un blog canaglia

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L’occupazione delle scuole e le palestre della politica

in società by

Ricordo che qualche anno fa, ai tempi della vicenda Englaro, noi radicali ci recammo sotto alla Camera dei Deputati per un presidio: insieme a noi manifestavano anche gli amici di SEL, che a un certo punto, forse nel tentativo di dare maggiore evidenza all’iniziativa, proposero di bloccare il traffico. Noi radicali, ovviamente, ci dichiarammo contrari: e anzi cercammo di impedire l’occupazione della strada, al punto che ne seguì un diverbio piuttosto acceso e volò anche qualche parola non precisamente gentile.
Racconto questo episodio per premettere una cosa: da nonviolento sono contrario a qualsiasi forma di lotta politica che pregiudichi l’esercizio di diritti da parte degli altri; e sono convinto, per averlo sperimentato, che si possano far valere efficacemente -anzi, direi ancora più efficacemente- le proprie ragioni senza per questo dover rompere i coglioni al prossimo.
Senonché mio figlio grande, quello che ha quindici anni, è uno dei ragazzi che ieri ha partecipato all’occupazione del liceo Tasso.
Naturalmente lo scorso fine settimana, quando mi ha raccontato che la faccenda era nella fase di progettazione, ne abbiamo parlato un bel po’: sia delle motivazioni della protesta, sia dello strumento con cui essa si sarebbe svolta. E io, che sono abituato a dire quello che penso anche -e a maggior ragione- ai miei figli, non ho potuto fare a meno di comunicargli due cose: primo, che i motivi per cui aderiva all’iniziativa mi parevano deboli, vale a dire che secondo me non ne era sufficientemente informato; secondo, che non ritenevo l’occupazione uno strumento adeguato, giacché avrebbe inciso anche su quelli che non erano d’accordo, impedendo loro di andare a scuola.
Dopodiché, quando ci ha chiesto il “permesso” di farlo comunque, io e sua madre ci siamo sentiti al telefono e glielo abbiamo accordato; anzi, per dirla tutta ci ho tenuto a precisare che non era neppure una questione di “permettere”, ma di pura e semplice autodeterminazione: insomma, io ti ho detto come la penso, poi se vuoi andare a occupare lo stesso vacci e basta.
Ma non è ancora tutto. Voglio dire: il profilo della responsabilità individuale non esaurisce le ragioni per cui ho ritenuto opportuno consentire a mio figlio di fare quello che aveva intenzione di fare.
Credo, infatti, che a elaborare e a fare propri concetti obiettivamente complessi come la nonviolenza ci si debba arrivare; che il percorso per arrivarci sia lungo, e tutt’altro che agevole; che per iniziare a compiere quel percorso sia pressoché ineludibile imparare a relazionarsi anche con strumenti diversi, conoscerli e metterli in discussione dopo averli praticati.
Insomma: io non penso, come il sottosegretario Faraone, che l’occupazione delle scuole sia una “grande esperienza di partecipazione democratica”; anzi, credo sia uno strumento che per certi versi, nel suo piccolo, procede in una direzione opposta a quella della democrazia. Sono convinto, tuttavia, che allo stesso tempo possa rappresentare una preziosissima palestra politica: cioè un’esperienza che avvicina i ragazzi all’idea che occuparsi di politica sia una cosa gratificante, utile, nobile, perfino se alcuni elementi determinanti per quell’avvicinamento con la politica non hanno niente a che fare.
Ecco, io credo che bisognerà spiegarlo, a quei ragazzi, perché l’occupazione è uno strumento da abbandonare: ma credo che lo si potrà fare in modo molto più efficace quando quei ragazzi, anche attraverso iniziative discutibili come l’occupazione, avranno acquisito un’alfabetizzazione politica sufficiente per comprenderne le ragioni, metabolizzarle e poi operare delle scelte consapevoli.
L’occupazione è un “grande sviluppo per la coscienza politica di ognuno di noi”, hanno detto gli studenti del Tasso in un comunicato: usando una parola un tantino ingenua, che fa un po’ tenerezza e che oltretutto è insidiosa, ma tuttavia dimostrando di aver colto nel segno ancora più del sottosegretario Faraone.
Mi piacerebbe discuterne con loro, di quella parola, così come mi piacerebbe ragionare insieme sugli strumenti che utilizzano, sulle possibili alternative e su quanto i mezzi, per dirla come va detta, prefigurino i fini: ed è una cosa che farò, con mio figlio e con i suoi amici che mi capiterà di incontrare.
Nel frattempo, però, sono felice che quella “coscienza” ci sia. O perlomeno che loro ne percepiscano l’importanza e l’urgenza: perché col tempo quel desiderio di partecipazione potrebbe trasformarsi in una ricchezza non soltanto per loro, ma anche -e soprattutto- per il paese in cui vivono.
Il resto, se lo lasciamo crescere adoperando un minimo di comprensione, crescerà.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

14 Comments

  1. Secondo me l’okkupazione è una patetica stronzata, inutile e anacronistica, messa in atto da gente che chiaramente non ha voglia di fare un cazzo. L’ennesima dimostrazione di un Paese che non ha alcuna voglia di cambiare.

