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Le 3 fasi della reazione social(e) agli eventi

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L’evoluzione sociale non serve al popolo
se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero.
(F. Battiato –  New Frontiers, 1982)

PRIMA FASE – 2008-2011

Tale fase fu connotata da un comportamento simile a quello di un bambino di undici anni, e nemmeno troppo intelligente. Durante la prima fase della Reazione Social(e) Agli Eventi, gli Uomini erano portati a trattare in maniera abbastanza seriosa tali eventi: se un barcone di migranti affondava, si mostrava compatti solidarietà (o si mostrava compatti esultanza se si era di Casapound). Se moriva una persona famosa, senza alcun tipo di vergogna, la si commemorava. E sì, sto parlando di Mike Bongiorno. La fase ha vissuto i suoi ultimi splendori alla fine del 2011, con la morte di Steve Jobs. Vedere 20 contatti che in contemporanea cambiavano la propria immagine del profilo mettendo una mela morsicata è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, complice anche il nuovo clima sociale che si respirava. Basta Berlusconi, basta credere al venditore di tappeti, adesso non me la si fa più!

SECONDA FASE – 2012-2013

La seconda fase fu caratterizzata, come già anticipato, da una diffusa forma di iconoclastia. Alla morte di un personaggio famoso, sempre più persone non si affrettavano più a commemorarlo, bensì a

  • prendere in giro chi commemorava;
  • sbottare “fino a ieri non lo conosceva nessuno!” nella variante Uomo Della Strada;
  • sbottare “fino a ieri non lo conosceva nessuno a parte me!” nella variante Hipster;
  • fare una battuta sul morto.

Quest’ultimo comportamento, in verità, coprì uno spettro molto più ampio della sola morte di una persona famosa. In quegli anni, infatti, in barba a quanto prescritto dai professionisti (“Quanno se scherza bisogna esse seri!”, A. Sordi), qualsiasi tipo di evento degno di nota cominciò ad essere sistematicamente declinato in battuta. Qualsiasi. Dalla cosa effettivamente divertente (finto interprete di Obama, anyone?) su su fino alla cosa serissima. Improvvisamente tutti ci siamo trasformati in oversimpaty tipo Andrea Lucchetta o Gabriele Cirilli, senza renderci conto di quanto fosse assurdo ridere di qualsiasi cosa.

TERZA FASE – 2014-presente

Durante la Terza Fase, gli Uomini parvero rendersi conto di quanto fosse ridicolo ridere di qualsiasi cosa. Ma non già analizzando il nocciolo del problema (hint: il reiterare tutti assieme un comportamento cretino. Gli stilisti e gli statistici direbbero “la moda”), bensì creandone uno tutto nuovo: dopo l’atteggiamento umano, troppo umano, da massaia che si emoziona guardando Gerry Scotty, e dopo l’atteggiamento iconoclasta, si passò all’iconoclastia dell’iconoclastia.

  • avete rotto il cazzo con l’avete rotto il cazzo!
  • su dai, ancora non fate la battuta su [evento]?
  • oh io comunque lo conoscevo da prima che morisse, che cazzo volete da me?

sono frasi che tutti abbiamo letto almeno una volta negli ultimi anni. Gli effetti furono clamorosi: la persona che doveva mostrarsi intelligente, si ritrovò a criticare una critica ad una cosa scema, con risultati imbarazzanti tipo pregiati intellettuali ridotti a difendere le scuregge dei film di Christian De Sica o a riconoscere che sì, effettivamente i negri puzzano de cuoio, oh, mica è colpa mia.

Ebbene, cosa ci rimane di tutto questo?

E io che cazzo ne so, questo è un post iconoclasta degli iconoclasti degli iconoclasti, ho il mal di testa ormai.

Nato e cresciuto tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, amo i loro lati positivi e odio quelli negativi. Dice: e grazie arcangelo. No no, provate a parlare con chi ci vive. Dal 2000 mi trovo stabilmente a Roma, dove ho cambiato idea diverse volte, credendo che sia questa la vera chiave. Vi amo tutti.

