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Lo status quo bias del garantista

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” Status quo bias is an emotional bias; a preference for the current state of affairs. The current baseline (or status quo) is taken as a reference point, and any change from that baseline is perceived as a loss. Status quo bias should be distinguished from a rational preference for the status quo ante, as when the current state of affairs is objectively superior to the available alternatives, or when imperfect information is a significant problem. A large body of evidence, however, shows that status quo bias frequently affects human decision-making.”

(Wikipedia)

Si è spesso d’accordo con Giuliano Ferrara sugli eccessi emotivi dei benintenzionati. Non stavolta. Sia chiaro, non è tutto sbagliato: il diritto a un ultimo saluto ai propri cari non ha senso negarlo neanche ai mafiosi. L’elefantino, peró, sostiene che sia loro diritto farlo come credono. Affermazione difficile da contestare, in astratto, se non fossimo in un paese in cui per ragioni di ordine pubblico vengono ristrette libertà altrettanto intuitive e per motivi ben piú incomprensibili. Mi va di fare un esempio ridicolo e non serio, e citeró l’ordinanza che vieta ai negozianti bolognesi  di vendere bevande alcoliche se refrigerate.

Sul tema, invece, ha come al solito espresso una posizione realista e ragionevole Massimo Bordin. Cito un passaggio:

“è impossibile consentire che i mafiosi usino i funerali dei loro capi per mostrare la potenza e la forza di intimidazione intatta dell’organizzazione. La polizia stabilisce delle regole che riesce a imporre in Sicilia, in Calabria e Campania. I funerali si fanno all’alba, presenti solo i familiari e la polizia, poi la salma arriva al cimitero in macchina scortata dalla polizia, senza cavalli e senza cortei a piedi. (…)   Questo vuol dire conculcare un diritto? No. Se trovano un prete che li benedice buon per loro. Ma deve alzarsi presto.”

Come per le ordinanze bolognesi, la tassa sulle insegne, l’abuso di carcerazione preventiva, lo Stato nega quotidianamente libertà senza che certi penalisti improvvisati si leghino a un obelisco romano imponendosi lo sciopero della fame e della sete per protestare. Lo fa, volta per volta, adducendo ragioni di ordine pubblico. Il principio non mi sembra, da nessuno, messo in discussione. Al massimo, si obietta che certe misure siano esagerate se si considera uno scopo, comeappunto il mantenimento dell’ordine pubblico, che è visto come desiderabile da tutti. Allo stesso modo, non ricordo reazioni sdegnate degli stessi che oggi difendono il diritto dei Casamonica di fare come pare a loro quando ci sono stati (e ci sono stati) funerali di mafiosi celebrati nel modo in cui li descrive Bordin.

Ma appunto, sarà lo status quo bias. O l’essere, in un modo o nell’altro, alla continua ricerca di attenzione. Si puó maturare anche uscendone.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

1 Comment

  1. semi ot: l’ultima grossa curiosità, come dire, “antropologica” che mi rimane è il funerale di berlusconi. l’uomo è anziano* e malandato, chissà se riuscirò a levarmela…

    * io pure

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