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L’Apocalisse Ludica di Fine Millennio

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L’estate è finita, ma l’ossessione per i giocattoli della nostra infanzia no (I precedenti capitoli qui).

31. I PLAYMOBIL

Consci che i Lego interessavano più i maschi che le femmine, gli ingegneri della Gig si inventarono i Playmobil, pupazzetti che avevano la stessa espressione da cretini degli omini Lego, ma erano più grandi (probabilmente il macabro risultato di aver fuso due omini lego uno sopra l’altro). A differenza dei loro cugini non erano gialli, e la famiglia Playmobil non aveva mattoncini da incastrare, ma una serie infinita di diabolici accessori (persi sotto il divano) e personaggi retorici che avrebbero fatto invidia ai mestieri che ha intrapreso Barbie in tutta la sua vita. Quando venivano via i capelli ad un Playmobil (persi per sempre in una dimensione parallela), esso (maschio o femmina che fosse) veniva tristemente a somigliare all’arbitro Collina, e allora diventava automaticamente “il disadattato”,  “un malato terminale” o addirittura “il naziskin”.

L'ARMATA MALEDETTA
L’ARMATA MALEDETTA

32. LE MACCHININE

Differenti dalle Micro Machines per la grandezza più umana (cosa che però non impediva al bambino di perderle sotto i mobili), le macchinine erano ambitissime dai maschi che allestivano l’autosalone che inevitabilmente finiva in “disastro autostradale con dispersi e feriti ovunque” (ma comunque dopo sopraggiungevano He Man o Big Jim e mettevano tutti in salvo). Ciò che attirava maggiormente delle macchinine era senza dubbio la loro peculiarità di correre metri e metri su tavoli e pavimenti, ma soprattutto i colori sgargianti e improponibili con i quali erano pitturate. Voglio dire: a chi poteva venire in mente di comprarsi una Lamborghini argentata con strisce rosa e blu? O magari una panda giallo fosforescente? Naturalmente, in dotazione con le macchinine c’erano anche ecomostri tipo il garage, componibile e su più piani, lasciato in salotto per una questione di spazio e che inevitabilmente finiva per diventare una trappola mortale in casa quando uno si alzava di notte per andare in bagno.

Ottima la scelta dei colori
Ottima la scelta dei colori

33. LE MACCHINE/MOTO GAUCHO

Gli ingegneri della Gaucho (sospettiamo in combutta con quelli della Gig), nota marca di infernali giocattoli anni ’80-’90, si inventarono, per far familiarizzare il giovine virgulto con i mezzi di trasporto, una serie di moto e jeep elettriche, che funzionavano (quasi) come quelle vere e che davano senso di onnipotenza soprattutto ai padri e agli zii che le spaccavano a forza di fare i cretini gareggiando fra di loro. Risultato: i veicoli succhiasangue costavano dei prezzi osceni, così il bambino doveva aspettare di avere 15 anni per chiedere insistentemente il motorino, “Perché non mi avete mai comprato la moto elettrica!!”

"No, non la puoi guidare, cazzo, mio padre si è indebitato per comprarmela"
“No, non la puoi guidare, cazzo; mio padre si è indebitato per comprarmela”

34. LA NOUVELLE CUISINE E FIGLI

La Nouvelle Cuisine era il sogno di ogni bambina! Significava avere un posto dove usare le pentoline, quindi i due marchingegni erano in evidente accordo finanziario. In poche parole, chi aveva la Nouvelle Cuisine bisognava per forza di cose di pentoline con le quali escogitare pappette di terra e calcinacci (le pentoline incluse nella cucina giocattolo constavano solo di pochi piatti e qualche padella con appiccicato l’adesivo delle uova); chi invece aveva miliardi di pentoline, appena vedeva la pubblicità della Nouvelle Cuisine (bambine con cappelli da cuoco, musiche africane) correva a stressare il genitore.
Esistevano inoltre anche altri piani di gioco a tema, come il tavolo per lavorare il legno (rigorosamente in plastica, con le travi già segate) o il banco di scuola. Quest’ultimo era particolarmente perverso, visto che i bambini dai sei ai dieci anni preferirebbero il martirio piuttosto che passare otto ore sui banchi, ma appena gli regali una cosa del genere subito corrono a fingere di essere a scuola a fare le operazioni alla lavagna, con grande perplessità dei genitori che si chiedono dove avranno sbagliato.

Back in the kitchen
Back in the kitchen
"Che bello studiare!" "Malimortaccitua"
“Che bello studiare!”
“Malimortaccitua”

35. BEBI MIA

Bebi Mia è senza dubbio uno dei giocattoli più ambigui della storia, a partire dal nome scritto con una grammatica zoppicante. Si trattava di una bambola chiaramente posseduta, che aveva la facoltà di ripetere (anche all’infinito) circa dieci frasi diverse tra cui “mamma ho fame” “mamma giochiamo” “mamma ti voglio bene” (da omicidio) e si spegneva (se si riusciva a capire come) al suono di “ho sonno…BUONANOTTE!!!” pronunciato a voce altissima. La didascalia recitava “La prima bambola che ti fa sentire davvero mamma”; certo, ma il tipo di genitore che quella roba ti faceva sentire non era di certo il candidato ideale a “mom of the year”, visto che dopo tre o quattro minuti avevamo tutti l’impulso di piantarla sotto un cuscino per non sentire mai più quella vocina querula.

Io stessa ho vissuto attimi di vero terrore durante una notte in cui il malefico balocco non voleva spegnersi, e continuava a ripetere “mamma mamma mamma”. Mia madre (quella vera) minimizzava, ma sapevo che in cuor suo anche lei era convinta di vivere in un film horror, in cui l’inquietante giocattolo si sarebbe ribellato e ci avrebbe fatti tutti a pezzi.

Tutti quei puntini sospensivi.
Tutti quei puntini sospensivi.

 

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

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