11 Comments

  1. Ma e’ davvero un evoluzione?

    Nella fase pre social avevei dieci amici al bar, due commemoravano, due facevano la battuta, a 6 non poteva fregare di meno (ma di questi ad un paio dava fastidio la commemorazione, ad altri due la battuta).

    Ora tra i tuoi amici, gli amici di amici, i seguaci e i profili pubblici ognuno di noi ha mille contatti: di questi 200 commemorano, 200 fanno la battuta, 600 un ienepofregademeno (ma di questi 200 si irritano per la commemorazione, 200 per la battuta).

    Mi sembra che sian cambiati i volumi ma la percentuale delle reazioni umane resta quella.

    Vero che la tecnologia ha modificato il comportamento umano (la madre che ti mandava tranquillamente in colonia in mezzo agli orsi senza contatti per una settimana negli anni ottanta e’ la stessa che e’ pronta a chiamare l’unita’ di intervento della farnesina perche’ hai il cellulare scarico nella seconda meta’ dei ’90), ma mi pare siano modifiche marginali, il grosso e’ piu’ un amplificazione delle idiosincrasie precedenti.

    NB.io ho sempre reagito con una battuta a qualsiasi occasione da quando avevo 7 anni, per cui mi sento rientrare nel secondo gruppo.

    • Fede perdonami, ho fatto CTRL+F cercando la parola “evoluzione” in questa pagina, e ho ottenuto tre risultati: due nella frase di Battiato a inizio post e uno nel tuo commento. Mi pare evidente che non ho mai parlato di evoluzione, quindi. E se pure ravvisi tale concetto nel post, credimi, sicuramente non è nel senso di “passaggio a qualcosa di migliore”.

      • IaIa,
        ho usato evoluzione sull’onda di battiato e da deformazione professionale la intendo non come miglioramento, ma un neutro trasformazione progressiva.

        trasformazione progressiva che mi traspare dalla concatenazioni delle fasi.

  2. Ragionando ancora sulle fasi, quello che si e’ modificato nel percorso e’ il numero di utenti di facebook.
    Possibile allora che si sia di fronte ad un fenomeno sociale “social”, dove data la distribuzione “da bar” che ho descritto sopra, su un social network entrano all’inizio i socievoli (quelli che commemorano, fase 1) poi progressivamente si aggregano i cinici (quelli che fan battute, fase 2) poi i seri (quelli che unienefrega, ma gli gira le balle di avere le bacheche piene di post tutti uguali in un senso o nell’altro, fase 3), fino a ripristinare l’equilibrio “da bar”

    • condivido a tal punto che: fase 1) al bar sono sempre entrato solo per cappuccino, cornetto e caffè; fase 2) ho evitato i social fino al 2011: i criticoni mi ricordavano mio padre dopo l’8 settembre (1943, prima andava festante a Piazza Venezia); fase 3) ci ho pure provato, ma si erano tutti rotto il cazzo, e mi hanno contagiato; fase 4) ritorno al bar e ordino un caffè. Il solito.

      • al bar ho appena saputo che battiato è caduto e si è rotto un femore :-(. rosario mio, che mi combini? ti è bastato nominarlo…….:-)

  3. Mi sono sempre alternato tra la fase 2 e la fase 3, con sincero fastidio durante la permanenza in quest’ultima.
    Questo post è fantastico.
    Ma mi verrebbe da proseguire con le domande a Rosario tuo ( cioè mio): posto che mi trovo spesso nella fase 2, a volte io stesso mi sento troppo cinico. Quando leggo certe cose deficienti però passo alla fase 3. A Rosariomiotuo chiedo: qual’è il confine? c’è un limite? si riduce tutto al solito buonsenso?

  4. In riferimento agli ultimi eventi criminosi, se io scrivessi: e se avessero occupato la nave?
    Oppure: mi raccomando tutti nei villaggi vacanze del Nord Africa questa estate.

    A quale “fase” potrei appartenere? Alla quarta?

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