un blog canaglia

Libernazione's Got Talent: il quarto turno

in talent by

Dopo un lungo periodo di pausa, coincidente con vari impegni e accidenti, torna “Libernazione”s Got Talent”, il nostro blogging talent attraverso il quale verrà scelto un nuovo autore di Libernazione.
Come qualcuno ricorderà, i concorrenti erano rimasti in sei: però uno di loro, SmxWorld, non mi ha mai mandato il post per partecipare a questo turno, ragion per cui debbo presumere che si sia ritirato; il che equivale a dire che i pretendenti al titolo sono rimasti in cinque.
Qui di seguito i loro post, elencati in rigoroso ordine alfabetico: ai primi 9 (dicasi nove) autori di Libernazione che avranno la voglia e il tempo di farlo spetta il compito di eliminare quello che ritengono il peggiore, scrivendolo nei commenti a questo post: di tal che, alla fine, gli aspiranti libernauti in gara resteranno solo in quattro.
Rimangono graditi, comunque, i commenti e i pareri di tutti.
Siete pronti alla scorpacciata? Allora via, si parte.
E ricordate: alla fine ne resterà uno solo.

SOCIAL PASQUINO
(Andrea Barbati)

[wpex Espandi/Comprimi]Attraverso i social network, tra imbarazzanti bufale e grandi verità, imperversa ormai da qualche anno la condivisione delle notizie e un nuovo modo di fare satira, decisamente più democratico e meno “intellettuale” di quello di Rai3. Se questo fenomeno di controinformazione e satira popolare ci appare come una svolta possibile esclusivamente grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, allora è proprio il caso di dire che anche questa volta “nun ce siamo inventati un cazzo”: perchè se oggi riusciamo a “postare” su facebook il nostro sdegno dal sorriso amaro con un semplice clic, i nostri indignatissimi antenati i loro “post” li appendevano direttamente al collo di una antica e malandata statua tornata alla luce nel 1501 nei pressi di Piazza Navona.
Questo busto di pietra dal volto sfigurato, venne rinvenuto nel corso dei lavori di ristrutturazione del vecchio palazzo Orsini in Piazza di Parione (oggi Piazza Pasquino), lavori commissionati dal nuovo inquilino il Cardinale Oliviero Carafa. L”ingenuo Cardinale pensò bene di esporre il frutto di questa scoperta archeologica come trendyssimo elemento d’arredo urbano nella piazzetta antistante il suo nuovo palazzo, stupido vezzo che gli costò un clamoroso autogol: da quel momento in poi, fino al conclusivo episodio della breccia di porta Pia, questa scelta si sarebbe infatti rivoltata contro se stesso e tutta la successiva stirpe di vescovi e cardinali della cosiddetta roma papalina. A partire da allora cominciarono a trovarsi ogni mattina sulla statua messaggi, cartelli e veri e propri manifesti di dissenso, che facendo dell”ironia la loro arma più tagliente, inaugurarono l”era della satira popolare e accessibile a tutti: le cosiddette “pasquinate”, il cui bersaglio preferito divenne in breve il potere ecclesiastico. Il nome Pasquino, secondo antica tradizione popolare, sembrerebbe si riferisca a un noto sarto del rione, conosciuto e apprezzato nel quartiere proprio in virtù delle sue rime e invettive satiriche.