  2. Ma siamo sicuri? Quello che descrivi tu era in relazione a un evento puntuale (Englaro). La protesta di questi giorni nelle scuole è, come m’è parso di capire, un mix di Renzi, manovra finanziaria, la buona scuola, piano casa, situazione carceri etc, pare che manchi solo la Palestina e la drammatica condizione dei vegani in Valdichiana.

    Ora, per raggiungere una coscienza politica è necessario un focus. L’asticella in cui si possono rompere i coglioni al prossimo durante una protesta è funzionale al contesto e all’argomento. Per fare un esempio idiota, se domani passasse una legge per cui i clandestini dopo 30 giorni nei cie vengono fucilati, da non violento riterrei lecito assaltare le caserme dei carabinieri.

    Protestare alla cazzodicane, come fanno gli studenti al 99% (e feci anche io a suo tempo) è a mio avviso inutile per il raggiungimento di una propria coscienza politica. Che io acquisii non grazie a quelle proteste, ma più tardi quando all’università imparai ad isolare i contesti, ad avere una giusta reazione in conseguenza di un’azione, a rispettare i diritti di chi quella protesta non la condivideva.
    E l’acquisizione avvenne in dibattiti, incontri, letture fatti in contesti più focalizzati, dove i partecipanti erano lì per un motivo, non 90% per saltare la scuola, 2% per la Palestina, 3% contro la Chiesa e il restante 5% aveva solo una voglia matta di protestare contro il ‘sistema’.

    Se devo imparare qualcosa, non entro in una biblioteca e mi metto a leggere trattati a caso. Mi focalizzo. Oppure non imparerò un cazzo, anche se rimango due anni lì a leggere.

    • Ma a quattordici/quindici anni focalizzavi un focus scolastico o politico? Ergo protestavi scolarizzandoti a potere operaio o autonomia operaia?

      Io credo che come scrive Alessandro sia invece di estremo interesse per coltivare quelle basi che lui stesso definisce di “palestra politica”. Si determina quella sensazione di “libertà” propria definita dagli stessi studenti come “grande sviluppo per la coscienza politica di ognuno di noi”. E allo stesso tempo bisognerà spiegarlo. Auguro dunque a loro la stessa fortuna che ho avuto io quando un caro e lontano prof. (che ricordo ancora oggi con molto affetto) ci spiegò con tutta la pazienza che lo contraddistingueva l’alfabetizzazione politica di uno studente con la pelle rosa e i brufoli rossi come lui stesso amava definirci. Eravamo giovani, eravamo innamorati e molto ingenui.

      • No, scioperavo alla cazzo di cane come tutti salvo due o tre per saltare la scuola. Ero giovane, innamorato e ingenuo, infatti non capivo una minchia. E meno male.
        Però credo di avere imparato qualcosa quando ho cominciato a focalizzare. Prima mi sono solo divertito.

  3. io credo che una cretinata sia una cretinata a qualunque età uno la compie. certo, la giovane età è un’attenuante, ma la cretinata resta tutta, tonda piena e pesante, e occupare la scuola è appunto una grossa cretinata. ho anche qualche dubbio sul fatto che fare cretinate rappresenti un utile percorso di maturazione: si può e si deve maturare anche attraverso gli sbagli, ci mancherebbe, ma non è che insistendo a fare scemenze necessariamente ci si migliori: questa idea è una delle tante idiozie che abbiamo ereditato dal sessantotto e che piacciono soprattutto a quelli che hanno continuato a fare scemenze ben oltre l’adolescenza. rilevo in ultimo che si è perso quasi subito l’accenno ai diritti di chi avrebbe voluto seguire normalmente le lezioni: perché va bene l’indulgenza verso chi sbaglia, ma perché chi non sbaglia dovrebbe esserne penalizzato?
    detto tutto questo, io ai tempi mi sono comportato con mia figlia esattamente come Alessandro con il suo, e per le medesime motivazioni: prima si ragiona, poi si lascia spazio alla libertà ed alla responsabilità individuale (in fondo, non stiamo parlando di una cretinata grave). però deve essere ben chiaro che la partecipazione non è un bene in sé, è un bene la partecipazione informata, consapevole e rispettosa dei diritti altrui.
    mi verrebbe anche da dire che è pure importante con chi si partecipa oltre che per cosa, e che intrupparsi con degli imbecilli non è mai una buona scelta: ma questo è un commento che rivela il cinquantenne malmostoso, e a mia figlia l’ho risparmiato

