fare paragoni con la donazione degli organi: questo è un atto di amore.

  8. C’è un qualche tipo di legame che si crea in 9 mesi tra un bimbo e la donna che lo porta in grembo? Se la risposta è no, allora si può parlare di bambini come di pacchetti di biscotti e di utero come di carrelli della spesa. “Io porto il carrello, ci metto dentro i tuoi biscotti. Appena ti vedo per strada te li do e amici come prima”.
    Ma se la risposta fosse no, se ci fosse anche solo il lontano sospetto che tra mamma (intesa come la donna che se lo porta in grembo per 9 mesi) e bambino si formi un qualche tipo di legame più profondo di quello ipotizzabile tra un contenitore ed un contenuto … bhe’ … allora ci andrei un po’ più cauto. In tutto questo parlare di scelte libere e consapevoli forse si starebbe sottovalutando che si parla di bambini come fossero pacchi regalo

    • Credo che l’unico stia parlando di “carrello” e “biscotti” o di “pacchi regalo” sia tu mjolnir. E chi come te crede davvero che voler essere genitori venga inteso dalle coppie che ricorrono alla GPA come “andare a fare compere” o “comprare un cane”. Ma ti pare plausibile?
      Certo, essere genitori è un dovere, prima che un diritto. E qui abbiamo centinaia, forse migliaia di coppie di genitori che sono pronti a fare enormi sacrifici pur di esserlo (ricorrere alla GPA è tutt’altro che una passeggiata. Vi ricordo che c’è una coppia ETERO che sta rischiando di essere allontanata dal proprio figlio avuto con la GPA, se avete letto i giornali recentemente. Solo per il modo in cui l’hanno avuto). E scontrarsi con i pregiudizi di chi (anche come te) reputa la loro famiglia meno “valida” delle altre. Ciò che sostieni, le parole che usi, oltre che ad essere degradanti, sono false.

      • Caro Enrico,
        guarda che io sono uno di quei non-genitori (impossibilitato ad esserlo per vari motivi) che avendo avuto il dubbio di poter arrecare qualche danno al bambino “programmato” con GPA, si è fatto una ragione di non poter avere figli (se non adottati) e rinunciare alla GPA. I pregiudizi te li lascio a te. Non ho pregiudizi sulla “validità” della famiglia. Ho dubbi sul fatto che con la GPA vengano riconosciuti tutti i diritti che sarebbe giusto riconoscere al bambino. E non centra nulla con quello che potrebbe desiderare il bimbo o meno. Centra col fatto di chiedersi se “programmare” una separazione a tavolino possa o meno creare trauma al bimbo, trauma tranquillamente evitabili evitando la GPA. Non ho pregiudizi. Ho dubbi. E nel dubbio preferisco ho preferito non rischiare sulla pelle di un bambino.
        E per ricollegarmi alla serie di domande che hai virgolettato nel commento più sopra … io me lo dico spesso “avrei volute diventare padre in modo naturale”. Sono cresciuto. Ho fatto i conti con quello che la natura mi ha dato e mi son detto “pace. E’ andata così”.
        Ho limitato il mio “desiderio” a rimanere tale, anziché elevarlo al rango di “diritto” o di “pretesa” … almeno fino a quando non avrò la più piena certezza che la GPA non calpesti qualche diritto sottoconsiderato del nascituro