Se oggi si cerca di limitare la libertà di espressione in rete con leggi bavaglio e infimi espedienti limitativi come l”obbligo di rettifica per i blog (per adesso scampato), anche allora non ci si risparmiava di certo nel tentativo di oscurare la voce popolare, e considerato il mezzo, la soluzione si presentava ben più semplice di un qualsiasi marchingegno legislativo: secondo papa Adriano VI sarebbe stato sufficiente gettare la statua nel fiume Tevere! Fortunatamente, in questa come in altre occasioni, il desiderio di annegare Pasquino venne fermato dalla forza della ragione di chi faceva notare come la repressione avrebbe solo causato più malcontento.
Non solo papi e vescovi divennero le vittime preferite delle Pasquinate, ma anche i vip dell”epoca e personaggi influenti della vita politica. Ne sa qualcosa Donna Olimpia Maidalchini, cognata di Innocenzo X e vera e propria manovratrice politica della prima metà del seicento ( il nostro Battiato la definirebbe troia, ma arguta). Di colei che faceva il bello e il cattivo tempo usando ogni mezzo per consolidare il suo immenso patrimonio, rimane celebre la Pasquinata che con un geniale gioco di parole in latino così restituiva il suo nome “OLIM-PIA, NUNC-IMPIA” (una volta pia, ora empia). Nonostante la promulgazione di leggi repressive con il rischio di condanna a morte, studenti della vicina università e letterati dell”epoca continuarono nei secoli a dare vita all”unica vera voce di opposizione allo sconfinato potere temporale dei papi, vivi o appena morti che fossero ( Pasquinata celebre alla morte di papa Clemente VII, fu l”esposizione di una caricatura del suo medico, ritenuto in parte responsabile del decesso, accompagnato dalle parole “ecco colui che toglie i peccati del mondo”).
Tutta questa attività politico-creativa sembrò dover cessare definitivamente con la fine del potere temporale del papato e l”inizio della nuova era Risorgimentale, ma Pasquino si era ormai consolidato come espressione della coscienza popolare dei Romani, e non fu difficile trovare nel tempo i degni sostituti di un potere temuto e allo stesso tempo ridicolizzabile. A tal proposito ricordiamo l”invettiva che diede voce alla “statua parlante” in occasione della visita di Hitler a Roma, pomposamente agghindata per l”occasione in un eccesso di fastosa apparenza: “Povera Roma mia de travertino, te sei vestita tutta de cartone, pe” fatte rimirà da “n”imbianchino” (alludendo alle sue dubbie qualità pittoriche, carriera in cui sarebbe stato meglio avesse perseverato). Probabilmente oggi, epoca in cui i fasti di una seicentesca cortigianeria, trionfo di puttane e adulatori, ritrovano la loro massima espressione di un tempo, senza gli attuali mezzi di comunicazione Pasquino tornerebbe protagonista indiscusso della satira, seppellito quotidianamente da montagne di componimenti. In ogni caso la tradizione persiste, e se passerete a salutarlo vi renderete conto che non molto è cambiato, se non i destinatari delle missive. Purtroppo l”attuale bacheca di legno messa a lato della statua per l”esposizione degli insulti in rima, toglie spontaneità a quelle invettive fino a pochissimi anni fa affisse direttamente alla sua base, come se tale obbrobrio in rovina dovesse venire preservato per il suo valore estetico e non invece valorizzato per la sua funzionalità riconosciuta e legittimata da oltre cinque secoli di colti improperi. Ma se vi sentirete abbastanza creativi e incazzati nessuno vi impedirà, ora che non ci sono più le sentinelle di Clemente VIII a farvi rischiare una condanna a morte, di affiggere nottetempo un cartello al collo di Pasquino alla vecchia maniera, e rendere così omaggio allo stile dei vecchi contestatori . Se poi volete condividere, scattateje una foto e postatela su facebook![/wpex]

