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L’Agenda Monti è “de sinistra”!

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Il PD si faccia carico dell’azione e della politica del Governo Monti e la porti nella prossima legislatura. E’ questo il senso dell’appello firmato da 15 parlamentari democratici qualche giorno fa.

“I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari”, secondo i 15. “Incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare, affrontando la fase transitoria  con soluzioni coerenti e non regressive rispetto alla logica della riforma. Nel breve, devono derivare da risparmi di spesa le risorse necessarie per centrare l’obiettivo del pareggio strutturale senza ricorrere – dal primo ottobre prossimo – al già deliberato aumento delle aliquote Iva, che finirebbe per approfondire la recessione in atto”.

Se questi sono i contenuti dell’agenda di Mario Monti non è che siano proprio tanto chiari. Si tratta più di un elenco di “tante belle cose” senza uno straccio di indicazione più concreta su come conseguire questi obiettivi: in particolare su come farlo senza scaricare il risanamento esclusivamente sulle fasce meno abbienti della popolazione.

Eh, già! Perché trattandosi di parlamentari del PD che si rivolgono innanzitutto al PD stesso, forse un qualche accenno a quest’ultimo tema ce lo si dovrebbe aspettare, invece nulla! Perseguiamo il rigore per il rigore, senza se e senza ma (trad. da: “per il pieno superamento, nel Partito democratico…di ogni residua ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino ad oggi dal Governo Monti”.

Al di là dei dubbi sulla efficacia di questa azione, ha senso riflettere su un altro tema. L’Agenda Monti così disegnata, il rigore per il rigore, non provocherebbero l’isolamento del PD rispetto alle altre forze progressiste europee? Senza scomodare Mr Obama (Mishterobamaaaaaaaa!!!), il PS francese, la SPD o i laburisti inglesi sottoscriverebbero mai un’Agenda Monti o hanno invece “agende” tutte diverse? E si parla di partiti che già governano o si candidano seriamente a governare Paesi europei non meno complessi dell’Italia, non di gruppi di indignados.

Perché il vero problema è che, sebbene i nostri 15 parlamentari ci assicurino che l’Agenda Monti “corrisponda alle aspettative della maggioranza degli italiani”, l’Agenda Monti così com’è i voti per andare al Governo non ce li ha affatto: si tratta di convincere ancora una volta gli elettori progressisti a turarsi il naso e votare il rigore in salsa italiana, fatto di politiche regressive e zero ridistribuzione di risorse e opportunità, perché di altri voti in giro non se ne trova.

Qualche anno fa girava un libro che invitava la sinistra di allora ad abbandonare le posizioni conservatrici del sindacato ed abbracciare politiche del tutto nuove: allora si diceva “riformiste”, in contrapposizione con la CGIL e l’ala sinistra degli allora DS che, come è noto, si proponevano di governare dopo aver assalito in armi il Palazzo d’Inverno.

Diversi degli autori di quel libro li troviamo tra gli odierni 15. Forse, però, ci si dovrebbe rendere conto che abbiamo cambiato decennio e che convincere qualcuno che liberismo (per di più all’italiana) e rigore siano “de sinistra” è davvero dura al giorno d’oggi. Se il PD vuole suicidarsi definitivamente, ingoiare l’Agenda Monti sembra la strada più breve. Santè

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

1 Comment

  1. … “introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare” “ridistribuzione di risorse e opportunità”

    In onore a queste due idee sarebbe così impensabile un contributo progressivo sulle pensioni che confluisse in un fondo a favore delle pensioni dei giovani che lavorano e pagano le loro pensioni (e probabilmente non ne vedranno mai una) e dei disoccupati?
    Ad esempio:
    pensione < € 700 euro = 0%
    700-1600 = 1%
    1600-3000=1,5%
    2000-3000=2%
    e via dicendo…

    Magari apportando anche degli incrementi per quelli che sono andati in pensione come baby pensionati e che magari con 15/20 anni di contributi percepiranno pensioni per 40 anni?

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