        • La tua è una scelta personale e del tutto legittima. Ma possiamo essere d’accordo sul fatto che in generale, non c’è nulla di sbagliato di per sé nell’utilizzare tecnologie moderne per migliorare la nostra vita (o quella dei nostri cari, anche quelli futuri) a prescindere dai limiti che ci impone la natura? Se ci pensi bene, è quello che facciamo senza troppo pensarci ogni volta che prendiamo un farmaco, facciamo una operazione chirurgica, accendiamo il riscaldamento in casa o prendiamo un aereo. Ai miei occhi i tuoi dubbi (posto che siano personali e che tu non abbia nulla da recriminare a chi ha fatto una scelta diversa dalla tua) sono del tutto legittimi e anzi simili a quelli delle tante coppie fertili che aspettano a diventare genitori o decidono di non esserlo affatto. Magari perché “è un brutto momento”, o perché non ne hanno posibilità economica, o non ne hanno tempo. Ma il fatto è che invece ci sono molte altre persone che semplicemente questi problemi non se li pongono e, potendo, sfornano figli senza pensarci troppo. Magari hanno figli pure per sbaglio (es. salto della quaglia andato a male o preservativo bucato, ne conosco). Sbagliano? Non sta allo stato giudicare, i motivi per cui a un genitore sono tolti i figli sono BEN ALTRI per lo stato. E infatti nel diritto è doveroso che la scelta su come mettere al mondo i figli e perché (o perché no) siano personali, irrilevanti e fuori discussione.
          Persone come me non rivendicano il “diritto ad essere genitori”, essere genitori è comtemporaneamente un dovere e una benedizione ai miei occhi. Ciò che si rivendica è il diritto ad avere la stessa dignità e le stesse opportunità familiari delle coppie fertili, stabilito che le modalità di eliminare queste differenze (la GPA, appunto) già esistono.

          • “Ma possiamo essere d’accordo sul fatto che in generale, non c’è nulla di sbagliato di per sé nell’utilizzare tecnologie moderne per migliorare la nostra vita (o quella dei nostri cari, anche quelli futuri) a prescindere dai limiti che ci impone la natura?”
            Si … se è dimostrato che le suddette tecnologie non causano danni a terzi e non ne limitano i diritti.
            Nel caso della GPA uno dei “terzi” è il bambino che si preventiva cresca in simbiosi per 9 mesi con la mamma X e poi, subito dopo il parto, venga separato da lei e venga dato alla mamma Y.
            Siccome, secondo me, non è dimostrato che ciò non causi un trauma al bambino, non ritengo oggi legittimo praticare la GPA. Quando sarà dimostrato (magari lo è già oggi … non lo so) che la GPA non ha nessuna conseguenza sul bambino, ma è solo un’ottima opportunità di fare felici coppie sterili, ben venga la libertà di farla liberamente.

  9. Una coppia di amici ha fatto la surrogacy, si chiama così negli Stati Uniti, ed é tornata a casa con due bambini che stanno per compiere un anno. In California questa cosa é rigidamente regolamentata per legge, possono farlo esclusivamente donne che hanno già bambini, ovviamente volontarie, chi porta avanti la gestazione non é colei che ci mette l’ovulo. Non sto dicendo che sia giusto oppure sbagliato, però esiste, tanto vale prenderne atto. Sicuramente nella parte povera del mondo ci sono situazioni di sfruttamento, ma in America e Canada no. Poi a questo punto, i bambini nati in questo modo esistono, e dovrebbero essere uguali a tutti gli altri

  10. Nitto Palma ha da poco parlato delle unioni civili citando l’opera di Mozart “Così fan tutte”, mettendo la frase del titolo (peraltro al maschile, cosa che nell’opera non esiste) in bocca a Leporello. Ecco, non solo Leporello non pronuncia la frase, ma compare proprio in un’altra opera, sempre di Mozart, che è il “Don Giovanni”. Sarà una sciocchezza, ma dà l’idea della superficialità del discorso, della mancanza di informazione riguardo a quello di cui si sta parlando, della supponenza del non andare neanche a vedere se quello che si dice è corretto. Si può ben dire che tutto il discorso del senatore è stato coerente con questa linea di superficialità. Qualcuno spieghi a lui e ad altri che l’utero in affitto non compare nel ddl Cirinnà. Che almeno legga le cose prima di parlarne

  11. E comunque io sono assolutamente favorevole all’utero in affitto e anzi penso che sia un gesto di grandi civiltà e generosità

  12. Pratica che e’ nata con l’uomo. Inteso come genere. Di qualunque tendenza.
    Se mai, oggi, si puo’ fare (anche) in maniera meno esplicita.

    Ne abbiamo un esempio nella Genesi.
    Sara, moglie di Abramo, non riuscendo a dargli un figlio, gli diede una delle sue schiave, da cui nacque Ismaele.

    Credo che sia la piu’ antica testimonianza di utero in affitto.

    Io sono favorevole.

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