LE COSE CHE VANNO DI MODA SONO RASSICURANTI
(Barbara Bussolotti)

[wpex Espandi/Comprimi]
Va di moda la Primavera di Vivaldi ad aprile. È rassicurante, perché a marzo piove nell’immaginario delle maggioranze e poi non è mai aprile vero finché non si ascolta Vivaldi a tutto volume, condividendolo con i vicini virtuali e fisici, dicendosi: Le rondini sono tornate di moda, ora sì che è primavera vera. E si può finalmente sbocciare simbolicamente in pace col mondo.
Va di moda lamentarsi di tutto. È rassicurante vivere di contrari e mai di sinonimi, dissociarsi, dire no, perché i hanno un suono prolungato, che estende chi lo pronuncia e mette in pericolo le terminazioni nervose degli insicuri, che si rifugiano in secchi no. Coi no si fa prima, eccome. E fanno fico.
Vanno di moda tutti quei braccialetti colorati tutti uguali tutti a farfalle e cuoricini. Sono tutti rassicuranti. Tutti. Con quel nome dal sapore oniricamente aristocratico, così spersonalizzanti da appiattire anche i polsi più risoluti e i caratteri più vigorosi.
Va di moda l’Inverno di Vivaldi a novembre. È rassicurante soprattutto il minuto 3.44, in cui l’inverno sembra un luogo meraviglioso e mai impervio e pieno di gente che non dissenta e non critichi e non corregga gli accenti con gli apostrofi e la riga asimmetrica dei capelli.
Vanno di moda gli apericena. È rassicurante che tutti sappiano cosa siano, ma che nessuno conosca il nome del creatore dell’infausta idea di chiamarli con questa parola orribile. I neologismi non sono tutti belli, no.
Vanno di moda le petizioni per salvare chiunque. Sono rassicuranti (nonché senza impegno) quelle per salvarei pinguini dei Caraibi del Nord, perché fa bene fare del bene e i pinguini potrebbero un giorno estinguersi e soprattutto c’è gente che ci crede se gli viene detto che nei Caraibi del Nord ci sono dei pinguini per il solo fatto che siano da salvare.
Vanno di moda le fragole a gennaio e i carciofi a giugno. Sono rassicuranti perché sanno di onnipotenza e non di natura morta. Una volta vidi un film, ma ne conservo immagini velatissime. Ibernarono una tizia e poi la ritirarono fuori che suo marito era già vecchio e lei ancora giovane. Una cosa sconvolgente, ecco perché la frutta fuori stagione mi fa senso. Credo per il fatto che mi ricordi il dolore dei protagonisti del film.
Vanno di moda i teschi. I teschi a tutti i costi sono rassicuranti, pure sulle torte e come deodoranti per gli armadi, un esercito indiscriminato di teschi in piedi, seduti, di schiena, mezzo busto, tutti diversi eppure così uguali e ratificanti, da infondere la sensazione di essere circondati da morti viventi.
Vanno di moda i buoni propositi. Rassicurano quelli del lunedì primo, quelli a partire dal primo gennaio, quelli del primo giorno di vacanza, quelli dell’inizio di una legislatura, quelli del primo giorno di dieta, quelli della prima riga di un pezzo, quelli gridati alle folle.
Vanno di moda le battaglie tra mostri al posto dei Playmobil. La distruzione è rassicurante al posto della costruzione, la demolizione al posto dello sviluppo, le liti al posto dei confronti.
Vanno di moda le opinioni. Non sono rassicuranti i comportamenti, che parlano da sé e disegnano esempi da emulare, ma lo sono le opinioni dette, abbracciate, ululate, rese pubbliche, nient’affatto timide, futuriste, spudorate, intrepide, non richieste, anche ipocrite. Tutti hanno un’opinione, o quasi, che non averne è una grossa ignavia e infilarsene per forza una qualunque in bocca è un fallo. (Da rigore).
Le cose che vanno di moda sono rassicuranti. E non è mai una questione di tempo, la moda, poiché questa va o non va, suona e ti saluta, passa, torna. Si muove ed è semmai una questione di spazio.
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SULLO SCOLO, MATTEO RENZI, UN UOMO COI BAFFI. IN QUEST”ORDINE
(Canimorti)

