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Legalizzare il doping

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Nove anni fa moriva Marco Pantani.
Moriva stritolato da un meccanismo mediatico diabolico, quello che prima ti proietta nella stratosfera per poi aspettare la tua caduta e calpestarti accuratamente quando sei inerme e non puoi difenderti.
Ma soprattutto moriva per essere stato colpevole di doparsi, in un ambiente composto da individui che dopo di lui hanno continuato a doparsi più e peggio di prima.
Forse sarebbe il caso di domandarsi se la legalizzazione del doping (ecco, l’ho detto) possa essere una risposta migliore di quella che lo sport (ed in particolare il ciclismo) si è dato fino ad oggi: non punirne uno per educarne cento; ma punirne uno, di solito il più forte di tutti, per lavarsi la coscienza e fingere che vada tutto bene.
Perché la realtà, amici miei, è che non va tutto bene, neanche un po’.
Nonostante i campioni morti che dovrebbero servirvi da foglia di fico.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

16 Comments

  1. Trovo che l’idea di legalizzare il doping porterebbe solo a cancellare il reato ma non eliminerebbe le gravi conseguenze che il doping porta con sé.
    Il doping, oltre ad essere una pratica odiosa, è vietata soprattutto perché pericolosa per la salute. Dire, va bene, fate tutto quello che volete, non mi sembra la soluzione.
    Non credo neanche che si debba prenderne uno per educarne 100. Bisognerebbe prenderli tutti e 100. Magari fermarsi, dire per quest’anno niente tour, niente giro. Puliamo tutto. Si ricomincia. Questo sì. Non legalizzare.

  2. Sono d’accordo sulla questione legalizzazione in genere, ma non credo che con il doping si arriverebbe da qualche parte. Quali farmaci? Quali quantità? La foglia di fico è una grossa verità, ma rovesciare il paradigma a questi livelli ucciderebbe semplicemente il ciclismo e tutti gli altri sport.

    Forse andrebbero accorciate/ridotte le tappe; per come è inteso ora il circuito professionale del ciclismo, è semplicemente uno sforzo troppo grande per essere affrontato senza l’uso del doping…

  3. Assumendo che il doping comporti anche degli effetti collaterali (non mi sono mai interessato alla questione quindi non ne sono certo), permettere agli atleti di doparsi mina la libertà di altri atleti di competere per vincere senza doparsi e quindi subire i suddetti effetti collaterali. Non mi interessa se ti dopi e scali l’everest in bici per i fatti tuoi, cambia tutto se invece ti dopi per partecipare a gare agonistiche.
    Ovviamente se cade l’assunzione iniziale cade tutto il mio discorso

  4. Di fatto entro certi limiti è già legale, tu proponi di togliere anche quel paletto. Io propongo invece tolleranza zero, che è l’altra faccia della medaglia di volere uno sport meno ipocrita.

  5. non si può fare. Ora è fissata una soglia (zero, con anche alcuni risvolti ridicoli tipo la cannabis, una persona normale dopo un cannone non mi pare che ci guadagni in concentrazione o in crescita muscolare durante l’allenamento), se sposti la soglia, dicendo ad esempio che il doping della sostanza xxx è legale previo controllo medico e fino alla dosa di yyy mg giornalieri, ci saranno quelli che per eccellere ne prenderanno il doppio, cercando di eludere i controlli.
    Ovvero, non cambierebbe una minchia, solo gli atleti starebbero mediamente peggio.

    @anna
    è già così fidati. Ne conosco un paio che hanno dovuto abbandonare proprio per quel motivo. Nessuno li costringeva a farlo, semplicemente senza non potevano battere la concorrenza.

      • è un po’ più complicato. Un ciclista, prima di passare ai professionisti, comincia ad allenarsi, entra in una squadra come amatore, e lì deve sviluppare il potenziale. Ai professionisti non passi, se non con determinate prestazioni. Che non puoi avere naturalmente, a meno di non chiamarti Indurain e di avere un cuore che a riposo fa 29 battiti al minuto(magari si dopava pure lui, ma diciamo che la natura l’aveva attrezzato benissimo).

        I controlli dovrebbero partire dalle palestre e dai ragazzini che si allenano. Ma come si può fare praticamente? Mah, io non ne ho idea.

