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Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Attenzione!

Quello di oggi è un aneddoto che, per amore di narrazione, racconta cose un po’ (tanto) macabre: si sconsiglia quindi la lettura ai più sensibili, ai bacchettoni, ai moralisti.

La nostra storia comincia nell’inverno del 1957, quando, in una fattoria del Wisconsin, viene ritrovata, a testa in giù e gocciolante sangue, una carcassa.

“Tutto normale”, pensa lo sceriffo locale, che sta perquisendo il capanno in cerca di una donna scomparsa, “Questa è la casa di un cacciatore, dunque sarà un cervo, o che so io.”

Nella penombra, forse. Alla luce, quello in realtà è il cadavere sventrato e decapitato di Berenice Worden, un’anziana signora che lavorava come commessa nella drogheria di Plainfield, Wisconsin, e che era svanita nel nulla poche ore prima.

Nelle ore successive, la polizia rivolta da cima a fondo la casa di Ed Gein, quest’uomo pacato e in apparenza innocuo, per trovarci cose raccapriccianti, comprese una cintura fatta di capezzoli umaniteste di donna, calotte craniche usate come ciotoleun abat-jour composto da facce, e altre cose che avrebbero potuto fare il paio con la poltrona in pelle umana del Megadirettore Galattico fantozziano.

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“Il ragionier Forelli della contabilità!”

Insomma, un bel casino.

Si viene quindi a scoprire che il timido Gein è invece un pazzo criminale che decora la propria casa con oggetti non convenzionali e che, non pago, fa anche di peggio: indossa costumi fatti di pelle femminile per sentirsi più vicino alla sua aspirazione, diventare sua madre.

Già, perché anche film come Non aprite quella portaPsychoIl silenzio degli innocenti hanno, di base, una storia vera: quella di Ed Gein, ossessionato dalla figura materna a tal punto che, dopo la sua morte, si è scatenato in lui questo desiderio di vestire (letteralmente) i panni di una donna. Ma non una qualunque: sua madre. In più, che ci fai con gli avanzi dei cadaveri dopo che la casa è piena di abat-jour? Un buon Chianti, come diceva qualcuno, e passa la paura.

Volete dare un’occhiata alla mobilia? Et voilà (OCCHIO che è roba bruttissima, eh).

Spostiamoci di qualche anno.

E’ il 1975, e Errol Morris (ve lo ricordate? Se no, eccovi un promemoria.) ha visto Psycho, appunto. Saputo che la figura di Norman Bates è in parte ispirata proprio a quella di Ed Gein, Morris visita Plainfield, città dove si svolse vita & macabra attività del serial killer. Non pago, va all’ospedale psichiatrico in cui è rinchiuso l’uomo e lì lo intervista più volte.

Dalle indagini della polizia, non era chiaro se Gein avesse effettivamente dissotterrato sua madre per tenersela in casa, proprio come la signora Bates, ma Morris sospettava che l’avesse fatto, anche se non poteva esserne certo. Una cosa si sapeva: quella donna era la sua ossessione, tanto che, nella “casa degli orrori” di Gein, l’unica stanza intatta e priva di qualsiasi tipo di contaminazione esterna, era proprio la camera da letto dell’adorata madre. Ed l’aveva chiusa a chiave il giorno in cui lei era morta, e non l’aveva mai riaperta.

E per mandare avanti il suo progetto su Ed Gein (un libro, un film, non si sa bene cosa), E. M. doveva sapere. Il modo più sicuro? Andare alla tomba della madre di Gein e aprirla, per vedere se il cadavere ci fosse ancora.

Nello stesso periodo, un amico comune presenta zio Herzog a Errol Morris. Herzog prende in simpatia il giovane, e quando lui gli racconta del suo progetto folle, a Herzog si illuminano gli occhi.

“Non ci daranno mai il permesso, Errol. Ma se t’aregge, ci vediamo quest’estate, di notte, con le pale, e dissotterriamo il cadavere. O almeno cerchiamo di capire se c’è.”

Errol Morris guarda Werner Herzog negli occhi. Herzog non scherza.

Qualche settimana dopo, H. sta girando Cuore di Vetro, a Yellowstone, che sta un po’ lontano, ma che gli frega: sale in macchina, mette la sua cassetta dei Popol Vuh, si fa una ventina di ore, pure di più, per arrivare a Plainfield, compra una pala, e la notte si piazza davanti alla tomba di Mrs. Gein.

Dopo aver aspettato parecchio, zio H. chiama Errol.

“Werner, ho cambiato idea. Non m’aregge.”

W. H. la prende sportivamente, come al solito, e se ne torna sui suoi passi, anche se per un attimo gli viene voglia di dissotterrarlo veramente il cadavere (e probabilmente, se rinvenuto, di farlo trovare a Morris nel suo letto).

La vita riprende a scorrere normalmente, anche se Morris col cavolo che rinuncia al suo progetto: nonostante questo ripensamento, continua a rimanere a Plainfield e a parlare con Ed Gein, rimanendoci ance per tutto il 1976 (aveva pure preso casa vicino a dove stava lui).

La madre di Morris inizia a preoccuparsi: il figlio sta passando la sua vita a intervistare un serial killer che ha fatto cose terrificanti, e nel frattempo non portava a casa un soldo (ricordiamoci che il primo film Morris l’ha portato a casa nel 1978).

“Figliolo”, gli dice la mamma, “non faresti meglio a frequentare persone della tua età?”

“Ma mamma,

Cartman-Whines-But-Mom-On-South-Park

molti di questi serial killer hanno la mia stessa età.”, risponde il saggio Errol.

La madre scuote la testa.

Nel frattempo, succede che a Plainfield ci torna anche Herzog, per girare alcune scene di La ballata di Stroszek: l’anno prima, quando c’era andato per dissotterrare cadaveri, aveva scoperto un posto dove si riparavano macchine, una specie di elettrauto odierno, iper tetro, con sfondi cupissimi e inquietanti. Perfetto per un film allegro come Stroszek.

H. va a trovare Errol, e gli chiede di lavorare insieme a lui. Errol è un po’ restio, però poi dai, alla fine hai l’occasione di osservare un maestro, tu non hai mai fatto una mazza, vedi che magari impari qualcosa.

A fine lavorazione, Herzog però decide che il lavoro di E. M. dev’essergli retribuito, anche se non era nei loro accordi.

Si presenta al suo motel, e gli porge un involucro con dentro dei soldi.

Morris lo butta fuori dalla finestra e incrocia le braccia, offeso.

Herzog esce fuori, riprende il pacchettino, lo offre di nuovo a Morris e gli dice: “Ti prego, non lo fare di nuovo.”

Dentro ci sono duemila dollari: con quella cifra Morris farà un viaggio, che gli ispirerà il suo primo lungometraggio, Gates of Heaven. A causa di questo film, un noto regista bavarese dovrà mangiarsi una scarpa.

Ma questa è un’altra storia.

 

 

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

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