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Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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E’ il 2006, siamo a Los Angeles, e il critico cinematografico della BBC Mark Kermode sta intervistando Herzog su una terrazza panoramica.

I due parlano di tante cose, ma in particolare di Grizzly Man, straordinario documentario di zio Herzog sul quale vorrei aprire una piccola parentesi interna all’aneddoto, poiché merita davvero un po’ di spazio.

Grizzly Man racconta la storia di Timothy Treadwell, un ambientalista che, dal 1990 al 2003, ogni singola estate soggiornò nel Grizzly Maze, in Alaska, nella riserva naturale di Katmai. Treadwell prendeva la sua telecamera, la sua tenda e si metteva per tre mesi nel parco, a studiare i suoi orsetti. Si filmava mentre parlava di sé, degli orsi, delle volpi e di mille altre cose.

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“Occhio che dietro c’hai… ah no, giusto.”

Era un personaggio particolare, Treadwell, un uomo scampato all’alcolismo, che aveva trovato nei grizzly una sorta di nuova famiglia, un modo per evadere da una realtà che gli stava parecchio stretta. Li proteggeva, diceva lui, oltre che studiarli. Va detto che Treadwell non hai mai preso un soldo bucato per questa attività, eh. Insomma, era uno che “gli animali sono meglio delle persone”.

Solo che nel 2003 lui e Amie Huguenard, la fidanzata che ogni tanto lo accompagnava, incontrano un grizzly che non è proprio contentissimo di trovarli nel loro habitat, e quindi se li mangia. Eggià.

La parte inquietante di questa storia (oltre a tutto il resto) è che sul luogo dell’accampamento è stata ritrovata la telecamera di Treadwell, ancora accesa, che aveva filmato l’incidente, a tappo chiuso. Dunque sì, esiste l’audio della questione. Brutta storiaccia.

Lato ancora più inquietante: se su google si cerca “Timothy Treadwell” la prima cosa che viene fuori è “audio”: c’è un’intera fetta di umanità che vuole ascoltare la morte di quest’uomo per mano di un orso (sì, l’ho cercato anche io, ovvio). In realtà esistono solo pochissime persone che hanno ascoltato quella cassetta, custodita da Jewel Palovak, amica di Treadwell. Una di queste, naturalmente, è lo zio Werner.

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Assicuratami dunque che vi siate tutti procurati Grizzly Man,  torno al nostro aneddoto.

Sulla terrazza c’è un bel sole, una brezza leggera, un Herzog tutto allegro e disponibile come al solito, senonché a un certo punto BANG! (cioè, non proprio bang, però un rumore simile). “Come un fuoco d’artificio”, descriverà il rumore l’intervistatore. Zio Herzog sobbalza appena. “Sono stato colpito” ride “ma non preoccuparti, non è nulla di che.” E’ stato colpito da un proiettile ad aria compressa all’altezza dell’inguine. Da chi? Boh. Mai saputo. Ma Herzog non si interessa  a queste banalità, ricordiamo che è sopravvissuto a un salto su un cactus, alle riprese di Fitzcarraldo, a Kinski che sfonda il muro di casa per i colletti delle camicie stirati male.

Kermode, giustamente, si preoccupa, Herzog non si scompone nemmeno.

Il critico lo convince a spostarsi, nonostante zio H. sostenga che là fuori si sta benissimo.

Dunque salgono in macchina e si spostano all’interno della casa di Kermode.

Dopo essersi accomodati su due sedie, Mark K. si accorge che Herzog non ha affatto guardato cosa gli è successo. Ma nemmeno per curiosità.

“Uhm… Werner, sei ferito, non credi sia meglio andare in ospedale?”

“Ospedale? Ma per cortesia. Vogliamo continuare con l’intervista?”

“Ma ti hanno sparato!”

“Ti dirò: non è una cosa che mi capita tutti i giorni; tuttavia non posso dire di esserne stupito, prima o poi sarebbe dovuto succedere.”

“Fammi vedere però…”

Herzog si slaccia i pantaloni commentando “Mi spiace, non dovrei farlo davanti a una telecamera” e mostra delle simpatiche mutande fucsia e un po’ di sangue.

“Stai sanguinando!!! Guarda! Diamine, Werner, ti chiamo almeno un medico!”

“Oh” risponde serafico zio Herzog “it’s not a significant bullet.”

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“It’s not a significant bullet. I am not afraid.” (sic)

“Giulia, questo te lo sei inventato, non è successo davvero…”

“Toh: https://www.youtube.com/watch?v=ylXqc8TQ15w

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

6 Comments

  1. Interessante l’inversione dei ruoli: sono gli inglesi – come Kermode – a professare lo stoicismo stile “stiff upper lip”, ho visto gente con mezza falange dell’indice staccata dopo un incidente, che pareva il Cavaliere Nero del film dei Monty Python sul Graal (“it’s just a flesh wound”, dice dopo aver perso braccia e gambe).

    Zio Herzog deve averne passate, di avventure, più ancora di quelle note, per diventare così imperturbabile.

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