un blog canaglia

L’INGOIO

in humor by

Ogni lunedì sera gli autori di Libernazione si incontrano in Costa Smeralda al Billionaire, è giorno di chiusura e il locale viene aperto appositamente per loro.
Chi arriva in motoscafo, chi in dirigibile, chi in elicottero e chi, come Malcom Y, si lancia col paracadute da un cargo militare su cui è salito per sfizio, tutto senza metterci un centesimo di tasca loro, sia ben chiaro, sono finanziati dai POTERI FORTI.
Gli autori brindano a Tassoni e sangue di pangolino e decidono la linea editoriale della settimana a venire.
Parliamo di Palestina! No, parliamo di vaccini! No, scriviamo di omosessualità! Basta con l’omosessualità! Figa! Figa pelosa! Figa di putana! Porco dito!
E così via in un brainstorming da fare invidia a Le Monde.
Ed è esattamente così che vengono concepite sensazionali idee come questa.

autore-rettiliano

 

Dracula Frizzi
Io ogni volta che sento la parola “ingoio” mi viene una malinconia, ma una malinconia, che ora provo a spiegarvela. In pratica quando Canimorti ha detto facciamo un post collettivo sull’ingoio io ho avuto i lucciconi agli occhi e sono corso in camera a mettere su Far Beyond Driven, perché gli anni che io per la prima volta ho avuto a che fare con l’ingoio erano quelli, diciamo il 94 o giù di lì, e suonava appunto quel disco. Quindi questo pezzo si potrebbe intitolare “La prima volta che ho avuto a che fare con l’ingoio è stato 20 anni fa (e non l’hanno fatto a me)”.
Un sabato sera di autunno di tanti anni fa non ricordo che cosa avevo fatto, ma di sicuro non ero andato a quel festino a casa di quel tizio, perché me lo ricorderei. Me lo ricorderei perché poi il lunedì dopo a scuola erano tutti lì a ridacchiare e darsi di gomito, e a parlare di una ragazza che era finita all’ospedale perché aveva fatto un pompino (con ingoio) a tutti, ed era finita al pronto soccorso per questo. Dicevano, i più informati, che ne aveva totalizzati 11 per un equivalente in prodotto derivato di 33 cl, quanto una lattina di coca. Chi fosse la fanciulla nessuno lo sapeva con certezza, a volte era quella, a volte era un’altra. E misteriosi erano i partecipanti alla festa. Come a Woodstock, giurarono di esserci stati tutti, e ognuno ne raccontava un pezzo diverso.
Da lì in poi i miei anni 90 sono stati tutti all’ insegna di una orgogliosa militanza nei partiti di minoranza.  Avete presente quella che nella gita di quarto in Grecia si è fatta mezza classe?
Io ero nell’ altra metà.
Quella che ha sollazzato varie volte i compagni scout nei loro sacchi a pelo?
Io ero in già in tenda.
Comunque questo per dire che non essere stato nei fortunati vincitori di quel pompino adolescenziale non mi ha causato nessun trauma a parte che quando qualcuno dice “ingoio” comincio a canticchiare More than words. Dico davvero: ho avuto uno sviluppo della sessualità del tutto normale.
E poi lo sanno tutti che quella della ragazza che sta male per i troppi ingoi è una leggenda metropolitana: ne esiste una variante in ogni città. Me lo ha confermato il dottore del pronto soccorso che mi ha aiutato quando sono scivolato nella doccia sopra il tubetto del bagnoschiuma. E’ stato imbarazzante da spiegare come si sia infilato proprio lì, ma è stato un incidente Dottore, glielo giuro…
Saying I love you… Is not the words I want to hear from you….

 

Canimorti
Me lo sono chiesto più volte, la risposta è affermativa: io ingoierei.
Mi sono dovuto immaginare mentre spompinavo Lenny Kravitz (perché proprio Lenny Kravitz? e chi dovevo spompinare, Woody Allen?) e, siccome quando immagino non sono parco nei particolari, l’esperienza è stata dolorosa e decadente, come ogni porno che si rispetti.
Ad ogni buon conto, dopo aver avuto la castana nerchia abbracciata da purpuree arterie di Lenny a farmi il saliscendi nell’esofago per dieci minuti (Lenny è così, per lui niente bacetti sulla cappella, solo gastroscopie modalità ghetto gaggers) schiaffeggiato da un elasticissimo scrotto contenente testicoli di ghisa, ecco, ho deciso di risparmiarmi l’umiliazione finale: la sborrata in faccia.
Giuro su dio, non ho mai sborrato in faccia a nessuno convinto che fosse questo a cui si riferiva Confucio dicendo “ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri”.
Ingoiare mi sembra un gesto corretto anche da un punto di vista di ordine universale, se ingoi è come se non fosse successo niente, se ingoi puoi far finta di non aver ingoiato.
D’altro canto se sei ricoperto da fiotti di seme viscoso non puoi far finta di non essere ricoperto da fiotti di seme viscoso, che in un certo senso stanno lì a dimostrare la tua subordinazione a meno di non rispondere a tua volta con un copioso getto di sperma o una schiaffeggiante eiaculazione femminile.
Il mio motto è: ingoia, domani è un altro giorno.