    • Credo che la cretinata ci stia. Ma diversamente da Alessandro, non gli attribuisco un valore educativo, è semplicemente una fase della vita.
      Chiaro che io come individuo sono la somma delle mie esperienze e dei miei pensieri, cretinate incluse, però posso affermare con certezza che se non ne avessi fatte sarei un individuo migliore. Ma non è detto che sarei più felice, magari mi sarei laureato un anno prima, magari avrei fatto un bel viaggio in più evitando di lavorare un’estate per ripagare un’auto sfasciata contro un palo, ma quando ci ripenso non rimpiango nulla, anzi, sono bei ricordi.

    • Pensa che molti diritti che oggi ci stanno levando ad uo ad uno si sono ottenuti facendo cretinate così. pensa un po’ che scemi quelli che le facevano.

  4. Le ossa. Tra iraconde e meno serie migrazioni e l’anticamera di affari sporchi e provocanti proteste.
    Poi spiegategli a questi ragazzi che sono cazzate con i titoli dei quotidiani di questi ultimi due giorni stretti tra i libri di testo,e che forse questi cari politici ai nostri ragazzi non hanno nulla da insegnare. Tranne forse la vecchia arte del rubare.

  5. Ma quale palestra politica, quali ideali parasessantottini, le occupazioni e gli scioperi sono nati per saltare quelle interrogazioni di latino o matematica della prima ora che tanto ci spaventavano. La coscienza politica si sviluppa altrove, la mia non è mai passata per i banchi di scuola, non per le generazioni di oggi.

    • Per qualcuno si sviluppa anche sui banchi di scuola anche con una stupida occupazione nata per allungare le vacanze, non si sa mai come acquisisce coscieza il singolo. E se solo uno di quei ragazzi acquisice coscienza ben venga questo tipo di azione politica.

  6. penso che nessuno di voi abbia mai organizzato una occupazione a scuola, ma al contrario, mi pare che facciate parte di tutti quelli che a loro malgrado ne venivano coinvolti in quanto studenti. L’occupazione di un luogo pubblico, come una scuola, da parte di un ragazzo di liceo vuol dire alzarsi al mattino, andare di fronte ai cancelli e tirare fuori i coglioni, parlando con professori e presidi con 30/40 anni piu di lui e successivamente con digos e carabinieri. Insomma metterci la faccia, prendersi delle responsabilità di fronte al mondo degli adulti, in sostanza di chi rappresenta il potere. Io ho vissuto questa esperienza e in culo alle motivazioni dello sciopero e al danno causato alla maggioranza di studenti leccaculo, in quel momento so di aver aquisito sicurezza in me stesso e consapevolezza che nella vita non si deve abbassare la testa di fronte a chi ci comanda. A quel tempo, intorno a me, vedevo centinaia di compagni che solo al domandare un rinvio di un compito in classe al professore gli sentivi tremare la voce. Oggi vedo milioni di cittadini che piu che persone rassomigliano a pecorelle smarrite.

    • Esatto ma il qualunquismo impera anche in questi poveri commenti, sicuramente molti ragzzi occupano così perché è un rituale , molti anzi la maggior parte non capirà nenahc eche sta facendo ma se anche solo uno prende coscienza, l’occupazione non sarà stato uno strumento inutile. Anche se alla fine le lezioni ricominceranno e non cambierà nulla sarà stata un’esperienza formativa. Io sono figlia degli anni Ottanta adolescente in pieno riflusso, nessuna occupazione solo scioperi e il più sentito è stato quello contro listallazione dei missili , contro il nuclear e contro la riforma Falcucci. E’ stato un inizio per me e per tanti ragazzi che non erano politicizzati che allora significava essere inquadrati nei partiti di massa, adesso è cambiato tutto ma ci sono altri ragzzi che come te acquisiranno sicurezza e e consapevolezza. Io sto con gli studenti e con gli insegnati in sciopero.

      • mi scuso per non avere messo ben la punteggiatura, cercate di comprendere senza far partire il plotone d’esecuzione grammaticale che è in voi.

  7. “La presa di coscienza è come l’organo sessuale: o crea la vita o serve per pisciare” (Giorgio Gaber).
    Avendo assistito a decenni di okkupazioni e prese di coscienza (chi mi indica una sola riforma – sic – della scuola contro cui non si sia “okkupato” vince una barbiedoll) e vedendo l’Italia di oggi, mi appare tutta una gran pisciata.

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