L’Italia cliente dell’Italia

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Vivendo piu’ vicino all’Italia torno piu’ spesso, e quindi piu’ spesso mi capita di far colazione in un bar italiano, e quindi piu’ spesso mi capita di sfogliare un giornale italiano. Meglio la Gazzetta, ma a volte non c’e’.

Insomma, l’altro giorno sfoglio il Corriere, e trovo una pubblicita’ della Cassa Depositi e Prestiti: L’Italia che investe nell’Italia. Il giorno dopo la stessa cosa, su Repubblica. Con un po’ di sforzo immagino che sarei riuscito a trovarne anche sulla Stampa, o su altri quotidiani a grande tiratura.

La Cassa Depositi e Prestiti e’ il ramo operativo del Governo (e’ all’80% di proprieta’ del MEF), e svolge sostanzialmente le stesse funzioni dell’IRI nella Prima Repubblica, e anche qualcuna in piu’. Possiede quote in fondazioni bancarie, ENI, SNAM, Terna, solo per fare degli esempi, con la raccolta finanziata prevalentemente da libretti e buoni fruttiferi delle Poste. In sostanza, prende i risparmi dei cittadini e li investe come se fosse una banca d’investimento, ma sotto il controllo del Governo.

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Serve, che esista una cosa a cavallo tra Goldman Sachs e BlackRock, ma controllata dai Tremonti (Berlusconi), Monti, Saccomanni (Letta), Padoan (Renzi) ? Io penso che se regoli un’attivita’ direttamente o indirettamente attraverso le tue agenzie, forse non e’ il caso che poi partecipi al gioco. Un’impressione che molti probabilmente riterranno suffragata dalle numerose operazioni “di sistema” degli ultimi anni, andate come al solito a vantaggio dei salvati – i connessi alla politica, o qualsiasi interesse concentrato e politicamente rilevante – e a danno dei sommersi, ossia sostanzialmente tutti gli altri. Ma si sa, noi liberisti abbiamo causato la crisi e bla bla bla.

Ammettiamo, comunque, che la CdP per com’e’ vada bene, che serva, e tutto il resto. Sempre parlando dell’eccesso di liberismo, solo a me sembra strano che in un Paese che gia’ non brilla per autonomia della carta stampata e dei media una agenzia del Governo spenda ingenti risorse (pare, solo quest’anno, cinque milioni) in “comunicazione istituzionale” ? Perche’ sicuramente la pubblicita’ della CdP sul Corriere non e’ funzionale al business. Allora a che serve?

Direi che ci sta sospettare che serva a orientare le posizioni dei giornali. Si dira’: come d’altra parte accade per moltissima pubblicita’. Pero’ se a farlo e’ un’agenzia le cui linee strategiche vengono dettate dal Governo, forse e’ un po’ un problema democratico. Perche’ un conto e’ il business, un altro l’azione di governo. Una differenza che avvertiamo, forse, solo noi liberisti. Perche’ siamo un po’ gufi, e sicuramente molto stronzi.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

8 Comments

  1. La “cultura del sospetto” è uno dei nostri mali….. e, tanto per ridere visto che sei lettore della gazzetta, alimenta frustrazioni e parole al vento per nulla : “rigore per la Juve ! Ecco, lo sapevo…. la solita Rubentus”. Finisce tutto a tarallucci e vino di questo passo.
    Cosa c’è di strano che un’Agenzia Statale (come la chiami tu) si faccia pubblicità su un quotidiano a tiratura nazionale ? Forse che lo Stato non possa anche permettersi il lusso di pubblicizzarsi i Bot e i CCT (esistono ancora ?) ?
    Oppure pensi che la pubblicità la debba pagare “solo” chi vende un chiaro prodotto od un chiaro (che lo capiscano anche gli imbesuiti) servizio ?
    E’ marketing, una delle “scienze” del liberismo (:)) capitalista (e statalista in questo caso…).
    Mamma mia…. terrore per queste ultime due definizioni !

