un blog canaglia

Le appassionanti avventure di zio Herzog

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L’anno scorso cominciai la mia tesi sul cinema, poiché in altro non potevo laurearmi. In questo scritto, alla fine della fiera (e dell’università), decisi di analizzare in particolare quattro registi e il loro lavoro con gli attori, poiché secondo me avevano un rapporto molto interessante con i suddetti interpreti: Alfred Hitchcock, Jean Renoir, John Cassavetes e Werner Herzog.

Io, all’epoca, di Herzog conoscevo qualcosa a dire tanto: avevo visto Grizzly Man, mi ero commossa tantissimo; Fitzcarraldo al Palazzo delle Esposizioni (sì, sono radical chic); Cave of Forgotten Dreams su youtube. Boh, ho detto, fico ‘sto regista.

Ma è studiando il personaggio e la sua vita che ne sono rimasta prima affascinata, poi mi sono interessata tantissimo, poi ho deciso che avrei voluto vedere tutti i film suoi e su di lui e alla fine sono impazzita completamente.

Perché? Quando? Esattamente nel momento che vado a illustrarvi.

Mi trovavo nella biblioteca del DAMS di Roma Tre. E già ero agitata, in quanto esterna (mi sono laràta alla Sapienza, nota università da sempre in guerra con la terza); non potevo portarmi i libri fuori, c’erano delle tizie tutte precise che si studiavano i libri sul meraviglioso mondo di Amélie e ridacchiavano perché io mi vesto male, il mio vecchio pc aveva degli adesivi delle Big Babol in bella vista e avevo sul tavolo una pila di libri polverosissimi che quando l’avevo chiesti al bibliotecario caruccio m’aveva guardato come per dire “No, non ci rimorchierai me.  Mai.”

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“IH IH IH, MI PIACE INFILARE LE DITA NEI FAGIOLI!!!”

Ma io devo scrivere la tesi, c’ho il fiato sul collo della consegna.

Apro ‘sto castoro su Herzog (n. d. A.: i ‘castori’ non sono i simpatici roditori che fanno le dighe e sponsorizzano dentifrici, in questo caso, ma una collana di libri molto ben fatti sul cinema) e inizio a leggere la biografia.

A una certa.

“Durante la lavorazione di Anche i nani hanno cominciato da piccoli Herzog, per scongiurare altri problemi relativi alla lavorazione del film, fa un voto e si lancia su un cactus.”

Pausa.

Silenzio.

Rumore di libro che cade, fortissimo, sul banco.

Le tizie di Amélie si girano, mi guardano. Io cerco di rimanere impassibile.

Cactus.

Inizia a prendermi una roba di risata isterica che lèvati.

Mi viene in mente una scena analoga e al contempo diversissima, e cioè di me che (forse manco troppo) piccola, decido di afferrare una pianta grassa presente sul mio terrazzo perché “vediamo cosa succede”. Cosa è successo? Spine ovunque, disagio totale, due ore di mia madre con la pinzetta che si chiedeva “Dove ho sbagliato?”

Herzog però all’epoca del film non aveva dai 3 ai 6 anni. Ne aveva 28.

Era il 1970, e stava succedendo un bordello allucinante sul set. C’erano tutti i problemi possibili e immaginabili, e nessuno ce la faceva più, era difficile persino pensare di arrivare a fine giornata.

W. allora raduna tutta la troupe da una parte, e sale su una roccia: “Ragazzi, lo so che è dura, lo so che è un casino, che abbiamo un ritardo mostruoso e che non riusciamo a fare un passo avanti senza farne due indietro, però io voglio finire questo film.”

Maestranza a caso: “Signor Herzog, lasciamo perdere, nessuno ha la tempra morale e fisica per resistere un altro giorno.”

W. H. fa una pausa. Guarda l’uomo che ha pronunciato la frase.

“Portatemi un cactus.”

“Prego?”

“Un cactus. Voglio un cactus, possibilmente uno di quelli a tappetino, con tanti bozzetti.”

Portano ‘sto cactus. Herzog guarda la troupe. “Io mi ci lancio sopra, e voi finite il film.”

W. H. si lancia sul cactus.

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W. H. si alza in piedi.

Si gira verso l’uomo. “Cazzo ne sai te di tempra.”

Il 15 maggio 1970 Anche i nani hanno cominciato da piccoli viene presentato al Festival di Cannes.

 

 

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

11 Comments

  1. Se è per quello si è pure mangiato una scarpa http://en.wikipedia.org/wiki/Werner_Herzog_Eats_His_Shoe – film dove racconta fra l’altro avrebbe pensato di uccidere Kinski a più riprese ), ha fatto da Monaco di Baviera a Parigi a piedi (scassinando le porte delle case non abitate, per dormirci dentro), e ha passato due estati in Alaska con il figlio adolescente vivendo di caccia e pesca. Nei (costosissimi) corsi della sua scuola di cinema (la “rogue school”) insegna come fabbricare falsi permessi o come rubare una telecamera.

  2. Grazie per questo blog e per questi racconti! Per quanto mi riguarda io potrei campare anche solo vedendo film di Herzog, parlando solo di Herzog, ascoltando la musica che Herzog ha inserito nelle colonne sonore dei suoi film, il resto, tutto il resto (è inquietante dirlo) ma mi sembra fuffa. Che si fotta la gente che Herzog non lo ama ma sono lieta che questa gente esista. E ancora, grazie per questo blog, perché se non avessei letto questo racconto non avrei visto quella foto di Herzog e se non avessi visto quella foto di Herzog non avrei scoperto con incommensurabile gioia di avere quasi lo stesso identico tatuaggio sul braccio che ha lui!

    • Grazie, questi commenti mi fanno sperare in un mondo migliore per i nostri figli, che chiameremo tutti “Werner”.

  3. Grazie per il racconto. La mia esperienza con Herzog iniziò e finì quando, ventenne, guardai “Aguirre furore di Dio”. Forse ero immatura o semplicemente impreparata, ma non capii niente e lo trovai noiosissimo. Però lui è senza dubbio un personaggione

    • Ogni mercoledì qui sopra!
      Ti consiglio comunque di recuperare l’Herzog documentarista: è tutta un’altra cosa, fidate de zia JJ.

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