[wpex Espandi/Comprimi]
Sono lì che bevo un caffè e mi giro e ti vedo Mariani che mi guarda. Con Mariani son dieci anni secchi che ci siamo persi di vista. E dieci anni fa Mariani era un chiavatore che levati, io no, cioè io anche ma di rimbalzo. Di rimbalzo perché Mariani aveva una perizia innata nel conquistare premi in grandi labbra ma dopo due mesi di fidanzamento, si fidanzava sempre, gli veniva il calo del desiderio e cominciava a parlare benissimo di me alla malcapitata, che ero uno che capiva le donne, che poi ero anche un poeta e scrivevo versi bellissimi (che io odio poesia e poeti, per dire la cattiveria del Mariani) e che avevo una deformazione prostatica capace di ritardare l’orgasmo anche di molte ore. Poi la mollava.
A quel punto io impersonavo la larva del formicaleone, fermo, immobile, in fondo alla buca di sabbia, la povera confusa rotolava dentro e io GNAF!*
Avevamo messo su una catena di montaggio che era l”invidia di Soichiro Honda.
Dopo è successo che Mariani ha preso lo scolo e l’ha attaccato alla fidanzata e quindi, di sponda, a me. E siccome mi pareva brutto giocare a “ce l’hai” elargendo gonorrea a destra e a manca, alla fidanzata successiva che è rotolata nella buca io ero al secondo giro di bassado e mi sono scansato.
Catena di montaggio a puttane.
Ci accomunava anche la passione per la politica, con la differenza che uno era fascista e l’altro un propugnatore dell’amministrazione di Kim Il-sung. Se si partiva con la politica decollavano gli scappellotti. Una volta un buontempone ha introdotto nel dialogo la parola gulag e la serata è finita con Mariani che mi ha spaccato un posacenere sulla tempia, però dopo mi ha portato al pronto soccorso e mi è rimasto attaccato per tutte le tre ore che sono stato in coma. Amici veri.
E poi ci siamo persi di vista, senza ragione.
Allora mi giro e ti vedo Mariani che mi guarda e giù di baci e abbracci.
Abbracci in cui comunque cerco di tenere la mia zona pelvica lontana dalla sua che nel frattempo sono diventato ipocondriaco e se lui ha continuato a chiavare come una volta facile che sia portatore di malattie abbastanza aggressive da http://www.phpaide.com/demos/PowerPetition/ valicare le mie mutande in vibranio.
Baci e abbracci e come stai e come va e mettiamoci a sedere.
Dopo cinque minuti che siamo seduti salta fuori che smussa da una parte e smussa dall’altra alla fine siamo tutti e due democristiani fatti e finiti, che in Italia diventare democristiano a tua insaputa è un attimo. E infatti votiamo tutti e due PD e infatti la teniamo tutti e due per Matteo Renzi.
E siamo lì che parliamo bene di Matteo Renzi e io dico che alla fine quello di destra sembrava lui e quello di sinistra sembrava Bersani e poi Bersani ha tentato l’accordo con Berlusconi mettendola in culo a tutti quelli che l’avevano votato alle primarie, che però non si erano mica arresi e ancora dicevano che la colpa era di Renzi, che valli a capire e così via, e non avevo ancora finito il concetto che alle mie spalle si sente forte e chiaro: Sei proprio un imbecille!
Proprio così, col punto esclamativo e una certa cattiveria.
Allora siccome io sono una persona, diciamo, cauta, lì per lì non ho fatto neanche la mossa di girarmi e ho guardato Mariani che guardava un punto dietro di me e mi ha detto: Oh, c’è uno che ti fissa.
Allora mi volto e c’è un signore, anche ben vestito, con un krapfen alla crema in mano e un paio di baffi rubati al corredo di Sandro Ruotolo che mi fissa con l”occhio morto da capodoglio, che se uno ti guarda così capisci subito che è una brutta situazione, e fra l”altro anche i baffi mi stanno fissando però con lo sguardo di Sandro Ruotolo che è un po” più indulgente di un capodoglio morto, e appena l”uomo coi baffi incontra il mio sguardo, per levarmi ogni dubbio, mi ridice: Sei proprio un imbecille!
Allora, così a caldo, al batman che è in me gli era presa voglia di alzarsi e andare a mollargli una sberla, poi è intervenuto il tucano che è in me a ricordarmi che se gli allungavo una sberla era facile che ne prendessi due indietro e avanti così finché non ci scappava un posacenere nelle tempia. Il tucano ha anche aggiunto che un conto è se ti insultano la mamma che allora gli devi menare per forza ma qui era nato tutto da Matteo Renzi e a me di fare a sberle per Matteo Renzi non mi pare il caso. Che poi un democristiano che fa a sberle non si è mai visto mai. Al limite ti mette una bomba in casa.
Quindi fingo indifferenza e dico: Ah. Va bene.
E mi rigiro verso Mariani che fa la faccia di quello che non gli scappa da ridere ma si vede benissimo che gli scappa da ridere e gli dico: Mi sta ancora guardando?
E Mariani dice che si, che però adesso mangia il krapfen, poi finisce il krapfen, paga, esce, e a sentire Mariani tutto fissandomi sempre con lo sguardo da capodoglio morto, e nel momento che è uscito i baffi gli hanno fatto il giro della testa e si sono posizionati sulla nuca e hanno continuato a guardarmi con lo sguardo di Sandro Ruotolo, finché non ha girato l”angolo.
Dopo, quando mi sono ripreso dallo spavento, con Marinai ci siamo detti che anche se le modalità non erano state proprio montessoriane l’intento del signore coi baffi era comunque educativo. E infatti visto che il signore coi baffi se l’era presa tanto a cuore abbiamo anche detto alcune cose negative su Matteo Renzi e alla fine Matteo Renzi non ci piaceva più come prima o forse ci piaceva come prima ma comunque non lo avremmo detto in giro, tipo quelli che votano Berlusconi.
E abbiamo aggiunto che l’uomo coi baffi era un esempio da seguire per certi versi meglio anche di Batman. Che se a Gotham City facessero il segnale dell’uomo coi baffi magari ci sarebbe un po’ di criminalità in più ma parecchia gente che dice cazzate in meno.
Dopo il problema è fare un logo semplice ed efficace come quello del pipistrello perché l’uomo coi baffi che mangia un krapfen è davvero difficile da rendere con pochi semplici tratti.
Bisognerebbe lavorarci dietro parecchio.
Non dico che sia impossibile.
Con l’impegno.