 

METILPARABEN
Sei in terza media, hai il fisico di uno scoiattolo, monti di serie un paio di occhiali enormi, ti stai cagando addosso perché sei impreparato in scienze e il ripetente del banco dietro ti sussurra “ieri A. mi ha fatto un bocchino”. Un bocchino, mi spiego? Roba che tu fai fatica pure a andarti a comprare le riviste zozze dove li fotografano, i bocchini. Mentre a lui glieli fanno. Tra l’altro gli credi, al ripetente. Anche perché, voglio dire, sennò sono cazzi. E’ uno che mena. Meglio credergli. Meglio credergli davvero, non fare finta, Hai visto mai, dovesse accorgersene, che fai finta. Ti sussurra così e già ti basta per sbandare, lieve offuscamento della vista, la sagoma del prof. che scorre la penna sul registro perde corpo e si sgrana. Fai a malapena in tempo a rimetterlo a fuoco, prendendo atto con mezzo sollievo che il primo chiamato alla lavagna non sei tu, e quello aggiunge sibilando: “con l’ingoio”. A quel punto il mondo intorno a te si sgretola.Si scompone, tipo Matrix, si fa a pezzettini piccoli e colorati come coriandoli e tu ti senti una pidocchio insignificante e in quel momento vorresti essere lui, il ripetente del banco dietro, sbagliare i congiuntivi e avere anche tu quelle mezzelune nere sotto le unghie, perché a te l’ingoio, via non scherziamo, non parliamone neanche, chi te la farebbe mai una cosa come l’ingoio, oltretutto dovrebbe essere una rapida, una sprinter, una prestigiatrice perché sarebbe roba di millisecondi, una lotta estenuante per resistere fino alla minimale apertura dei pantaloni necessaria all’operazione e chissà che figura di merda e poi “Capriccioli”, dice quello di scienze, e tu pensi dio mio quello di scienze vuole farmi un bocchino e ci metti qualche secondo a capire che invece ti ha chiamato alla lavagna. Ti ricomponi, ti alzi in piedi nella tua camicia troppo grande e dici “professore, per favore mi giustifichi, ieri non ho potuto ingoiare”.
Passano anni. Anni durante i quali apparentemente hai dimenticato tutto.
Poi, un giorno, lei. Lei che a un certo punto si ferma e ti chiede: “Ehi, ti piace se ingoio?”
E a te quasi scappa dalla bocca un sì, però speriamo che non mi interroga.

 

Roberto Sassi
Tutto quello che ho da dire sull’ingoio è che a certe donne l’argomento proprio non va giù.

 

Bar Nabà

Amor fra i calici più caldi baci avrà
– Un gabbiano l’ha presa di striscio. Le ha sporcato tutta la fiancata.
–  Sì, un gabbiano. Già.  
Se una pompa finisce male, non la riconosce neanche un benzinaio.

