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Le “multe” agli eletti del MoVimento sono nulle. Punto.

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Già in tempi non sospetti, appena Beppe Grillo annunciò che avrebbe introdotto una sanzione monetaria per tutti gli eletti del Movimento 5 Stelle che disobbediscono alle regole del Movimento o se ne allontanano, avevamo spiegato che questa previsione sarebbe stata nulla. Una clausola contrattuale non può violare una norma imperativa, cioè una norma che esprime un valore superiore e da proteggere anche rispetto alla volontà delle parti contrattuali. La clausola “se non voti o ti comporti come dice il Movimento, paghi” è platealmente contraria all’articolo 67 della Costituzione, che vieta il vincolo di mandato ed è una norma imperativa.

Sennonché, la clausola che apparentemente si fa firmare ai candidati 5 stelle è po’ differente da “se sgarri paghi”. Secondo il Fatto Quotidiano, la clausola dice: “Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5s nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio“.

Questa clausola è pensata per resistere un po’ di più di fronte a un giudice rispetto alla semplice “se non fai come diciamo, paghi”, che sarebbe manifestamente nulla. Si tratta infatti di una “clausola penale“. La clausola penale è lo strumento con cui le parti di un contratto si mettono d’accordo per dire “se violi il contratto mi devi una certa somma, indipendentemente dal fatto che io provi di aver subito un danno di quella portata”. È un modo per sveltire la liquidazione dei danni e per tutelarsi velocemente, specie quando sarebbe difficile per un giudice liquidare precisamente un danno in giudizio. In linea di principio è ammessa dall’art. 1382 del codice civile.

Se siete ancora svegli avrete allora notato che clausola del M5S non dice semplicemente: “Se sbagli paghi”. Dice: “Se sbagli provocherai un danno di immagine al Movimento, siccome questo danno sarebbe difficile da quantificare in giudizio tu accetti di quantificare già da ora questo danno in 150.000 Euro”. Molto astuto e raffinato. Ma rimane tutto nullo.

Sì perché il “danno all’immagine” da cosa sarebbe determinato? Dal fatto che l’eletto, al posto di obbedire ciecamente al Movimento, decida con la propria testa. Cioè quello che è suo diritto, oltre che dovere, secondo la Costituzione. I giuristi, nel loro latinorum, usano due espressioni che qui calzano a pennello. La prima è “Nemo auditur propriam turpitudine allegans” e cioè: non si può difendersi portando a giustificazione un proprio sbaglio. Se il Movimento, insomma, si crea un’immagine per cui gli eletti vengono comandati a bacchetta questa immagine non può essere tutelata perché è comunque contraria al divieto di vincolo di mandato. Quindi non può esserci alcun danno di immagine giuridicamente tutelabile e risarcibile. Anche perché, secondo la Costituzione, l’eletto ha tutto il diritto di votare come crede e non come gli ordinano dall’alto.

E qui torna il latinorum: “qui iure suo utitur neminem laedit” e cioè “chi esercita un proprio diritto non danneggia nessuno”, non si può essere condannati a risarcire un danno determinato dal fatto che si stia esercitando un proprio diritto. Nemmeno se quel danno è liquidato da una clausola penale come quella del Movimento, perché il divieto di vincolo di mandato previsto dalla Costituzione prevale sulla clausola penale, per quanto ben congegnata.

Allo stesso modo è del tutto nulla la clausola 9b) che dispone: “Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresì l’impegno etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente“, eccetera.* La clausola impone le dimissioni a seguito di una delibera di un’entità privata ed è così evidente che non possa avere alcun effetto giuridico su un sindaco, consigliere o assessore regolarmente eletto o nominato che lo stesso contratto parla di semplice “impegno etico“, quindi non giuridicamente vincolante. Una volta accettate elezioni o nomine, si può decadere dalla carica solo per i motivi previsti dalla legge e non ovviamente a seguito di delibere private. Del resto, il sindaco eletto è sindaco di tutti i cittadini non solo dei propri elettori e pensare che, una volta eletto, questi risponda solo a una parte della cittadinanza sarebbe assurdo come ritenere che chi non ha votato il sindaco non sia obbligato a rispettare le sue ordinanze.

Solo che intanto quelle clausole son là, e magari ci sono eletti del M5S che non votano secondo proprie convinzioni solo per timore della clausole, una cosa che gli impedisce di esercitare davvero liberamente il proprio mandato, come impone la Costituzione. Perciò, sarebbe il caso di farla finita del tutto con le clausole.

Santé

 

*Grazie al lettore Tommaso per la segnalazione di questa ulteriore clausola.

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

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