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Lui non l’avrebbe mai fatto

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Io non ho particolari problemi con la figura del Papa. Per quanto ho potuto constatare, si tratta di un ruolo importante nel già ricco panorama italiano. Il Papa, personaggio tradizionale tra i più antichi, è un anziano chierico, capo della Chiesa. Indossa una caratteristica vestaglia bianca, di solito abbinata a un buffo copricapo. Originariamente saccente e irascibile, si è via via trasformato in un caro nonno sempre pronto a dare consigli non richiesti creando scompiglio, malintesi e ilarità.

Il personaggio, di suo, è oggigiorno innocuo, e – come il più noto Arlecchino – è ormai lontanissimo dalle sue origini soprannaturali o demoniache. Il problema non è lui, il problema sono quelli che lo tengono in seria considerazione come guida spirituale*. In questo affollato gruppo di disagiati si trovano non soltanto persone scarsamente scolarizzate e leader politici, ma anche intellettuali italiani atei di sinistra, nonché un discreto numero di persone intelligenti.

Aggiungete che l’attuale interprete del Papa, Jorge Mario Bergoglio, ha virato decisamente il personaggio verso l’interazione diretta con soggetti sfortunati e casi umani, e capirete anche voi cosa c’è che non va. Il Papa di Bergoglio è un Papa buono sovraesposto, che approfitta delle condizioni mentali dei suoi seguaci, è dappertutto e se la cava qualunque cosa dica.

L’ultimo episodio di questa serie vede protagonista Eugenio Scalfari, che pur essendo ateo, come si premura ogni volta di ricordarci, ha deciso di scrivere due lunghissimi articoli in cui pone al Papa dettagliate domande sulla sua enciclica e sui fondamenti della religione cattolica. Dato che non ci crede (ma “è da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth, figlio di Maria e di Giuseppe, ebreo della stirpe di David”, come previsto dall’articolo 1 del regolamento del Club degli Atei buoni), il livello della discussione è impostato fin dall’inizio su “fan di Star Wars scrive una lettera a George Lucas chiedendogli chiarimenti sui midi-chlorian e quello gli risponde”. Le pretese sono molto alte, ma per chiarirci sarà sufficiente questo breve estratto:

“penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo”.**

Probabilmente affascinato da tanto raffinato filosofeggiare, il Papa risponde. Ma è il Papa, può dire qualunque cosa e andrà sempre bene: basta tenersi sul vago***. Esempio. Scalfari scrive:

“Infine una parola che riguarda gli ebrei e il loro Dio che è anche il Dio cristiano sotto altre spoglie: quel Dio non aveva promesso ad Abramo prosperità e felicità per il suo popolo? Ma durò assai poco quella prosperità. Furono schiavizzati dagli egiziani, poi dagli assiri e dai babilonesi, poi senza quasi intervallo, dai romani, poi la diaspora, poi le persecuzioni, infine la Shoah. Il Dio di Abramo la sua parola non l’ha dunque mantenuta. Qual è la risposta, reverendissimo papa Francesco?”

No, non credo che “reverendissimo” sia una presa per il culo. Ad ogni modo, il Papa risponde così:

“È questo – mi creda – un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora, per noi, la radice santa da cui è germinato Gesù”.

Tecnica base dello studente sotto interrogazione: ripetere la domanda e commentarla.

“Anch’io, nell’amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah”.

Sì, va bene, Bergoglio, vuoi rispondere o ti metto un impreparato?

“Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanità. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell’alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto”.

Mh. Sei meno meno per l’esposizione. Oppure:

“se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?”

Rispondo io: no. Sei perdonato se ti confessi, o se almeno in punto di morte ti penti sinceramente e perfettamente in Dio dei tuoi peccati. Sennò sono cazzi. Giusto? Giusto. Ma non è in linea col nuovo personaggio Papa.

“Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

Caro Papa. Punto primo, non hai risposto. Punto secondo: se la cosa fondamentale è “rivolgersi a lui con cuore sincero e contrito”, mi pare chiaro che chi non ha fede né la cerca è tagliato fuori in partenza, quindi la risposta è no. Punto terzo: “il peccato c’è quando si va contro la coscienza” è eresia. Non che io abbia nulla contro l’eresia, anzi in generale la apprezzo molto e sono il primo a proporla anche quando esco la sera con gli amici, ma tu sei il Papa. Io al tuo personaggio, nonostante tutto, sono affezionato, e lo stai sputtanando. Ratzinger questo non me l’avrebbe mai fatto.

——–

* A quel punto, meglio Arlecchino.
** Più o meno come il mondo smette di esistere quando chiudi gli occhi.
*** – Signor Papa, i bambini morti senza battesimo vanno all’inferno? – La Chiesa prega per loro. – Ma vanno all’inferno? – Vengono affidati alla misericordia del Signore. – Che li mette all’inferno? – Chi sono io per giudicare? – Il Papa. – Secondo me non ci dovrebbero andare. – Ma ci vanno? – Me lo dica lei. – Sì o no? – Sì o no cosa? – Bambini morti all’inferno. – La Chiesa prega per loro.

(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

7 Comments

  1. Lo scambio epistolare col papa è la ciliegina in cima alla carriera giornalistica di Scalfari, altresì l’iniziativa puzza tanto di conversione in extremis. L’Ateo sembra cercare rassicurazioni per il previsto e non lontano trapasso : ” a Francè, posso annà tranquillo ? ” e quello a lui “Credo di sì..”

      • Nella parte finale dai dell’eretico al Papa perché dice una cosa che va in contrasto con la tua idea della dottrina cattolica. Ne traggo conclusione che ne sai più del Papa a riguardo. 😉

        • Capisco quello che intendi, ma ci sono due possibili conclusioni: una è che io conosca la dottrina meglio di Bergoglio; l’altra è che Bergoglio abbia preferito dire una vaga falsità rassicurante piuttosto che una chiara verità impietosa.

  2. Caro Aioros a me il tuo pezzo non è andato troppo giù e, come dovrebbe succedere un po’ più spesso, ne ho scritto un altro di tutta risposta per cercare di mettere sul tavolo un po’ di cose. Se ne hai voglia leggilo e parliamone, trovi tutto sul nostro blog failcaffe.it

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