*GNAF! è proprio il verso della larva di formicaleone.[/wpex]

HAMER, DI BELLA, SIMONCINI, VANNONI. E QUANTI ALTRI ANCORA?
(Ilario D”Amato)

[wpex Espandi/Comprimi]
Guardo la manifestazione a favore di “Stamina” e mi si stringe il cuore.
Quello che fa rabbia è vedere tanta gente in preda alla solita isteria collettiva quando si tratta di decidere di scienza. In parte lo capisco: magari ho mia figlia che sta molto male, e i venditori di speranza sono sempre molto bravi a far leva su queste pulsioni umane, umanissime. Però somministrare cure non validate, che non hanno nessun appiglio con la scienza, i cui risultati preliminari mostrano che sembrerebbero non funzionare… beh, è da criminali.
Si può obiettare: ma io ci provo lo stesso, magari funziona. Benissimo. E allora io dico “curiamo tutto con il formaggio svedese”. Perché nessuno me lo sperimenta? Perché lo Stato non se ne sobbarca l”onere? Solo perché “Le Iene” non hanno fatto una trasmissione sul formaggio svedese? Solo perché non ci sono bambini implicati? Non è questione di essere antidemocratici, ma nella scienza le decisioni devono essere prese evitando isterismi. E invece, complice la totale assenza di cultura scientifica (e non solo) in Italia, queste persone vengono manipolate e sono anche contente di esserlo. E a chi prova a farli ragionare rispondono, invariabilmente: “quanto ti pagano le case farmaceutiche?”. Senza accorgersi che stanno facendo il gioco proprio di chi lucra su queste false (o quantomeno indimostrate) speranze.
Attenzione: la ricerca scientifica non è perfetta. In fondo, è un”attività umana e quindi corruttibile: anche la politica è l”essenza di tutto ciò a cui dovrebbe aspirare l”uomo, ma poi va a finire in mano a Scilipoti. Ma è indegno che si usi questa banalità per dire “vabbè, allora proviamo tutto”. Proprio perché le risorse sono limitate (nel tempo e nei costi) bisogna dirigere la ricerca verso ciò che ha più possibilità di portare ad un risultato concreto. Proprio per questo le sperimentazioni sulle malattie rare vengono messe sempre in fondo: alle case farmaceutiche non conviene perché non avrebbero mercato, e la società -che dovrebbe occuparsene- preferisce risparmiare. È terribile? Certo. Ma quando negli ospedali manca la carta igienica, diventa tutto conseguente.
Il problema, come dico sempre, è culturale. Ci sono troppi sprechi mentre allo stesso tempo ci sono troppi medici che lottano con pochissimi strumenti, troppi ricercatori senza uno straccio di sostegno. A chi giova tutto questo? A tutti. Perché dove ci sono sprechi, c”è gente che ci mangia su; e dove c”è gente che ci mangia su, c”è consenso; e dove c”è consenso, ci sono voti; e dove ci sono voti, c”è la possibilità di essere eletti per “cambiare tutto perché nulla cambi”.
La gente crede e crederà sempre allo stregone di turno. È la natura umana. È il fascino di chi ti promette di guarire “risolvendo i tuoi conflitti” piuttosto che con interventi, chemio o quant”altro. Comodo, facile. Che poi sia falso, poco importa. Per non cascarci occorrerebbe una cultura scientifica ed una consapevolezza scettica che in Italia non c”è, e probabilmente non ci sarà finché vivo. E manifestazioni come quella su Stamina ce lo sbattono in faccia con tutta la violenza dell”arroganza e dell”ignoranza più becera.[/wpex]

