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L’ILVA e Taranto.

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La prima volta che arrivai a Taranto, alla fine di un”estate molto lontana, fu con un treno espresso scalcinato dopo un classico “viaggio della speranza“, tipico delle ferrovie meridionali.
Prima di arrivare in città attraversai un paesaggio di chilometri e chilometri di marrone-rossastro: terreni, palazzi, strade: tutti coperti da uno specie di strato di ruggine.
“E” la polvere dell”ILVA, che si deposita e arruginisce…”, disse A., il mio amico tarantino venuto a recuperarmi in stazione.
“Qui tutto è ILVA“, continuò a spiegare, “Lo stabilimento è più grande di Taranto stessa. Tutti i tarantini lavorano per l”ILVA: mica solo gli operai della fabbrica e quelli dell”indotto!”

“Prendi mio padre; faceva l”avvocato di un ente pubblico: il 90% del suo lavoro era su cause legate all”ILVA. Poi ci sono quelli che lavorano nei servizi, nei negozi dove si spendono soldi pagati dall”ILVA. Taranto vive di quella fabbrica, ogni famiglia conta qualcuno che in un modo o nell”altro campa di ILVA”.
“Ogni famiglia ha anche qualcuno che di ILVA c”è morto! Non conosco nessuno, a Taranto, che non abbia un parente morto di tumore. Anche il mare qui e” contaminato: in quarant”anni nessuno si e” mai posto il problema di cosa significasse avere l”ILVA in città. Non e” solo un problema ambientale! Non esiste imprenditorialità, non esiste una diversa idea di sviluppo: come se la città si fosse rassegnata a vivere e morire di ILVA per sempre.”
I valori ambientali di Taranto, sono fuori da ogni parametro normativo europeo. I valori di agenti inquinanti ammessi dalla normativa italiana sono infinitamente maggiori di quelli ammessi in altre parti d”Europa. L”ILVA produce oltre il 90% delle diossine italiane e quasi il 10% di quelle europee. Il tasso di incidenza tumorale e” abnorme.
L”ILVA è diventata davvero un problema nazionale solo dopo che un magistrato – penale! – ne ha ordinato il sequestro. La città è lacerata: la scelta è tra rovina economica e livelli di inquinamento mortali. Oggi il corteo sindacale è stato interrotto da una dura contromanifestazione.

La tensione è altissima e le soluzioni concrete ben poche. Al di là di generici auspici a “coniugare lavoro e ambiente”, la politica nazionale non ha prodotto niente. Quanto al Governo, il ministro dell”AMBIENTE, non ha trovato nulla di meglio da dire, se non parlare di un”evoluzione tecnologica che avrebbe significativamente ridotto l”impatto ambientale ed affermare: “l”ILVA è un impianto strategico per la siderurgia in Italia e molto importante a livello internazionale. I competitori sono francesi e tedeschi”.

Al di la” del fatto che questa presunta evoluzione tecnologica è molto discutibile (1), il ministro ha tenuto quindi a farci sapere che  il problema principale non è “lavoro o salute a Taranto” ma la sfida siderurgica europea. E si tratta del ministro dell”ambiente! Se questa è la risposta della politica, difficile poi lamentarsi dell”ingerenza della magistratura nella vicenda! Santè.

 

(1) Su quest”ultimo aspetto non è ancora disponibile il link ad un più completo articolo di Gianmaria Leone su “il manifesto” di oggi, 2 agosto.

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

5 Comments

  1. Patrizia Todisco è stata eccezionale, ha fatto qualcosa di veramente unico: far parlare di Taranto. La città sta rispondendo bene al problema perché finalmente c’è un dibattito sul tema.

    Riguardo al ministro Clini (che necessariamente va scritto con la m minuscola) va detto che è un vero artista della supercazzola perché è riuscito a sostenere che a Taranto si muore di inquinamento al passato. Cioè si inquina prima ma si muore dopo quando ormai il problema non si pone. Mi ricorda la supermossa speciale di Kenshiro che ti colpiva subito ma ti faceva esplodere la testa solo dopo asciugato con la storia della sua vita.

    Taranto è rossa (di ruggine) da troppi anni, ora bel tempo si spera.

  2. mi pare che le cose siano un po’ diverse da come le descrivi in questo posthttp://www.ilpost.it/filippozuliani/2012/08/03/ilva-tra-produzione-e-ambiente/

    • La questione non ha nulla a che vedere con l’ambientalismo, il NIMBY e la decrescita. Non credo che in nessun altro posto d’europa vi sia il problema delle polveri che ha Taranto né una incidenza tumorale così fuori norma. L’articolo di Zuliani non affronta per nulla il problema sanitario.

  3. io l’ilva la darei alla fiat loro sono capaci di far funzionare le “fabbrica Italia” , in poco tempo non ci saranno più fumi

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