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Le appassionanti avventure di zio Herzog

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Famosi sono gli incredibili disagi che W. H. dovette affrontare per concludere le riprese di Fitzcarraldo, un film che sarebbe andato a Cannes nel 1982, ma le cui riprese erano iniziate tre anni prima.

Il fatto è che si girava in Amazzonia, dove, diciamocelo,  le condizioni non erano proprio delle migliori. Umidità, animali selvatici, dissenteria erano forse i problemi meno gravi che zio H. doveva affrontare in quel periodo.

Ora, divaghiamo un attimo. Non so se abbiate visto il film, ma la storia racconta di un uomo che si batte per portare un Teatro dell’Opera nella sperduta Iquitos, dove vuole far esibire i giganti della lirica. Ecco, Herzog per quella parte aveva pensato a Jason Robards, che all’epoca era già piuttosto famoso. Il Fitzcarraldo di Robards poi avrebbe dovuto essere affiancato da Mick Jagger, che sarebbe stato una sorta di ‘spalla’ del personaggio principale.

“La pianti de canta’ i pezzi tuoi?? Stamo a lavora’!”

Quindi Robards & Jagger, lanciatissimi nei personaggi, erano già al 40% della lavorazione del film, quando Robards passa una giornata intera in bagno. E poi un’altra. E un’altra ancora.

Herzog chiama un medico.

“Guardi, Robards ha una forma acuta di dissenteria.”

“Oh. Ma io dovrei finire il film.”

“Signor Herzog, se non lo mandiamo subito in un ospedale con attrezzature adeguate, quest’uomo non solo morirà, ma non sarà bello da vedere.”

Accannato Robards, Herzog è nella più nera disperazione.

Se si leggono i suoi diari (raccolti in La conquista dell’inutile, gran libro), ci si accorge di come il progetto del film andasse a corrispondere perfettamente con quello diegetico dello stesso Fitzcarraldo che voleva portare l’Opera a Iquitos: ‘na cosa che te dico no. Herzog si identifica sempre di più col suo protagonista, e  vive di nuovo una serie di sfighe incredibili. Ma in Amazzonia non ci sono cactus.

In tutto ciò, il film se l’è dovuto produrre come al solito da solo, perché la 20th Century Fox, che aveva accettato di metterci il vil danaro, quando ha saputo che la nave che avrebbe dovuto attraversare una montagna era una vera nave, e non un modellino, ha detto “Signor Herzog, noi i soldi glieli diamo, ma per l’amor del cielo, usi un modello in scala!”

“No, io la nave la voglio vera. E voglio che scavalchi la montagna, per passare dall’Ucayali al Pachitea, è questo il senso del film.”

Niente soldi dalla 20th Century Fox. Proprio non riescono a essere dei sognatori, questi squali al potere.

Un giorno H. si sveglia, e infilandosi uno scarpone sente che c’è qualcosa dentro. “Un calzino appallottolato?” Lo tira fuori con noncuranza.

E’ una tarantola grossa come un pugno.

H. la appoggia in terra e si siede, aspettando la morte, che forse in un momento come quello sarebbe stata un’ottima scusa per non affrontare un altro giorno di lavorazione.

La morte non arriva; arriva però un’altra defezione: Mick Jagger è tipo mezzo il leader dei Rolling Stones, non è che può stare in Amazzonia a grattarsi, deve andare in tour. Arrivederci e grazie, pure quello ce lo siamo giocato.

Herzog accarezza sempre di più l’idea di mollare tutto e chiudersi in una vita di eremitaggio, tuttavia afferma: “Se io abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e io non voglio vivere in questo modo. Vivo o muoio con Fitzcarraldo.”

Allora tiene duro.

Solo che qui, al di là di tutto il bordello causato dalle condizioni miserevoli in cui H. & compagni si trovano a dover girare il film, non c’è più un attore principale. Herzog arriva a pensare di poterlo interpretare proprio lui stesso, “Tanto arrivati a ‘sto punto siamo diventati la stessa persona.”

Mario Adorf gli fa: “Oh, zi’, se vuoi ci sto io, eh! Calcola che potrebbe funzionare una cifra.”

“No Mario, tu non sarai mai Fitzcarraldo, mi dispiace.”

Adorf si offende. “Pazienza”, commenta Herzog nei suoi appunti.

C’è una sola alternativa, e H. lo sa. Chiamare Kinski.

Appresa la notizia, Kinski stappa una boccia di champagne: “Lo sapevi, Werner, che io ero l’unico che avrebbe potuto interpretare Fitzcarraldo, lo sapevi da subito!”

L’ottimismo di K.K. dura qualcosa come 5 minuti, perché appena giunto in loco inizia a impazzire per qualsiasi cosa. Cibo scadente, umidità, fame, insetti, cose.

Una volta Herzog, di fronte alle sue lamentele su nonsisabenecosa, gli mangia davanti agli occhi una tavoletta di cioccolato che aveva tenuto nascosta (cibo ambitissimo in quelle condizioni). Kinski sta zitto e medita vendetta. Herzog scrive sui suoi diari che l’aveva fatto con malcelata cattiveria e soddisfazione.

Finché un giorno K. fa una delle sue sfuriate in maniera particolarmente teatrale, a causa del caffè troppo tiepido (tutte cose che se volete si trovano nell’eccezionale Burden of Dreams di Les Blank, documentario sulla realizzazione del film in questione: roba de Kinski che strilla come una scimmia, incurante di essere ripreso).

Fra gli strepiti del pazzo, H. si limita a preparare il set per la scena successiva, dimostrando una notevole e olimpica calma: non è facile organizzare le cose mentre uno ti urla nell’orecchio di licenziare l’assistente alla regia.

Gli indios locali sono allibiti: vedono questo tizio biondissimo che grida di tutto in tedesco e accanto un uomo calmissimo che sposta dei cavi.

Sono terrorizzati da Herzog, e allo stesso tempo provano rispetto per lui.

Timidamente, il capo degli indigeni si avvicina al regista: “Signor Herzog, quel demone bianco la infastidisce? Se vuole, ecco, noi avremmo delle punte avvelenate…insomma, potrebbe sembrare un incidente. Cosa ne dice?”

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“Piuttosto vedimpo’ che sta succedendo là in fondo, che sento casino e dobbiamo girare.”

Herzog ci pensa su un attimo.

“Grazie”, dice alla fine, “ma ho davvero bisogno di finire questo film. Coraggio, andatevi a mettere in posizione.”

 

 

JJ

Bonus trivia: uno degli attori del film, tale Miguel Angel Fuentes, ha il primato di aver recitato in uno dei film più belli del mondo (Fitzcarraldo) e in uno dei più brutti, L’Uomo Puma, del quale vi consiglio una visione completa

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Questa è la foto sul cv di M. A. Fuentes che convinse Herzog a sceglierlo per interpretare il ruolo dell’indio Cholo, conosciuto nel villaggio per il suo carattere particolarmente sveglio e attento

Qui comunque ne propongo una scena parecchio significativa: https://www.youtube.com/watch?v=zjdjrjfuz1gù

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

1 Comment

  1. Sto giusto leggendo la conquista dell’inutile e lo zio H. mi appassiona sempre più! Aspetto con ansia altri aneddoti!!

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