“Bevi, devo capire se mi posso fidare di te”. E’ Pietro Savastano che, in Gomorra (la serie), ordina a un affiliato di bere la sua pipì. Ma così finiamo fuori traccia: addirittura in un’altra categoria di Youporn. Riproviamo.
Non disperdere il seme. E così saremmo al paradosso del non disperderlo nell’atto più franco della sua dilapidazione. Ma ora ci stiamo facendo delle seghe mentali sui pompini, e non è il caso.
Forse ci può aiutare Nash, che in un bar avvicina una avvenente ragazza e le propone di saltare i convenevoli per passare a quello che vuole davvero: uno scambio di sostanze fluide. Lì rimedia uno schiaffo, e qui non siamo ancora riusciti a dare un contesto all’ingoio. Però almeno siamo arrivati a definire quello che vogliamo davvero. Perché in stragrande maggioranza siamo tutti d’accordo sul fatto che l’ingoio è quello che vogliamo. Ma perché? Perché non stiamo travasando il vino, ecco perché. E il concetto stesso di pompino precipita se gli neghiamo il senso del finale.
Pensate solo alle più banali conseguenze del bandire i pompini senza ingoio: si realizzerebbe ad esempio la crasi tra i peccati di lussuria e gola, facendo finalmente stare insieme – e per l’eternità – un casino di gente simpatica. Si risparmierebbe anche un sacco di spazio. (Rottamatori, pensateci!)
Ok, non tutti i lussuriosi sono tali perché amano farsi fare i pompini e ancor meno si definisce goloso chi pratica l’ingoio, ma non state a sottilizzare e concentratevi su questa tautologia da eliminare: il pompino senza ingoio non esiste. Al massimo si può definirlo ammettendo l’idea del pompino “interruptus”, ma con tutta la frustrazione del caso e il sincero biasimo che deve seguirne.
Siamo tutti d’accordo, e mente sapendo di mentire chi afferma il contrario. Anche l’Uomo del Monte ha detto sì, affettando l’ananas (si confida nella cultura del lettore).
Poi c’è il pudore, quel maledetto, col quale ognuno dovrà fare i conti per i cavoli suoi. E poi ci sono le malattie, alle quali bisogna stare sempre attenti. E allora dobbiamo riparlare di fiducia e tornare a Pietro Savastano, dimostrando che le categorie di Youporn non contano e che l’importante è fare all’amore come più piace. “Che è una cosa così semplice” – diceva Sciascia – “come aver sete e bere”.

 

JJ Spalletti
Suppongo sia molto difficile esprimersi sull’ingoio quando ci si trova dalla parte del raccoglitore di bambini mai nati.
Rischi di perdere per sempre la stima delle donne, ma al contempo ricevere sonore pacche sulle spalle dagli uomini (non necessariamente con la mano), o il contrario: stima imperitura da parte delle prime mentre i secondi si rivolgono a te sempre con un misto fra delusione e amarezza.
Se sei un maschio è facile, oh: quale uomo direbbe agli amici “Mmmmh, non mi piace quando lei ingoia, ma d’altra parte mica glielo posso far finire in faccia, e nemmeno sul letto, perché poi devi cambiare le lenzuola..quindi lo devo raccogliere in un fazzoletto.” Nessuno: rischia il linciaggio, o il ban a vita da discorsi v.m. 18.
Per le femminucce è diverso. Loro incapperanno in estreme rotture di coglioni in entrambi i casi. Bollate a vita come zoccole. Esaltate come portatrici sane di maschilismo. Fatte portavoce delle femministe (ma ricordatevi che a bocca piena non si parla).
Beh, tanto vale rischiare.
La domanda è: Cosa fare con lo sperma?
Dipende tutto dalla situazione.
Per le amiche più disinibite, fare un soffocotto al primo che passa in discoteca, è sconsigliabile in generale: ma se capita, è SCONSIGLIABILISSIMO accogliere il risultato su qualsiasi parte del corpo, figuriamoci nell’esofago. Consiglio, in questo caso, di fare attenzione al momento clou, e a quel punto scartare a destra o a sinistra (dipende da dove sta la porta), e fingere di deglutire. Funzionerà. C’è la musica, probabilmente avete bevuto entrambi, non se ne accorgerà nessuno. Stealth Mode.
Nel caso, invece, che abbiate a che fare con l’uomo della vostra vita (o presunto tale), suvvia: non fare tanto le schizzinose. Ci sono tanti vantaggi. Non bisogna pulire, non bisogna fare corse in bagno con le guance gonfie tipo criceto coi semini. E poi c’è anche il fatto che, per dire: vi siete prese la briga e la responsabilità di iniziare, vogliamo fare le cose a metà? Vogliamo fare i lassisti? Vogliamo vedere la delusione scritta sul volto dell’uomo della nostra vita (o presunto tale)?
No, signore, ingoiare non è un dramma, anzi; è una pratica naturale, fa piacere al vostro uomo e pare faccia anche dimagrire: me l’ha detto il mio fidanzato, che è medico.

rettiliano-sionista

Originatosi nella provincia emiliano-romagnola, da bambino soffre d'asma e ha l'aspetto di un profugo albino del Mali, a quattordici anni gli parte lo sviluppo e prende rapidamente le sembianze del famoso dirigibile Hindemburg. Caparbio collezionista di imprese epiche che terminano regolarmente molto presto e molto male, incallito disegnatore di peni, detesta i film di fantascienza degli anni ottanta ivi compreso Blade Runner ma escluso Ritorno al Futuro, più di ogni altra cosa ama John Steinbeck poi, in ordine sparso, la panificazione domestica, dare fuoco alle cose, il giardinaggio, Phoenix Marie.

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