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Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Forse molti di voi si chiederanno cosa faceva zio H. prima di dedicarsi al cinema. Molti forse penseranno che, in fondo in fondo, per quanto sia un personaggio allucinante, il vecchio Werner non è poi così strano da vivere un’adolescenza tanto differente da quella di noialtri.

No, tentate di nuovo.

A parte convivere con Kinski, Werner, appena adolescente, si trasferisce a Manchester per stalkerare una ragazzetta: si innamora, e pur di starle appresso affitta una catapecchia nella banlieue inglese (suburb?) che divide con quattro bengalesi, tre nigeriani e una marea de topi (non quelli Disneyani, proprio i ratti de fogna). Tenete a mente questi topi perché nei primi anni della vita del giovane zio H. questi repellenti mammiferi saranno sempre presenti.

I watch you while you sleep.

Si sa che però, a quell’età, l’amore spesso è effimero e volubile come la fiamma di una candela (becca ‘sta metafora), oppure magari questa aveva deciso di non dargliela nonostante lo stalking, dunque H., dopo il diploma liceale, decide di cambiare direzione.

È il 1961, e Herzog ha 19 anni. Un adolescente normale probabilmente sarebbe tornato a casa dei genitori ad ammazzarsi di pippe davanti alle riviste zozze, ma H. non è un adolescente normale, e naturalmente sceglie di andare verso il disagio più nero: tornato a Monaco, dà due bacetti alla mamma e le dice di volersi mettere alla guida di un camion che fa parte di un convoglio diretto ad Atene.

No ma la Grecia, dice W., è solo uno scalo.

Ah, e dove saresti dunque diretto, caro?

Che palle, ma’: vado nel Congo belga.

Nel Congo belga dove hanno appena proclamato l’indipendenza e ci stanno tipo i colpi di stato e la gente che muore in continuazione?

Una rara immagine dei tumulti in Congo belga durante quegli anni
Una rara immagine dei tumulti in Congo belga durante quegli anni

“Sono affascinato dall’idea che la nostra civiltà sia come un sottile strato di ghiaccio sopra un oceano profondo di caos e tenebre” (sic), risponde Werner.

Ah, allora vai pure tesoro. Ti preparo un paio di panini.

In realtà questa frase Herzog la dirà quasi 50 anni dopo, ricordando questo episodio. Possiamo immaginare che il vero dialogo con la madre sia stato tipo:

Alloraiovadomammaciao

Aspetta Werner, dove vai?

No è che volevo andare un po’ in Grecia.

Ma come ci vai?

Eh, un amico di Fritz mi ha detto che cercano un autista per un camion diretto ad Atene.

Ma chi è Fritz?

A ma’, è quello biondo.

Senti ma poi rimani lì ad Atene? Scrivimi quando arrivi.

Sì. Oddio, magari mi allungo fino ad Alessandria d’Egitto.

In Africa? Attento però eh.

Ma attento a cosa?

E non andare in Congo belga, che lì sparano!

Allora ciao, eh!

[esce di casa]

[dalla tromba delle scale] Werner, VAI PIANO!! E metti la cintura!

In quel momento il giovane W. non sa, però, che tutti coloro che avevano cercato di raggiungere le province del Congo belga erano morti.

Per fortuna, arrivato a Juba, W. si ammala, e si rende conto che se vuole vivere abbastanza per poter poi tornare a suicidarsi in Congo belga, deve tornare indietro.

La morale? Viene trovato qualche giorno dopo da un ingegnere tedesco vicino alla diga di Assuan, in un rifugio, febbricitante e coperto dai topi che iniziavano a utilizzare il suo maglione come nido e a cibarsi della sua carne: su una guancia porta ancora la cicatrice del topo che lo svegliò mentre cercava di farlo a brandelli.

Niente, poi torna in Germania e si iscrive all’università sotto minaccia della madre, che quando lo vede tornare gli proibisce di tenere in casa i topi, ma lo incoraggia nel suo più grande sogno: quello di diventare un regista.

Mentre il padre?

No, il padre no; il padre, scrive la mamma in una delle sue lettere ricevute da W. mentre era a Creta, “non vede l’ora di dissuaderti dal diventare regista” (sic).

Però il signor Herzog (“duca” in tedesco) ha un merito: avere un cognome strafico, che Werner, nonostante fosse registrato all’anagrafe con quello della madre (Stipetić), si prende la briga di utilizzare per fare una figura più cool ai festival del cinema.

Tutti vincono, come al solito.

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

7 Comments

  1. Ci sei mancata. Parecchio. Oltre al fatto che in cinque mesi paiono scomparse due puntate. Ma vabbè, cercherò di non malpensare. A geigè, sei la mejo (guasi)!

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