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Lo Stato e la legalità

in economia/giornalismo by

Noto, da anni, che il dirsi “a favore della legalità” è diventato una sorta di atto politico. Vivendo in Sicilia, anni fa, vedevo la cosa forse piú grande di quella che era, ma direi che adesso il legalitarismo ha superato i confini del medio notabilato meridionale.

Ma manca, sempre, un pezzo.

Quel pezzo è che uno dei principali violatori seriali di norme, in Italia, è lo Stato italiano, in tutte le sue articolazioni. È notizia di oggi che le Regioni, avendo ricevuto dei trasferimenti vincolati al rimborso dei debiti coi fornitori, abbiano sovranamente deciso di fregarsene per utilizzarli ad aumento della spesa. È solo l’ultimo capitolo di una storia che include quote latte, abusi di intercettazione e di detenzione, servizi deviati, gestione dei rifiuti improntata all’emergenza costante per aggirare la legge, e cosí via.

Lo Stato italiano è il piú grande criminale operante sul suo territorio – e non è un caso se nel 2014 l’Italia è stato il paese che ha preso piú sanzioni dall’Unione Europea: per aver violato regole che l’Italia stessa, attraverso i suoi rappresentanti, ha contribuito ad approvare.

Eppure, nella narrativa dei legalitari di casa nostra, lo Stato non appare mai come problema, ma sempre come soluzione. Si invoca la “legalitá” per un funerale, ma non per decine e decine di miliardi spesi contro la legge dalle Regioni. Nè mi sa che se ne parlerà al prossimo giro della Repubblica delle Idee: rovinerebbe lo storytelling.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

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