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L’antidoto alla chiarezza

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Marco Pannella è per me un punto di riferimento non soltanto politico ma umano nel senso più ampio. Lo è per quel che ha rappresentato e continua a rappresentare (nel senso di dare immagine col proprio corpo e con le proprie parole, non di essere rappresentante). Eppure, non sono e non sono mai stato un “pannellato”, uno di quei poco cartesiani militanti che accettano tutto, anche (e soprattutto) quando non hanno capito un cazzo di niente.

Lo dico a scanso di equivoci, perché non si pensi che chi scrive voglia buttarsi nella – pur divertente, anche se ormai sputtanata – letteratura antiradicale (o meglio: antipannelliana). Per gli amanti del genere c’è Malvino, che basta e avanza.

Fatta questa premessa, andiamo al sugo della questione. Per cominciare, cito Valter Vecellio, che, per rispondere alle accuse di ridondanza e verbosità mosse al leader (e cioè “all’ovvio, al banale che giorno dopo giorno si rovescia su Pannella e i radicali”), cita Sciascia:

“Si fa quello che si può: e per richiamare l’attenzione degli italiani su un così grave e pressante problema, Pannella è spesso costretto (lui che, a ben conoscerlo, è uomo di grande eleganza intellettuale) a delle “sorties” che appaiono a volte funambolesche e grossolane. Ma come si fa a vincere quella che si può considerare una congenita insensibilità al diritto degli italiani, se non attraverso la provocazione, l’insulto, lo spettacolo? Si suol dire – immagine retorica tra le tante che ci affliggono – che l’Italia è la “culla del diritto”, quando evidentemente ne è la bara…”

Come non essere d’accordo, in linea teorica, con Sciascia (e quindi con Pannella)? La provocazione, l’insulto e lo spettacolo possono essere strumenti comunicativi molto efficaci per affrontare la “congenita insensibilità al diritto degli italiani” e convertirla, almeno preliminarmente, in convinta curiosità cialtronesca. Certo, bisogna inoltre ammettere che a volte sono l’unico strumento a disposizione per porre rimedio agli innegabili giochetti televisivi della partitocrazia (cazzo, l’ho detto), e si rivelano quindi una scelta obbligata: tacere oppure sorprendere.

Ciononostante,  un conto è suscitare le coscienze attraverso quella che si potrebbe definire “fantasmagoria politica”, un altro è ribaltare rimbaudianamente le parole, il senso fino allo sputo, come cantava Vecchioni. Cito integralmente Marco Pannella, che è intervenuto sull’emergenza carceri al Tg2 di Ferragosto:

“Buon ferragosto e ringraziamo Tg2 e i suoi novanta secondi con cui ci permette di augurarcelo, augurarcelo nel momento in cui tutta l’Italia ma la terra il terreno i fiumi hanno sete, una maledetta sete, che bisogna soddisfare. E’ la sete per cui non dobbiamo parlare, per cui non dovete ascoltarci, per cui non dobbiamo, tutti quanti, consentire di dire che le carceri sono il luogo oggi più nobile e tragico di tutto il paese, che il regime è in flagranza assoluta, criminale secondo tutte le legalità. Bisogna interromperla, perciò non vogliono che si parli di amnistia, di diritto. Caro presidente, la prepotente urgenza di continuare ad ammazzare questa civiltà, questo popolo, questa terra. Ma ce la faremo, ce la faremo. [silenzio di quindici secondi, mani giunte come per pregare]. Grazie, forza, la forza dell’amore, della nonviolenza. Lasciamoli essere violenti solo a loro, criminali.

Si può continuare a dire che gli italiani sono insensibili e non colgono le istanze radicali (del resto, lo 0,qualcosa% che si prende alle elezioni lo testimonia piuttosto decisamente), ma non senza ammantarsi di uno snobismo che, lasciatemelo dire, stride un po’ con il desiderio di parlare alla maggioranza delle persone. Perciò, io me ne tiro fuori.

Non sarebbe forse più onesto dire che – per diverse ragioni – non si riesce più a comunicare il proprio (potente, perdio, potente) messaggio? Qualche decennio fa, la fantasmagoria politica di Marco Pannella e la saldezza d’animo di Emma Bonino riuscirono a smuovere le coscienze di tante e tante casalinghe di Voghera, non certamente grazie ad un linguaggio facile, ma perché furono capaci di farsi comprendere, di portare in superficie ciò che molti sapevano ma pochi riuscivano a dirsi.

Oggi che i soggetti a cui parlare sono altri e sull’insulto qualcuno fonda la propria esistenza politica (il vaffanculo di Grillo, per capirci), lo spettacolo eclatante non fa più impressione né compassione nel senso etimologico. Oggi l’antidoto contro l’ovvio e il banale non può e non deve essere la rarefazione concettuale, la balbuzie semantica. Oggi, più che mai, l’antidoto deve essere la chiarezza. Mentre (lo dico con grande dispiacere) le parole di Pannella al Tg2 mi paiono un ottimo antidoto alla chiarezza.