    Però il vero problema, caso mai ci fosse, non sarebbe il fatto che una Finanziaria partecipata dello Stato pubblicizzi la sua esistenza ed il suo operato, bensì se questo stesso Stato “costringesse” poi in qualche modo (che non voglio dire, sarebbe lunga) un parlamento a legiferare affinchè la finanziaria statale incassi “forzatamente ai danni di qualcuno”.
    Se invece tutto è cristallino e lecito non vedo problemi.
    Mettere le mani avanti sa tanto di propaganda, diversamente DEVI portare altri dati a sostegno della tua tesi (anzi, del tuo dubbio…. del tuo prurito).
    Ma stai a vedere che tocca proprio a me difendere lo Stato….
    No guarda…, hai ragione !!!!! 🙂

    • Balle! Chi è fallito svende, non vende.

      Qualcuno mi spiega perchè nel 2011 con un PIL più alto, un deficit più basso, una disoccupazione sotto il 10% ed un rapporto deficit /PIL sotto il 130% avevamo lo spread a 500 ed adesso che il PIL è sottozero (ma vah?!), il deficit è aumentato (ma vah?!), la dissoccupazione è oltre il 12% (ma vah?!), il rapporto deficit/PIL sta al 137% (ma vah?!), lo spread è a 145?

      Sarà perchè i mercati finanziari non centrano un cazzo con l’economia reale e perchè sono solo leve dei gruppi di potere internazionale (goblotto! goblotto!)…

      Scommettiamo che se, per caso (lo so, è fantapolitica), il M5S dovesse prendersi il Paese, lo spread andrebbe a 1000 punti? E tutti a stracciarsi le vesti! Ma quanto siamo teste di cazzo!

      • Succede questo perchè lo spread è un indicatore che dipende principalmente dalle aspettative sulla solvibilità futura, e quindi “guarda avanti” rispetto alla situazione e riflette quello che gli investitori pensano che succederà.
        Il motivo per cui oggi lo spread è molto più basso, nonostante come hai giustamente indicato la situazione sia peggiore sotto tutti i parametri rispetto a quella del 2011, è perchè nel 2012 Draghi ha fatto il suo famoso discorso “whatever it takes” in cui sostanzialmente ha detto agli investitori che è inutile scommettere contro i paesi periferici dell’euro (e quindi contro la tenuta dell’euro stesso), perchè la BCE li farà perdere usando tutti i mezzi di politica monetaria che ha a disposizione (mezzi virtualmente imbattibili dal mercato privato).
        La mossa di Draghi si porta dietro un altro tipo di rischi, ma sullo spread ha fatto quello che si prefiggeva di fare.

        Non sbagli a dire che se il M5S dovesse andare al governo lo spread potrebbe schizzare in alto: dipende da quanto gli investitori si aspettano che il M5S decida di uscire dall’euro (e anche se facessero un referendum, i sondaggi delle settimane precedenti al voto potrebbero far scattare lo stesso il meccanismo); se l’Italia esce dall’euro infatti è facile aspettarsi una svalutazione della nuova lira (che è il motivo principale per cui si uscirebbe) e con una certa probabilità anche un qualche tipo di default sul debito pubblico. Quindi in pochi vorrebbero avere in mano titoli di Stato italiani prima dell’uscita, e tenterebbero di liberarsene facendo andare su lo spread.