MALEDETTO SIA IL POMODORO
(Porco Schifo)

[wpex Espandi/Comprimi]
Il tagliere è quasi vuoto e riesco a vederne i confini, e oltre.
So bene cosa mi aspetta, e non lo temo; quando son nato mi han detto le cose come stanno, e ho avuto tempo per prepararmi, un lusso non concesso a tutti.
Molti intorno a me ancora si chiedono cosa stia succedendo, chi inizia a capire è sempre più nervoso.
Io sono solo uno spicchio d’aglio, su questa tavola siamo tutti diversi ma faremo tutti la stessa fine, forse è questo che non sopportano.
Ieri l’altro pensavo ai fatti miei come sempre (non ho tanto da fare, fra la crisi e il fatto che sono uno spicchio d’aglio), e mi trovo di fianco sulla mensola una patata appena scavata dall’orto dietro casa.
Fatemi spiegare, vengo da lì pure io, ma quando arrivai ero ben più informato di lei.
Questa cretina quasi non aspetta che la donna chiuda, a momenti si fa sentire, mi guarda e fa: “Cristo amico! Non vedevo l’ora! Finalmente fuori! Vedrò il mondo! Andrò all’università, scoprirò me stessa e lascerò un segno! Per dio, mesi sottoterra con i miei genitori sempre fra le palle, finalmente potrò essere libera!”.
Ora, cosa volete dire a una così? Niente. Sorrido e le dico “Li farai neri bella!”, tanto è giovedì, e ogni venerdì sera il piccolo reclama le sue patatine fritte.
Una porzione. Una patata.
Non mi sogno nemmeno di darle confidenza.
Non che abbia mai iniziato, è il triste destino dei più svegli. Non ti fidi mai.
Che sia per paura di sbagliare, o perché ti han già detto come va a finire, tendi comunque a dosare con attenzione ogni apertura verso il mondo esterno. Poco merita fiducia.
Tutti quelli che mi son passati a fianco, durante la mia vita relativamente breve (anche se tutte le vite sono “relativamente” brevi), erano convinti di poter cambiare qualcosa in questo mondo; non avevano il minimo indizio di essere solo pedine, vive solo finché utili al sistema.
Mi hanno sempre fatto ridere, e chissà perché, giunto al mio ultimo rintocco, io non riesca a pensare ad altro che a loro.
Alle carote, contente di essere così rigide e diritte, alla loro sicurezza, alle gare a chi fosse più rigido e dritto.
Agli asparagi, convinti che avrebbero cambiato il mondo, quando in realtà hanno solo profumato qualche pipì.
Alle patate, alla loro ingenuità, che le ha lasciate indifese e spappolate in un purè.
Ma soprattutto, ai pomodori.
E’ stato uno sbaglio fidarmi dei pomodori, ma è difficile resistergli, così convinti, così impegnati e intransigenti.
Credevo ci avrebbero portati fuori da questo limbo di paura e indifferenza, dove i più fortunati sono quelli che sanno che saranno fatti a pezzi, e agli ultimi nulla è concesso, a parte lo sgomento quando è ormai troppo tardi.
I pomodori non avevano nulla in più degli asparagi o delle carote, ma avevano un’idea, talmente bella che nessuno ci credeva; ma per loro non contava, a tutto erano disposti pur di veder realizzato il loro ideale, ed è per questo che hanno più colpe di tutti.
Potevano farlo, e non l’hanno fatto.
Si sono persi.
Guardando le carote hanno iniziato a fare a gara a chi fosse più grosso, guardando gli asparagi hanno combattuto per stabilire chi più profumasse l’aria.
Son diventati la pallida imitazione di quello che erano, e non sono nemmeno giunti all’onorevole morte in padella, sono finiti in un bidone appena si son guastati.
Loro è la colpa di quello che gli è successo, e di quel che accadrà a noi d’ora in poi.
Penso a loro, e a me, convinto di esser più furbo.
A me, mai schierato, sempre nel giusto perché mai sbilanciato.
Ora che tutti hanno provato e tutti hanno fallito, mi trovo sotto la lama finale, e mi chiedo cosa sarebbe cambiato se ci fossi stato anch’io.
Se mi fossi unito a chi voleva combattere.
Mi pongo queste domande sotto l’ultima lama, e mi rendo conto di essere stato più stupido e patetico di tutti.
L’unica cosa alla quale ho pensato è stata arrivare preparato alla conclusione, senza mai pensare a cosa fare durante il percorso, e a questo punto tanto vale usare la mia battuta di uscita, è l’unica cosa che l’essere un aglietto presuntuoso mi concede, e non è neppure granché. Vabbè.
Sapete cosa dice uno spicchio d’aglio romano quando capisce di essere spacciato? “Sòffritto”.[/wpex]

