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Le ruspe non arriveranno al Colle

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“So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me”. Così Andreotti manifestò, anche un po’ al di là della consueta maniera democristiana, la sua voglia di salire al Colle. Prodi, stimolato sullo stesso argomento – al quale sarebbe sciocco ritenerlo ormai insensibile – ha trovato un’altra formula. Dice: “Io al Colle? No, come si dice, the game is over, la gara è finita: sono tutti giovani, tutti nuovi, quindi uno deve capire quando il proprio tempo è passato”. Ora facciamo finta che ce ne importi qualcosa e analizziamo la risposta, che vale evidentemente come un “sì, lo voglio con tutto me stesso”.
L’ex premier non a caso la mette sul piano inclinato della rottamazione, perché è evidente che se si affermasse il principio per cui le ruspe renziane dovrebbero arrivare a far spiano fino al Quirinale, allora non sarebbe certo lui l’unico a dover rinunciare alla corsa. Sotto i bulldozer del cosiddetto rinnovamento cadrebbero infatti anche Amato, il povero Marini, D’Alema e compagnia teatrante. Ammesso che un tale scenario sia verosimile si deve però essere in grado di immaginare un Capo dello Stato più giovane di almeno qualche generazione, e questo al momento costa – bisogna ammetterlo – una certa fatica concettuale. E poi Renzi è giovane ma non scemo, quindi difficilmente consentirà che al Colle possa arrivare qualcuno con in animo qualcosa in più di una pensione dorata.
Prodi, insomma, sta giocando la sua partita. Ha iniziato con la “curiosità” espressa per il nuovo esecutivo e non teme di cadere in contraddizione, già che tanti anni fa annunciò solennemente di essersi ritirato per fare il nonno. Infine, quanto a eventuali giganti intorno a lui, non è mai stato tipo da complessi di inferiorità.

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