        • E quali sarebbero questi mezzi?
          Dai vediamo… mmmmmh, dunque:
          – taglio del costo del denaro? Beh dai si può fare di più dello 0,1% di adesso; si può fare che la BCE paghi lei gli interessi alle banche a cui presta il denaro e anche quelli dei cittadini ai quali le banche dovessero prestarlo. Fico! Mi piace un casino l’idea.
          – far girare le rotative degli stabilimenti dove si stampa l’euro, aumentando la quantità di denaro circolante!! Diventeremmo tutti più ricchi, così, senza tanti sforzi – non serve che metta la tongue in cheek vero!!); giusto per curiosità qualora non lo sapeste, sul fronte delle banconte in piccolo ed in posizione diversa per ciascun taglio c’è un codice a 6 cifre (non è il numero di serie!); ad esempio sulla banconota da 20 euro è all’interno della quarta stella partendo dal basso. La prima lettera indica lo stato che ha stampato quella banconota… per l’Italia è la lettera J. Su 16 banconote che ho adesso sotto mano, 6 sono stampate in Italia, le altre altrove.
          – ultimo “whatever it takes”: fungere da prestatore di ultima istanza acquistando titoli di stato come un rullo compressore, ma non pochi eh… tutti, ad ogni asta, in blocco e nei primi 10 minuti dall’apertura delle contrattazioni. Fico. Anche questa idea mi piace!
          😛
          Allora, parlando seriamente, i “whatever it takes” di Draghi non sono diversi dagli attacchi speculativi dei mercati finanziari. Sempre strumenti di mera econometria sono, slegati dal valore concreto delle merci. E parlando di valore concreto delle merci cosa abbiamo noi in Italia?
          – Risorse energetiche naturali? Ma dai!
          – Materie prime? Ma dai!
          – Agricoltura in grado di sostentarci? Seeee, magari?
          – Industria pesante e leggera in grado di produrre ciò che ci serve? Eeeeeeh sicuro!

          Insomma, cosa cazzo abbiamo da dare noi se un giorno, tutti insieme, coloro che detengono titoli di stato italiani dovessero decidere di venderli in una sola soluzione??
          Niente, nulla, nada, rien, nothing, nichts!
          Vale anche per altri Stati? Ok, va bene, ma non cambia il senso delle cose.
          Non cambia che quando la gente comprava Tiscali a 400.000 lire l’azione e io dicevo: “Ma cosa cazzo ha Soro da dare a costoro se domani anche solo il 20% degli investitori dovesse decidere di vendere le azioni? Ha solo 4 server taroccati in un edificio in Sardegna che al massimo valgono 3 milioni di lire in tutto!” E la gente rideva. Ma poi ho riso io quando sono andate a 20.000 lire!!
          Non ho mai investito nulla in borsa e ne faccio un vanto personale perchè è da stolti non vedere che i mercati finanziari sono diventati ormai dei buchi neri dove le economie reali vengono fagocitate ed annientate e dove pochi con le infomrazioni giuste si permettono profitti enormi, mentre tantissimi o perdono o guadagnano briciole!. Nel futuro diranno di noi ciò che noi ora diciamo di quelli che non vollero accettare che non fosse la Terra a girare intorno al Sole.
          E Draghi con il suo “whatever it takes” di ‘sta michia non è diverso dal cardinal Bellarmino; pomposi sapienti delle matematiche finanziarie. Figli di una cultura dei vincenti bacata nelle fondamenta tanto quanto lo era il comunismo. Da quando ai giovani americani ed europei del primo dopoguerra la Fondazione Alfred P. Sloan propinava simili cartoni animati!

          PS non vivo sulla Luna. So che il nostro stile di vita ed il benessere di cui godiamo è figlio di quella cultura. Ciò non mi impedisce però di vedere che è giunto il tempo per degli aggiustamenti nel senso della riduzione dell’importanza della finanza e del recupero del valore “reale” dei beni materiali, anche giungendo alla conclusione che forse molto di ciò che abbiamo è superfluo.

          • Trovo buffo che io, partendo da posizioni niente affatto anticapitaliste, mi trovo a concordare alla lettera con il tuo ultimo paragrafo, avendo per giunta adeguato il mio stile di vita a quello che proponi da molti decenni senza aspettare palingenesi sociali. D’altra parte non è George Soros che ha scritto “L’alchimia della finanza”?

  2. Goblottista! 😀

    Ma veramente Corriere, Repubblica, La Stampa e chi più ne ha più ne metta, sono allineati al governo? Ma vah! Non me ne ero accorto.

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