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

12 Comments

  1. Ok, facciamolo in stile Masterchef.

    Barbati: post interessante, come sempre. Voglio dire, non è che a uno vengano i brividi a leggerlo: ma hai voglia di arrivare alla fine, perché dice delle cose che non sai. Per me tu rimani dentro.

    Canimorti e Porco Schifo, fate un passo avanti: scrivete bene, tutti e due. Molto bene. Il rischio è compiacersene. Fatemi il favore, evitate di compiacervi. Avrete modo di farlo, perché per me restate in gara, tutti e due.

    Bussolotti e D’Amato. Eccoci qua. Metto da parte la stima e la simpatia personale, perché ho il dovere di giudicarvi solo per questo post. Cominciamo.

    D’Amato, vuoi che muoro? Dio santo, sai fare meglio di così. Ma molto meglio, eh. E pure tu, Barbara: siete rimasti in cinque e tu ci produci un elenco? Dove siamo, da Fazio e Saviano?

    Uno di voi due, almeno per me, se ne va.

    E quello è…

    Ilario.
    Mi spiace. Non abbandonare il tuo sogno (e qua partono immagini dei turni precedenti con musica commovente di sottofondo): insisti, se è quello che vuoi.

    Dopodiché tu devi fare una dichiarazione in cui dici “partecipare a LGT è stata un’esperienza fantastica” eccetera eccetera.

    Dissolvenza.

  2. Allora, dunque, eccoci.

    Barbati mi è piaciuto meno del solito, però lo stile è stile e lui ce l’ha eccome, quindi per me non deve lasciare l’isola.

    Barbara mi piaciuta anche lei meno del solito e non capisco bene dove voglia andare a parare, però il post ha un suo perché, quindi per me continua.

    Per Canimorti ho un debole. Non riesco proprio a eliminarlo.

    Rimangono quindi Ilario e Porcoschifo e qui diventa difficile. Di Ilario apprezzo il contenuto e la vocazione, ma secondo me questo post non è scritto bene, mentre Porcoschifo ha scritto benissimo un post sul niente.

    Elimino Ilario, I’m sorry.

  3. Mi sono piaciuti Porcoschifo e Canimorti, gli altri questo giro meno. Devo votare Barbara perche’ il suo post mi da’ una sensazione da 27esima ora del corriere.it…bbrrrr…brivido lungo la schiena.

  4. quelli che mi sono piaciuti di meno sono porcoschifo e canimorti. elimino a malincuore porcoschifo perche’il suo post (cmq ben scritto)mi ha fatto venire in mente discussioni sulla grande fuffezza tipo quelle che ha fatto vedere sorrentino ne la grande bellezza/bruttezza.

  5. Mi spiace, ma voto contro il post di Ilario: proprio non mi è piaciuto, l’ho trovato sciatto e banale. Sugli altri: Barbara scrive in modo pure brillante ma di cose ovvie; Barbati è come sempre colto ed arguto; Porco Schifo mi è sembrato meno in forma di come l’ho visto altre volte, ma è sempre bravo. Canimorti, per me, è il fuoriclasse, lo ammiro e lo invidio.

  6. Devo dire che i post dei primi turni, degli stesso autori, erano meglio. Tutti. Questo é sconcertante. Chi ha uno stile interessante e particolare, si crogiola nello stile interessante e particolare, cosa che può diventare un pelino stucchevole.(ogni riferimento a porcoschifo e canimorti é intenzionale). Chi dice cose interessanti, é un attimo prolisso. ( barbati) bussolotti é andata sul sicuro. Troppo. D’Amato però é quello che mi é piaciuto meno. Visto che siamo costretti a una scelta secca, dico D’Amato. Mi spiace.

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Per espressa dichiarazione dell’autore, la tavola confuta questo post. Tweet Share 0
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