  6. Il problema nasce dal fatto che, come ormai dappertutto, ci sono grandi interessi economici che girano intorno al ciclismo. Perche’ Armstrong non e’ stato incriminato mentre correva, ma solo ex-post? Molti ciclisti “pentiti” dichiarano che i controlli a sorpresa non fossero poi cosi’ a sorpresa. Se i controllori sono corrotti sara’ sempre molto difficile arginare il fenomeno. noltre le legislazioni antidoping sono molto diverse tra stato e stato, ricordo il caso di Valverde che fu assolto in Spagna ma condannato in Italia e non pote’ correre un Tour de France, perche’ una tappa arrivava a Sestriere.

    NB: Pantani non e’ mai stato squalificato per assunzione di sostanze dopanti

  7. E “quanto” doping è legale? E “da quale età” è legale?
    Visto che la motivazione è l’impossibilità di controlli efficaci, immagino che le risposte siano: senza limiti di quantità, qualità ed età.
    Quindi il prossimo vincitore del Tour de France sarebbe colui i quali genitori inizino a doparlo dalla nascita e sia disposto più di altri a sacrificare il suo futuro, vincendo a 25 anni e morendo a 26.
    Che soluzione sarebbe? Se colpo di spugna deve esserci (e spero non sia così), tanto vale sia l’eliminazione dello sport professionistico.

  8. Sapete cosa? Comprendo i vostri appunti, davvero. Il punto, però, è non porsi una serie di domande: chi ha stabilito cosa è doping e cosa no? Voglio dire, dov’è il limite? Gli integratori sono doping? Le proteine sintetiche lo sono? Le flebo di zuccheri? No, dite voi, perché non fanno male (che poi non è detto, ma passiamo oltre) a chi le assume. Allora, scusate, il discrimine è il problema della possibilità di una competizione leale o la tutela della salute degli atleti? Perché converrete con me che nei due casi il fuoco del problema si sposta, e di molto. Ciò che rilevo, comunque sia, è una cosa: chi afferma che legalizzando il doping gli atleti sarebbero costretti a doparsi se vogliono fare gli atleti ignora, o finge di ignorare, che le cose stanno già così. Quanto al commento di Nagasaki, concordo: paradossalmente (ma non troppo) la legalizzazione e la tolleranza zero sono due soluzioni vicinissime. Due facce della stessa medaglia, appunto.

    • Altri hanno già centrato il problema: legalizzando il doping si inizierebbe una spirale discendente di farmaci sempre piú potenti e pericolosi, la cui presenza sarebbe un ostacolo insormontabile a coloro i quali non vogliano farne uso (ce ne sarà almeno uno?) e un pericolo per la salute degli altri.

      Si potrebbero parametrizzare le performance, ossia dare tot secondi/minuti di vantaggio a chi non si dopa, ma non ti sembra girare attorno al problema? Ci saranno sempre dei furbi che assumerebbero sostanze non ancora rilevabili.

      Lo sport deve rimanere un piacere per chi lo guarda e chi lo fa, non è mica il Palio di Siena!

      Infine, la concezione dello sport si basa proprio sulle regole, ossia ogni sport è bello e diverso perché le regole che lo descrivono sono diverse. Non si possono applicare i principi del liberalismo allo sport (eccezion fatta per la non discriminazione di sesso, razza ecc.), perché non ha senso! Infatti le cause sportive sono parallele a quelle civili e penali, perché la comunità sportiva è una “società” parallela e con regole diverse da quella reale.

  9. Io credo che il doping debba essere depenalizzato (se voglio farmi di steroidi per diventare come Schwarzi dei bei tempi, devo poterlo fare). Per quanto invece riguarda la regolamentazione delle competizioni lo Stato non dovrebbe metterci becco: se le federazioni sportive decidono che gli atleti possono gareggiare dopati, se vogliono fare campionati differenti o altro sono fatti loro e dei soggetti che vorranno gareggiare. Se poi gli atleti violano le regole che gli organizzatori delle gare si sono dati, questi ultimi saranno liberi di espellerli, perdonarli o fare quello che vogliono senza drammi per nessuno.

  10. Alessandro, Pantani non è mai stato fermato per doping o riconosciuto colpevole di doping. E’ stato fermato per un ematocrito alto (dell’1% in più del limite), il che non significa doping; i ciclisti vengono fermati per tutelarne la salute.

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