È una faccenda prioritaria, io credo, e ne va di una questione importante come quella dell’emergenza carceri. Ma ne va anche della sopravvivenza di un movimento che resta l’unico realmente impegnato nella difesa del diritto in tutte le sue sfaccettature, l’unico grazie al quale spesso mi ricordo dove sto andando e cosa sto facendo.

7 Comments

  1. Pur non avendo la tua professionalità nel campo della comunicazione sono arrivato da tempo alla tua stessa analisi facendo risalire il declino delle capacità comunicative di Pannella a quel lunghissimo, devastante digiuno (fame e sete) dell’estate 1982 che rasentò la tragedia e da cui uscì, secondo me, un uomo senza più la fede in una società civile migliore della sua classe dirigente (e come dargli torto?). Da allora parla soprattutto alla classe dirigente e pare non fregargli niente se “la gente” non lo capisce; o semplicemente non è più capace di farsi capire. Ma ha 82 anni: io mi guardo bene da rimproverargli di non essere riuscito a soddisfare l’invito di Pasolini a continuare ad essere eternamente irriconoscibile dal potere (purtroppo oggi è irriconoscibile solo per la gente, mentre il potere lo riconosce benissimo e gioca sui suoi riflessi pavloviani per neutralizzarlo); ma che senso ha rimproverargli “mancanza di chiarezza” quando onestà intellettuale vorrebbe che invece di lezioncine gli si desse il cambio o almeno una mano? Dov’è, ancor oggi, e non solo nel PR, chi può sostituirlo?

    • Non lo so dov’è chi può sostituirlo ma so con certezza che non sarò io. Inoltre, questa non è una lezioncina ma una modesta risposta a tutti i pannellati che, per riprendere il tema sessuale di Castaldi, si sono arrapati dopo aver visto il servizio del Tg2.

  2. Io ritengo sia più perfido questo esercizio di pietas che il mio impietoso accostamento tra il modello di grande comunicatore che Pannella di replicare (il Gandhi dello spot della Telecom) e il risultato (i 90″ al Tg2 del 15 agosto). Senza dubbio risulta più fine, come scritto da figlio (tanto per intenderci, da figlio di Noè che con sollecitudine copre le pudenda del padre ubriaco e poi con alto senso di responsabilità pone la questione ai fratelli). Beh, la mia sarà sputtanata letteratura antipannelliana, ma lei dev’essere un pivello che ignora la storia radicale: di queste pietose sollecitudini da figlio preoccupato per le mattane del babbo ubriaco sono piene le cronache della “cosa radicale”, da almeno 35 anni. Hanno sempre prevalso i Vecellio e i Bandinelli, in pratica ha prevalso la linea dell'”abbiamo il babbo nudo e ubriaco, ma quanto ce l’ha grosso e come delira bene”. Quindi, se con questo post lei voleva dar voce a ciò che i radicali di buon senso pensano ma non osano dire, sappia: lei fa un buco nell’acqua.

  3. Napolitano ha almeno 88 anni,diconsi 88:eppure eccolo lì,lucido,efficace (anche troppo,a mio avviso)sempre estremanente chiaro.
    No,io non la butterei sull’età :certo,oggi l’eloquio giacinto è un po’ più lento e strascicato,ma nella sostanza il Nostro non è cambiato,non è cambiato affatto.
    L’uomo è sempre stato criptico,logorroico,farraginoso,involuto,oscuro, profondamente falso.
    Ha sempre avuto un rapporto conflittuale con la parola,e non soltanto:non ho mai ascoltato un suo solo discorso,anche di 20,30,40 anni fa,articolato secondo una naturale,logica,
    successione e concatenazione di pensieri e idee:per questo dai suoi rituali interventi di 2,3,4,5,anche 6 ore consecutive è estremamente difficile-se non impossibile-estrarre un qualsivoglia barlume,uno straccio,un’ombra di senso compiuto. Sotto questo aspetto il re è nudo,l’età non c’entra per niente.
    Diverso è il discorso per altre abilità e astuzie che il Nostro possiede in notevole misura e che da più di 60 anni ne fanno un personaggio di Palazzo,di potere,di regime.

  4. Mi sembra di leggere un pezzo di Giovanni Negri o similare di trent’anni fa.
    Piuttosto che discutere se Pannella si fa capire o no, se è una volontaria guittata o no, perchè non gli dite che la richiesta di amnistia fa ca..ga..re, primo perchè non è riforma strutturale (in sei mesi torna tutto come prima), secondo perchè non la vuole nessuno.
    Piuttosto impegnasse il partito a far abrogare la Bossi / Fini e la Fini / Giovanardi.
    Ma si sa che a Pannella non gliene frega un tubo dei carcerati, l’ìimportante è proporre temi salvifici, novello gesucristo.
    A Pannè, tanto nun te famo mai Papa, te stamo tutti a spernacchià pe’ quanto te sei rincojonito!

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