un blog canaglia

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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In ritardo di un giorno, mea culpa, ieri ero molto malata (no, non sto morendo).

Ci troviamo dunque a casa di zio Herzog.

E’ il 1974, e W. beve la sua birretta delle 17:45 mentre si legge il giornale.

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Questo è il primo risultato se si cerca su google “Herzog beer”. Herzog significa ‘duca’, quindi vabbè. Però è sottointeso che ora la voglio.

Poi, annoiato, si accende il televisore. E becca un documentario sui musicisti di strada.

Ora, noi conosciamo bene lo zio H. : questa è materia sua.

Rapito dalle immagini, individua subito il caso umano di cui si innamora: emarginato, emaciato, con la faccia di chi ha vissuto il male.

“E’ perfetto. Lo voglio in tutti i film.”

Werner Herzog aveva appena notato Bruno S.

Al secolo Bruno Schleinstein, quest’uomo è l’apoteosi di ciò che affascina il regista: emarginatissimo, sociopatico, infanzia passata fra un ospedale psichiatrico e un altro, paura della vita, delle persone che lo hanno sempre picchiato e scacciato. Una sorta di Elephant Man, ma senza Elephant.

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Uno con questa faccia non è che presenti un curriculum proprio da aspirante fisico nucleare. Ma un aspirante fisico nucleare poteva fare Kaspar Hauser? No.

Herzog impazzisce. Fa di tutto per procurarselo come attore, perché lo vuole per interpretare L’enigma di Kaspar Hauser, una storia molto popolare in Germania, che racconta, sostanzialmente, quasi la vera vita di Bruno S. (con piccole, insignificanti differenze).

Alla fine della fiera zio H. deve solo scontrarsi con la troupe, che è dubbiosissima nell’accettare come attore principale di un film un..un..un barbone, Werner! Che diavolo ti salta in mente??

“Ragazzi” incalza lui “voi non capite. Bruno è perfetto. E’ lui che mi serve, è lui che voglio. Lui E’ Kaspar Hauser! Nessuno -ripeto- nessuno potrebbe farlo meglio!”

“Werner, è un azzardo. E se scappa con i soldi? E se impazzisce?”

“Per cortesia, ragazzi…”

L’unico che dà man forte al regista è il suo operatore di fiducia Jörg Schmidt-Reitwein. Herzog, incoraggiato dal suo appoggio, se ne frega di quello che dicono gli altri (“Ti prego Werner, siamo disposti a lavorare persino con Kinski!”) e la butta su “io metto i soldi, io decido. E ve dovete fida’.”

A malincuore, tutti accettano il loro destino.

Iniziano a girare il film. Bruno, però, ha paura di tutto: delle luci, dei rumori, delle mucche, dei contadini, di tutto. Soprattutto, ha paura delle telecamere.

Herzog allora passa con lui delle ore nella sua stanza da letto a rassicurarlo, ascoltandone i timori e cercando di far sì che la sua autostima cresca un po’.

Bruno, incoraggiato da Werner, migliora moltissimo (esattamente ciò che accade a Kaspar nel film). Comincia a essere più sicuro di sé, e per rimanere nel personaggio non si toglie mai gli abiti di scena, nemmeno alla fine della giornata.

Un giorno Herzog entra nella sua stanza e lo trova che dorme sul pavimento, vestito da Kaspar Hauser. Io leggo questa cosa e mi scende la lacrimuccia.

Bruno girerà due film con W. H., poi smetterà di recitare e si dedicherà alla pittura e alla musica.

Otto anni più tardi di Kaspar Hauser, durante le riprese di Fitzcarraldo, impegnato in una discussione con Mario Adorf a proposito del nuovo protagonista del film (ricordiamo che Jason Robards era quasi morto di dissenteria e quindi l’avevano spedito a casa), Herzog si sente dire che lui (Adorf) sarebbe stato un ottimo Fitzcarraldo. Oltre a ciò, aggiunge Mario, sarebbe stato anche un Kaspar Hauser migliore di quello “sprovveduto dilettante” [sic] di Bruno S.

Herzog dissente: “Bruno era Kaspar Hauser. Tu non l’avresti fatto così bene.”

Adorf si offende. Herzog commenta dicendo “Amen”.

Nell’agosto del 2010 Bruno S. muore.

Zio H. lo ricorda dicendo queste parole:

In tutti i miei film, fra tutti i grandi attori con i quali ho lavorato, lui è stato il migliore. Non esiste interprete che si sia nemmeno lontanamente avvicinato a lui. Voglio dire, alla sua umanità, allo spessore della sua performance… non c’è nessuno come lui.”

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JJ

 

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

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